Articoli filtrati per data: Venerdì, 03 Gennaio 2020 - Rete Gargano

Pianosa è la quinta isola dell’arcipelato delle Tremiti, la più piccola ma la più bella, perché ancora selvaggia e incontaminata, ma purtroppo attaccata dal degrado. Il Laboratorio  del Mare “Marlin Tremiti” da sempre molto attento alla tutela delle Isole Tremiti, attraverso una serie di iniziative sta cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica e soprattutto le istituzioni locali, affinché facciano qualcosa per mettere in sicurezza questa piccola isola immersa in un mare ricchissimo di ogni forma di vita marina, ubicata in zona A della Riserva integrale dell’Area Marina Protetta Isole Tremiti. Pianosa nel 2020 sarà al centro di progetti che il Marlin sottoporrà al Parco Nazionale del Gargano, che detiene la gestione,  per valorizzarla, custodirla e bonificarla dalla plastica e dal polistirolo, incivilmente abbandonati dall’uomo e che il mare stesso, involontariamente, spinge sulle sue coste. Intanto il prossimo 18 gennaio, nell’ambito della seconda edizione  di “Divers For Passsion” in programma nella Repubblica di San Marino, si tornerà a parlare dell’Area Marina Protetta delle Tremiti e di alcuni eventi in programma nell’anno appena iniziato e dedicati all’ambiente e all’archeologia subacquea. Durante la rassegna saranno illustrate tutte le novità del MarlinTremiti.

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Il breve articolo che segue non vuole annoiare i seguaci facebookiani, ma ampliare il suo raggio d’azione in una riflessione che esula dai post dispettosi. Il tono sarà quanto più lineare e diretto possibile, senza retorica e ironia, a discapito di una lettura prevenuta.

Conclusi i resoconti dell’anno passato e gli auspici per quello nuovo, bisogna tornare alla concretezza di ogni giorno, ma solo per abbandonarla: i singoli mattoni, senza un progetto, non fanno una casa. Nella nostra città è in atto una campagna denigratoria, col beneplacito dei più.

Ma no, non ai danni dell’amata amministrazione comunale! Ad essere attaccata è la libera espressione. Purtroppo, mi toccherà una riflessione molto personale, la cui sede più adatta non sarebbe certo il giornale della comunità, se proprio questo non fosse assoggettato alle simpatie di vari politicanti.

Prima, però, una precisazione: che esistano testate fortemente schierate per questa o quella fazione a livello nazionale è indubbio e sacrosanto, ma trasporre la tifoseria nell’unico mezzo di informazione che esiste in un paese come Vieste è vile e ingiustificato.

Gli auguri personalizzati del nostro Istituto Luce, dati agli imprenditori del risentimento, sono una caduta di stile indegna, sintomo di una cultura istituzionale carente e di una politica da mercato. Frignare per gli effetti di una piattaforma come facebook, dopo una perenne campagna elettorale fondata sui social, rasenta l’assurdo e l’ingratitudine. I facili slogan, che pur possono soddisfare la pancia di alcuni, sono degli insulti all’intelligenza di tutti.

Eppure, lo slogan viene utilizzato tanto per sponsorizzare i propri eventi, quanto per screditare qualsivoglia opposizione: così la questione degli esposti e degli usi civici diventa una “stupidata”, così #lechiacchiereseleportaviailvento, così ogni critica è una castroneria, così una fascia della popolazione diventa buona e gli altri diventano quelli che odiano Vieste. Ma quale status consente di giudicare l’amore che un cittadino nutre per il proprio paese? Quale metro misura un sentimento così particolare, facilmente soggetto a banalizzazioni, quali il campanilismo esasperato, l’amor cieco o, peggio, la mercatizzazione? Perché amate Vieste?

Del paese voi amate i soldi che vi porta o il profumo del mare? Amate le scalinate colorate o la luce bianchissima che taglia le strade? Amate la casa vista mare o la collina di ulivi? Voi non amate il luogo, ma il profitto. Bisognerebbe accettare che la bellezza di Vieste è qualcosa che va molto al di là degli addobbi e delle trovate turistiche, che Vieste è più bella senza i viestani, che la sua natura non ci appartiene, che qualsiasi aggiunta umana ha potuto solo deturpare un territorio aspro e sperduto.

Se una voce ventenne lamenta la costruzione di interi villaggi turistici sulle dune delle spiagge, non lo fa perché non ha ricevuto la propria fetta di torta, o perché tifa per qualche altra fazione; lo fa perché crede davvero nella bellezza, quella disinteressata. Se lamenta un’ingiustizia per gli usi civici, lo fa perché crede nella giustizia e non si spiega come sia possibile che ad un contadino vengano richieste tasse per un terreno artigianale anziché agricolo, mentre i soliti nomi detengono la ricchezza viestana.

Se lamenta l’arroganza di un’oligarchia nient’affatto aristocratica è perché crede nel diritto d’opposizione, crede che la politica sia un’attività comunitaria volta al raggiungimento di un bene che sia realmente comune. Se contrasta un’iniziativa come Vieste in Love è perché crede che l’amore non sia mediocre, che parlare di amore per un amplesso in vacanza sia quanto di più ingiurioso si possa fare anche solo nei confronti delle grandi voci che hanno provato a trattare l’argomento (meglio non scavare oltre). Se non sopporta la parola cultura usata come giustificazione è perché sa che la cultura non sono quattro tappi, un cuore, due posate romane o l’intrattenimento domenicale; sa che la cultura senza lo spirito si sgretola in eventi passeggeri e paroloni; perché sa che solo una talpa può dire che “a Vieste nessuno si dedica alla cultura”.

Se si lamenta della legalità è perché sa che non basta dipingere Falcone e Borsellino sulla scuola, se poi non si paga il lavoro di un artigiano o di un dipendente. Se ogni scusa è buona per punzecchiare il lavoro dell’amministrazione, non è perché ha qualcosa contro Tizio o Caio, ma perché reputa inaccettabile una minaccia di querela (per interpretazioni frettolose), messaggi privati denigratori e commenti censurati; perché reputa assurdo che i cittadini vengano fermati per strada con l’avvertimento “mi hanno detto che ci hai criticato” oppure “quella ragazza è volgare” e quant’altro; perché reputa sbagliato il controllo poliziesco dei like, delle amicizie, delle opinioni.

Se si lamenta, è perché le regole non le ha capite e non sa che le cose in cui crede sono tutte fantasticherie su un uomo non umano. Ma il diritto a lamentarsi è pur sempre un diritto, soprattutto quando si abbandona la concretezza del singolo episodio e si cerca un riferimento più alto, parlando di umiltà, giustizia e spirito. Una maggiore onestà intellettuale porterebbe ad accogliere le critiche senza ricorrere all'alibi delle proposte.

Una maggiore sensibilità estetica e culturale ridurrebbe drasticamente le critiche, ma la sensibilità, per quanto discriminante, non è un merito o un demerito: la stessa manifestazione può essere al tempo stesso un grande evento e una porcheria, dipende dalla qualità degli occhi e del cuore. La critica nasce dalla sensibilità, non da un intento denigratorio nei confronti di singole personalità della politica locale.

La critica non nasce dalla volontà di dire “io sono meglio di te”, ma è un’insoddisfazione che scaturisce naturalmente da una situazione che non si confà al proprio animo, che è semplicemente “diverso” per ogni persona. Il diritto alla lamentela nasce dal diritto alla diversità, soprattutto se questa diversità è ostacolata da un regime di massa animato da intenzioni e aspirazioni totalmente opposte.

Lo spirito di comunità non consiste nella concordia degli ordini soggiogati, ma nel rispetto delle individualità e, come tale, manca più facilmente alle maggioranze che alle minoranze. Costringere alla condivisione di un “pensiero” unico significa appesantire la nostra città di ulteriori zavorre che mai le faranno spiccare il volo, sempre che per volo non si intendano ulteriori guadagni economici, ma voli spirituali e culturali.

Lucia Ruggieri

 

Sicuramente la rivoluzione digitale ha trasformato, spesso in meglio, il nostro modo di vivere e di produrre. Ha ridotto drasticamente le distanze tra gli uomini e le donne delle diverse parti del mondo, ha introdotto tecnologie che rendono le nostre esistenze più semplici. Ha permesso a tanti piccoli produttori e a tanti innovatori di far conoscere globalmente i loro prodotti e le loro creazioni senza grandi spese.
Ma c’è anche l’altro lato della medaglia, quello che lei sottolinea.

(…) una riflessione – tiene a precisare - che esula dai post dispettosi…

Perché lei ne ha letti mai qualcuno di affettuoso?

Ma, la Sua riflessione, conferma, della valanga di “imprenditori del risentimento” che circolano su facebook, altrimenti non ci avrebbe scritto. L’evidenza (purtroppo) è che i social spingono sempre a un giudizio istantaneo, spesso infondato, fazioso e lontano dalla realtà. Hanno una parola, e spesse volte un insulto, praticamente su tutto. Fanno sentire onnipotenti e in grado di attaccare anche chi ne sa su un argomento molto più di noi.

Una bolla autoreferenziale molto negativa come la Sua stucchevole tiritera sul “giornale della comunità assoggettato alle simpatie di vari politicanti” figlia della gran confusione che si fa tra le notizie e le opinioni. Figlia, dei “miei desideri” che se non diventano “diritti” sono cacca…
Infine sul nostro martoriato Paese.

Le segnalo, una mia modesta analisi neLa grande implosione”.

Il libro lo troverà in edicola o alla cartolibreria Di Santi. Meglio se passa dalla nostra redazione, così glielo regalo.

E poi ne parliamo.

ninì delli Santi

 

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“La riqualificazione territoriale e la mobilità sostenibile sono tra gli obiettivi prioritari per lo sviluppo della Capitanata -commenta il presidente Nicola Gatta- il Piano di mobilità ciclistica provinciale assume una forte rilevanza nella prospettiva strategica di intercettare fondi di finanziamento anche per l’ecoturismo. Tanto da orientare tutti i soggetti attuatori della rete ciclabile provinciale verso progetti integrati in un quadro organico e condiviso”.


Il Piano, redatto dagli uffici provinciali in collaborazione con la FIAB nazionale, regola le direttrici principali e una maglia diffusa, ma selezionata, di itinerari ciclabili, per creare un sistema a rete di mobilità equilibrato e completo, in cui la bicicletta possa essere una concreta alternativa per chi si muove per vacanza o nel tempo libero.

Dei cinque itinerari di lunga percorrenza che attraversano la Puglia, tre interessano la provincia di Foggia per un totale di circa 600 km: FG1 Eurovelo 5 Bicitalia 3 Via Romea Francigena da Monteleone a Rocchetta Sant'Antonio; FG2 Bicitalia 6 Ciclovia Adriatica (con due varianti: Candelaro e Valico del Lupo) da Chieuti a Cerignola/Zapponeta; FG3 Bicitalia 11 Ciclovia degli Appenini - Variante Gargano Castelnuovo Monterotaro – Vieste.

Alle tre direttrici di livello nazionale e regionale sono aggiunti altri itinerari identificati a livello provinciale, compresa la localizzazione di velostazioni. Il Piano, inoltre, individua alcuni tracciati-pilota che assumono forte rilevanza nel quadro strategico locale, e si propongono quali elementi progettuali esemplari per la realizzazione di itinerari ciclabili in sede propria: Transgarganica;Via Verde della Daunia e Ciclovia Adriatica.

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GENNAIO – giorni 13 e 27;

FEBBRAIO – giorni 10 e 24;

MARZO – giorni 9 e 30;

APRILE – giorni 13 e 27;

MAGGIO – giorni 11 e 25;

GIUGNO – giorni 15 e 29;

LUGLIO – giorni 13 e 27;

AGOSTO – giorno 31;

SETTEMBRE – giorni 14 e 28;

OTTOBRE – giorni 12 e 26;

NOVEMBRE – giorni 9 e 30;

DICEMBRE – giorni 14 e 28;

 

Il  dirigente del settore tecnico

Ing. Vincenzo Ragno

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Un altro negozio storico di Manfredonia chiude i battenti. Si tratta della Drogheria Viscardo che in città tutti conoscono per essere il punto di riferimento delle massaie soprattutto in prossimità delle festività come il Natale e la Pasqua per l'acquisto di spezie di primo livello. Questo rinomato e antico negozietto situato in Corso Manfredi, fondato addirittura negli anni trenta, ha per quasi un secolo venduto prodotti pregiati: dal cioccolato ai liquori, ma soprattutto a droghe e spezie per i dolci fatti in casa, che solo da "Viscard" si potevano trovare nel segno della qualità e della ricercatezza. Un'altra luce si spegne nel centralissimo corso manfredi. Peccato!

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Un cielo invernale sgombro di nubi illumina il promontorio del Gargano. E' la bellissima foto scattata dall'astronauta Luca Parmitano in corrispondenza della nostra città di Vieste. Uno spettacolo indescrivibile!

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Venerdì, 03 Gennaio 2020 11:01

3 Gennaio / CHE COSA È DIO?

«Che cosa è Dio?» domanda il bambino. La madre lo stringe tra le braccia e gli chiede: «Che cosa provi?». «Ti voglio bene» risponde il bambino. «Ecco, Dio è questo.»

KRZYSZTOF KIESLOWSKI

Riuscii anni fa a vedere in anteprima i dieci film che il regista po­lacco (non credente) Krzysztof Kieslowski (1941-96) aveva dedicato al Decalogo e ne rimasi affascinato. Partecipai alla presentazione di alcuni di essi e all'elaborazione di un volume che ne raccoglieva la trama, descritta da Gina Lagorio (1922-2005), con interventi di vari autori tra i quali padre David Maria Turoldo (1916-92).

Tra le tante emozioni che provai una mi ritorna ora in mente, legata al film sul primo comandamento. L'ho evocata nella citazione del dialogo tra una mamma e il suo bambino, presente in una scena. Commentare quelle parole è come sporcarle tanto sono illuminanti e vere.

Certo, i teologi e i filosofi sono necessari per entrare in quel miste­ro che è Dio perché «conoscere» è anche sapere e capire intellettual­mente. Ma la Bibbia usa questo verbo soprattutto per esaltare l'amo­re, l'intuizione che fiorisce dal cuore, dalla volontà, dalla passione, dal corpo stesso.

Ed è per questa via che ogni conoscenza diventa piena e coinvolgente. Soprattutto quella religiosa: in quell'abbraccio, di cui tutti abbiamo nostalgia, c'è una verità su Dio unica. La scoper­ta del «Dio amore» proclamato dall'evangelista Giovanni avviene non tanto inerpicandosi su ardui sentieri speculativi quanto piutto­sto attraverso quel calore, quell'unione, quel fremito. Sono giuste anche le risposte del catechismo alla nota domanda: «Chi è Dio?».

Ma quella definitiva e piena è solo in un abbraccio, in un'intimità, in un abbandono dolce a Lui.

Gianfranco Ravasi

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Dopo la pausa per le festività natalizie, domenica 5 gennaio si torna in campo per la prima giornata di ritorno. Sul parquet dell’Omnisport la Bisanum Viaggi Vieste affronterà il Castellaneta, attualmente penultimo in condominio con Manfredonia e Monteroni.

Questo non vuol dire che sia un avversario da prendere sottogamba visto il roster di cui dispone, roster che vede in cabina di regia il play De La Cruz che viaggia con una media di 12 punti a partita coadiuvato dalla guardia Gaudiano (9,5) e dalle ali piccole Mascoli (7,5) e Pancalli mentre sotto i tabelloni le ali fortiBudrys (15) e Ianuale (10) dovranno contrastare i nostri Vranjkovic e Ordine.

Gli avversari hanno sostituito il loro giocatore più pericoloso per problemi personali, quel Marshall che viaggiava con una media di quasi 23 punti a partita,con il centro olandese Malalu che forse sarà tra i protagonisti del match. In casa Sunshine è certa la defezione di Scozzaro in permesso per il grave lutto che lo ha colpito in questi giorni, mentre tutti gli altri sono rientrati dalle vacanze e sono già in palestra per prepararsi al meglio.

Coah Ciociola come sempre dice la sua in vista del match: “Sarà una gara importante per noi quella con Castellaneta per due motivi. Il primo è che non possiamo permetterci di dilapidare punti casalinghi considerato che il calendario del girone di ritorno ci mette di fronte gare impegnative sia in casa che in trasferta.

Il secondo motivo è che abbiamo bisogno dei due punti per tenere a distanza la griglia playout. I nostri ospiti sono a solequattro lunghezze da noi con una classifica che in quattro punti presenta ben otto squadre. Mettiamoci anche che non sarà una gara tatticamente semplice da affrontare visto il roster del Castellaneta capace di avere giocatori che possono giocare indifferentemente in tutte le posizioni.”

Al capitano Francesco Compagnoni manca il clima partita:”Finalmente ricominciamo col girone di ritorno che sarà sicuramente molto difficile e dove tutte le squadre proveranno a raccogliere più punti possibili per la salvezza o per una buona posizione playoffs.

Sicuramente il nostro morale è abbastanza alto data la posizione in classifica e questo “break” non ci ha assolutamente portato a rilassarci o a montarci la testa, anzi, siamo ancora più concentrati per provare a fare meglio del girone d’andata per ottenere la matematica salvezza e cominciare poi a guardare sopra. 

Domenica arriva Castellaneta, una squadra ostica che fa del gioco veloce la loro arma vincente. Noi, come sempre, dovremo rimanere concentrati per tutto l’arco della gara e pensare a fare la nostra partita senza preoccuparci troppo dei loro punti forti e delle loro individualità. 

Il nostro obiettivo è prendere i due punti, se faremo quello che abbiamo preparato in questi giorni al massimo livello possibile, alla fine saremo noi ad esultare”.

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E' stata lanciata la campagna, promossa dal Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, che ha l'intento di ricordare ai genitori le iscrizioni per il prossimo anno scolastico. La procedura di iscrizione online sarà disponibile dalle 8.00 del 7 gennaio alle 20.00 del 31 gennaio 2020. Le iscrizioni alle istituzioni scolastiche sono effettuate dalle famiglie, attraverso una procedura on line.
    Le iscrizioni on line sono obbligatorie per tutti gli alunni che il prossimo anno scolastico devono frequentare la prima classe della scuola primaria e della scuola secondaria di I e II grado.
    Le iscrizioni on line riguardano anche i corsi di istruzione e formazione dei Centri di formazione professionale regionali (nelle Regioni che hanno aderito: Calabria, Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria Veneto). Per le scuole dell'infanzia la procedura rimane cartacea. Per le scuole paritarie resta facoltativa l'adesione al sistema delle 'Iscrizioni on line'.
    I destinatari della campagna lanciata oggi sono le famiglie che devono iscrivere una figlia o un figlio per il prossimo anno scolastico alla prima classe della scuola primaria o della scuola secondaria di I e II grado e i soggetti interessati ai corsi di istruzione e formazione dei Centri di formazione professionale regionali.
    La campagna espone i passaggi principali della procedura per le iscrizioni on line, le date utili e il sito istituzionale dove trovare tutte le informazioni necessarie per l'iscrizione.

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«La campagna olearia che volge al termine ha dato risultati ben inferiori alle attese, denunciando la necessità di un sostanziale rilancio del settore. Per farlo, serve che Regione ed istituzioni competenti ripensino completamente al comparto olivicolo, già provato da xylella, sciacallaggio sui prezzi, importazioni selvagge e cali produttivi, e adesso perfino “nutri-score” che svaluta il made in Italy». Il dirigente provinciale di Fratelli d’Italia, Gaetano Zaffarano, tira le somme di una stagione iniziata con grandi speranze da parte dei produttori e in un certo qual modo incoraggiata dai titoli dei mezzi di comunicazione. E rilancia la proposta dei «prezzi minimi di dignità, rispettando le regole comunitarie».

 DISATTESE LE ASPETTATIVE | La campagna era stata infatti presentata anche dalla comunità scientifica parlando di “ottima salute dell’olio extra vergine di oliva” che, per le sue peculiarità chimico-fisico organolettiche, rappresenta uno dei migliori strumenti nella prevenzione dei tumori. «La realtà – osserva Zaffarano, dirigente politico di Vieste – è stata ben altra purtroppo. Infatti, nonostante la precedente annata 2018/2019 abbia segnato un nettissimo calo della produzione, quest’anno invece ad una produzione qualitativamente elevata è corrisposto un vero e proprio sciacallaggio speculativo sul prezzo dell’olio e delle olive all’ingrosso. A questo c’è da aggiungere la sempre più sleale, specie dalla Tunisia col placet dell’Europa, concorrenza straniera che rende difficile per le nostre aziende rimanere sui mercati». Questi elementi, per Zaffarano «colpiscono tutta la filiera produttiva, gravando inevitabilmente sulla tenuta occupazionale».

 POLITICA INCAPACE | La politica, a tutti i livelli, nazionale e regionale, nel corso degli ultimi anni non è stata capace di promuovere il rilancio del settore: «Da Renzi a Conte – ricorda Zaffarano – abbiamo subito una serie di iniziative che hanno reso addirittura più cavillosa la raccolta delle olive anche a carattere prettamente familiare, per non parlare poi dell’abolizione dei dazi sull’importazione di olio extra europeo, e per ultimo, assistiamo inermi e senza un bel che minimo sussulto di orgoglio all’introduzione del cosiddetto “nutri-score”, un sistema di classificazione dei prodotti alimentari in vigore in Francia, che addirittura sconsiglia il consumo di olio extra vergine di oliva, valutando positivamente invece delle note bevande energetiche».

DISASTRI REGIONALI | Le cose non migliorano guardando alle politiche regionali degli ultimi anni, in cui la xylella galoppante dal Salento è stata ignorata e non combattuta, il Piano di Sviluppo rurale ha visto milioni e milioni di euro non erogati (e forse persi) per la sciatteria degli uffici. «Eppure – si rammarica il meloniano Zaffarano – la Puglia è un polo di eccellenza a livello europeo sotto un punto di vista enogastronomico. Gli olivicoltori pugliesi sono abbandonati a loro stessi, basti pensare al fallimento totale del Psr o alla mancanza di provvedimenti efficaci contro la diffusione della xylella».

 PREZZI MINIMI E RISPETTO DELLE REGOLE | Da questi disastri, la proposta di Zaffarano: «Oggi più che mai c’è la forte necessità di politiche nazionali mirate alla formazione di interventi strutturali a favore dell’olivicoltura – conclude – , in tal senso potrebbero essere utili l’introduzione dei cosiddetti prezzi minimi di “dignità” all’ingrosso e l’introduzione di regole comunitarie europee per standardizzare le condizioni di produzione che determinano i prezzi quali costo del personale, certificazioni e utilizzo di prodotti chimici».

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