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REGIONALI/ SONO ARRIVATI I VERBALI DELLE PROVINCE. LA PROCLAMAZIONE LA PROSSIMA SETTIMANA

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La Corte d’appello di Bari ha insediato la commissione elettorale centrale che dovrà procedere alla proclamazione degli eletti alla Regione. Dopo l’arrivo dei verbali dalle sei commissioni provinciali (l’ultimo è quello di Bari-), l’ultima parola toccherà ora ai magistrati guidati dalla dottoressa Maria Mitola che dovranno effettuare i calcoli prescritti dalla legge: i risultati, come spesso accaduto negli scorsi anni, potrebbero essere anche sensibilmente diversi da quelli (non ufficiali) diffusi dopo il voto dal ministero dell’Interno sulla base dei calcoli delle pre­fetture.

Se non ci saranno intoppi nel procedi­mento la proclamazione potrebbe avvenire alla fine della prossima settimana, ma se ne saprà di più entro venerdì. Sulle scrivanie della Corte d’appello sono già piovute circa una decina di memorie presentate da al­trettanti candidati, ciascuno per tentare di far rilevare ipotetiche incongruenze nei cal­coli resi noti dal Viminale. Il tema centrale, però, è quello del premio di maggioranza. Nella suddivisione finora nota, Emiliano ha ottenuto solo 27 dei 29 seggi che spettano quando la coalizione del presidente eletto supera il 40% delle preferenze. In base all’applicazione della legge elettorale che di­scende da una sen­tenza di Corte Costi­tuzionale, dal totale delle preferenze otte­nute da Emiliano (il 46,78%) vanno infatti esclusi i voti delle li­ste che non hanno su­perato la soglia di sbarramento: in que­sto modo la percen­tuale «netta» di Emi­liano scende a circa il 29%, percentuale a cui corrisponde il pre­mio di maggioranza minimo pari a 27 seggi.

A fare il tifo per i 29 voti sono ovviamente – oltre che il presidente Emiliano – anche i consiglieri esclusi (Peppino Longo di Con Bari e Michele Mazzarano del Pd Taranto), che prenderebbero due dei seggi al momento attribuiti all’opposizione (più precisamente uno al centrodestra e uno ai grillini). Va detto che l’interpretazione del Viminale sulla «nettizzazione» dei voti è quella che fu applicata anche nel 2015, senza che nessuno facesse alcuna osservazione: questo perché cinque anni fa le liste che non avevano raggiunto il 4% erano molto meno di quelle attuali, e i 29 seggi rimasero comunque garantiti.

Al momento resta dunque tutto sub iudice, anche perché i verbali definitivi delle cir­coscrizioni provinciali potrebbero contenere dati differenti da quelli pubblicati dalle prefetture. Il sistema elettorale pugliese, molto complesso e basato sul calcolo dei «resti» per l’assegnazione dei seggi, fa in modo che anche poche centinaia di voti possano far cambiare il risultato finale. E dopo la proclamazione potrebbe arrivare, come sempre, anche una raffica di ricorsi ai tribunali amministrativi.


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