Articoli filtrati per data: Sabato, 04 Gennaio 2020 - Rete Gargano
Sabato, 04 Gennaio 2020 10:28

4 Gennaio/ COME SE NON ESISTESSI

Dio, sorprendendo Adamo ed Eva, disse loro: «Continuate, ve ne prego; non disturbatevi per me. Fate come se io non esistessi!».

JACQUES PRÉVERT

«Padre nostro che sei nei cieli, restaci!»: dissacrava così il Padre no­stro Jacques Prévert (1900-77), poeta francese anarchico, divenuto fa­moso come paroliere (per Juliette Gréco e Yves Montand) e sceneggia­tore cinematografico.

A lui si deve anche la sarcastica deformazione della scena della Genesi che ora abbiamo citato. In verità egli con que­ste provocazioni faceva balenare una situazione reale in cui versa oggi la religiosità e che intacca anche i cosiddetti credenti. Non si ha più il desiderio di combattere Dio, di espellerlo con veemenza dalla storia e dalla vita personale, non ci si imbatte se non raramente (e spesso in forme patetico-folcloristiche) nell'ateismo militante. Dio semplicemente lo si ignora, lo si lascia fuori dell'uscio di casa e dell'esistenza.

«Fate come se non esistessi»: sembra sia ormai questa la scelta che gli attribuiamo. Egli non ci deve disturbare coi suoi comandamenti, non deve interferire nei nostri affari, ci deve lasciar liberi dalla sua ingombrante presenza, relegandosi nel suo cielo dorato.

È la stagio­ne non della morte di Dio ma della sua inerzia e assenza, e questa concezione è per certi versi più pericolosa perché non inquieta, non costringe a una presa di posizione, non richiede argomenti. È la ma­lattia dell'indifferenza che da Dio si estende fino a tutti i valori, la­sciando all'uomo quell'illusoria libertà di continuare a fare quello che gli pare senza imbarazzi o rimorsi.

Il risultato è in quel grigiore in cui è immersa la società, è nella regressione al caos morale. È, però, anche il segreto affiorare di una nausea e di un'insoddisfazio­ne che forse sono il primo gradino di un ritorno a Dio e all'autenti­cità dell'esistenza nel suo impegno etico.

Gianfranco Ravasi

Pubblicato in Società
Sabato, 04 Gennaio 2020 10:20

Puglia/ Da oggi i saldi

In Puglia, come in altre regioni italiane, da oggi i saldi. Una buona opportunità per la clientela per fare acquisti a prezzi ribassati, una buona opportunità per i commercianti di incrementare le vendite. Occhio al prezzo (che deve essere il doppio prezzo, secondo la norma: quello originario e quello scontato) e l’affare può essere fatto. Con soddisfazione di tutti.

Pubblicato in Economia

Ci sono i milioni della Ndrangheta in un albergo di San Giovanni Rotondo. Gli uomini dei Mancuso di Limbadi hanno fatto shopping per riciclare i soldi della cosca calabrese nel turismo del Gargano. E hanno perseguitato per mesi uno stimato architetto, di cui la Procura di Catanzaro voleva l’arresto in carcere, cercando di riavere i 3,2 milioni che i mafiosi avevano prestato dieci anni prima allo zio per consentirgli di riprendersi «Villa Eden», un quattro stelle che sorge di fronte al santuario di San Pio, dalle ceneri di un fallimento.

Non è - questa - l’unica storia pugliese raccontata nelle oltre 13mila pagine dell’inchiesta con cui, a metà dicembre, il procuratore Nicola Gratteri ha ottenuto i 330 arresti dell’operazione «Rinascita Scott». I clan calabresi, secondo l’inchiesta del Ros dei Carabinieri, avrebbero infatti tentato l’assalto a numerose attività economiche non solo nel Foggiano, ma anche del Barese, attraverso facce apparentemente pulite e professionisti molto noti spesso all’oscuro di tutto.

San Giovanni Rotondo, dunque. Qui, nel 2004, una fiduciaria del Liechtenstein, la Ciskiel di Vaduz, ricompra dall’asta fallimentare l’hotel Villa Eden. Dietro la società c’è Ennio Alessio Mizzau, fratello di Paolo che con la moglie Rosa Carmen Montalto nel 2001 aveva aperto l’albergo a quattro stelle grazie a un finanziamento da 5 milioni di euro erogato da Banca Apulia e Banca Monte di Foggia. I soldi per l’operazione di riacquisto, 3 milioni e 200mila euro, secondo l’indagine erano stati versati in una banca svizzera da un imprenditore di Bergamo, Attilio Bianco, per conto di due pregiudicati, Salvatore Valenzise e Giovanni Vecchio, riconducibili ai Mancuso. Una scrittura privata autenticata da un notaio, chiusa in una cassetta di sicurezza della banca svizzera, sarebbe l’unica prova della transazione.

L’anziano Ennio Mizzau nel frattempo è deceduto. E oggi l’albergo, dopo una serie di passaggi societari, è tornato nelle mani della Montalto, dopo una breve parentesi nelle mani del figlio Pio Daniele, progettista tra l’altro dei nuovi ascensori del Vittoriano a Roma. E da lui la cosca voleva la restituzione dei soldi. Usando, peraltro, modi molto spicci.

La Procura di Catanzaro ipotizza per tutti l’accusa di associazione mafiosa e concorso in autoriciclaggio, e aveva chiesto - oltre che il sequestro dell’albergo - il carcere per l’architetto e la madre, e i domiciliari per il padre, oltre che per i tre uomini della cosca accusati pure di sequestro di persona a scopo di estorsione per le continue pressioni sull’uomo. Tuttavia il gip, Barbara Saccà, ha riconosciuto i gravi indizi di colpevolezza per il riciclaggio solo a carico di Bianco, Valenzise e Vecchio. A carico di Pio Mizzau mancherebbe invece la «consapevolezza» di aver riutilizzato denaro di mafia: «È più logicamente sostenibile - è scritto in ordinanza - che l’architetto Mizzau, nel momento in cui fu nominato amministratore unico delle società create per recuperare al patrimonio familiare l’albergo “Villa Eden”, si comportò da prestanome e non da reale dominus della situazione».

In quanto al sequestro di persona, il gip ha riqualificato l’accusa in minacce: «Oggi ti conviene andare a denunciarmi alla caserma dei carabinieri - diceva all’architetto uno degli emissari della cosca -, credimi o tu o chi per te (...). Se tu oggi non vieni qua da Dominici a portarmi i soldi che mi avete rubato (...) il Natale me lo faccio in via della Lungara», cioè a Regina Coeli.

L’architetto Mizzau è dunque, allo stato, vittima dei calabresi. Tuttavia metà di quei soldi arrivati su un conto svizzero nel 2003-2004, conferma il gip, provenivano effettivamente dalla cosca dei Mancuso. E per provare a recuperarli, Valenzise (parente dei mancuso) si era rivolto al boss Saverio Razionale, un sorvegliato speciale che da San Gregorio d’Ippona aveva portato a Roma gli interessi imprenditoriali della cosca: «Mi hanno raccontato - mette a verbale un pentito parlando di Razionale - che ha anche assegni in Vaticano, nel senso che ha un conto anche in banche del Vaticano. E a Roma ha pure un’impresa edile».

Oltre che amici più o meno insospettabili come un consulente dei Parioli che si presta a fare da tramite nel recupero. «La gente più importante della Calabria, la gente importante - dice Razionale spiegando chi sono Valenzise e soci - che Milano è sua, a Roma di meno, proprio i padroni di Milano sono. Vengono un giorno qua e mi portano queste carte... “Oh Saverio, vedi tu che c’è questa cosa... è da dieci anni... Se si può chiudere in qualche maniera, chiudila tu».

Massimiliano Scagliarini

gazzettamezzogiorno

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Ieri pomeriggio, a Vieste, i Carabinieri della locale Tenenza hanno arrestato su ordine di esecuzione della Procura della Repubblica di Foggia – Ufficio Esecuzioni Penali – RADUANO Antonio, 70enne zio paterno del noto RADUANO Marco. L’uomo, un pensionato, è stato così ristretto in regime di detenzione domiciliare presso la propria abitazione di Vieste per una condanna per furto aggravato riferibile a fatti, risalenti al 2015, commessi in Vieste. Il 70enne, già noto alle Forze dell’Ordine per reati comuni, dovrà in particolare espiare una condanna definitiva di un anno di reclusione e di 1000 euro di multa. In particolare, nel luglio del 2015 a RADUANO Antonio venne contestato dai Carabinieri il reato furto aggravato di energia elettrica, per cui si è appunto arrivati a tale condanna definitiva.

Si è quindi definitivamente chiusa, con l’arresto da parte dei Carabinieri e la restrizione domiciliare del 70enne, tale vicenda giudiziaria.

Pubblicato in Cronaca

Sabato 4 gennaio dalle ore 22,00 Rino Arcieri

CAPRICCIO

Armonia tra cielo e terra…

Località Porto Turistico - Vieste –
tel 0884 705073 –
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Pubblicato in Avvisi

Per la prima volta da quando è stato introdotto il meccanismo del Psr, la Puglia rischia di perdere 86 milioni di fondi europei destinati all’agricoltura. A rendere ufficiale un problema che aleggia da mesi è stata ieri l’Agea, Agenzia per le erogazioni in agricol­tura guidata peraltro dal pugliese Gabriele Papa Pagliardini: 142 milioni in meno rispetto all’obiettivo di spesa fissato al 31 dicembre, di cui 86 sono - appunto - la quota comunitaria (il resto dei soldi proviene dal cofinanziamento regionale e nazionale) che potrebbe essere de- finanziata se Bruxelles non riconoscerà la cau­sa di forza maggiore.

Ovvero 1’esistenza di provvedimenti giurisdizionali (le ordinanze di Tar e Consiglio di Stato) che hanno impedito i pagamenti sulle misure più importanti del Programma di sviluppo rurale. Un tema che, ovviamente, è entrato a gamba tesa in campagna elettorale.

«Emiliano do­vrebbe solo arrossire per la vergogna visto che solo 24 ore prima tentava di dare lezioncine ed oggi viene pubblicamente smentito», attacca il parlamentare europeo Raffaele Fitto, proba­bile avversario del governatore per le Regio­nali. «Perdiamo una montagna di soldi per colpa di inefficienze, inadempienze e, come sostiene il suo ex assessore all’Agricoltura, gravi illegittimità nell’utilizzo dei fondi eu­ropei - prosegue l’esponente salentino di Fra­telli d’Italia -: dopo le dimissioni di Di Gioia, Emiliano non ha trovato un solo consigliere regionale di maggioranza disposto a fare l’as­sessore, tanto è il disastro che ha prodotto».

Gli attacchi arrivano anche dal campo amico: «Nel 2016 avevo proposto l’istituzione di un ufficio unico per accelerare la spesa dei fondi co­munitari, ma Emiliano disse di no», incalza Fabiano Amati (Pd) che parla di «sfacelo»: «La mia proposta non passò per il parere contrario della Giunta Emiliano. In moltissime altre Re­gioni fu costituito l’organismo strumentale per velocizzare la spesa, a cominciare dall’Emilia Romagna che sui fondi europei è la più virtuosa».

Va detto però che la Puglia, già con Di Gioia, aveva avviato le interlocuzioni con i servizi della Commissione Ue per il riconoscimento della «forza maggiore». Una possibilità, pre­vista dal regolamento, che consentirebbe di rimettere a budget gli 86 milioni per il 2020. Ma l’ok - che peraltro è probabile, visto che ci sono già stati altri casi simili - non arriverà prima della primavera.

Molte delle misure più im­portanti del Psr (quelle di investimento, cioè i sussidi diretti agli agricoltori) sono bloccate per via dei ricorsi al Tar nati da bandi troppo complessi, soprattutto a causa della presenza di un parametro per la valutazione degli in­vestimenti che si è trasformato in boomerang: l’assessorato all’Agricoltura ha dovuto rifare le istruttorie per verificare i dati dichiarati dagli agricoltori, ma ha rifatto i conti solo per le domande in posizione utile.

Il risultato è che i tribunali amministrativi hanno ordinato di riesaminare alcune domande extra, portando gli uffici a bloccare i pagamenti. Nel frattempo, alcune decisioni dell’Autorità di gestione - de­nunciate in Consiglio regionale da Di Gioia - hanno modificato le regole dei bandi, riam­mettendo imprese che erano state escluse.

Insomma, un pasticcio. Emiliano in serata ha provato a metterci una pezza. «La rendicontazione dei fondi è chiara e trasparente - ha detto -. La situazione attuale della spesa del Psr Puglia al 31 dicembre è nota. Nonostante gli sforzi attuati negli ultimi mesi, non si è riusciti a raggiungere gli obiettivi prefissati per via dei numerosi contenzioni amministrativi che hanno di fatto costretto la Regione a congelare oltre 300 milioni di euro.

Un rallentamento, come già abbiamo chiarito a Bruxelles e di cui siamo certi si terrà conto, che è stato prodotto da cause di forza maggiore e che, pertanto, ci consentirà di ottenere una deroga». Ma intanto gli agricoltori attaccano. Coldiretti parla di «Errori regionali di programmazione e gestio­ne» per «non aver voluto rifare le graduatorie sulla base di istruttorie svolte in maniera pun­tuale». E i grillini, con Antonella Laricchia, fanno notare che lo stesso è avvenuto per il Feamp: «Si rischia il disimpegno anche per i soldi destinati al settore ittico».

gazzettamezzogiorno

Pubblicato in Economia

Un attentato dinamitardo è stato compiuto a Foggia in via D'Aragona nella zona del cimitero dove una bomba è stata fatta esplodere sotto la Discovery Range Rover di un residente della zona. La deflagrazione ha provocato ingenti danni ad altre sei auto parcheggiate accanto al Suv.
   

Danni maggiori alla parte anteriore della Range Rover, più una Fiat Punto ed una Fiesta. Divelta la saracinesca di un locale.
    In frantumi anche i vetri di alcune abitazioni ai primi piani e le vetrine di alcune attività commerciali. Sul posto stanno operando i vigili del fuoco e gli agenti delle volanti della questura di Foggia.

Pubblicato in Cronaca

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