Articoli filtrati per data: Venerdì, 15 Febbraio 2019 - Rete Gargano

Come sempre il 14 febbraio a Vico del Gargano è festa, quella grande, quella che raccoglie i residenti, i garganici ed i tanti che arrivano ormai da un po’ tutta l’Italia per un San Valentino tutto particolare, vissuto fra devozione e tradizione. Qui di seguito, nelle belle immagini del nostro Leonardo Ciuffreda, le fasi principali della cerimonia religiosa e della processione.

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Sull’emergenza lupi nel Parco Nazionale del Gargano interviene il  gruppo di ricerca "Project Wolf Ethology", che è a sua volta un ramo operativo del Centro Studi per l'Ecologia e la Biodiversità degli Appennini (CSEBA). Tra i ricercatori anche la dottssa Federica Bava che cerca di fare chiarezza attraverso la nostra testata.

“C’è di vero che il lupo è ritornato spontaneamente sul Gargano, ma non dite che è stato reintrodotto. Questo animale può causare danni, anche ingenti alle aziende zootecniche, la categoria degli allevatori è stanca, si sente sola e va assolutamente ascoltata e tutelata. Vanno messi in atto tutta una serie di mezzi per mitigare questo conflitto.

Tuttavia – aggiunge Bava -  non si può pensare di risolvere un problema del genere o di farsi ascoltare in modo credibile, pubblicando fake news o video che sono poco attendibili, in quanto girati in altre parti d’Italia e diffusi su alcuni organi d’informazione locali. Non è con gli slogan che si risolve il problema”.  La ricercatrice del CSEBA, risponde anche a chi chiede gli abbattimenti dei lupi. “Gli abbattimenti non servono a nulla, non è la soluzione, anzi sarebbe, oltre che vietato per legge, una ulteriore fonte di problemi perché i branchi una volta che vengono disgregati dall’abbattimento dei soggetti leader, tendono a disperdersi, formando nuovi nuclei altrove. Quindi andremo a peggiorare gli equilibri già poco stabili. Bisogna ragionare in termini di team: la ricerca, gli enti, le associazioni di categoria, gli allevatori”.

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Se il marketing fosse un colore sarebbe ancora il viola. Nonostante tutto. Come quella mucca che ha fatto il giro del mondo, tradotta in centinaia di lingue. Ma se l’attenzione preziosa di un tempo era distratta, oggi è parcellizzata in mille piattaforme. E sul banco degli imputati siedono senza diritto di replica i colossi dei social e del digitale. A loro non è concesso appello. E ai brand la necessità di ripensare il lavoro partendo dalla relazione.

Seth Godin, scrittore statunitense tra i massimi esperti mondiali di marketing, autore di 18 best seller tradotti in più di 35 lingue e venduti per milioni di copie ne è convinto. Godin da qualche giorno è uscito anche in Italia con “Questo è il marketing”, edito da Roi Edizioni, diventato già best seller in America per Wall Street Journal, Amazon e New York Times.

«Dobbiamo far scendere i brand dalla giostra dei social media, che va sempre più veloce, ma non arriva mai da nessuna parte. È giunto il momento di smettere di convincere con insistenza e di disturbare o fare spamming, fingendo di essere i benvenuti. Siamo in una fase storica accelerata che non ammette però scorciatoie e occorre concentrarsi su un percorso lungo e sostenibile, tornare all’autenticità, che passa necessariamente dalle esperienze. A meno che tu non stia vendendo teoremi matematici, stai vendendo emozioni. D’altronde siamo umani, non cyborg. Almeno per ora», dice Godin, in questa intervista al Sole 24 Ore in esclusiva per l’Italia in occasione dell’uscita del libro. Ed ecco perché è il momento migliore per ripensare il marketing, uscendo dalla dittatura degli algoritmi e scommettendo sulle nicchie.

Godin, che fase del marketing stiamo attraversando?

Il marketing ha lasciato l’era dell’attenzione rubata come strategia produttiva. Per cinquant’anni questo è stato il modello: le pubblicità hanno sottratto l’attenzione e hanno fatto guadagnare abbastanza soldi ai brand per comprare ulteriore pubblicità. Un approccio vincente anche per i media e che ha prosperato nella montatura pubblicitaria, nell’imbroglio, nella pressione. La nuova era invece è quella in cui gli annunci non sono il driver, ma il prodotto è il marketing. E l’attenzione è preziosa.

Quale tipo di azioni devono promuovere i marchi?

Devono sforzarsi di mettersi in ascolto, provando a capire ciò di cui la società necessita realmente. Devono proporre una storia credibile, autorevole, onesta, coerente. Una storia che non è per tutti. L’incessante ricerca del pubblico di massa rende noiosi perché implica operare nella media, al centro della curva. E questo richiede di non offendere nessuno e di soddisfare tutti, conducendo a compromessi e generalizzazioni. Oggi occorre concentrarsi nel creare un mercato, anche muovendosi su una piccola scala.

La narrazione è sempre più complessa, frammentata, interattiva. In che modo la fruizione pervasiva e continua degli stream sui social la influenza?

È un errore vedere i social come un efficace mezzo di marketing di massa. Non è mai stato così. I social sono strumenti limitati e peraltro non ci rendono felici. Quindi un marchio deve affrontare questa verità: la cosa che ha funzionato in passato, che ti ha permesso di vendere roba mediocre a persone normali ora non funziona più ed è persa per sempre. L’alternativa oggi è fare qualcosa di cui valga la pena parlare. Insomma, costruire un’esperienza memorabile.

Nel nuovo libro racconta del marketing empatico e generoso: come possono le aziende lanciare campagne in questa direzione?

Semplicemente non possono farlo. Perché il concetto stesso di campagna implica che stai manipolando l’attenzione per vendere qualcosa. Occorre che le aziende imparino a dire: «Abbiamo strumenti e leve per servire al meglio le persone, aiutandole in modo diverso».

Che tipo di differenziazione va perseguita, in questi anni nei quali la soglia di attenzione è molto bassa?

L’idea di scarsa attenzione, la necessità di realizzare prodotti e servizi di valore e la corsa nel costruire reti sono concetti più che mai attuali. Ciò non significa però che sia facile. Le aziende noiose vogliono scambiare denaro con le vendite, quelle umane oggi sono interessanti e fanno la differenza.

Nel marketing c’è una moltiplicazione di profili “ibridi”, a metà strada tra comunicatori, analisti, traduttori di realtà complesse. E si parla di corporate activism: crede che questo impegno sociale e politico, talvolta anche divisivo, possa risultare vincente in un’epoca frammentata?

È un tema complesso e molto contemporaneo, ma vale la pena notare che le 500 aziende più influenti al mondo sono anche più grandi di qualsiasi altra nazione. Si sta creando ovunque una nuova governance anche come risposta all’emergere di uomini fintamente forti al comando ed espressione dei nuovi populismi. Ecco perché non sono sorpreso di vedere le aziende parlare di connessione, di civiltà, di impegno. Non è soltanto filantropia. È nel loro interesse esserci su questi temi.

Cosa consiglierebbe a questa nuova generazione di professionisti per lavorare meglio?

Credo che oggi l’abilità più importante sia l’empatia, ovvero quella capacità anche pratica di vedere gli altri per quello che sono veramente e di cogliere in loro ciò che sognano di essere. Se vuoi operare con efficacia nel marketing, devi andare sul mercato e imparare a non essere un ingranaggio di una gigantesca macchina, con compiti specifici e frammentati. Devi avere una visione di insieme. Ecco perché il nuovo marketing implica coraggio.

Giampaolo Colletti

(fonte: IL SOLE 24 ORE)

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I programmi che calcolano i prezzi dei prodotti venduti online, molto comuni in tutte le piattaforme di e-commerce, possono imparare a 'fare cartello' tra loro gonfiando il costo finale per massimizzare i profitti. Lo ha scoperto un esperimento condotto nell'università di Bologna, che ha dimostrato inoltre come questo avvenga anche se i sistemi di intelligenza artificiale non sono state programmate per farlo.

Già nel 2015, scrivono i ricercatori sulla rivista del Centre for Economic Policy Research, più di un terzo dei venditori su Amazon utilizzava algoritmi per determinare i prezzi e la percentuale è sicuramente aumentata per il minor costo di questi sistemi. Questi sistemi sono estremamente autonomi e il programmatore li istruisce solo relativamente all'obiettivo finale, in questo caso 'massimizzare i profitti', mentre sul metodo sono lasciate libere di imparare dai propri errori.

"La preoccupazione - si legge - è che questi algoritmi possano scoprire da soli che se devono fare il profitto più alto potrebbero evitare una 'guerra dei prezzi'". Per verificare questa possibilità i ricercatori hanno fatto interagire due algoritmi in un ambiente controllato, spingendo uno ad abbassare improvvisamente il prezzo di un ipotetico bene.

Il risultato è stato che dopo un certo tempo i prezzi tornano alti per entrambe le intelligenze artificiali. "Il nostro esperimento - concludono i ricercatori - suggerisce che in queste condizioni anche algoritmi relativamente semplici sistematicamente imparano a mettere in atto strategie collusive. L'aspetto più preoccupante è che non lasciano traccia dell'azione concertata, imparano a collidere solamente attraverso gli errori ripetuti, senza comunicare tra loro e senza istruzioni specifiche".

(fonte: Ansa)

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A San Giovanni Rotondo l'opposizione festeggia la caduta dell'amministrazione comunale guidata da Costanzo Cascavilla il quale ai nostri microfoni  fa il punto della situazione e ringrazia i suoi concittadini che evidentemente non meritavano quest'altra pagina buia. "l'esperienza amministrativa è stata fermata dal deposito delle firme di alcuni consiglieri comunali, di minoranza e di chi era parte della maggioranza, che hanno deciso di concludere anticipatamente la consiliatura.

È stato un gesto che non voglio commentare, soprattutto perché risponde a logiche di vecchia politica, quando le decisioni venivano prese nelle stanze dei bottoni, senza tenere in considerazione la volontà popolare. Evidentemente qualcuno aveva nostalgia di una politica dei tavoli, dei perenni confronti, delle manfrine per strappare qualche posto al sole o condizionare l'attività amministrativa.

Da parte mia, e lo evidenzio anche a nome della giunta e dei consiglieri comunali che si sono dimostrati fedeli al patto sottoscritto con gli elettori, pur non nascondendo difficoltà e incomprensioni, abbiamo fatto del nostro meglio per portare avanti una idea di sviluppo della città. Lo abbiamo fatto, non senza errori, ma sempre in buona fede e convinti di operare nell'interesse esclusivo dei sangiovannesi.

Abbiamo conseguito risultati importanti, molti non visibili, ma che permetteranno alla prossima amministrazione comunale di trovare una eredità importante in termini di opere avviate e di finanziamenti ottenuti.

Lasciatemelo dire: siamo stati bravi in questo senso e abbiamo fatto molte meglio di ogni precedente esperienza amministrativa. Per questo mi è difficile spiegarvi le ragioni di questa fine anticipata dell'amministrazione comunale. Forse faranno meglio di me, chi ha messo una firma per stopparci e catapultare il paese in una ennesima campagna elettorale che servirà solo a qualcuno per animare piazze ed evitarsi ulteriori responsabilità di governo della città. Perché, cari sangiovannesi, è facile fare i 'pasionari' della politica, credendo di essere dei leoni mettendo una firma sotto un documento di dimissioni. Il vero coraggio sta nell'affrontare quotidianamente le difficoltà amministrative, confrontarsi con i problemi e cercare soluzioni, non sempre facili da trovare, specie in una realtà complessa come quella sangiovannese.

Qualcuno, un tempo convinto sostenitore di questa esperienza amministrativa, ha deciso di staccare la spina. Può succedere in politica che si cambi idea. È meno spiegabile la modalità, anche questa segno della mancata capacità di confrontarsi con la realtà dei fatti. Perché il ruggito del coniglio è arrivato dopo le mie dimissioni, che erano un modo significativo di aprire un confronto serio e programmatico. Le mie dimissioni erano un atto offerto, prima di tutto alla città, e poi alla coalizione che mi aveva voluto candidato sindaco, eletto nel 2016. Non avevano altro scopo che suscitare una più franca e costruttiva analisi delle ragioni dello stare insieme.

Qualcuno non ha voluto intendere ragioni e ha preferito le scorciatoie, quelle facili da percorrere quando non si vogliono assumere responsabilità.

È proprio vero: la migliore difesa è la fuga. È riportare tutto alla casella zero, sperando di ottenere vantaggi, non sempre compatibili con i reali interessi della città.

Mi spiace, cari sangiovannesi, dovervi salutare a metà dell'opera. Avevamo molto cose in cantiere, che avremmo sicuramente portato a termine, anche grazie alla collaborazione della giunta e degli uffici comunali. Ci hanno fermato, ma non potranno mai fermare l'amore verso questa splendida città, che merita maggiore rispetto e considerazione, a cominciare da chi tornerà a chiedervi il voto, sapendo che saranno pronti a scappare alle prime difficoltà.

Un caro abbraccio a tutti voi.

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Il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano sarà in conferenza stampa, lunedì 18 febbraio alle ore 15.00 a Foggia, per fare il punto sulla situazione relativa all’allungamento della pista dell’Aeroporto Gino Lisa.

Alla conferenza stampa, che si svolgerà presso l’Aeroporto della città di Foggia, parteciperanno anche gli assessori regionali Giovanni Giannini, Leonardo di Gioia, Raffaele Piemontese, e il presidente di Aeroporti di Puglia, Tiziano Onesti.

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“Un inqualificabile gesto di intimidazione e di offesa nei riguardi di un’oasi protetta di inestimabile valore. Condanniamo con forza questo atto vile e violento e al presidente Antonio Canu e all’intero CdA esprimo la mia personale solidarietà e quella di tutto l’Ente Parco. Il Parco proseguirà la sua azione di sostegno nei confronti della società e dell’area umida, come avviene del resto da sempre. Il capanno bruciato all’Oasi Lago Salso da ignoti piromani senza scrupoli, è un attacco all’intera comunità garganica. Siamo certi che le forze dell’ordine assicureranno alla giustizia gli autori di questo gesto scellerato quanto incomprensibile”. E’ la dichiarazione di Claudio Costanzucci, vicepresidente dell’ente Parco Nazionale del Gargano, socio di maggioranza (96 per cento delle quote) della società che gestisce l’area umida ubicata nel territorio di Manfredonia. L’incendio, divampato – secondo le prime ricostruzioni- intorno alle ore 22,30 di giovedì 14 febbraio 2019 ha interessato un capanno in legno, recentemente svuotato e destinato ad accogliere i futuri visitatori del villaggio neolitico. L’intervento sul posto di una squadra dei vigili del fuoco del distaccamento di Manfredonia, ha consentito lo spegnimento delle fiamme, la bonifica e la conseguente messa in sicurezza dell’intera zona.    

 Francesco Trotta

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Dopo 970 giorni (19 giugno 2016-14 febbraio 2019) si conclude mestamente – nel giorno di San Valentino- l’avventura politica dell’ex sindaco di San Giovanni Rotondo Costanzo Cascavilla a capo di una coalizione politicamente ibrida (spezzoni del centrodestra e spezzoni del centrosinistra). Sognava una città “smart”, ma dopo 31 mesi e mezzo di travagliato cammino politico istituzionale (numerose infatti sono state le crisi politiche succedutesi in questo breve arco temporale, l’ultima pochi mesi fa) si è ritrovato disarcionato, sbalzato da cavallo, a causa delle contestuali e contemporanee dimissioni di nove componenti dell’assise che lo hanno sfiduciato, interrompendo anzitempo la consiliatura (la cui scadenza era fissata per il 2021). A nulla è valso a Cascavilla il tentativo in extremis, una volta fiutata l’aria, di protocollare le proprie dimissioni (da confermare o ritirare entro 20 giorni). Nessuno ci ha creduto, visto anche l’esito dell’ultima crisi di qualche tempo fa (un infinito tira e molla durato mesi e finito con la grottesca decisione di rinominare una giunta fotocopia). Nel giorno di San Valentino in nove si sono recati presso un notaio di San Marco in Lamis per ufficializzare le dimissioni collettive e contemporanee che – di fatto- hanno provocato lo scioglimento dell’assise. San Giovanni Rotondo si conferma così, ancora una volta, la città “mangia sindaci”. Negli ultimi due lustri, l’unico a terminare il mandato, pur al prezzo di quattro giunte cambiate con annesso ribaltone finale, è stato Luigi Pompilio (2011-2016). A firmare per “il tutti a casa” gli otto della opposizione in assise -nell’ordine Matteo Masciale (Pd), Salvatore Biancofiore (M5S), i cinque del gruppo misto (Antonio Pio Cappucci, Daniela Di Cosmo, Leonardo Maruzzi, Michele Pennelli e Salvatore Ricciardi) e Luigi Pompilio, ex primo cittadino – più Claudio Pazienza, il nono, decisivo, eletto nelle file di Città Attiva in maggioranza ed ex sodale di Gaetano Cusenza, rimasto nell’ora fatale –durante il suo personale pendolo tra maggioranza ed opposizione- dalla parte sbagliata. Fedeli al sindaco (disarcionato) in sette: oltre al già citato Cusenza, Antonio Pio Lombardi (FI), i due della Lega Mauro Cappucci e Marianna Natale), Claudio Russo, Giuseppe Mangiacotti e Giuseppe Miglionico. Cascavilla – come si ricorderà- trionfò alle elezioni amministrative del giugno 2011: andò al ballottaggio (quattro i pretendenti, c’erano anche Pompilio e Fiorentino) con Nardino Maruzzi dopo il primo turno del 5 giugno. Al secondo passaggio elettorale del 19 giugno, divenne sindaco superando con 206 voti di scarto l’avvocato sangiovannese. Con lo stop di ieri l’elettorato della città di san Pio tornerà di nuovo al voto nella prima settimana di giugno, subito dopo la tornata elettorale delle elezioni europee previste per domenica 26 maggio 2019. Si preannuncia una campagna elettorale corta e breve, e per questo altamente infuocata. Dopo quanto accaduto occhi puntati sui costi dell’annunciata tappa del Giro d’Italia in programma il prossimo 16 maggio (senza sindaco).

 Francesco Trotta

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“Divieto ai furbetti del reddito di cittadinanza”. Il messaggio è chiaro e non è possibile equivocarlo anche perché è anche accompagnato dal segnale di divieto e con la scritta “do not enter”. Alla sede del Caf Confasi di corso Sonnino, 131, vogliono essere chiari: “Noi qui – dice il responsabile, Francesco La Ghezza – facciamo solo quello che è possibile. Non possiamo fare miracoli”.

Ed effettivamente come registrato da più parti, non solo a Bari, in queste settimane ci sono stati migliaia di richieste, ad esempio, di cambi di residenza da parte di molte persone in cerca di un possibile reddito di cittadinanza. Il Caf, come avvisa sempre il cartello adesivo all’ingresso, è a disposizione per ogni info sul reddito di cittadinanza ma, è puntualizzato, “non sarà mai a disposizione di chi vuole eludere tale normativa al fine di poter ricevere benefici economici impropriamente”.

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Venerdì, 15 Febbraio 2019 14:19

Bombe Foggia, marcia contro racket

"Le mafie diventano ammortizzatori sociali. Diventano la risposta, soprattutto al Sud, ai bisogni primari delle persone; cosa che lo Stato non fa". Lo ha detto questa mattina a Foggia don Aniello Manganiello, il prete anticamorra del quartiere napoletano di Scampia, partecipando alla marcia contro le bombe ed il racket delle estorsioni.
    La manifestazione è stata organizzata dall'associazione 'Giovanni Panunzio' l'imprenditore foggiano ucciso 26 anni fa dalla mafia, che ha chiamato a raccolta gli studenti del capoluogo dauno, ma anche commercianti e cittadini. Appello al quale ha risposto poco più di un centinaio di alunni delle scuole superiori cittadine. "Sono qui per dire ai giovani di scendere per strada e riprendersi il proprio territorio - ha detto il parroco - continuare ad avere paura e a non denunciare vuol dire rinunciare alla propria libertà". Dello stesso avviso anche Grazia Placentino, titolare col marito del negozio 'Esteticamente' che ha subito due atti dinamitardi in tre mesi.

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