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12 Aprile/ IL MINIMO

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Mose scende dal Sinai e raduna tutto il popolo: «Ascoltate: devo comuni­carvi una notizia buona e una cattiva». «Dacci prima quella buona!» escla­ma il popolo a una sola voce. E Mosè: «La notizia buona è che sono riuscito a scendere da quindici a dieci comandamenti… La cattiva è che purtroppo per l’adulterio non c’è stato niente da farei».

STORIELLA EBRAICA

È, questa, un’incursione nel mondo dell’umorismo ebraico: molti forse sanno che si tratta di una delle esilaranti storielle che spesso propone Moni Ovadia, uno straordinario attore capace di intrecciare generi diversi all’insegna delle sue matrici culturali e religiose. Tut­tavia, questo apologo ci permette, un po’ liberamente, una riflessio­ne seria, anche perché il nostro Aldo Palazzeschi ci ammoniva che «l’ironia è l’estrema punta della politica dello spirito». Ebbene, nel raccontino di Ovadia c’è un elemento caratteristico del comporta­mento umano, la scelta del minimo.

Soprattutto in ambito morale, lo sconto è la domanda più fre­quente. Non per nulla è proliferata, anche a livello teologico, la casi­stica: essa, certo, aveva lo scopo di temperare il rigore della norma con le attenuanti indotte dai contesti, dalle situazioni, dalle scusanti. Ma progressivamente questa prassi ha fatto impallidire i princìpi, conducendo sempre più verso il compromesso, l’eccezione, il mini­mo comun denominatore etico. Non si può costruire una vera mora­le solo sul minimo. Anzi, è dall’ideale che si deve procedere («Siate perfetti come perfetto è il Padre vostro celeste» diceva Gesù in Mat­teo 5,48) e da lassù scendere ricorrendo – quando è necessario – alla misericordia e alla comprensione.

Gianfranco Ravasi


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