Articoli filtrati per data: Mercoledì, 15 Gennaio 2020 - Rete Gargano
Mercoledì, 15 Gennaio 2020 18:29

Paura a San severo: avvistata una pantera

E’ allarme a San Severo dove è in giro una pantera, una tra i felini più pericolosi. L’animale è stato avvistato in agro di San Severo esattamente su via Castelnuovo della Daunia: la pantera è stata notata all’interno di un opificio a soli 1,5 km dal centro abitato. Sul posto sono subito intervenuti gli uomini del Commissariato della Polizia di Stato di San Severo coordinati dal Vice Questore dott. Claudio Spadaro, gli agenti della Polizia Locale di San Severo coordinati dal Comandante Maggiore dott. Ciro Sacco; allertato anche il servizio veterinario della ASL Foggia ed il settore competente della Provincia di Foggia.

“Invito tutti alla massima attenzione e cautela – dichiara il Sindaco avv. Francesco Miglio – l’animale è stato avvistato con estrema certezza, la sua presenza nel nostro territorio è dunque evidente, invito tutti a non avventurarsi nelle campagne specie in queste ore serali: è a disposizione il numero telefonico 0882.339200 – Sala Operativa della Polizia Locale, per ogni utile evenienza”.

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La Guardia di Finanza ha notificato 18 avvisi di conclusione indagini preliminari emessi dalla Procura di Foggia per altrettante persone, accusate a vario titolo di condotte illecite nelle elezioni comunali del maggio 2019 ad Apricena. Diversi cittadini comunitari sono accusati di aver offerto il proprio voto e quello di familiari in cambio di denaro, una somma tra 20 e 50 euro ciascuno.
   

"L'amministrazione comunale di Apricena non teme nessuna indagine perché lavora da anni solo ed esclusivamente nell'alveo della legalità", commenta il sindaco Antonio Potenza, forte di "un risultato di 3.400 voti di scarto tra la nostra lista e i perdenti", su poco più di 8mila votanti.
   

Secondo le indagini, un presidente di seggio avrebbe omesso nel verbale i numeri delle tessere elettorali di 86 persone, impedendo di risalire a quanti si erano recati al voto; indagati, per diversi episodi, anche un assessore, un dirigente e un funzionario dell'Anagrafe, due agenti della Polizia municipale.

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La Regione istituisce il registro per identificare le strutture non alberghiere. Dal prossimo primo giugno chi non sarà in regola pagherà una sanzione fino a tremila euro

I dati sono ineluttabili. In Puglia gli alberghi sono 900, altrettanti i villaggi turistici e quasi 6 mila le strutture ricettive non alberghiere in regola tra bed&breakfast, case vacanza e stanze singole. Ma la domanda è enorme perché solo sul portale di Airbnb in Puglia erano disponibili ben 40.481 alloggi.

Un incremento delle strutture offerte dell’88,28 per cento. Cosa vuol dire? Che nella regione (dal Gargano al Salento) esistono migliaia di strutture ricettive nel sommerso. Milioni di turisti «fantasma», non censiti.

Ora, però, per i furbetti dell’accoglienza ci sarà tolleranza zero perché la giunta regionale della Puglia, guidata dal presidente Michele Emiliano, ha approvato il regolamento di attuazione alle procedure amministrative per l’istituzione e la gestione del Registro regionale delle strutture ricettive non alberghiere, previsto da una legge regionale del 2018.

In modo particolare la giunta regionale ha anche stabilito l’obbligo di indicare e di pubblicare il Codice identificativo di struttura (Cis) per ogni singola unità ricettiva pubblicizzata. La normativa partirà dal 1 giugno 2020 e per gli inadempienti sono previste sanzioni pecuniarie da un minimo di 500 a un massimo di 3 mila euro.

Una battaglia di legalità e trasparenza portata avanti da Federalberghi che da anni denuncia il fenomeno dei turisti «fantasma», non contemplati dalle statistiche ufficiali, gestiti nella maggior parte da Airbnb, il colosso americano dell’house sharing, che è stato più volte accusato dagli albergatori pugliesi di non rispettare le regole di mercato e aggirare sistematicamente gli obblighi fiscali.

In cosa consiste il Cis? Il Codice identificativo di struttura dovrà essere indicato dai soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare e affitto breve, nonché quelli che gestiscono portali telematici, sugli strumenti utilizzati nella pubblicità, promozione e commercializzazione dell’offerta.

Le funzioni di vigilanza, controllo e di irrogazioni delle sanzioni amministrative saranno esercitate dai Comuni, «ferma restando la competenza dell’autorità di pubblica sicurezza e dell’autorità sanitaria», spiegano da Federalberghi Puglia. Secondo Pugliapromozione nella regione per un turista censito ve ne sono almeno 6 in nero.

In Puglia il comparto turistico ha raggiunto un fatturato 1,5 miliardi di euro. Con lo stop al sommerso - secondo le rilevazioni degli enti regionali - il giro di affari del settore potrebbe arrivare anche a 8 miliardi di euro. Solo a Bari, per esempio, gli alberghi sono 23 e le attività ricettive non alberghiere con regolare Scia sono 180.

«Ma su Airbnb gli annunci sono stati 1.300», tagliano corto da Federalberghi secondo cui il sommerso turistico, a livello regionale, ha immesso nel mercato più di 160 mila camere «producendo il fatturato maggioritario (50-60 per cento) dell’intera economica turistica pugliese», hanno spiegato ancora gli albergatori pugliesi.

Esulta anche Massimo Salomone, coordinatore del gruppo tecnico turismo di Confindustria Puglia: «L’adozione di un codice identificativo diventa uno strumento di particolare importanza poiché consentirà di monitorare l’attività delle piattaforme digitali».
 

Salvatore Abitabile

corrieremezzogiorno

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Uno studente su due (53,8%) delle scuole superiori di Bari e provincia (età da 14 a 18 anni) ha fatto esperienza di sexting, cioè l'invio o la ricezione di testi o immagini sessualmente esplicite tramite Internet o telefono cellulare. Il 19,6% dei giovani ha ammesso di aver inviato o condiviso, almeno una volta, immagini o video di se stesso in pose sexy e/o con espliciti riferimenti sessuali e nell'11% dei casi il destinatario era uno sconosciuto.

Mentre, il 20,8% dichiara di aver inviato o condiviso immagini o video sexy di altri coetanei. Sono alcuni dei dati che emergono da una ricerca svolta dal Comitato permanente "Osservatorio generazionale" dell'Università Aldo Moro di Bari per rilevare i pericoli legati all'utilizzo delle nuove tecnologie con cui i "nativi digitali" hanno a che fare quotidianamente: Internet, chat, App. I risultati sono stati resi noti questa mattina in Consiglio regionale durante la presentazione degli atti della II e III Assemblea nazionale del Forum "Bambini e mass media".

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La prefettura di Foggia annuncia la due giorni di incontri. Domani il Prefetto Annapaola Porzio alle 10.30 incontrerà il Procuratore della DDA di Bari, il Procuratore della Repubblica di Foggia e i vertici provinciali delle Forze di Polizia; il presidente della Provincia, il sindaco di Foggia, le commissioni straordinarie dei comuni di Manfredonia e Cerignola, il sindaco di San Severo, le organizzazioni sindacali; le associazioni antiracket e antiusura attive sul territorio della Provincia.

Nel pomeriggio, alle 15,30, presso la Camera di Commercio di Foggia, ci sarà un incontro con il mondo imprenditoriale foggiano. Venerdì 17 gennaio, alle 11, si svolgerà, organizzata in collaborazione con il Rettore dell'Università degli Studi di Foggia e il direttore dell'Ufficio scolastico provinciale, presso il dipartimento di Scienze Umane, una riunione di comitato provinciale sull'Ordine e la Sicurezza Pubblica, presieduta dal Prefetto di Foggia, sempre con la partecipazione del commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle Iniziative Antirackct ed Antiusura, aperta alla pubblica partecipazione.

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SIG. Presidente Sergio Mattarella,

Mi chiamo Domenico Vecera, sono nato a Peschici (FG), splendido paese in cui vivo e lavoro, e ho cinquant’anni.

Desidero farLe conoscere la storia di un particolare momento che ha contrassegnato la mia vita di uomo e poi di cittadino accaduto nel lontano 2010, e chi, se non Lei, che rappresenta il Popolo italiano, può dare ascolto alla mia voce!

Le scrivo da ex Sindaco della mia bella comunità peschiciana che ho avuto l’onore ed il privilegio di servire per cinque anni, da Aprile 2008 a Maggio 2013; sono stati anni difficili a causa della crisi devastante che ha colpito il mondo intero, le cui ripercussioni hanno investito anche la nostra cittadina, da troppo tempo governata da un sistema affannoso che ha ridotto la sua gestione ad un giocattolo manovrato dall’abilità di soliti noti e che abbiamo cercato di interrompere ad ogni costo, a volte con scelte difficili ed impopolari.

Credevo fermamente, haimè sbagliandomi, che la nostra azione amministrativa avrebbe avuto il sostegno delle Istituzioni invece, sin da subito, mi sono reso conto che le cose stavano diversamente; cercherò in breve di raccontare la mia “odissea giudiziaria”.

Sig. Presidente, in cinque anni di Amministrazione ho dovuto affrontare una dozzina di processi che hanno riguardato quasi tutti i reati tipici della P.A.; ripeto rinvii a giudizio e non avvisi di garanzia che di seguito riporto:

 Peculato;

 Abuso d’ufficio e concorso di reato;

 Diffamazione e calunnia;

 Omissione in atti d’ufficio;

 Corruzione;

 Oltraggio e offesa a Corpo amministrativo e giudiziario;

 Mobbing;

 Abuso d’ufficio;

 Danneggiamento di opere militari (al pari di un terrorista);

 Associazione a delinquere, turbativa d’asta, truffa, corruzione e corruzione aggravata (c. d. OPERAZIONE CLESSIDRA);

Ci sarebbe da scrivere un libro su ogni procedimento sopra elencato-

Chiunque leggesse di tutti questi reati direbbe che siamo in presenza di un delinquente incallito, farei io stesso queste considerazioni. Io ero, anzi sono, una persona per bene,di buona ed umile famiglia, ben voluto, senza eccessi, con un bel lavoro ed una bella famiglia (ho 4 figli), non ho mai avuto problemi con la giustizia e non ero mai entrato in un’aula giudiziaria prima che diventassi Sindaco.

Ero incensurato e sono incensurato atteso che, dopo tutto quello che ho dovuto passare e sopportare, sono stato assolto in tutti i processi ad eccezione dell’ultimo che si è concluso il mese sorso con la prescrizione (I° grado). Vorrei scriverLe di ogni processo che ho dovuto affrontare per difendermi da accuse infamanti, non è questo il momento, tuttavia alcuni cenni li debbo fare al solo scopo di mettere in luce il malfunzionamento della giustizia italiana.

Le vorrei parlare del primo (il primo non si scorda mai) e dell’ultimo procedimento giudiziario che mi è costato la privazione della libertà con arresto in carcere ed ai domiciliari.

Il primo processo che ho dovuto affrontare è per l’accusa di Peculato, a causa dell’utilizzo di un telefonino aziendale. In seguito a denuncia da parte di un Consigliere di minoranza, per l’uso del cellulare di servizio durante il periodo di aspettativa elettorale, sono stato rinviato a giudizio appunto per peculato; il processo si svolge tra il 2009 ed il 2010. Tenga presente che da Peschici per raggiungere il Tribunale occorrono circa tre ore di macchina (per andata e per ritorno) per 250 Km di strada, con i mezzi pubblici è un’impresa.

Dalle nostre parti l’esercizio della giustizia è un lusso, è proibitivo far valere le proprie ragioni a discapito di tempi e costi da sostenere. Il mio processo si chiude in 5 udienze (1250 Km), 3 testimoni che hanno raggiunto la sede del Tribunale a proprie spese ed assentandosi dal posto di lavoro, il mio avvocato ha inviato n. 3 raccomandate A/R per la convocazione dei testi, il Tribunale mi ha notificato almeno 4 atti con raccomandata A/R (giudiziara) il cui costo è di circa € 7,00 cadauna.

Il processo termina con la mia assoluzione. Sembrerebbe tutto normale se non fosse che il valore del presunto reato (le chiamate effettuate dal telefonino) contestatomi ammonta a poco più di 10 €.

I numeri sopra indicati devono far riflettere sul costo sostenuto dallo Stato e dal sottoscritto per celebrare questo processo. Mi chiedo, pur tenendo bene in mente che in Italia c’è l’obbligatorietà dell’azione penale, se è mai possibile essere sottoposti a giudizio in cui lo Stato ed i cittadini, con tutte le difficoltà sopra descritte, devono spendere diverse migliaia di euro per perseguire un ipotetico danno di 10 €?

Da questo mio primo processo ho capito che la mia vita di Sindaco non sarebbe stata una passeggiata. Sig. Presidente, in un Paese normale, o meglio civile, il processo dopo la sentenza di assoluzione, data anche l’esiguità delle somme contestate, sarebbe finito lì, invece no!

L’allora Procura di Lucera ha ritenuto appellare la sentenza di I° grado. Ho dovuto, assieme allo Stato, sopportare altre spese in quanto il Tribunale di Appello si trova a Bari (500 Km - A/R), dove ci siamo dovuti recare due volte, altre spese di viaggio, spese legali, etc. etc. Sottolineo: per poco più di 10 €. Anche se alla fine si è concluso bene, il rammarico resta, la domanda che mi sono fatto in tutti questi anni è: CHI PAGA? È mai possibile che per perseguire un eventuale reato di pochi spiccioli occorre spendere migliaia di euro?

Di ogni processo che ho dovuto affrontare posso confermare come la giustizia sia stata esercitata in modo superficiale, poco obiettiva e quasi persecutoria. Sull’ultimo processo, iniziato con la c.d. “operazione Clessidra” del dicembre 2010, vorrei fare qualche riflessione in più.

L’Operazione Clessidra ha portato all’arresto di 23 persone (la Procura di Lucera aveva chiesto l’interdizione per una cinquantina di persone) con accuse infamanti per me e per gli altri soggetti interessati.

Sono stato prelevato alle tre del mattino dalla mia abitazione e sottratto alla mia famiglia, sono stato condotto in carcere. L’Operazione Clessidra parte dalla Procura di Lucera sulla scorta di lettere anonime (delle quali conosco bene Nomi, Cognomi ed indirizzi nonche’ studi professionali), su indiscrezioni e vox populi (per utilizzare i termini che si leggono nel provvedimento di custodia cautelare) ed è stato costruito un quadro indiziario ed un castello di accuse che letto dall’esterno è sembrato gravissimo e preoccupante, stile criminalità organizzata.

A dir la verità, la mattina dell’arresto, credevo di essere vittima di scherzi a parte, invece non si trattava affatto di uno scherzo, ma dell’inizio di una dura prova posta in essere dalla cattiveria di menti intenzionate a fare solo MALE! Appena resomi conto di tutto cio’, anche attraverso la lettura del provvedimento di custodia cautelare, ho cercato di capire quali fossero i reati e le accuse infamanti additati a me e ad altre persone che hanno ugualmente subito l’arresto. Ancora oggi, a distanza di 10 anni, faccio fatica a comprendere i “gravi motivi” che hanno indotto la Procura a privarmi della libertà.

Decisi di resistere,di non arrendermi certo di voler dimostrare a tutti la mia innocenza. Non mi dimisi da Sindaco nonostante l’arresto del sottoscritto, di un assessore, di un consigliere, del comandante dei VV.UU., di un responsabile dell’Ufficio tecnico, di alcuni altri dipendenti comunali. Mi resi conto che la mia ferma testardaggine a voler resistere suscitò stupore tra gli inquirenti, convinti che l’arresto del Sindaco e di molti altri avrebbe portato al commissariamento dell’Ente, nell’opinione pubblica e nella la politica locale, già pronti all’avvicendamento.

Non avevano fatto i conti con l’onesta’ e la buona fede di ognuno di noi. Nessuno degli indagati ha patteggiato, tutti hanno affrontato il processo con serenità e rispetto nel lavoro dei Giudici (giudicanti) e della giustizia. La notizia del blits fece il giro del mondo, ebbe risalto in tutte le tv nazionali, sui quotidiani, sui social, la mia famiglia venne contattata da parenti residenti in America per chiedere notizie su cosa fosse successo a Peschici.

La Procura per arrestare i 23 indagati tutti incensurati , nell’operazione clessidra, utilizzò 140 Carabinieri, 50 automezzi, 1 elicottero, un mezzo forestale ed un mezzo navale (probabilmente, vista la pericolosità degli indagati, c’era il rischio di fuga a nuoto alle Isole Tremiti).

La conferenza stampa della Procura, che ho avuto modo di ascoltare e vedere su youtube, è stata a dir poco imbarazzante (per loro) e vergognosa, si è voluto far passare una normale attività amministrativa del Comune come una serie di attività illecite profanando notizie false prive di fondamento e con argomentazioni ridicole. Sono stato sbattuto in prima pagina come il peggiore dei delinquenti, sono stato definito dalla Procura come “soggetto pericoloso e di primo piano” di una fantomatica associazione a delinquere il cui fine malavitoso ancora oggi è ignaro a tutti. Il processo di I° grado si è concluso poche settimane fa - dopo 10 anni, una settantina di udienze, giornate di lavoro perse, soldi spesi – con l’assoluzione di qualcuno e la prescrizione di altri compreso il sottoscritto.

La prescrizione è una sconfitta per tutti. Quando è stato chiaro il tentativo della Procura di voler arrivare a “NON FAR DECIDERE”, abbiamo rinunciato a quasi tutti i testi a nostro discarico per accelerare i tempi e giungere a sentenza, ma non ci siamo riusciti. La prescrizione non è stata la conclusione sperata di questa vicenda che mi ha segnato molto. Dopo 10 anni e tanti processi affrontati, ho dovuto desistere ed accettare l’esito.

Qualcuno potrebbe obiettare chiedendomi il perché non abbia rinunciato alla prescrizione. La risposta è semplice: in un Paese civile un processo di I° grado non può durare 10 anni, così come in un Paese normale un cittadino non può essere sottoposto a giudizio per 10 volte in 5 anni senza mai essere condannato e senza che qualcuno mai abbia pagato.

Qual è la ragionevole durata del processo sancita dall’art. 111 della Costituzione? In un Paese civile e/o normale lo Stato non puo’ perseguitare per 10 anni un cittadino, spendere centinaia di migliaia di euro per celebrare simili processi per poi prevedere nella legge di bilancio aumenti di 40 centesimi al mese per i pensionati per mancanza di fondi, Sig. Presidente, alle persone che mi hanno fatto del male per il solo gusto di esercitare peccati capitali quali invidia, accidia ed ira, peraltro insiti nella loro effimera natura,e/o per elevare le proprie ambizioni di carriera, voglio ricordare che hanno omesso di considerare seriamente il Giudice Primo, il Giudice monocratico Supremo a cui tutti presto o tardi siamo chiamati a rendere conto le cui sentenze sono certe, giuste e definitive e, a quanto pare, è già al lavoro.

L’era del Procuratore SECCIA a Lucera è stata segnata da una serie di arresti di soggetti operanti nella P.A., in quel momento storico l’integerrimo Difensore dello Stato aveva deciso che tutti gli amministratori pubblici erano delinquenti (eccetto Lui); infatti sono stati arrestati in quel periodo Sindaci, Assessori, Consiglieri comunali, esponenti delle Forze dell’ordine, etc. Non mi risulta che qualcuno di questi, dopo regolare processo, sia stato condannato; mi risulta, di contro, che il PM dott. Marangelli, braccio operativo dell’allora Procuratore Seccia, sia stato oggetto di attenzione da parte del CSM e della trasmissione le IENE (puntata del 28/04/2016) nella quale i giornalisti volevano far chiarezza su alcuni comportamenti discutibili del magistrato che hanno portato all’arresto 4 Carabinieri, ovviamente dopo il processo tutti assolti.

Da questa trasmissione si può capire come si lavorava presso la Procura di Lucera sotto la guida del procuratore Seccia. Quest’ultimo, già procuratore capo di Lucera e di Fermo, è stato tirato in ballo da un imprenditore pugliese che ha scoperchiato il c. d. “sistema Trani” che ha portato all’arresto di alcuni Magistrati nell’ambito dello scandalo “Toghe sporche” per corruzione e giro di mazzette.

Le rivelazioni dell’imprenditore mostrano un quadro inquietante per l’integerrimo Procuratore Seccia, di lui si parla di legami stretti con la criminalità organizzata con giro di mazzette per aggiustare i processi all’epoca dei fatti con l’utilizzo di metodi mafiosi. Tutto questo l’ho appreso da alcuni articoli di giornali (Fatto quotidiano, Gazzetta del Mezzogiorno, l’Immediato) di giugno e luglio scorsi nei quali si parla di “metodo Seccia” con un quadro indiziario inquietante supportato da foto e immagini video e, da ultimo, abbiamo appreso che lo stesso è stato indagato per concorso in corruzione. Sig. Presidente in un Paese normale e civile questi soggetti andrebbero cacciati dalla magistratura, dopo aver fatto loro pagare i danni commessi, in Italia abbiamo promosso il Procuratore Seccia a Sostituto Procuratore Generale della Cassazione.

Sapere che le mie indagini sono state seguite da questi signori che avrebbero dovuto sorvegliare sull’osservanza delle leggi e sulla pronta e regolare amministrazione della giustizia mi fa ribrezzo, mi spaventa. I miei figli all’epoca dei fatti erano piccoli, oggi che sono grandicelli ho difficoltà a dire loro che il proprio padre è stato arrestato e che la giustizia nonostante 10 anni non sia riuscita a dare un giudizio. Sig. Presidente Lei si chiederà, giustamente, perché Le scrivo! In realtà non vi è una vera e propria risposta poichè non chiedo risarcimenti o rimborsi, avrei desiderato ricevere da qualche servitore onesto dello Stato delle semplici scuse, anche utilizzando formule dubitative del tipo: “…sig. Vecera forse con lei abbiamo esagerato, probabilmente abbiamo commesso degli errori e l’abbiamo arrestato con troppa superficialità…”.

Questo sarebbe dovuto accadere in un Paese normale e civile. Sig. Presidente, le devo le mie scuse per il tempo sottratogli, ma ora che ho dato luce alle mie ragioni mi sento sollevato perche’ mi sono rivolto alla persona per bene che Lei è, alla sua indiscussa umanita’ e apprezzo lo sforzo profuso per rappresentare al meglio la nostra bella ITALIA!

Grazie.

f.to Dott. Domenico VECERA

 

 

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«Gli agricoltori e le imprese che operano nel settore, con già elevate difficoltà, non possono permettersi di perdere i finanziamenti previsti dal Psr»: il monito arriva da Gigi Antonucci, presidente del Alpaa Cgil Puglia dopo la diffusione dei dati uf­ficiali resi noti da Agea relativi al consuntivo 2019 dei Psr.

«Il non raggiungimento degli obiettivi del Psr Puglia - ag­giunge Antonucci- si traduce nella possibile perdita di circa 142 milioni di euro, di cui 86 milioni di quota Feasr e la re­stante parte di cofinanziamento per gli agricoltori pugliesi.

Una situazione che più volte gli addetti ai lavori e le organizzazioni sindacali hanno annunciato e de­nunciato, vedi nel novembre dello scorso anno la richiesta da parte della Cgil e Flai Puglia degli stati generali dell’agricoltura, rimanendo però inascoltati. Oggi il futuro di un intero comparto, traino dell’intera Regione è legato ad una deroga dell’Unione Europea invocata dalla Regione».

Chiede tutela dell’olio pugliese dalla concor­renza sleale delle importazioni il consigliere re­gionale di Forza Italia Domenico Damasceni: «C’è un aumento delle importazioni di olio dall’estero che supera il 20 %, nonostante sia stata un’annata di grande produzione olivicola per la Puglia, qua­si record in termini di quantità.

Una circostanza strana. Il Governo nazionale dovrebbe fare con­trolli serissimi a tutela non solo dei produttori, ma anche dei consumatori. Va reso trasparente il percorso dell’olio importato, rendendo pubblico il luogo di provenienza estera e quello di desti­nazione in Italia, per combattere sistemi illeciti con cui vengono nazionalizzati prodotti non ita­liani.

Bisogna avere un quadro preciso della trac­ciabilità». Intanto nei guai gli agricoltori di Capitanata. Le banche ora chiedono il rientro dai prestiti. L’auspicio è che la Regione intervenga. Decine di agricoltori foggiani hanno acquistato le macchine agricole confidando nel contributo che non arriverà. Si teme l’effetto domino. Vincenzo Bisaccia, specializzato nel credito in agricoltura dice: “siamo preoccupati per la mancanza di dialogo fra ente regionale e istituti di credito. Per uscirne occorre un nuovo piano di dilazioni”.

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Mercoledì, 15 Gennaio 2020 10:27

15 Gennaio/ I CAPPOTTI RUSSI

Molti dei cappotti russi distribuiti ai poveri hanno una piccola toppa nel pet­to o sulla schiena. Una piccola toppa rotonda che chiude il buco attraverso il quale entrò una pallottola e uscì un'anima. Il mio cappotto ha una piccola toppa proprio in corrispondenza del cuore. È ben cucita e di panno spesso, ma - dal forellino che essa copre - entra un sottile soffio d’aria gelida anche quan­do non c'è vento. E il cuore duole, trafitto da quello spillone di ghiaccio.

GIOVANNI GUARESCHI

Nel suo Diario clandestino (1946) Giovanni Guareschi, il famoso creatore di don Camillo e Peppone, racconta questo episodio della sua esperienza durante l'internamento nel campo di prigionia tedesco. L'aspetto simbolico è evidente: quella piccola toppa colpisce il cuore di chi è in vita, trafiggendolo con lo spillone della memoria, della soli­darietà, dell'amore per chi è morto ma vive attraverso quel dono. In verità, un po' tutti portiamo il cappotto protettivo di un altro che ora non c'è più. Abbiamo ricevuto in eredità preziosa non tanto alcuni be­ni da chi ci ha preceduto ma soprattutto alcuni valori che riscaldano l'anima, più di quanto faccia un panno o un muro per il corpo.

Già scarsa è la riconoscenza che abbiamo per quelli che ci sosten­gono e ci aiutano ora in vita. Ben più stinta (se non estinta) è la grati­tudine per chi ci ha amato in passato e ora è lontano da noi: abbiamo ricevuto doni di affetto, di stima, di insegnamenti, di valori che han­no rivestito la nostra vita, le hanno dato fremito e calore. Ma la no­stra superficialità ha sepolto tutto nell'oblio. Nel racconto di Guare­schi c'è, però, un altro aspetto da sottolineare. Ogni morte può essere un seme di vita, come diceva Gesù del chicco di grano. Ma perché questo accada, bisogna esser vissuti lasciando dietro di sé una scia di luce, di generosità, di bontà, di amore.

Gianfranco Ravasi

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A colpi di martello ha mandato in frantumi il lunotto posteriore dell’auto del sindaco di Peschici, Franco Tavaglione. A provocare il danno all’autovettura, una Fiat 500 cabrio, è stata una donna di nazionalità cinese che nel pomeriggio di lunedì 13 gennaio, poco dopo le 17,00, aveva cercato di entrare in Municipio. Non riuscendovi, in quanto gli uffici sono usualmente chiusi in quella giornata nella fascia pomeridiana, con un martello se l’è presa poi con l’auto del primo cittadino.

La donna, sposata con un cittadino di Peschici, è conosciuta dai servizi sociali del Comune in quanto i suoi tre figli sono stati affidati ad una struttura protetta, la comunità “Peter Pan” attiva a Calenella in territorio di Vico del Gargano. A quanto sembra, nella mattinata prima del danneggiamento, la donna aveva fatto visita ai figli nella comunità ed aveva avuto qualche discussione con le educatrici. Poi era andata al Poliambulatorio di Vico del Gargano perchè uno dei figli aveva l’influenza con problemi gastrointestinali. La concomitanza di questi fatti ha probabilmente agitato la donna che poi nel pomeriggio voleva parlarne in Municipio a Peschici. Trovando gli uffici chiusi ha deciso poi di scaricare la sua rabbia sull’auto del primo cittadino.

Il giorno dopo, martedì, Tavaglione si è recato presso il locale presidio dei Carabinieri per sporgere querela. Nell’occasione ha appreso che la stessa donna quel giorno si era nuovamente recata presso la Comunità “Peter Pan” danneggiando col martello altre auto e litigando con il personale della struttura, provocando poi l’intervento dei Carabinieri del Comando Compagnia di Vico del Gargano che l’hanno portata in caserma.  

Come spesso accade, le problematiche socio-familiari possono innescare reazioni che si riverberano su chi opera a diretto contatto con i cittadini, siano essi amministratori locali od operatori del settore, soprattutto nelle piccole località.

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