Silvestri gas
Articoli filtrati per data: Giovedì, 06 Giugno 2019 - Rete Gargano
Il presidente di Federalberghi Puglia, Francesco Caizzi lancia l'allarme: "Ci sono dubbi che possa proseguire il trend di crescita degli anni passati: la concorrenza è forte" Gli operatori turistici pugliesi si preparano ad affrontare la stagione estiva con qualche preoccupazione, soprattutto a causa del fatto che "le destinazioni balneari straniere, in primis Sharm el-Sheikh, ricominciano a tirare", come evidenzia il presidente di Federalberghi Puglia, Francesco Caizzi. Ci sono dubbi, infatti, che anche nella ormai prossima stagione estiva vi possano essere incrementi di presenze simili a quelli registrati nel periodo pasquale, attestatisi intorno al 35 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, soprattutto per il massiccio arrivo di stranieri. "Purtroppo, a causa del cattivo tempo, il nostro turismo balneare ha perso tutto il mese di maggio - spiega Caizzi - e non ci sarà modo di recuperare. In genere, a maggio i balneari lavorano soprattutto nei fine settimana, ma quest'anno sono stati ostacolati dal maltempo che non ha dato tregua. Quanto ai prossimi mesi, siamo preoccupati per il ritorno in auge delle mete balneari straniere. Mi riferisco soprattutto all'Egitto". "Sharm el-Sheikh è raggiungibile in aereo anche da Bari, oltre che da tanti altri aeroporti d'Italia. La concorrenza potrebbe farsi sentire a partire da questo mese. D'altra parte, avendo a disposizione di un budget di 500 euro, anzichè venire in Puglia, molti potrebbero volare in Egitto". L'offerta pugliese, però, è piuttosto varia e, oltre al mare, comprende anche arte, cultura, storia, enogastronomia, paesaggio. "Ben inteso, la Puglia continua a crescere nel settore turistico - rammenta Francesco Caizzi - perchè, per fortuna, è molto attrattiva, non solo per il suo mare e le sue spiagge, ma anche per i suoi monumenti, per le bellezze architettoniche, per le sue città d'arte, per i borghi, per la buona cucina. Il trend di crescita ci rasserena, ma gli operatori hanno manifestato preoccupazioni per un possibile calo nel settore balneare. A questo si aggiungano le carenze croniche del nostro turismo sotto l'aspetto della preparazione degli addetti e della carenza di figure professionali adeguate. Per fare turismo ad alti livelli, avere le risorse naturalistiche e culturali non basta, occorre grande professionalità", conclude Francesco Caizzi.
Pubblicato in Turismo
Giovedì, 06 Giugno 2019 10:26

IlTrovaLavoro/ Cerchiamo due cameriere

A Vieste, nuovissimo ristorante all’avanguardia, cerca due spigliate, giovani cameriere con voglia di lavorare. Info: 392/7847725
Pubblicato in Avvisi

L’Istituto Comprensivo “Rodari-Alighieri-Spalatro” inaugurerà, il 6 giugno alle ore 18:00, la prima BILL - Biblioteca della Legalità della Regione Puglia. L’inaugurazione sarà l’occasione per un dibattito sulla legalità nell’Auditorium del plesso Spalatro. Aprirà il tavolo della legalità il Dirigente Scolastico Pietro Loconte, seguiranno il Sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti, l’assessore alla cultura Graziamaria Starace, il presidente dell’antiracket Nicola Rosiello, Chiara Pinton del coordinamento nazionale BILL, la scrittrice di Matilda Edizioni Donatella Caione, il responsabile provinciale di Libera Salvatore Spinelli, Giovanni Impastato scrittore e fratello minore di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia nel 1978 e l’assessore della Regione Puglia Raffaele Piemontese. BILL è una biblioteca itinerante che vuole diffondere la cultura della legalità e della responsabilità tra le giovani generazioni, attraverso la promozione della lettura, nella convinzione che le storie abbiano un ruolo fondamentale nella comprensione della realtà e nella formazione di un immaginario che pone il senso civico in un ruolo di protagonista. Il progetto è nato nella Fattoria della Legalità di Isola del Piano (PU), un bene sequestrato alla mafia, ed è stato pensato e voluto da Associazione Fattoria della Legalità di Isola del Piano, Libera sez. Pesaro- Urbino, Associazione Nazionale Magistrati (ANM), Comune di Isola del Piano, Ibby Italia, Associazione Italiana Biblioteche (AIB), Forum del Libro e ISIA Urbino. L’adesione al progetto BILL da parte dell’Istituto Comprensivo nasce dalla convinzione che la biblioteca sia il luogo ideale per avvicinare le giovani generazioni ai temi della legalità e al senso civico attraverso la lettura e i libri. Un progetto che pochi giorni fa ha ottenuto anche il Patrocinio della Regione Puglia. La realizzazione della Biblioteca della Legalità è frutto di una rete di collaborazioni tra l’Istituto Comprensivo “Rodari–Alighieri–Spalatro”, che è soggetto capofila, e il fondamentale apporto dei seguenti enti e associazioni:

● Comune di Vieste

● F.A.I. Associazione Antiracket Vieste

● Associazione Amici della Radio (OndaRadio – ReteGargano)

● Associazione culturale GarganoTv

● Associazione musicale culturale “Nuova Diapason” onlus

● Associazione artistica culturale Officina delle Arti

● Associazione sportiva G.S.D. Atletico Vieste

● Cartolibreria Disanti

La Biblioteca ospita una collezione ragionata di oltre 200 libri, attinente diversi generi letterari e adatti a giovani lettori. La collezione di libri è itinerante, viaggia in due valigie, ed è destinata in particolar modo alle scuole, al mondo delle associazioni e alle istituzioni che vorranno usufruirne. A partire dal prossimo anno scolastico, infatti, gli enti interessati potranno chiedere di ospitare per un periodo la Biblioteca della Legalità e utilizzarla come strumento e luogo di educazione alla legalità responsabile.

Pubblicato in Cultura
La Puglia ha una nuova legge regionale «sul contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico». L’approvazione del nuovo dispositivo è stata salutata ieri pomeriggio da urla di giubilo, trombe e canti dei circa trecento proprietari, operatori e addetti delle sale scommesse che dalla mattina presidiavano con un sit-in l’ingresso del palazzo del Consiglio regionale. La legge è stata approvata con 37 voti a favore (maggioranza più centrodestra), mentre il M5S ha votato contro (con 6 voti). La votazione ha modificato alcuni aspetti della legge n.43 del 2013, che entrerà in vigore a partire dal 13 giugno. Due i punti salienti: la distanza delle sale da gioco dai luoghi sensibili (scuole, chiese, asili e ospedali) riguarderà solo le nuove aperture; il distanziometro ha adesso il parametro della distanza di 250 metri (non più entro i cinquecento dagli stessi luoghi sensibili).
Pubblicato in Società
È la Gomorra di casa nostra, la fiction che si fa realtà a Vieste dove un clan si spacca dopo la violenza del boss; dove la guerra si «colora» del sangue di persone un tempo amiche e alleate, poi diventate rivali; dove prevale la logica criminale del «botta e risposta», per cui ad ogni omicidio deve seguire la vendetta dei rivali; dove si progetta la strage tra la folla dei nemici per abbatterne tre in una volta; ove il tradimento è all’ordine del giorno. Niente di nuovo sotto il sole delle mafie foggiane verrebbe da dire, visto che anche «Società foggiana», mafia cerignolana e altri clan della mafia garganica hanno vissuto e vivono le stesse dinamiche criminali dove il cacciatore di oggi diventa domani la preda, e dove il passare da un schieramento all’altro, tradimento, ti salva la vita e altre volte te la spegne. Cosa sia successo a Vieste da 4 anni viene ribadito nelle 114 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare del gip di Bari Giovanni Anglana che nell’inchiesta «Scacco al re» ha disposto l’arresto dei cugini Claudio e Giovanni Iannoli, ritenuti esponenti di spicco del gruppo Perna, per il tentato omicidio del capo clan rivale Marco Raduano. Un tempo a Vieste comandava - dicono magistrati e investigatori - Angelo Notarangelo, alias «Cintaridd», già presunto punto di riferimento su Vieste del clan Libergolis quando quest’ultimo gruppo sino ai primi anni del nuovo secolo era al vertice della mafia garganica. L’omicidio di Notarangelo la mattina del 26 gennaio 2015 segnò l’inizio della guerra: da allora ci sono stati a Vieste altri 9 morti, 1 lupara bianca, 5 agguati falliti: l’arresto dei cugini Iannoli è il primo di questi 16 fatti di sangue per il quale si giunge all’individuazione dei presunti responsabili. Scia di sangue figlia della rivalità tra il clan dell’ormai defunto Girolamo Perna e quello di Raduano, attualmente detenuto nel carcere di Nuoro per traffico di droga. Che guerra sarebbe se non ci fossero i tradimenti e le proposte di pax più o meno sincere? Proposte di pace - come già rivelò l’inchiesta «Agosto di fuoco» con 10 arresti tra agosto e novembre scorso per traffico di droga ed armi aggravati dalla mafiosità eseguiti - valutate o respinte, tant’è che un viestano all’eventualità prospettagli da un complice di giungere a un accordo con i nemici, replicò che se l’avesse fatto avrebbe ucciso pure lui. L’inchiesta «Scacco al re» racconta che il ferimento Raduano significò la fine della tregua tra clan dopo 8 mesi, tant’è che alla mancata morte del boss seguirono tra aprile e giugno 2018 tre omicidi su entrambi i fronti. Fu così che nel luglio Raduano tramite un intermediario - si legge negli atti d’indagine - avrebbe proposto ai cugini Iannoli «di giungere ad un armistizio» come scrive il gip nell’ordinanza cautelare «ma ad un’unica condizioni, l’omicidio di Girolamo Perna da parte degli stessi membri del suo gruppo. In realtà questo tentativo di armistizio risulterà fittizio, perché i sodali di Raduano in numerose intercettazioni manifestarono l’intenzione di approfittare della finta pace per riuscire a eliminare i componenti del clan con maggiore facilità. La mossa di Raduano» prosegue l’analisi del giudice «era certamente azzardata: raggiungere il proprio obiettivo» (uccidere Perna, ritenuto il mandante del ferimento di Raduano) «attraverso quelli che fino a quel momento erano i suoi nemici, attentatori della sua vita e sodali della vittima». La trattativa è svelata dalle intercettazioni, con l’«ambasciatore» di Raduano (una persona a lui vicina) che il 3 luglio 2018 si fermò davanti casa di Giovanni Iannoli per avvertirlo: «quello» (riferito a Raduano) «ti vuole venire a trovare, come ti fa a venire a trovare? Mi ha detto che ti vuole parlare, se tu dici che si può fare si fa così, se pure tu tieni da dire qualche cosa». E Iannoli che rispose: «mi vuole venire a trovare? Dobbiamo vedere. E come deve venire, qua sta sempre pieno di carabinieri: diglielo a lui. Ma non mi può scrivere una lettera?» La risposta fu: «No, lui ti vuole parlare in faccia». E che la trattativa fosse in corso lo svela la confidenza di Giovanni Iannoli a una conoscente: «mi ha mandato a dire che dobbiamo trovare un accordo, che dobbiamo fare la pace perché tutto sta sangue non è buono». Il prezzo da pagare era l’omicidio di Perna da parte dei suoi amici: «me l’ha chiesto a me» confidava Iannoli «”se fai così possiamo fare pace, se no ci sarà ancora molto sangue”». Non che la proposta di pace da firmare col sangue di Perna non fosse stata pure valutata dagli Iannoli, nella ricostruzione accusatoria: anche perché c’era chi rammentava loro che quella proposta fosse in realtà un tranello, tant’è che in un’intercettazione si dice: «lo stesso incantesimo che ha fatto a Omar, solo che Omar ci è caduto». Il riferimento è a Omar Trotta il titolare del ristorante ucciso nel suo locale sotto gli occhi di moglie e figlia il 27 luglio del 2018 da due killer rimasti ignoti. Peraltro secondo l’ipotesi accusatoria, la proposta di pace avanzata da Raduano sarebbe stata valutata da chi «non voleva giungere immediatamente alla pattuizione di un accordo, ma quella di aprire una fase di negoziato» scrive il gip «volta a saggiare la serietà della controparte, nei cui confronti si nutriva scarsa fiducia: si otteneva così ulteriore vantaggio, e cioè guadagnare tempo per riorganizzarsi adeguatamente e prepararsi ad una nuova offensiva». La trattativa è datata luglio 2018: i blitz antidroga di agosto di Dda, carabinieri e Polizia con una quin¬dicina di arresti, tra cui Raduano e i cugini Iannoli, posero fine a quel discorso di pace da scrivere col sangue. gazzettacapitanata
Pubblicato in Cronaca
«Prima comandava Marco, gli ho sparato. Mo’ voglio comandare io. Non è morto e siamo rivali, quello da una parte e io sto da un’altra. Quello dà fastidio a chi sta vicino a me, e io do fastidio a chi sta vicino a lui». Così parlava Giovanni Iannoli a luglio 2018 confessando a un conoscente - a dire dell’accusa - d’aver partecipato al tentato omicidio del capo clan rivale Marco Raduano avvenuto a Vieste la sera del 21 marzo precedente. Sono le intercettazioni la prova principale in mano a Dda, carabinieri e squadra mobile per sostenere che furono i cugini Giovanni e Claudio Iannoli arrestati per tentato omicidio nell’operazione «Scacco al re» a cercare di uccidere Raduano: con loro avrebbe agito Gianmarco Pecorelli assassinato il 19 giugno 2018; e l’agguato sarebbe stato ordinato dal rivale di Raduano, Girolamo Perna ritenuto al vertice del clan contrapposto, a sua volta ammazzato lo scorso 26 aprile. L’accusa ipotizza che i cugini Iannoli abbiano cercato di uccidere Raduano in quanto temevano a loro volta d’essere eliminato. «Gli ho sparato» direbbe Giovanni Iannoli in un’intercettazione perché quello mi ha detto che dovevo andare a lavorare, che io non dovevo fare più niente. Cioè lui mi aveva dettato le regole a me e di che non dovevo fare. Poi mi ha visto che mi sono avvicinato a Claudio e hanno detto: “chissà quei due che stanno organizzando, mo’ li dobbiamo uccidere". E allora prima che ci uccidevano loro a noi ci abbiamo provato noi e non ci siano riusciti. Ecco qual è il discorso, te l’ho già detto sette volte e non lo vuoi capire». Raduano raggiunto a spalle, gluteo e mano dai colpi esplosi da un mitra e due fucili esplosi da tre killer appostati sotto casa della vittima, se la cavò perché un’arma si sarebbe inceppata. Come emergerebbe da un’ulteriore intercettazione di Giovanni Iannoli che confidandosi con una persona, a luglio avrebbe confidato: «Così stanno i fatti. Sono andato alla casa» (a casa di Raduano per l’accusa) «e gli ho sparato e non l’ho preso. Si è bloccato il fucile, se no l’avrei ucciso, capito? Perché a prenderlo lo abbiamo preso, no al centro l’abbiamo preso di striscio. Se n’è scappato, ecco il morale della favola qual è. Secondo te perché è morto Gianmarco?» (con riferimento all’omicidio Pecorelli del 19 giugno 2018) «Perché lui sa che sta da quell’altra parte, hai capito? Quello lui è una bandiera, noi siamo un’altra bandiera, siamo due bandiere diverse». In un’altra intercettazione di luglio 2018, Giovanni Iannoli si sarebbe rammaricato del fatto che la vittima scampò («là se andava bene mo’ era tutta un’altra cosa») ed anche della mancata presenza di un killer esperto al suo fianco al momento dell’agguato a Raduano: «se viene una persona pratica, se viene un cristiano pratico, è diverso. Là non è che ci voleva un professionista, però ci voleva sempre Un cristiano pratico perché il fatto è quello che è: la distanza era da qua a là, era facile. Io sono arrivato vicino, da qua a là, che quello ormai dove ca... doveva andare. Quando siamo arrivati fine, non sono andato più avanti, che dovevo andare a fare? Quello che tenevo non funzionava più. Poi quando me ne sono andato, cioè che non ci sono riuscito, piglia ed ha funzionato. No, non si era inceppata perché ho spa¬rato due botte, e già non si capiva più niente, che quello già se n’era andato. Quando me ne sono andato che ho provato, è andato un’altra volta», e cioè l’arma ad agguato concluso e fallito aveva ripreso a funzionare. Eppure Iannoli l’aveva provata il giorno prima l’arma «e tutto era a posto», il che ha fatto scattare anche 1’aggravante della premeditazione. gazzettacapitanata
Pubblicato in Cronaca

A tentare di uccidere la sera del 21 marzo 2018 Marco Raduano sarebbero stati non solo i cugini Claudio e Giovanni Iannoli arrestati lunedì scorso da carabinieri e squadra mobile, ma anche Gianmarco Pecorelli, assassinato il 19 giugno del 2018 da sicari ancora sconosciuti, e il cui nome non compare tra gli indagati dell’inchiesta «Scac­co al re». I tre presunti sicari avrebbe agito - secondo magistrati e investigatori - su man­dato del capo clan Girolamo Pema, che avrebbe dato l’ordine di ammazzare il capo clan rivale; ed a sua volta ucciso la sera dello scorso 26 aprile davanti casa da un assassino al momento non ancora identificato: Pema era indagato nell’inchiesta sfociata nell’ar­resto dei cugini Iannoli, il nome è stato poi depennato per la sua morte violenta. Una delle armi usate per l’agguato fallito al boss rivale - il mitra Kalashnikov che esplose un paio di colpi - peraltro tornò a sparare 40 giorni più tardi per uccidere Antonio Fabbiano, il giovane viestano ritenuto vicino al gruppo Raduano, ferito gravemente sotto casa a Vieste la sera del 25 aprile del 2018 e deceduto qualche ora più tardi nell’ospedale «Casa sollievo della sofferenza» di San Giovanni Rotondo, altro delitto ancora in cerca di autore. Ecco cosa racconta l’inchiesta «Scac­co al re» di carabinieri del nucleo inve­stigativo di Foggia, colleghi del Ros, agenti delle squadre mobili di Foggia e Bari e colleghi dello «Sco» di Roma, coordinata dai pubblici ministeri della Direzione distret­tuale antimafia di Bari. L’in­chiesta partita a marzo di un anno fa è sfociata nell’ese­cuzione delle due ordinanze cautelari in carcere firmate dal gip di Bari Giovanni Anglana nei confronti di Claudio Iannoli, 43 anni e del cugino Giovanni Iannoli di 36 anni, entrambi viestani e già detenuti dall’agosto 2018 per essere coinvolti nel blitz antidroga «Agosto di fuoco». Al centro dell’inchiesta la rivalità tra il clan Raduano (Marco Raduano all’agosto 2018 è detenuto per traffico di droga aggravato dalla mafiosità) e il gruppo Perna. La guerra di mala dal gennaio 2015 ad oggi ha contato nella capitale del turismo pugliese 10 morti am­mazzati, 1 lupara bianca, 5 agguati falliti, di cui alcuni nemmeno denunciati alle forze dell’ordine.

 

IN SILENZIO GLI INDAGATI

I due presunti killer questa mattina saranno inter­rogati nelle carceri di Terni (Claudio Iannoli) e Siracusa (Giovanni Iannoli) dai gip dei rispettivi Tribunali su rogatoria del collega di Bari firmatario dell’ordinanza di custodia cautelare: è probabile che i due cugini si avvalgono della facoltà di non rispondere. «Ho ritirato solo questa mattina» (ieri per chi legge ndr) «l’ordinanza cautelare di 114 pa­gine e devo ancora parlare con il mio cliente e decidere se rispondere o meno alle con­testazioni» dice al cronista l’avv. Michele Arena difensore di Giovanni Iannoli. Dello stesso tenore le dichiarazioni del collega, l’avv. Salvatore Vescera che assiste Claudio Iannoli: «l’ordinanza è corposa, non ho an­cora avuto accesso a tutti gli atti d’indagine per cui è probabile che il mio assistito si avvarrà oggi della facoltà di non rispondere alle domande del giudice; l’interrogatorio peraltro non si svolge davanti al gip fir­matario del provvedimento restrittivo».

 

DOPPIA AGGRAVANTE

 

II gip di Bari Giovanni Anglana ha accolto la richiesta dei pm e disposto l’arresto dei due cugini per concorso in tentato omicidio premeditato e ulteriormente aggravato dalla mafiosità. Ne­gli atti d’indagine si parla anche dell’omicidio Pecorelli (inizialmente pare fosse ritenuto vicino al gruppo Raduano, poi sarebbe pas­sato dall’altra parte avvicinandosi in par­ticolare ai cugini Iannoli) e di un’altra mezza dozzina di omicidi, agguati falliti, progetti di morte compresa una strage tra la folla per eliminare tre esponenti del gruppo Raduano. In ballo c’era e c’è il controllo dei traffici di droga (sulle coste di Vieste sbarcano le ton­nellate di marijuana impor­tate dall’Albania e destinate a rifornire vari mercati d’Ita­lia) e delle piazze locali dello spaccio.

 

UTILIZZATE 3 ARMI FECERO FUOCO

 

A sparare contro Marco Raduano alle 8 di sera del 21 marzo 2018 (data simbolica sul Gargano visto che l’anno prima e l’anno dopo si sono registrati due omicidi tra Monte Sant’Angelo e Mattinata sempre legati alla guerra tra clan del Promontorio) furono tre armi, secondo quanto accertato dai rilievi di scientifica svolti sul posto dai carabinieri: un mitra Kalashnikov calibro 7.62; e due fucili entrambi calibro 12. Sul luogo dell’agguato i carabinieri della «Sis» - sezione investigazioni scientifiche del re­parto operativo di Foggia - rinvennero due bossoli calibro 7.62 esplosi dal mitra; e 5 bossoli esplosi dai due fucili. Raduano, all’epoca dei fatti sottoposto alla sorveglianza speciale, rincasava quando i sicari appostati nella vegetazione fecero fuoco (e il mitra s’inceppò come emerge da un’intercettazione): Raduano venne inseguito e trovò rifugio a casa del suocero. Miracolato, se la cavò con ferite non letali a braccio, avambraccio, spalla destra, mano, gluteo e caviglia, venendo trasportato all’ospedale «Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Il mitra usato per cercare di uccidere Raduano – hanno poi accertato le consulenze balistiche del Ris dei carabinieri - è la stessa arma utilizzata nell’agguato che costò la vita a Fabbiano. L’accusa contro i cugini Iannoli in relazione al tentato omicidio Raduano poggia su decine intercettazioni anche ambientali, riprese video, appostamenti, analisi di scientifica.

 

LA MAFIOSITÀ

 

L’accusa contesta ai due presunti sicari l’aggravante della mafiosità per aver commesso il fatto «per agevolare la compagine criminale facente capo a Girolamo Perna nell’ambito della violenta guerra di mafia intercorsa con la fazione contrapposta facente capo a Marco Raduano, tesa ad ac­quisire il controllo criminale del territorio viestano e l’assunzione del monopolio nella gestione e commercio della droga e di altre attività illecite»; ed anche per le modalità «operative di tipo mafioso».

gazzettacapitanata

Pubblicato in Cronaca
Andamento positivo per il mercato immobiliare della Puglia. Nel 2018 le compravendite di abitazioni sono state infatti 33.608, in aumento del 4,4% rispetto all’anno precedente. Le province di Bari e Lecce sono quelle in cui sono state registrate più transazioni. Sul fronte quotazioni, si conferma il decremento generalizzato a livello regionale già registrato nel 2017, pari al -1,22%, con un valore medio pari a 1.313 E/m2. Questi i principali dati contenuti all’interno delle Statistiche Regionali, la pubblicazione dell’Osservatorio del Mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate che analizza l’andamento del mercato immobiliare delle abitazioni nelle regioni, con approfondimenti e focus per ogni Provincia. Le compravendite delle abitazioni - A livello provinciale, nel 2018 sono stati registrati 11.479 scambi a Bari e 6.086 a Lecce. Le due province insieme rappresentano oltre la metà dell’intero volume regionale. Seguono le province di Foggia (5.044 scambi), Taranto (4.568), BAT (3.250), Brindisi (3.182). Rispetto al 2017 quelle che sono cresciute di più sono le province di Foggia (+6,3%) ed BAT (+6%). Le quotazioni - A differenza dei volumi di compravendita, le quotazioni presentano variazioni in diminuzione rispetto all’an¬nualità precedente. Il valore medio è pari a 1.313 E/m2, in diminuzione dell’1,22% rispetto al 2017. Il calo è più marcato nei comuni capoluoghi di provincia (-1,20%) che non negli altri comuni della provincia (-0,90%). Le dimensioni - La superficie media per unità abitativa compravenduta nelle province pugliesi è pari a 104,4 m2, in lieve aumento rispetto al 2017: la superficie media più elevata si registra nella provincia leccese (112,2 m2), mentre, nella provincia di BAT le abitazioni compravendute sono mediamente più piccole (98,3 m2).
Pubblicato in Economia
Ricorderete, nella richiamata data, si è svolto consiglio comunale "anomalo", per non dire altro, concluso in due minuti, forse meno, nonostante fosse tra gli argomenti la approvazione del bilancio di previsione. Avevamo espresso, immediatamente disappunto per il comportamento tenuto dalla maggioranza consiliare che, con prepotenza ed arroganza, si è sottratta alla discussione in consiglio comunale. Dopo aver meditato ed aspettato, inutilmente, che qualcuno si scusasse per il comportamento poco istituzionale tenuto, non rispettoso, appunto delle minoranze, con l'altro gruppo consiliare abbiamo ritenuto di dover impugnare tutte le delibere di consiglio comunale approvate nel detto consiglio. Verificherà il TAR se il bilancio di previsione è stato, o meno, approvato correttamente e se la maggioranza ha rispettato le regole imposte dalla legge. Speriamo di si... Domenico Afferrante
Pubblicato in Politica
La Polizia di Stato, dalle prime ore di stamane, sta eseguendo un provvedimento cautelare, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari di Bari, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia, nei confronti di diversi soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, tentata estorsione, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, spaccio di droga, danneggiamento, reati in materia di armi, lesioni personali e tentato omicidio, aggravati dalle finalità mafiose. L´operazione, tuttora in corso, condotta dalle Squadre Mobili di Foggia e Bari e dal Servizio Centrale Operativo, supportata da 30 equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine, vede l´impiego di oltre 200 poliziotti in provincia di Foggia e altri nelle province di Napoli, Milano, Salerno, Rimini, Campobasso, Pescara, Chieti, Teramo, Ascoli Piceno e Fermo. I dettagli dell´operazione verranno forniti nel corso di una conferenza stampa che si terrà, alle ore 11,00 presso l’Aula del Consiglio Giudiziario della Corte d’Appello di Bari, alla presenza, tra gli altri, del Procuratore Nazionale Antimafia, dott. Federico CAFIERO de RAHO, del Procuratore della Repubblica di Bari, dott. Giuseppe VOLPE, del Procuratore della Repubblica di Foggia dott. Ludovico VACCARO, del Direttore Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, dott. Francesco MESSINA, del Direttore del Servizio Centrale Operativo, dott. Fausto LAMPARELLI, e del Questore della Provincia di Foggia, dott. Mario DELLA CIOPPA.
Pubblicato in Notizie

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