Articoli filtrati per data: Giovedì, 31 Ottobre 2019

Le studentesse e gli studenti del Liceo classico-scientifico “Virgilio-Marrone” rappresenteranno la Puglia in un ambizioso progetto-Erasmus incentrato sul binomio Vico del Gargano-Germania. Obiettivo del progetto è quello di costruire un’Europa dei giovani, fatta di competenze, scambi, elaborazione di proposte per l’innovazione e il cambiamento sociale, culturale ed economico del Vecchio Continente.

Nei giorni scorsi, la vicesindaco di Vico del Gargano, Tiziana Casavecchia, e la dirigente scolastica Maria Taronna per il Liceo Virgilio-Marrone si sono recate a Papenteich (Hannover). “Abbiamo incontrato il sindaco della città tedesca”, ha spiegato Tiziana Casavecchia. “Con il primo cittadino di Papenteich, c’è stato un dialogo assai cordiale e proficuo.

Nei prossimi mesi, i nostri studenti verranno in Germania e i loro coetanei tedeschi ricambieranno la visita venendo a Vico del Gargano. I giovani hanno competenze ed energie che sarebbe un delitto non valorizzare a tutto vantaggio della costruzione di un’Europa migliore, una ‘patria comune’, dando loro la possibilità di essere realmente protagonisti della implementazione di politiche nuove, con una visione ampia, moderna, inclusiva e innovativa”, ha detto la vicesindaco Casavecchia.

“Voglio ringraziare l’assessore e vicesindaco Tiziana Casavecchia”, ha aggiunto il sindaco Michele Sementino, “e naturalmente la dirigente scolastica Maria Taronna per l’eccellente lavoro compiuto nella missione in Germania e per quanto stanno facendo in relazione a un progetto cui teniamo moltissimo.

Ci teniamo perché si tratta di un’esperienza formativa, di vita, estremamente importante per le ragazze e i ragazzi di Vico del Gargano. L’Europa non è un concetto astratto, ma la visione di presente e futuro che avrà sempre più influenza sulla vita di ognuno di noi. Per fare dell’Unione Europea una vera unione di popoli e di opportunità, la via migliore da percorrere è quella di aiutare i nostri giovani a viaggiare, imparare le lingue, conoscere i punti di contatto con gli altri Paesi, esportare le nostre idee ed eccellenze”, ha dichiarato Sementino.

“La dirigente Maria Taronna collabora e dialoga da sempre, con grande spirito costruttivo, con l’Amministrazione comunale. Le siamo grati perché questo spirito di collaborazione ci aiuta, reciprocamente, a lavorare insieme per il futuro dei giovani di Vico del Gargano. Nelle prossime settimane”, ha annunciato Tiziana Casavecchia, “gli istituti scolastici delle diverse nazioni stabiliranno un calendario di iniziative e di scambi nei quali rientra, naturalmente, anche il dialogo tra Vico del Gargano e Hannover. Si tratta di un progetto che durerà due anni. C’è grande entusiasmo per questa esperienza comune, ed è un dato che ci conforta nell’andare avanti e stabilire relazioni sempre più strette con la Germania e con gli altri Paesi europei”.

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Nell’ambito delle attività svolte dalla pastorale giovanile diocesana  dal tema “giovani e Famiglia” si è tenuto un incontro  con  il prof.Michele Illiceto docente  incaricato di Storia della Filosofia moderna e contemporanea,presso la Facoltà Teologica Pugliese di Bari (sez. ITRA di Molfetta) e presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Giovanni Paolo II” di Foggia. Nell’incontro di mercoledì mattina 30 novembre con gli alunni delle classi quarte e quinte dell’IPSSAR Mattei la tematica principale è stata l’affettività nel mondo giovanile, L’amore sostiene il prof, si può dire in molti modi.Tante sono le sue variazioni, ma in ciascuna esso rimane sempre lo stesso. Ama la varietà, senza che venga persa la sua unità e senza considerare l’altro come un oggetto in nostro possesso.Ogni variazione è come un sentiero che si intreccia con gli altri. Un sentiero mai definitivamente percorribile, ma che, come voleva Heidegger, ogni tanto si interrompe per aprirsi ad altri registri dove il cuore, il corpo e la ragione smettono di litigare. Le variazioni consentono l’estasi della durata, perché l’amore vero con il tempo non muore, ma cresce e matura, superando le difficoltà senza temerle. Al contrario, le cambiano in opportunità, perché riesce a trasformare le ferite in feritoie che lo rendono più fecondo e più generativo.

Tiziana Vescera

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Vieste cambia volto grazie a importanti lavori pubblici portati a termine in questi primi anni di governo cittadino dall'amministrazione comunale, guidata dal sindaco Giuseppe Nobiletti. Lavori per 2,3 milioni di euro, mentre altri cantieri sono pronti a partire. Tra le opere completate grazie ai fondi della Regione Puglia e del Comune di Vieste, diverse arterie comunali.

Questo il quadro completo:

- 2016 somma stanziata €. 33,600 (risorse comunali) per il rifacimento delle seguenti strade: Lungomare A. Vespucci, Corso tripoli, Via Cappuccini, Via Antico Porto Aviane, Via V. Vailati, Via Federico II di Svevia, strada Macchia di Mauro, Via Madonna della Libera, Via Firenze, Via Santa Margherita, Via G. Matteotti, Via De Gasperi, Via Pizzomunno, Via Tantimonaco, Via R. Bonghi, Largo San Giovanni Bosco, Via Nazario Sauro, Via Giolitti, Via R. Zaffarano, Via marconi, Via Oberdan.

- 2017 somma stanziata €. 460,000 (risorse comunali) per il rifacimento delle arterie relative ai lungomare Europa, E. Mattei e Vespucci

 - 2017 somma stanziata €. 613,383 (finanziamenti regionali) per il rifacimento e messa in sicurezza delle strade rurali Perazzeta e Cutino del Rospo

 - 2017 somma stanziata €. 611,956 (finanziamenti regionali) per il rifacimento e messa in sicurezza delle strade rurali Monticello, san Luca, Grotta Spagnola.

 - 2017 somma stanziata €. 230,00 (risorse comunali) per il rifacimento di Via taranto, Via Giovanni XXIII, Via Rossini, Via Bellini, Via U. Giordano.

 - 2018 somma stanziata €.80, 792 (risorse comunali) per il rifacimento di Via Milano, Via saragat, Intresiglio, Defensola, Scansatora, Coppitella, Macchia di mauro, Antico Porto Aviane, Madonna della Libera, Via Firenze, Via della Repubblica, Piazzale Aldo Moro, Via Puccini, Via Giolitti, Via Don Tonino Bello, Via Alighieri, Via Tommaseo, Via D'Azeglio, Via Tantimonaco, Via Giannone, Via Federico II, Via N. Sauro, Via della Cerasa, Strada comunale Ippsar, Corso Tripoli, Via Manzoni, Via Santa Margherita.

 - 2019 somma stanziata €. 100,000 (fondi statali) per la messa in sicurezza della strada di Piano Nord/svincolo strada comunale della Chiesiola, Via Saragat

- 2019 somma stanziata €. 36,602 (risorse comunali) per il rifacimento di Via Quasimodo, Via Carducci, Via Montale, Via Monti, Località Defensola e Intresiglio.

 - 2019   somma stanziata €. 39,000 (risorse comunali) Appalto per il servizio di manutenzione strade e marciapiedi.

- 2019   somma stanziata €. 88,000 (trasferimenti statali) per il rifacimento di Via dell'Antico Porto Aviane, Via Dalla Chiesa, Via Spadolini, Strada comunale Palude Mezzane, Strada della Scansatora, Strada Coppitella, Strada comunale Ipssar e sistemazione area antistante Istituto Polivalente.

(com.)

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Domenica 3 novembre, si gioca nuovamente sul parquet dell’Omnisport per cercare l’immediato riscatto dopo la sconfitta di misura di domenica scorsa contro Manfredonia.

L’avversario è uno di quelli storici della Sunshine, la Libertas Altamura di coach Cotrufo, che attualmente è appaiata ai nostri ragazzi in classifica con 4 punti. Squadra da temere soprattutto sotto canestro vista la presenza nel rostermurgiano dei 2 stranieri Milan Dundar, centro serbo-croato di 204 cm (10 di media per lui) e dell’ala forte con passaporto britannico di 204 cm Michael Vigor (17 di media), giocatore quest’ultimo che vanta presenze nella serie A d’oltremanica. La squadra vede in cabina di regia il play Lasorte (19 di media) coadiuvato dalla guardia esperta Castoro, dalle ali piccole Caradonna e Clemente (12 di media) e dall’ala forte Pace. Completano l’organico i giovani Carucci (centro), Montemurro (play) e Vitale.

Coach Ciociola ci presenta così il match: ”Altamura è una squadra importante; finora in tutte le gare disputate ha dimostrato di essere all’altezza delle protagoniste, perdendo in casa della capolista Molfetta dopo 1 over time e a Monopoli dopo una gara tiratissima. Presenta nel roster elementi di spessore ed esperti. Dobbiamo cercare di trovare il giusto equilibrio offensivo per sfatare il tabù dell’Omnisport.”

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Giovedì, 31 Ottobre 2019 09:26

Regione/ Piano Casa ancora una proroga

La V Commissione regionale presieduta da Mauro Vizzino, ha approvato a maggio­ranza, con l’astensione dei consi­glieri Morgante, Damascelli, Casili e Trevisi, la proposta di legge di modifica della norma regionale contenente le misure straordina­rie a sostegno dell’attività edilizia e per il miglioramento della quali­tà del patrimonio edilizio residen­ziale, di cui è primo firmatario Fa­biano Amati (PD). Con le modi­che approvate si intende proroga­re al 31 dicembre 2020 il termine entro cui è consentita la presen­tazione delle istanze abilitative in materia edilizia, al fine di con­seguire gli incrementi volume­trici consentiti dalla legge regio­nale 14 del 2009. Si tratta, in de­finitiva, di ampliare la validità temporale del cosiddetto Piano casa. È stato procrastinato an­che il termine del primo agosto 2019, considerato come termi­ne temporale di esistenza del­l’immobile su cui far valere i be­nefici del piano casa.

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La vita santa del Servo di Dio don Antonio Spalatro si rive­la di grande attualità alla lu­ce dell’esortazione apostoli­ca “Gaudete et exultate”.

Don Antonio ha incarnato nel suo tempo, non tanto lontano da noi, ep­pure molto diverso, un profilo alto di quella santità che sempre splen­de sul volto della Chiesa in tutti i tempi. Egli si è posto decisamente in una prospettiva di santità stori­camente incarnata e testimoniata attraverso virtù vissute in pienezza nella quotidianità. Sosteneva infatti che i “ I Santi progrediscono nel mon­do, quando si mettono nel piano di corrispondenza” e aggiunge “ Ricor­da che la parte dell’azione umana in ogni piano divino, anche subordina­ta, è sempre necessaria" (diario di d. Antonio 24- 09-1950)

Il Concilio Vat. II aveva evidenziato l’urgenza della chiamata di tutti alla santità “ognuno per la sua via e sen­za scoraggiarsi”, ora l’insegnamento è ribadito dalla esortazione apostoli­ca del 19 marzo 2018 in cui si affer­ma che “ Tutti sono chiamati ad esse­re santi vivendo con amore e offren­do ciascuno la propria testimonian­za nella occupazione di ogni giorno” (n. 14).

Il Servo di Dio pur ponendosi di fron­te a modelli inimitabili di santità ha scelto, non senza una particolare grazia, la via che gli era più connatu­rale, quella della semplicità del bam­bino per vivere “la santità ordinaria attraverso piccoli gesti, costruendo relazioni di fraternità e comunione, suscitando segni della presenza del­lo Spirito anche in ambiti diffidenti”. (Op. cit. n.16).

Il mondo operaio di quel tempo era indifferente e storicamente lonta­no dalla vita della Chiesa; a questo mondo con la sua vita e dedizione lascia una scia luminosa di amore e di testimonianza come riflesso del­la presenza di Dio. Se pure ha conosciuto ed è stato con­tagiato da numerosi Santi che offri­vano diverse forme esistenziali di vi­ta, tuttavia raggiunge la convinzio­ne che la grazia si comunica a cia­scuno in modo proprio ed in certo senso irripetibile nel cammino di santità.

Nella spiritualità del bam­bino del regno ha consapevolezza che “ sono soprattutto i piccoli gesti che fanno crescere nella santità co­me quelli di non dire male degli al­tri, ascoltare con pazienza, fermar­si a parlare con i poveri.” ( ib. n.16) Per tal motivo è stato voluto bene, sti­mato e apprezzato attirando perso­ne di ogni genere e di ogni età che istintivamente hanno riconosciuto in lui l’uomo vero, il cristiano genu­ino, il sacerdote zelante. Riandando al suo modo di porgersi con se stes­so e con la gente dobbiamo ammira­re la sobrietà, la mitezza, l’educazio­ne, la gentilezza d’animo e il rispet­to dell’altro.

Egli è diventato bambi­no con i bambini, giovane con i giovani, malato con i malati, portando gioia, luce e speranza nelle famiglie specie quelle più povere e diseredate. Cosi possiamo affermare che nell’in­sieme, l’insieme la vita di d. Antonio è stato un cammino di santificazione ed in lui nella totalità della sua perso­na si è riflesso Gesù Cristo. (Ib. n. 22) Tutto questo non è solo frutto di quali­tà umane ma anche conquista mutua­ta dalla preghiera, dall’ascolto della Parola di Dio meditata, contemplata e vissuta nella ubbidienza fedele ed incondizionata alla Chiesa, al Papa e al vescovo.

Nel suo ministero ha av­vertito la continua chiamata di Dio a cui ha risposto con sentimenti di rin­graziamento nella celebrazione euca­ristica, nella paziente abnegazione di se, nell’attenzione ad ogni gesto e pa­rola accompagnata da uno sguardo limpido che infondeva serenità ed evi­tava dispiaceri. Perciò le relazioni in­terpersonali erano positive e cordiali sempre dirette a promuovere fiducia nell’intento di costruire in parrocchia una comunità evangelica dedita alla carità verso i bisognosi. Dopo tanti anni da quando don Antonio è vissu­to tra noi, in un contesto molto diver­so dal nostro, sorge una domanda: “Il Servo di Dio può dare un messaggio valido per i nostri giorni?’’ Conside­rando l’impronta di radicalità da cui era animato per cambiare se stesso alla luce del Vangelo, la risposta non può essere che positiva. Convinto del primato dell’interiorità e della grazia divina si rende conto che può trasformare se stesso e rendere la società più umana solo se si scon­figge la tendenza di un cristianesimo accomodante. Perciò c'è in lui l’ansia di vivere un vangelo esigente e lotta per navigare contro corrente.

Don An­tonio ha già vissuto quello che sugge­risce l’esortazione apostolica di Pa­pa Francesco: “I Santi sorprendono, spiazzano perché la loro vita ci chia­ma ad uscire dalla mediocrità tran­quilla ed anestetizzante” (n.138) ed ancora “Il Santo è una persona dallo Spirito orante che ha bisogno di co­municare con Dio in una sua abitua­le apertura alla trascendenza che si esprime nella preghiera e nel, adorazione”. ( n. 147) Alla nostra società del benessere, sempre in cerca di sensazioni effime­re, continuamente bruciate dal tem­po con amarezza e disorientamento, il Servo di Dio indica una strada d’in­quietudine che non lascia l’uomo e il cristiano tranquillo e a posto in co­scienza. L’inquietudine è il sale del­la fede che può a volte generare tri­stezza ma siamo ammaestrati da S. Paolo che “La tristezza secondo Dio produce un pentimento irrevocabile che porta alla salvezza, mentre la tri­stezza del mondo produce la morte”(2 Cor. 7,10.) Quel Gesù che don Antonio sperimen­ta con fede nel mistico incontro del sa­crificio eucaristico o nella preghiera silenziosa davanti al tabernacolo, lo vede pure mentre cammina e lo incon­tra nelle difficoltà della gente.

Le do­mande spesso urtanti e le situazioni disumane in cui vivono alcuni lo spin­gono a superare l’immobilismo di una fede superficiale e una pratica religio­sa priva di mordente. Con Gesù egli vive l’inquietudine e la vive intensamente fino alla fine con una vita che contagia chi gli è vicino e tutti quelli che incontra. Anche a noi oggi suggerisce una via al cristianesimo come paradosso e non di convenienza, n questa prospettiva scaturiva in ui l’esigenza di un combattimento Interiore alla ricerca di un continuo discernimento di strumenti poten­ti contro le insidie del Maligno che egli chiama “moloch”o mostro di una grandezza e di una bruttezza mai vi­sta. Anche l’esortazione apostolica in­vita a considerarlo non un mito, un simbolo, una figura o una idea ma realtà a cui bisogna contrapporre “lo sviluppo del bene, la maturazione spi­rituale e la crescita nell’amare”(ibid. 161-163).

“Ogni mattina una nuova battaglia” ( diario 6-11.1947) e in seguito ag­giungerà che è necessario “Una sola parola: Fedeltà fino a far sanguinare mani e piedi sulla roccia del monte! Non mollare. E’ l’astuzia del diavolo lo scoraggiamento, la sfiducia. Rico­minciare istante per istante, "(diario 6- 07-1948)

Questa convinzione lo porta ad intra­prendere quella lotta o psicomachia, unica battaglia consentita al cristia­no, per vincere la corruzione spiritua­le su “una cecità comoda e autosuffi­ciente dove alla fine tutto sembra leci­to: l’inganno, la calunnia, l’egoismo e tante sottili forme di autoreferenzialità”. (Ibid. 163)

Per sapere cosa viene dallo spirito o dal diavolo è necessario il discernimento, non solo nei momenti straordinari, ma anche nelle cose semplici, quotidiane e nella scelta di strumenti di lotta per seguire meglio il Signore, (ibid. nn. 166-175).

Don Antonio esercitava su se stesso una continua introspezione che lo portava a soffermarsi su alcune sue fragilità da lui accusate come mancanze ma considerate dal suo direttore spirituale, come turbe giovanili alimentate dalla malferma salute. In un continuo dialogo epistolare col padre spirituale, individua il lato debole del suo carattere in una punta di orgoglio nell’imperfetta umiltà che, a suo dire, lo rendevano vanitoso, impulsivo impaziente.

Per superare queste fragilità si impegna in un combattimento con un continuo, aspro e duro lavoro interiore fino all’uso di mortificazioni e penitenze, anche fisiche, alfine di acquistare il dominio di se per non annacquare la forza dirompente del Vangelo. (158-177). In questa lotta nascono ansie, apprensioni e angosce autodenunciate al padre spirituale che le considera, più che altro, sensazioni dovute alla sua elevata sensibilità. Gioca molto in queste sensazioni anche l’incertezza di una destinazione sicura del suo campo apostolico come pure l’incomprensione di qualche sacerdote o la fiacca risposta di alcuni fedeli alla sua azione evangelizzatrice. Questi momenti di scoramento che lo rendono triste ed abbacchiato sono oggetto di rimprovero del suo direttore che lo scuote per la poca indulgenza verso se stesso e con l’intento di fargli superare lamentele, insofferenze e marginali brontolii ritenuti dal Servo di Dio manifestazioni di orgoglio.

Le imperfezioni denunciate e duramente combattute trovano in lui una risposta nell’accettazione della grande legge della fecondità aposto­lica che gli fa accogliere come grazia la sua inquietudine e la trasforma in dono di amore nella carità operosa e nel sacrificio eucaristico celebrato quotidianamente unito alla sofferen­za di Cristo. Sarà un continuo richia­mo nella sua vita quello che ha scrit­to il 15 agosto 1949, giorno della sua ordinazione sacerdotale: “Fate che la mia immolazione sia effettiva, sia vera; fate Gesù, che soffra, che ogni gioia della terra mi diventi amara. ” Anticipa in tal modo una delle condi­zioni richieste nel n. 5 nell’esortazio­ne apostolica dove il sacrificio della propria vita per gli altri venga preso in considerazione come segno di eroi­cità nell’esercizio delle virtù.

Tra i doni dello Spirito Santo vi è l’in­trospezione dei cuori. Non so se il Ser­vo di Dio avesse tale dono nei confron­ti degli altri anche se qualcuno par­la del suo spirito profetico; è più cer­to che è stato guida illuminata nelle confessioni da cui i penitenti usciva­no pieni di indicibile gioia. Certamente l’introspezione l’aveva su se stesso ed è stata tale che gli ha per­messo di scandagliare la sua anima fino a percepire alla luce dello Spirito le piccole zone d’ombra che lo impo­verivano e gli impedivano di progre­dire nel cammino di perfezione.

Don Antonio entra nel suo profondo e con­sapevole che nessuno può essere au­todidatta e avventurarsi da solo nel­la via dello Spirito, si lascia guidare per mano dal suo direttore spirituale a cui sottopone se stesso in un conti­nuo esercizio ascetico con la docilità e semplicità di un bambino per un si­curo cammino. Candidamente confes­serà nel suo diario: ” Non mi so giu­dicare: farlo è una cosa difficilissima per me”. (Diario 14-02-1953)

La sua ansia e la sua inquietudine, come la spina che trafigge san Paolo, mostra l’umanità di don Antonio e la comprendiamo meglio alla luce della “Gaudete et exultate” quando affer­ma che “I santi non sono stati esenti da errori o da cadute; hanno le loro fragilità umane che contemplazione ed azione non escludono.”

Si può affermare che le cinque ma­nifestazioni dell’amore di Dio e del prossimo enumerate nella esortazio­ne apostolica hanno piena rispondenza nella vita di don Antonio. Chi si lascia contagiare dalla sua vita trova certamente nel suo impegno di pre­ghiera, pazienza, audacia, impegno di comunità ed umorismo, motivo di emulazione. Queste realtà sono con­tornate sempre da una lotta per su­perare le tentazioni e gioire nelle con­quiste della grazia in lui e nella comu­nità (ibid. nn. 110-157).

Don Antonio con l’aiuto della grazia ha superato se stesso e si è speso bene combattendo il male con il bene. Ave­va capito che nella società in cui vi­veva c’era bisogno di annuncio evan­gelico testimoniato in prima persona e in stretta comunione con la Chiesa per il bene delle anime.

La malattia e la sofferenza hanno su­blimato la sua testimonianza; si è ab­bandonato fiducioso alla volontà di Dio ed ha attinto nella fede la risorsa per essere generoso e ubbidiente po­nendosi così “quale esempio di virtù, di vita e di santità cristiana per tutti i fedeli”. L’offerta poi della sua vita per gli altri nel giorno della sua ordina­zione sacerdotale con l’accettazione della sofferenza fino alla morte rive­la la sua imitazione esemplare di Cri­sto degno di ammirazione dei fedeli. (Gaudete et exsultate n.5)

Georges Bernanos nel suo romanzo “Il diario di un curato di campagna”, fa trasparire un messaggio di grande attualità per i nostri giorni: combat­tere un cristianesimo accomodante e un vangelo privo di mordente. L’aspra lotta che don Antonio affronta è un in­vito per tutti noi a non addormentar­ci ed essere svegli per vivere con au­tenticità la vita cristiana. Anche alla luce dell’esortazione apostolica “Gau­dete et exsultate”possiamo capire in questo senso come sia più significati­va ed attuale la figura di don Antonio. Voglio concludere riproponendo un passo del romanzo citato anche da una teologa protestante Marion Muller- Colord.

“ Il buon Dio non ha scritto che dobbiamo essere il miele della ter­ra....ma il sale. Ora, il nostro povero mondo somiglia al vecchio pa­dre Giobbe, pieno di piaghe e ulcere, sul letamaio. Il sale, sulla carne vi­va, brucia. Ma la impedisce anche, di putrefarsi” (L’Inquietudine ed. S. Paolo).

don Pasquale Vescera

delegato episcopale

del tribunale diocesano

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"Alla luce dei recenti interventi politici e di alcuni articoli di stampa ci preme precisare, onde evitare confusione, alcuni aspetti tecnici della nuova pista di volo (15-33) dell’aeroporto civile “Gino Lisa” e dei velivoli che potranno atterrare e decollare dal nostro scalo chiaramente all’esito dei lavori". Così il Comitato Vola Gino Lisa interviene sul tema scalo civile foggiano. "La lunghezza fisica totale della nuova pista di volo sarà di 2.000 m , di cui 1.795 m utilizzabili per i decolli da sud verso nord ( cd. lunghezza TORA 33 ) e 1.681 m. per gli atterraggi sempre da sud  verso nord ( cd. lunghezza LDA 33 ). Quest’ultima lunghezza è frutto delle penalizzazioni di m. 114 a sud per la presenza di abitazioni verosimilmente abusive stante il piano di rischio".

"Per i decolli da nord verso sud la pista utilizzabile sarà di 1.786 m. ( cd. lunghezza TORA 15) mentre per gli atterraggi sempre da nord verso sud sarà di 1.735 m. (cd. lunghezza LDA 15). La pista progettata dall’Ing. Antonio Bruno è di categoria ICAO 3 C (Aerodrome Reference Code)  dove 3 sta per pista inferiore a 1.800 m e C per aerei con apertura alare inferiore a 36 m. Dunque la nuova pista è omologata solo per un utilizzo effettivo di 1.799 m e per aerei con apertura alare fino a 35,99 m. I velivoli che potranno operare sulla nuova pista, dunque, dovranno essere di categoria 3 C."

"Da sempre abbiamo precisato che gli AIRBUS A-319 (tutte le versioni) da 150 passeggeri e gli AIRBUS A-320 NEO SHARP (Short Airfield Package – ossia un kit aggiuntivo per le piste corte) da 180 passeggeri appartengono alla categoria 3 C e dunque possono operare nel pieno delle loro funzionalità su tale tipo di pista, senza limitazioni ( ossia col pieno carico di passeggeri e col pieno carico di carburante). Fattori questi che permetteranno ai velivoli di partire dal “Gino Lisa” verso qualsiasi località europea (Londra, Berlino, Parigi per dire le mete turistiche più cercate)."

"Ciò significa che per riattivare i voli di linea è necessario contattare al più presto le compagnie aeree che dispongono nella loro flotta degli A-319 e/o degli A-320 neo sharp, oltre a selezionare Ad oggi le principali compagnie aeree low-cost che dispongono dei velivoli indicati sono EasyJet (n. 123 di A-319 e n. 204 di A-320), Vueling ( n. 6 di A-319 e n. 103 di A-320), Eurowings ( n. 45 di A-319 e n. 55 di A-320), Volotea (n. 19 di A-319) e Wizz Air (n. 72 di A-320)".

"Per completezza informativa dalla nuova pista potrebbero volare anche altre tipologie di aerei di categoria superiore, certamente più note e diffuse, ma con delle limitazioni operative tali da sconsigliarne l’uso per i voli civili di linea che richiedono, come noto, la massima economicità e la certezza di impiego al pieno delle loro capacità. Non parliamo di un limite comunque ma di una possibilità e opportunità da vagliare di volta in volta. In particolare per i voli non di linea ( es. i cd. charter turistici, sportivi ) sarebbe possibile vagliare anche l’uso di aeromobili di categoria 4 C, però con i dovuti accorgimenti tecnici".

"Dunque - continua il Comitato - potrebbero, lo diciamo a scopo puramente indicativo, decollare da Foggia anche dei Boeing B 737-800 SFP ( Short Field Performance, ossia un kit aggiuntivo per le piste corte) in dotazione a Ryanair con limitazione n. 189 passeggeri, a pieno carico, per voli solo di 1h e 20min o con limitazione n. 150 passeggeri, carico ridotto, per 3h di volo. Mentre gli AIRBUS A-320 e A-320 NEO ( non versione SHARP che ricordiamo è categoria 3 C) potrebbero decollare da Foggia con n. 180 passeggeri, a pieno carico, per 2h e 30 m di volo e n. 150 passeggeri, solo a carico ridotto, per 4h di volo".

"Le possibilità per sfruttare la nuova pista sono tante e diversificate. Basta programmare seriamente e questo scalo saprà soddisfare nell’immediato le esigenze turistiche del Gargano, dei Monti Dauni e di tutte le realtà economiche che ruotano ai confini della Capitanata. Oggi lo precisiamo nuovamente con la trasparenza che ci contraddistingue da sempre. I dati tecnici sono stati tutti elaborati dal Direttore Tecnico del Comitato, Angelo Stilla sulla base dei dati offerti dallo stesso progetto dell’Ing. Antonio Bruno" conclude il Comitato.

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Nell’ambito delle attività svolte dalla pastorale giovanile diocesana dal tema “ giovani e Famiglia” si è tenuto un incontro con il prof. Michele Illiceto docente incaricato di Storia della Filosofia moderna e contemporanea, presso la Facoltà Teologica Pugliese di Bari (sez. ITRA di Molfetta) e presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Giovanni Paolo II” di Foggia. Nell’incontro di questa mattina con gli alunni delle classi quarte e quinte dell’IPSSAR Mattei .

La tematica principale è stata l’affettività nel mondo giovanile. L’amore sostiene il prof, si può dire in molti modi. Tante sono le sue variazioni, ma in ciascuna esso rimane sempre lo stesso. Ama la varietà, senza che venga persa la sua unità e senza considerare l’altro come un oggetto in nostro possesso. Ogni variazione è come un sentiero che si intreccia con gli altri.

Un sentiero mai definitivamente percorribile, ma che, come voleva Heidegger, ogni tanto si interrompe per aprirsi ad altri registri dove il cuore, il corpo e la ragione smettono di litigare. Le variazioni consentono l’estasi della durata, perché l’amore vero con il tempo non muore, ma cresce e matura, superando le difficoltà senza temerle. Al contrario, le cambiano in opportunità, perché riesce a trasformare le ferite in feritoie che lo rendono più fecondo e più generativo.

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Presenti presso l’IPSSAR Mattei Vieste i seminaristi:Carlos Miguel Pereira Roben di Timor Est, Joachim Badji del Senegal con kihyeon Kaka della Corea del Sud.

Vivono a Roma nel pontificio collegio internazionale Urbano Gianicolo.

Il Pontificio Collegio Urbano “de Propaganda Fide” è il Seminario Maggiore della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, costituto a Roma da Papa Urbano VIII con la Bolla “Immortalis Dei Filius” del 1° agosto 1627.

Fedele alle intuizioni delle origini e in piena sintonia con gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, la plurisecolare esperienza formativa del Pontificio Collegio Urbano riconosce il valore inestimabile di un clero autoctono ben formato. Infatti, l’opera dell’evangelizzazione mette più profonde radici quando «le varie comunità di fedeli traggono dai propri membri i ministri della salvezza, che nell'ordine dei vescovi, dei sacerdoti e dei diaconi servono ai loro fratelli» (Ad Gentes, n. 16)

Per questa ragione il Collegio Urbano offre da sempre una formazione integrale e di alta qualità a seminaristi scelti dei territori di missione e delle giovani Chiese, affinché si preparino a diventare veri apostoli di Gesù, pastori umili, generosi e obbedienti, capaci di creare “una stagione evangelizzatrice più fervorosa, gioiosa, generosa, audace, piena d’amore fino in fondo e di vita contagiosa!” (Francesco, Evangelii Gaudium, n. 261).

Fin dai sui albori il Collegio Urbano è spiritualmente e giuridicamente legato con lo stesso Dicastero missionario della Santa Sede. Originariamente il Collegio ha occupato i locali attigui a Piazza di Spagna, dove oggi si trovano gli uffici della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Nel 1925 il Cardinale Prefetto W. M. van Rossum (1854-1932) acquistò l’ospedale di S. Maria della Pietà sul Gianicolo, trasferendovi gli alunni il 2 novembre 1926. Nel frattempo iniziò la costruzione della sede della scuola, divenuta in seguito la Pontificia Università Urbaniana e del nuovo collegio per l’abitazione dei seminaristi, inaugurato personalmente da Papa Pio XI il 24 aprile 1931. Tutti gli alunni del Collegio Urbano godono di una borsa di studio completa di vitto, alloggio e tasse accademiche, concessa dalla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

Configurandosi come un vero Seminario Maggiore, gli alunni ricevono una formazione umana, spirituale, accademica e pastorale che ha come obiettivo l’acquisizione di una personalità libera, consapevole e responsabile perché sul modello di Gesù.

Il Collegio Urbano riconosce che non si diventa presbiteri da soli, ma nella comunità che favorisce la crescita personale. In questo senso la comunità del Collegio si propone come una casa e una scuola di comunione, una palestra di fraternità, una vera famiglia in cui sentirsi a casa, accolti e amati. Grande importanza è data pertanto allo spirito della corresponsabilità, alle relazioni educative tra formatori e alunni, come anche alla fraternità con gli stessi compagni di formazione.

Lo spirito comunitario è vissuto inoltre nella prospettiva dell’incardinazione nella Chiesa particolare di provenienza, per diventare uomini di comunione, fedeli e leali collaboratori dei Vescovi e promotori.I seminaristi hanno incontrato più classi nell’ora di religione Cattolica,composte da alunni di diverse fasce di età e di diverse provenienze del territorio Garganico e regionale. L’invito rivolto agli studenti è stato quello di testimoniare che ancora oggi il vero sacerdote c’è ed esiste ed è possibile percorrere questa strada verso Dio.

Tiziana Vescera

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ed altre che in detta Università, si impegnò che mille e più ducati dico loro entrate non ci fu e non si fa se non di detta terra se non sui predetti frutti e per i frutti le entrate che la maggior parte nemmeno da far sussidio di cittadini e non hanno potuto se non che un anno,due e tre non hanno potuto dal 1577 entrando l'anno 1578 di gennaio le entrate gelarono i frutti di essi che incolti per anni non producerono e questa e' la verità in questo detto come sia interfatto come sopra loro come da che dato all'Università predetto asserisco si ricorda dalle sue notizie.

Nello stesso e per lo M.co capitano.

Honorabile Jois di rio della terra di Rodi è per detto di anni settanta come dice in mezzo al suo strumento e sopra la presente informazione e regie provvisioni i tutto fatto questa- Continua

Giuseppe Laganella

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