Silvestri gas
Articoli filtrati per data: Giovedì, 02 Gennaio 2020 - Rete Gargano

Bombe, estorsioni, incendi ed oggi anche un omicidio. Inizia all'insegna del crimine più afferrato il 2020 a Foggia, città sempre relegata agli ultimi posti per qualità della vita. Questa sera il primo omicidio dell'anno in viale Candelaro dove è stato ucciso Roberto D'Angelo di 53 anni. L'uomo era alla guida della sua auto quando due persone a bordo di uno scooter lo hanno affiancato, freddandolo a colpi di pistola. Sul posto i Carabinieri del Comando provinciale che al momento escludono qualsiasi collegamento dell'uomo con la criminalità organizzata.

 

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Tra pochi giorni avrà inizio il corso di 1° livello per futuri sommelier, organizzato dalla  delegazione AIS di Foggia per promuovere la cultura del vino come identità ed espressione univoca del territorio. I corsi sono rivolti a tutti i winelovers che si avvicinano a questo mondo per prepararsi a nuove avventure professionali ma anche per semplice curiosità, per passione, per voglia di approfondire la conoscenza di un settore affascinante e ricco di storia, tradizioni e innovazioni .

Obiettivo principale del primo livello è quello di far conoscere la tecnica della degustazione. Nelle 15 lezioni (che si svolgeranno presso l'istituto alberghiero di Vieste) parleremo di viticoltura e conosceremo le vinificazioni attraverso le basi dell’enologia. Parte integrante del programma sarà il tema relativo alle diverse funzioni del Sommelier, dallo stile nel servizio, all’organizzazione della cantina, dall’uso corretto dei bicchieri, al rispetto della bottiglia e del suo prezioso contenuto.

I libri di testo:

Il mondo del sommelier – La vite e la vigna, l’uva e il vino, gli spumanti, i vini passiti e i liquorosi, il vino italiano e le sue leggi, la birra, i distillati e i liquori, la figura del sommelier e il servizio, l’evoluzione del gusto a tavola. In sintesi, il mondo del sommelier dalla viticoltura all’enologia, arrivando fino al servizio del vino. Un percorso affascinante da scoprire con visite in cantina e assaggi al ristorante, letture e tour enogastronomici. Un mondo che mantiene forti radici con la tradizione, la cultura, la società.

La degustazione – Imparare a degustare significa assaggiare il vino con attenzione, collegare le sensazioni percepite alla sua storia e alla sua evoluzione, esprimere una valutazione condizionata il meno possibile dai gusti personali. Semplice e lineare, questo testo fornisce gli strumenti per decifrare il codice di accesso per entrare nel mondo del vino, il passepartout di una terminologia comune per parlarne con un linguaggio sintetico e per disegnarne la fisionomia con pochi tratti, essenziali ed efficaci.

Per informazioni:cell 320 6750 524

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Sciolta e liquidata la SpA che ha finora gestito l’Oasi Lago Salso. E’ l’ultima novità in ordine di tempo che arriva dalla zona umida sulla riviera sud di Manfredonia. Con atto notarile datato 20 dicembre 2019 il socio di maggioranza (l’ente Parco Nazionale del Garganoche deteneva il 96per cento delle quote, 4per cento al CSN, Centro Studi Naturalistici) ha dato corpo ai suoi propositi.

Un azzeramento propedeutico però al rilancio del sito naturalistico: “L’Oasi Lago Salso non chiude – puntualizza infatti il presidente dell’area protetta Pasquale Pazienza - ma si avvia verso una fase di profondo cambiamento e di riorganizzazione, resisi necessari dopo una gestione, sia attuale che passata, caratterizzata da forti criticità, che hanno compromesso la possibilità di assicurare un’effettiva fruizione pubblica dell’area basata su una concreta e corretta valorizzazione delle valenze naturalistico-ambientali in essa contenute.

” A vuoto pertanto il tentativo (sotto forma di proposta) avanzato qualche settimana fa dal socio di minoranza – il CSN - che si era detto disponibile a rilevare l’intero pacchetto delle azioni. “Proposta – precisa il presidente Pazienza – non presa in considerazione per oggettivi vincoli legislativi e contrattuali.”

Si è così compiuto il destino - nell’arco di poco meno di 40 giorni - della SpA in piedi dal 2015. E’in sostanza il tempo trascorso tra il 12 novembre, giorno della seduta del consiglio direttivo (che approvò all’unanimità la mozione di scioglimento e liquidazione presentata dal Presidente Pazienza in sella da poco più di 4 mesi) e il 20 dicembre, giorno dell’atto notarile che ha messo il tutto “nero su bianco”.

Rispettata quindi in pieno la road map fissata in quella circostanza: indizione di un’assemblea straordinaria, approvazione del bilancio al 31 dicembre e contestuale avvio della procedura di messa in liquidazione entro fine anno.

Ma vi è un’altra novità: la zona umida è finita nel mirino dei Carabinieri,i quali,nei giorni scorsi hanno bussato al cancello dell’oasi sulla strada statale 141 delle Saline al km 7.2 (tra Manfredonia e Zapponeta)per una capillare azione di controllo, i cui esiti saranno resi noti a breve. L’Oasi Lago Salso, ricordiamolo, è un territorio di straordinaria importanza naturalistica che si estende per oltre mille ettari.

Rientra nel perimetro del Parco Nazionale del Gargano, è inoltre una zona SIC (Sito d’Importanza Comunitaria), oltre che Zona di Protezione Speciale (ZPS). Nel 2015 per via di una legge sulla razionalizzazione delle società partecipate, il Comune di Manfredonia trasferì la proprietà dell’86% delle quote che possedeva della società di gestione (non la proprietà dell’area) all’ente Parco Nazionale del Gargano chepassò così dal 10% al 96% del pacchetto azionario del capitale. Con l’atto notarile di 10 giorni fa, quella fase,dopo 4 anni,è andata in archivio.

Oggi per la zona umida è tempo di “nuovi orizzonti”: sono infatti in calendario a breve diverse visite istituzionalifinalizzate alla programmazione dei necessari passaggi da compiere per la intera riorganizzazione della gestione dell’oasi.

Francesco Trotta

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Capitanata, primavera 1269.

Lucera, battente bandiera sveva, è ormai assediata da un anno dalle forze angioine, senza che queste riescano ad avere ragione dei saraceni e dei ribelli cristiani asserragliati nella città. Lucera è stremata e vicina al collasso, e Re Carlo d'Angiò, da Foggia, continua a convocare truppe dalle città regnicole per la stretta finale.

Durante lo scontro tra saraceni e angioini, il rapporto tra un carceriere e il suo prigioniero metterà in discussione tutti i valori di questa guerra.

L’associazione “Imperiales Friderici II” di Foggia e la Sol’Eventi di Terry Abbattista sono lieti di invitarvi presso la Sala Mazza del Museo Civico di Foggia, venerdì 3 Gennaio 2020 alle ore 17:30, per la presentazione e la proiezione del cortometraggio “Sadiq” scritto e diretto da Andrea Vellonio e Agostino Di Cio.

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Foto e video di Antonio Abatantuono

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Giovedì, 02 Gennaio 2020 11:35

2 GENNAIO/ OGNUNO... NESSUNO -

Questa è la storia di quattro persone chiamate Ognuno, Qualcuno, Ciascu­no, Nessuno. C'era un lavoro urgente da fare e Ognuno era sicuro che Qualcuno lo avrebbe fatto. Ciascuno avrebbe potuto farlo, ma Nessuno lo fece. Finì che Ciascuno incolpò Qualcuno perché Nessuno fece ciò che Ognuno avrebbe potuto fare.

ANONIMO

«Quest'estate mentre ero in ferie sui monti della Valsassina sulla porta d'ingresso del panificio di una località ho trovato esposta que­sta "storia" di autore ignoto, un testo originale e simpatico.» Con queste righe un amico mi ha spiegato e contestualizzato tempo fa l'apologo morale che ho pensato di proporre agli esordi del nuovo anno.

È una semplice parabola popolare che registra una vicenda destinata a ripetersi chissà quante volte, incarnando quella malattia della società che è lo scaricabarile, l'inerzia, l'indifferenza, il ricorso all'alibi per sottrarsi a un impegno personale, destinato a creare un beneficio anche per gli altri.

Noncuranza, trascuratezza, negligenza, disinteresse alla fine cor­rompono la democrazia, sporcano le nostre città, inquinano l'ambien­te, debilitano la sensibilità etica. Si è pronti forse a essere esigenti sui propri diritti, vomitando insulti di fronte alla più piccola difficoltà o contrarietà. Ma di fronte ai propri doveri si batte subito in ritirata ac­campando ogni genere di scusa.

Lo scrittore inglese Oscar Wilde (1854-1900,) ironizzava affermando che «il dovere è quello che ci aspettiamo dagli altri». Proprio come suppone la storiella citata, em­blema di un egoismo ottuso che scardina il tessuto della convivenza. Ritroviamo, perciò, la responsabilità dell'essere tutti un Ognuno con un compito, prima di diventare tutti un vuoto e inerte Nessuno.

Gianfranco Ravasi

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Il Gargano oggi è raggiungibile in treno grazie a FerGargano solo da Foggia a Peschici Calenella, e in estate da Foggia a Siponto e Manfredonia. Il sogno è quello di completare il periplo e portare il treno anche in altre città importanti come Vieste, mattinata, Monte S. Angelo e San Giovanni Rotondo. Utopia? Per il presidente del Parco Nazionale del Gargano, Pasquale Pazienza non è affatto utopia, e tra i suoi obiettivi ci sono sicuramente gli obiettivi di crescita economica della Montagna del sole. Uno di questi è sicuramente il completamento della ferrovia garganica. L'idea piace molto ai vertici di Ferrovie del Gargano, che già da tempo pensano a trasportare turisti e residenti con i treni di ultima generazione, a basso impatto ambientale. Il direttore di esercizio, Daniele Giannetta, ci crede e confida nella massima collaborazione delle istituzioni locali, ad iniziare dall'Ente Parco. "Sarebbe fantastico, mi fa piacere che finalmente un presidente del Parco ha idee lungimiranti che sicuramente aiutano l'economia e la crescita sociale del territorio".

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Venerdì 3 Gennaio alle ore 17.30 presso l'Auditorium "Paolo Granieri"di Peschici, andrà in scena lo spettacolo di ombre e muppet "Nonna Ersilia...la Befana sei tu!"

Trattasi un'esilarante commedia ideata dalla Compagnia del Pollaio. Lo spettacolo gratuito è rivolto a bambini dai 4 in su e famiglie. 

Per confermare la propria partecipazione inviate un messaggio al 3488435493 (whatsapp) o sulle pagine FB e Instagram @INFOPOINTPESCHICI 

Peschici c'è. 

Antonella Biscotti

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Il periodo di anarchia e di disordine che segna il passaggio dal Regno degli Angioini a quello degli Aragonesi favorisce l'appropriazione dei terreni fiscali da parte di baroni, Università, enti ecclesiastici, latifondisti.

Dal 1442 Alfonso d'Aragona dedica notevoli energie alla regolamentazione della transumanza delle greggi molisane e abruzzesi in Capitanata, del tutto convinto che essa rappresenti un formidabile mezzo per assicurare floride finanze al suo Regno.

Domenico Maria Cimaglia, illuminista di origini viestane del Settecento, avvocato dei poveri del tribunale della Regia Dogana di Foggia, ci parla di quel periodo scrivendo che le «guerre perditrici che fin al duodecimo secolo furono quasi perenni in Puglia» avevano spopolato il Tavoliere, quando nel 1443 « 'l savio Re Alfonso I» credette necessario «con ogni sua forza agevolar tal industria, costituendo i campi di Puglia in proprio territorio degli armenti apruzzesi, e stranieri, e ne' quali potessero i pastori con profitto e libertà costantemente condurli a svernare».

Con la Prammatica del primo agosto 1447, re Alfonso sancì l'atto costitutivo della “Dogana Menae Pecudum Apuliae(Dogana della mena delle pecore in Puglia), riconsiderando tutte le costituzioni precedenti che avevano ottenuto validi risultati e nominando con le più ampie facoltà il fidato Francesco Montluber, nobile catalano, doganiere a vita.

Montluber, valido ed esperto alto funzionario, spinto dalla totale fiducia che Alfonso gli aveva riservato, dagli ampi poteri concessigli, dalla vasta e completa autorità della quale era stato investito in tutte le questioni inerenti la transumanza e le molteplici attività ad essa collegata, pose le condizioni affinché i pastori molisani ed abruzzesi potessero portare permanentemente le greggi a svernare nel Tavoliere della Puglia.

Per ottenere risultati apprezzabili era necessario, ma anche decisamente richiesto dai pastori, assicurare il libero passaggio degli animali dal Gran Sasso, dalla Maiella, dall'alto Molise attraverso i pascoli di feudi baronali, di Università, di enti ecclesiastici, di latifondisti, anche in condizioni di sicurezza, visto che il brigantaggio e l'abigeato erano piaghe endemiche e che anche i baroni erano soliti esercitare prepotenze e abusi di ogni genere.

Montluber, dotato dal sovrano delle risorse economiche necessarie, acquistò per conto della Dogana le terre necessarie per il passaggio lungo migliaia di chilometri: gli storici tratturi.

Per di più era assolutamente prioritario assicurare la giusta quantità di pascoli invernali anche quando la transumanza assumeva dimensioni bibliche, al fine di non mettere in concorrenza forzata i pascoli fiscali con quelli privati. Montluber contrattò l'acquisto dei pascoli di baroni, comuni e latifondisti, in perpetuum, per il solo periodo inclemente dal 29 settembre all'8 maggio, lasciando pienamente libera la titolarità delle proprietà o dei possessi per il periodo estivo, quando si poteva sfruttare il pascolo estivo: la cosiddetta erba statonica.

In un Tavoliere che si estendeva per circa 300 chilometri quadrati, secondo Maria Rosaria Britto, «vennero, in tale occasione, censite in perpetuum terre per una estensione di circa 15.592 carra[ii] di terreno, che permettevano di ospitare 911.264 pecore»[iii].

Con Alfonso d'Aragona la pastorizia transumante nelle pianure pugliesi, diventa l'unica attività economica consentita, favorita e protetta, oltre che una delle maggiori fonti di entrate delle finanze del Regno; l'agricoltura assume aspetti del tutto secondari e nessun tipo di coltivazione può permettersi di sottrarre superfici al pascolo, tanto che i seminativi possono essere arati e coltivati solo per un terzo.

Pasquale Soccio, letterato garganico del Novecento, ha infatti asserito che l'istituzione della Dogana della mena delle pecore fu l'elemento trainante per il transito da un pauperismo fisiologico ad uno, ben più grave e dannoso, patologico, «tanto da scuotere e illuminare le migliori coscienze di politici e studiosi contemporanei. Mi riferisco soprattutto a quella gloriosa schiera di illuministi napoletani, alcuni dei quali sgomenti viaggiatori per questa terra e che si possono ritenere a buon diritto proto-meridionalisti. Si pensi a Genovesi, a Filangieri, a Galiani, a Delfico e in modo particolare a Palmieri, Longano e Galanti»[iv].

Un regime fiscale del genere, pur trovando giustificazioni tipiche del tempo storico, non poteva in ogni caso non destare proteste che troveranno concordi, fatto insolito, baroni e contadini, come riporta Raffaele Licinio, uno dei massimi esperti contemporanei della storia del Medioevo [v].

La rivolta iniziava nel 1458, durante la fase del passaggio di potere da Alfonso al figlio Ferdinando I, detto Ferrante (1458-1494). Non è affatto una data casuale. Infatti, Alfonso nell'intento di premiare la nobiltà napoletana, che lo aveva favorito nella lotta contro gli Angioini, era stato estremamente "Magnanimo" nel favorire e diffondere ovunque il potere baronale, attribuendogli piena giurisdizione civile e penale nei territori infeudati.Con Ferrante al potere i sentimenti baronali nei riguardi della Corona mutano radicalmente, non solo per le vicende legate alla subordinazione dei feudi al regime fiscale delle terre del Tavoliere. La politica illuminata di Ferrante si contrappone allo strapotere nobiliare, sottrae feudi alla giurisdizione baronale recuperandoli al Regio Demanio, incentiva e liberalizza commerci e industrie posti nella concezione feudale sotto stretto e dispotico controllo.

Come conferma lo storico garganico Giuseppe Piemontese quando, riferendosi all'odio nei confronti di Ferrante, e alla conseguente e successiva Congiura dei Baroni (1485-1487), scrive:

«Tale congiura nasceva dalla resistenza dei baroni all'opera di modernizzazione dello Stato perseguita da re Ferrante, il quale si era prefisso di dissolvere il particolarismo feudale e fare del potere regio la sola leva della vita del paese. Cioè il re voleva attuare un'organica riforma dello Stato, i cui cardini erano la riduzione del potere baronale, lo sviluppo della vita economica e la promozione a classe dirigente dei nuovi imprenditori e mercanti napoletani, che allora stavano nascendo in tutto il Regno»[vi].

 

Il Tavoliere viene diviso in estensioni territoriali denominate «locazioni», ciascuna delle quali può contenere un numero definito di pecore che varia in rapporto alla diversificazione qualitativa dei pascoli. Le locazioni tradizionali, che qui si elencano, erano ventitré: Andria, Arignano (Rignano Garganico), Camarda, Candelaro, Canosa, Casalnuovo, Castiglione, Cave, Cornito, Feudo d'Ascoli, Guardiola, Lesina, Ordona, Orta, Ponte Albanito, Procìna (Apricena), San Giuliano, Sant'Andrea, Salpi, Salsola, Tressanti, Trinità, Valle Cannella.

E quando ancora i pascoli di queste locazioni non saranno sufficienti, verranno aggiunti altri territori da assoggettare al regime fiscale, esterni al Tavoliere stesso e aggregati alle locazioni, quali il Feudo di Monteserico, i boschi di Ruvo e di Montemilone, i demani di Ascoli, di Bisceglie, di Bitonto, di Cagnano, di Campolato, di Carpino, di Grumo, di Ischitella, di Isola Varano, di San Bartolomeo, di San Nicandro, di Sequestro, di Terlizzi, di Toritto, di Venosa, di Vieste e di Peschici [vii].

Le locazioni erano ulteriormente divise in 446 «poste», le quali venivano assegnate nominalmente ai singoli allevatori, assurti alla tanto ricercata qualifica di «locati o fidati», con relativi diritti e doveri annessi e connessi.

Le greggi per raggiungere i regi pascoli del Tavoliere – estesi ben oltre la pianura pugliese con l'ampliamento imposto da Montluber – percorrevano vie pastorali erbose larghe 111 metri onde permettere agli animali di nutrirsi e di sostare durante le pause; vie che, denominate «tratturi»,si diramavano in una rete infinita e lunghissima di «tratturelli», collegati tra loro da innumerevoli vie minori denominate «bracci».

Michele Eugenio di Carlo

Adattato ad articolo dall’autore ed estratto dal testo “La Capitanata al crepuscolo del Settecento

 

 

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Noi Luogotenenti e Presidente della Regia Camera Sommaria portolani di questa Regia Camera e scriventi di qualsiasi corte interessati dovete sapere come i mesi passati da questa Regia Camera furono spedite le seguenti provvisioni e gli veniva ordinato che però vi facemmo la presente con la quale vi dicemmo e ordinammo che di nuovo dobbiate far ordine e mandare agli odierni del Governo dell'Università della terra d'Ischitella acciò ed effetto fra il termine di altri giorni otto debbiano compiere in questa Regia Camera et pene atte a dire quello che occorre adverso la discussione e motivazione dello stato delle entrate di essa Università in questa Regia Camera presentato né fra il medesimo altro termine debbiano con effetto costituire legittima procedura della discussione instruito e matricolato  a Napoli degente ed il quale si possa procedere alla discussione predetta, altrimenti per l'infrascritto Sig. Presidente Commissario si procederà in contumacia, né dobbiate far ordine e mandato all'affitatore delle tasse e gabelle dell'Università suddetta ,che di detta quantità spettante alla Regi Corte tutto il di più ne debbiano far deposito in questa Regia Camera e pene atte a fare al fine di liberarsi per questo e per quella e libera et uguagliarsi del predetto credito della minore somma sopra detta Università e della maggiore somma servata forma della Regia Pragmatica altrimenti siano tenuti di propri per il pagamento suddetto farete eseguire  e così eseguirete .Dato in Napoli il 3/10/1692.,salva provvisione da farsi rispetto al deposito da farsi né impedita soluzione e ripartimento nei creditori.

Don Sebastiano  de Cotes

Don Florian de Lanzina Ulloa

Cons Jiulianius

Andre a de Flore attuario.

Ad est Summaria la forma- Continua.

Giuseppe Laganella

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