Silvestri gas

Articoli filtrati per data: Lunedì, 28 Ottobre 2019

Con la campagna olivicola-olearia 2019-2020, si stima che Vico del Gargano possa arrivare a produrre dai 50mila ai 60mila quintali di olive e dagli 8 ai 10mila quintali di olio. Rispetto al 2018, un enorme passo in avanti in termini sia quantitativi che qualitativi, anche se il record del 2017 è ancora lontano (due anni fa, a Vico, furono prodotti 90mila quintali di olive e 15mila quintali di olio).

Anche di questo si è discusso la sera di domenica 27 ottobre, nel convegno intitolato “Vico e l’olivicoltura del Gargano”, incontro che si è tenuto in aula consiliare nell’ambito del press tour incentrato su “Le città dell’olio”, con 8 tra blogger e giornalisti che hanno fatto base per una settimana a Vico del Gargano visitando anche Vieste e Carpino. “Qui produciamo cose concrete, prime tra tutte un eccellente olio extravergine d’oliva”, ha spiegato Nicola Caputo, consigliere comunale, imprenditore nel settore olivicolo-oleario, con delega alle Attività Produttive e alle Città dell’Olio, l’associazione nazionale di cui Vico del Gargano è parte integrante.

“Il 90 per cento degli oliveti vichesi produce ogliarola garganica, una cultivar che dà vita a un olio particolarmente gustoso e morbido al palato, molto equilibrato. Lo esportiamo in tutto il mondo”. Durante il press tour, blogger e giornalisti hanno avuto modo di conoscere due assolute eccellenze del settore, vale a dire l’Oleificio Fiorentino e l’Oleificio del Gargano, due aziende vichesi-doc.

E’ in quei due frantoi che piccoli e medi produttori portano le loro olive per la molitura e, dal 2017, anche per l’imbottigliamento e l’etichettatura grazie al nuovo e modernissimo impianto di cui si è dotato uno dei due frantoi. Gli ospiti, inoltre, hanno visitato l’antico Trappeto Maratea, con le macine di un tempo, i vecchi attrezzi, un sito ipogeo di eccezionale valore che testimonia una vocazione tramandata nei secoli, fatta di sudore e fatica, tradizioni e cultura.

Hanno assaporato l’olio extravergine d’oliva e l’olio novello prodotto negli uliveti che affacciano sul mare di San Menaio e Calenella, provando quanto l’oro verde sia centro e cuore di ogni pietanza del patrimonio gastronomico-culinario vichese. “L’olio novello, e più in generale l’olio extravergine d’oliva, è una vera e propria medicina, ancora più efficace perché totalmente naturale”, ha spiegato Mario Rocco D’Altilia, gastroenterologo e pediatra, durante il convegno. Guido Cusmai, presidente provinciale di Coldiretti Giovani, e il sindaco di Vico del Gargano Michele Sementino, nei loro interventi hanno messo in evidenza la necessità per produttori e trasformatori di consorziarsi, unire e integrare competenze e risorse per internazionalizzarsi, imporsi sui nuovi mercati, consolidare numeri e qualità delle produzioni.

Al convegno, è intervenuto anche Michele Bergantino, responsabile di zona per Confagricoltura e Agrinsieme, il coordinamento che rappresenta anche CIA Agricoltori Italiani, Copagri e Alleanza per le Cooperative. Sui legami fra tradizione e innovazione del settore olivicolo con il patrimonio storico e culturale di Vico del Gargano, è intervenuta la vicesindaco Tiziana Casavecchia. Il sindaco Michele Sementino, inoltre, ha ringraziato l’assessore comunale alla Cultura, Rita Selvaggio, il delegato agli Eventi Enzo Azzarone e il delegato alle Attività Produttive Nicola Caputo per l’apporto fondamentale nell’organizzazione del convegno e nell’ottima riuscita del press tour intitolato “Vico del Gargano e le Città dell’Olio”.

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“Quando ho ricevuto la notizia, mi sembrava una boutade tanto la ritenevo assurda e inverosimile. E invece è bastato collegarmi sul sito di Trenitalia per controllare di persona: con l’introduzione del prossimo orario invernale, infatti, chi da Foggia – e dalla Puglia in generale – vorrà raggiungere Milano in treno avrà un solo treno giornaliero diretto a disposizione, senza cambi: un intercity con partenza alle 13.10 e arrivo nel capoluogo lombardo alle 20.45″.

Lo dice in una nota il consigliere regionale Giannicola De Leonardis.

“E se agli intercity – dalla percorrenza più lenta e dotati di minor comfort – vorrà preferire una delle poche  ‘frecce’, non solo non è previsto alcun collegamento diretto, ma il cambio sarà addirittura sempre a Roma, saltando in pratica l’intera dorsale adriatica, con allungamento considerevole dei tempi e in particolare dei costi, diventati esorbitanti”.

Non bastava così il taglio dei treni notturni, oppure la dotazione scadente di materiale con cui si è costretti a viaggiare: l’ultimo regalo di RFI ai pugliesi è semplicemente irricevibile. Per questo chiedo immediate spiegazioni all’assessore Giovanni Giannini, che non può essere la solita considerazione che ‘i servizi di trasporto ferroviario nazionale di percorrenza medio-lunga competono allo Stato’, perché il suo ruolo non può certo limitarsi alla semplice presa d’atto di quanto deciso altrove. E l’intervento immediato non solo suo e della Regione, ma anche dei parlamentari eletti in Puglia, perché il diritto alla mobilità è garantito dalla Costituzione e non può essere continuamente calpestato in maniera così irresponsabile e indecorosa, penalizzando sempre e solo gli stessi territori e le ‘solite’ comunità”.

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Presto bonificati i fondali dell’isola di Pianosa, l’unica al momen­to non visitabile dell’arcipe­lago diomedeo. Un angolo di straordinaria bellezza dell’Area Marina Protetta ge­stita dal Parco nazionale del Gargano off limit per immer­sioni e attività' di trekking. Una vera e propria isola fi­nora dimenticata, ultimo lem­bo Italiano nel Mare Adriatico (prima c’era anche l’isola di Pelagosa poi ceduta all’ex Ju­goslavia e ora terra croata. Un isolamento che, di fatto ha trasformato Pianosa in una discarica abusiva, com­plici l’uomo e le correnti ma­rine.

Sì, batte bandiera Tricolore questo scempio che da più di mezzo secolo non ha mai visto "nessuno” preoccuparsi di tu­telarla, valorizzarla, bonifi­carla e/o perlomeno attivarsi per una campagna di pulizia delle sue calette e della sua ridotta superficie. Sulla pic­cola isola anche i resti di una nave affondata, il "Panayiota” da ben 32 anni, tonnellate di plastica, tra sacchetti, botti­glie, contenitori, migliaia di frammenti di cassette di po­listirolo, blister, reti per la coltivazione dei mitili, stovi­glie usa e getta, stracci, scar­pe, tronchi e rami di legno, e tutto quello che il mare ac­cumula da anni sulle basse coste dell'isola e che il vento poi spinge all’interno.

Sul fondo e tutto attorno all'isola ci sono 29 bombe di tipo "demo'' della Seconda guerra mondiale, cariche di "tnt" (trinitrotoluene). Pur­troppo, logorandosi, la sostan­za trinitrotoluene (tnt) lascia in mare i suoi prodotti di degradazione, decisamente in­quinanti.

Le 27 bombe d’aereo osser­vate in immersione (su 29) sono state classificate, secon­do quanto riportato nella do­cumentazione dallo Stato maggiore della Marina mi­litare, come di tipo "demo" da 100/125/250/500 libbre. Gli or­digni sono stati suddivisi se­condo il loro stato di con­servazione e il loro posizio­namento è stato determinato sulla base della batimetria e del rilevamento di punti cospicui. Ora la bonifica sperando in tempi brevi per la rimozione degli ordigni che, di fatto, impedisce di sbarcare sull'isolotto o di immergersi nelle acque circostanti, sogno re­presso di diportisti e su e sub.

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In principio fu il «clan Notarangelo»; dopo l’omicidio del 25 gennaio 2015 del presunto boss Angelo Notarangelo, il gruppo si divise in due fazioni riconducibili una a Marco Raduano alias «Pallotta», attualmente detenuto; l’altra alla batteria che sarebbe stata capeggiata da Girolamo Perna, ammazzato il 26 aprile scorso; adesso si registrerebbero fri­zioni e una possibile rottura all’interno dello stesso gruppo Raduano.

Raccontano questo le indagini sulla guerra di mafia a Vieste dove dal 2015 ad oggi ci sono stati 10 omicidi; 1 lupara bianca; 6 ferimenti, l’ultimo dei quali lo scorso 14 ottobre alle 3 di pomeriggio in pieno centro. Sei indagini di Dda, carabinieri e Polizia negli ultimi 14 mesi hanno colpito con 43 ar­resti esponenti dei due clan in guerra per la leadership dei traffici di droga. In ordine di tempo la prima è datata 7 agosto 2018, quando i carabinieri fermarono 4 persone - tra cui Ra­duano - accusate a vario titolo di traffico di droga aggravato dalla mafiosità e armi (pro­cesso in corso, la Dda ha chiesto la condanna dei 4 imputati a complessivi 57 anni di carcere, 20 anni invocati per Raduano).

L’inchiesta «Agosto di fuoco» della Polizia in tre atti - 21 agosto, 10 settembre, 4 novembre 2018 - portò al fermo di 10 garganici, alcuni dei quali ritenuti legati al clan Perna, accusati di traffico di droga aggravato dalla mafiosità e armi. Ci sono anche presunti esponenti del clan Perna tra le 10 persone arrestate dalla Polizia nel blitz an­tidroga «Ultimo avamposto» del 20 aprile scor­so sull’asse Gargano-Foggia-Pescara.

Per il tentato omicidio di Marco Raduano del 21 marzo 2018 - segnò la fine della tregua dopo 8 mesi e la ripresa della guerra, tant’è che se­guirono tre omicidi in due mesi - il 3 giugno scorso nel blitz «Scacco al re» la Polizia arrestò i cugini Claudio e Giovanni Iannoli ritenuti al vertice del clan Perna (quest’ultimo era so­spettato d’essere il mandante dell’agguato al rivale). Ci sono infine le 2 operazioni dei ca­rabinieri degli ultimi giorni. Il blitz antidroga «Neve di marzo»del 23 ottobre con 15 ordinanze e 35 indagati, 240 contestazioni tra cui traffico di droga e 200 episodi di spaccio, coinvolti anche presunti esponenti del clan Raduano ed è la prosecuzione dell’indagine che il 7 agosto portò in cella il boss e altri tre garganici.

Il blitz è stato preceduto il 19 ottobre dal fermo di due viestani - tra cui un presunto trafficante di droga del clan Raduano - accusati di aver ten­tato di uccidere lo scorso 14 ottobre Giovanni Cristalli, colpito ad una coscia da uno dei 7 colpi esplosi dai pistoleri. Per questo ferimento la Dda, che ha firmato i due decreti di fermo, contesta ai due indagati il tentato omicidio aggravato dalla mafiosità, «risultando l’azione omicidiaria riconducibile alla contrapposizio­ne violenta derivante dalla frattura interna al gruppo criminale facente capo a Raduano per il controllo egemonico del territorio viestano e delle attività correlata al traffico di droga».

gazzettacapitanata

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«Il nucleo fondamentale dei gravi indizi di col­pevolezza è costituito in manie­ra principale, se non quasi unica in moltissimi casi, dall’esito di investigazioni tecniche costitui­te da intercettazioni non solo te­lefoniche ma soprattutto am­bientali audio/video, veicolari, telematiche, e localizzazione dei veicoli mediante l’utilizzo del si­stema gps, e video riprese». Lo scrive il gip del Tribunale di Ba­ri Giuseppe De Benedictis nell’ordinanza cautelare «Neve di marzo»: 35 indagati comples­sivi; 240 capi d’imputazione (tra cui traffico di droga, armi e oltre 200 episodi di spaccio); 20 richie­ste d’arresto avanzate dalla Dda; 15 ordinanza cautelari firmate (12 in carcere e 3 ai domiciliari). In molte intercettazioni si par­la esplicitamente di droga. Come quando un indagato dice al cliente: «20 grammi tengo, si è finita.

Se no il fumo» (ossia l’hashish) «ti devi prendere». O co­me quando uno spacciatore, che aveva subito un sequestro di droga da parte dei carabinieri, viene aiutato da un collega a ri­mettersi in attività e che gli dice: «Ti faccio dare io da... 5 o 10 grammi di fumo, incominci ad acchiappare qualcosa».

C’è poi il problema del pusher rifornito da un indagato ma che teneva per sé, e per sniffarsela, la cocaina da smerciare: «Quello mi stava inguaiando anche a me» dice il fornitore «che mi voleva far ca­lare pure a me con la cocaina. Lo sai che gli ho detto? “Se non te ne vai di qua ti devo schiattare di mazzate”». Nelle captazioni c’è spazio an­che per il timore di finire in car­cere e d’essere intercettati, come quando uno dei giovani finito in cella nel blitz di mercoledì scor­so parlando con un coindagato diceya: «Ma tu ti senti sicuro a parlare con Whatsapp in questo modo?». Stessi timori espressi da un altro arrestato dell’ultimo blitz quando dice che chi va da lui deve lasciare da parte i telefonini per evitare che tramite l’analisi delle celle telefoniche si possa individuarlo: «I telefonini non se li devono portare, che se no aggancia la cella dove sto io.

Diglielo che i telefonini non se li devono portare, sono proprio mongoloidi». Quanto ai luoghi dove nascon­dere la droga, «la dobbiamo met­tere sotto terra che dobbiamo fare i buchi, dobbiamo mettere i boccacci sotto la terra» dice uno degli arrestati che spiega: «si mantiene buona nei boccacci, mamma mia: più fa freddo e me­glio è, lo sai?»

gazzettacapitanata

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Gli affari di droga, i prezzi, i luoghi dove nasconderla, la caccia ai nemici dell’altro clan ma anche agli spacciatori ri­tenuti «traditori» per rifornirsi dai rivali, i progetti di morte. Raccontano questo le in­tercettazioni, il cuore dell’inchiesta «Neve di marzo» contro il clan di Marco Raduano (già detenuto dal 7 agosto 2018, per lui richiesta di condanna a 20 anni), sfociata nel blitz del 23 ottobre di Dda e carabinieri con l’arresto di 13 persone (2 ancora da rintracciare) accusate a vario titolo di traffico di droga aggravato dalla mafiosità, armi e oltre 200 episodi di spaccio di cocaina, hashish e marijuana, av­venuti a Vieste tra il 2017 e il 2018.

Uno degli aspetti valutati nelle 285 pagine dell’ordinanza del gip di Bari Giuseppe De Benedictis è rappresentato dal «cambio di casacca» di alcuni spacciatori, che per ri­fornirsi di droga sarebbero passati dal clan Raduano a quello rivale (capeggiato da Gi­rolamo Perna ucciso lo scorso 26 aprile ndr), con conseguenti spedizioni punitive e pestag­gi. «Dal tenore delle intercettazioni molto duro almeno a parole» scrive il gip «emerge che Michele Notarangelo» (fermato il 19 ottobre per il tentato omicidio di Giovanni Cristalli di 5 giorni prima, riarrestato nel blitz «Neve di marzo») «era alla ricerca dei loro spacciatori che avevano cambiato “ban­diera”, passando dal gruppo di Raduano a quello di Perna, dopo l’omicidio di Antonio Fabbiano», assassinato la sera del 25 aprile 2018.

L’accusa ritiene di aver individuato anche 3 dei pusher da punire, tra cui ci sarebbe stato Gianmarco Pecorelli, che era sospet­tato peraltro dalla Dda d’essere coinvolto nel tentativo di omicidio del 21 marzo 2018 ai danni ,di Raduano, e che poi è stato ucciso il successivo 19 giugno da killer ancora ignoti. «Dalle conversazioni emerge un’indole quanto mai violenta e vendicativa di Nota­rangelo» rimarca il giudice «che si erge a punitore dei traditori e bramoso di vendetta per la morte dell’amico Fabbiano avvenuta qualche giorno prima, agguato dal quale No­tarangelo si salvò fuggendo e non combat­tendo». Il gip nel parlare «dei sanguinari ma irrealizzati propositi di Notarangelo» cita questa frase intercettata: «vedi a questo, io lo prenderei a botte di martello in testa, a questo pisciaturo di...». Anche Danilo Pietro Della Malva, 33 anni arrestato nel blitz e ritenuto elemento di peso del clan Raduano pure col compito di tenere i contatti coi clan di Mattinata, avreb­be minacciato alcuni spacciatori perché non si rifornissero dal clan rivale.

«L’indagato si è autonomamente preso la briga» scrive il gip «di andare a minacciare i...» (persone estranee all’inchiesta ndr) «loro abituali acquirenti, avvisandoli delle possibili ritorsioni nel ca­sco in cui avessero avuto intenzione di ri­volgersi al clan Perna, nel momento in cui il gruppo Raduano soffriva pesantemente per l’attacco dei nemici». Al riguardo il gip cita questa intercettazione a carico di Della Mal­va: «ho acchiappato stamattina due/tre spac­ciatori, vogliono sapere che sta succedendo. Gli ho detto: “se vi acchiappano le persone ditegli che voi spacciatori non volete sapere niente per non creare problemi. Non pren­dete niente neanche dall’altra parte, perchè se prendete la cosa...”». La «caccia» - così la definisce il gip - agli spacciatori che avevano cambiato «bandie­ra» ebbe successo.

Alcuni indagati trovarono un presunto pusher ritenuto «traditore», lo obbligarono a salire in auto e lo picchiarono, tant’è che un indiziato si vantò: «a quello l’ho mazzolato buono buono». Un altro indagato a sua volta «si esaltò nel raccontare le fasi dell’analogo pestaggio subito da un mino­renne». Ai pestaggi si aggiungono i progetti di omicidio rimasti sulla carta, testimoniati da frasi di questo tenore: «gli devo tagliare le mani, non deve sparare più»; «lo uccido, poi dobbiamo giocare a pallone con la testa sua»; «se questo sta in giro lo uccido a botte di martello in mezzo alla strada: lo prendiamo, lo circondiamo, lo uccidiamo di taccarate che poi mi devo mangiare il cuore».

gazzettacapitanata

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Il mondo della pesca sipontino è tornato al lavoro. Ha sospeso la protesta protrattasi per una ventina di giorni con il blocco dell’attività di pesca con manifestazioni tenute anche a Bari, dopo rincontro al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, tra il mi­nistro Teresa Bellanova con la quale era la struttura tecnica dello stesso ministero, e le associazioni di categoria della pesca. “Un incontro costruttivo - annota il portavoce della marineria di Manfredonia, avvocato Pierpaolo Fischetti - nel quale sono state esposte al ministro le problematiche che a vario titolo rendono il lavoro dei pescatori complicato, difficile, oneroso e incerto. Abbiamo trovato la ministro Bellanova ben disposta ad ascoltare e a prendere in seria considerazione la situazione che minaccia di mettere in ginocchio la marineria pe­schereccia pugliese della quale quella di Manfredonia è la più rappresentativa”. Il “tavolo” con la Bellanova era stato preceduto nei giorni scorsi da un incontro con la struttura tecnica del Mipaaf nel quale è stato messo a punto un promemoria da sottoporre al Ministro che nei giorni scorsi ha ufficializzato la disponibilità dei fondi necessari per la copertura delle in­dennità per il fermo biologico obbligatorio 2019: 30 euro per ogni giorno del fermo. “Ho voluto l'insediamento di questo Tavolo - ha affermato la ministro Bellanova - per fa­vorire un momento di ascolto con l'intero settore e definire un percorso di lavoro comune. La nostra attenzione verso il settore è grande e noi dobbiamo essere capaci di valorizzare sempre di più e meglio il pescato. Il che equivale anche per la tracciabilità dal mare alla tavola. I consumatori devono sapere cosa hanno nel piatto perché hanno un ruolo strategico nella valorizzazione dei nostri prodotti e possono essere i nostri migliori alleati”. Le organizzazioni sindacali di categoria hanno ribadito la necessità di rivedere le regole fissate da Bruxelles per la pesca in generale che non tengono conto - ha ri­badito Fischetti - delle diversità strutturali e biologiche fra le varie e diverse zone marine. Non tener conto delle diversità naturali, è un atteggiamento privo di senso logico e lontano dalla realtà. Le gravi conseguenze che ne derivano colpiscono le attività di pesca che si praticano in mari come l’Adriatico e per la relativa com­posita filiera. Si tratta di migliaia di la­voratori di un settore strategico per l’eco­nomia. Statuire normative uguali per cia­scuna zona di mare - è stato fatto presente - è profondamente errato. A maggior ra­gione lo sono quando si pensa di applicare un unico regolamento per tutti gli Stati membri e per tutte le situazioni particolari.

Michele Apollonio

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BISANUM VIESTE   57

MANFREDONIA     59

 

BISANUM VIAGGI VIESTE

Vranjkovic 12, Compagnoni 12, Monier4, 0rdine8, Scozzare 15, Hoxha, Tavaglione NE, Nicosia, Bentrad NETGuzzon.

All. Ciociola.

 

SILAC ANGEL MANFREDONIA Gramazio 2, Malpede 13, Obiekwe Sam 20, Vorzillo 12, Kraljic 6, Ba, Ferraretti, Alvisi 6, Virgilio, NE, Mezzarobba.

All, De Fio­rio

ARBITRI Calisi e Anseimi

PARZIALI 12-9,27-21,41-39,57-59

 

La 4A GIORNATA DI ANDATA

Mola New Basket - Pallacanestro Molfetta 93-100

Libertas Altamura - Valentino Castellaneta 90-86

Bisanum Vieste - G. Angel Manfredonia 57-59

Cestistica Ostuni – Lupa Lecce 76-62

Cus Jonico - Action Now Monopoli 74-62

N.P. Monteroni - Basket 1963 Francavilla 63-56

 

Classifica

LA PROSSIMA 5° GIORNATA

Valentino Castellaneta

N.P. Monteroni

2 Nov 19:00

Bisanum Vieste

Libertas Altamura

3 Nov 18:00

Pallacanestro Lupa Lecce

Mola New Basket

3 Nov 18:00

Action Now Monopoli

Cestistica Ostuni

3 Nov 18:00

Angel Manfredonia

Cus Jonico

3 Nov 19:00

Pallacanestro Molfetta

Basket 1963 Francavilla

3 Nov 19:00

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Trani – Gallipoli 2-1

35' Podo (G), 83' e 90' rig. Picci (T)

Barletta-Corato 1-3

10' Falconieri rig. (C), 25' Quarta (C), 31' Terrone rig. (A), 34' Olibardi (C)

Altamura-Deghi 4-1

14' Libertini (D), 39' Dimatera (A), 60' Di Senso (A), 72' Gatto (A), 85' Ciriolo (A)

Otranto-AT San Severo 3-0

41' Villani, 58' Diarra, 90' Calò

San Marco-Barletta 1922 0-1

65' Faccini

Orta Nova-Molfetta 1-2

7' Scialpi (M), 42' Triggiani rig. (M), 64' D'Introno (ON)

UC Bisceglie-Ugento 0-0

Martina-Vieste 2-0

42' Amodio, 65' Lopez

 

La classifica:

Corato 18

Martina 17

Molfetta 16

Audace Barletta e Ugento 15

Trani 14

Otranto e Deghi 10

Gallipoli e UC Bisceglie 9

Barletta 1922 e F. Altamura 8

San Marco, e Vieste 7

San Severo 6

 

PROSSIMO TURNO
(03.11.2019 ore 14.30 – giornata n. 9)

AT San Severo-Vigor Trani
Atl. Vieste-San Marco
Barletta 1922-F. Altamura
Corato-UC Bisceglie
Deghi-Otranto
Gallipoli-A. Barletta
Molfetta-Martina
Ugento-Orta Nova

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Giovedì, 13 Agosto 2020 18:53

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