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Articoli filtrati per data: Venerdì, 20 Marzo 2020 - Rete Gargano
Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sulla base delle informazioni del direttore del dipartimento Promozione della Salute Vito Montanaro, informa oggi venerdì 20 marzo, in Puglia sono stati effettuati 743 test in tutta la regione per l’infezione Covid19 coronavirus e sono risultati positivi 103 casi, così suddivisi:
 
28 nella Provincia di Bari;
4 nella Provincia Bat;
9 nella Provincia di Brindisi;
29 nella Provincia di Foggia;
17 nella Provincia di Lecce;
10 nella Provincia di Taranto;
1 attribuito a residente fuori regione;
5 per i quali è in corso l’attribuzione della relativa provincia.
 
Dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati 4.789 test.
Il totale dei casi positivi Covid in Puglia è di 581, così divisi:
165 nella Provincia di Bari;
30 nella Provincia di Bat;
84 nella Provincia di Brindisi;
163 nella Provincia di Foggia;
88 nella Provincia di Lecce;
33 nella Provincia di Taranto;
11 attribuiti a residenti fuori regione;
7 per i quali è in corso l’attribuzione della relativa provincia.
I Dipartimenti di prevenzione delle Asl hanno attivato tutte le procedure per l'acquisizione delle notizie anamnestiche ed epidemiologiche, finalizzate a rintracciare i contatti stretti. Intanto si registra la prima vittima a Manfredonia, un 80enne morto con il coronavirus e non per il coronavirus e con alla base altre malattie croniche.
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Una Via Crucis speciale, nella cattedrale di Manfredonia senza fedeli e con il solo arcivescovo della Chiesa del Gargano in diretta streaming e sui social. "Cuori Svegli" il titolo della Via Crucis che ha visto questa sera il nostro Pastore pregare con e per il popolo garganico, grazie anche ai testi del prof. massimiliano Arena. Padre Franco Moscone ha ripercorso le 14 stazioni, intervallate da una preghiera ben precisa sul particolare momento che stiamo attraversando. L'emergenza sanitaria è stata al centro della celebrazione eucaristica. Il primo pensiero di Padre Franco è andato ai 23 sacerdoti dela diocesi di Bergamo deceduti con il coronavirus fino ad oggi. Poi ai medici, agli infermieri e a tutti gli operatori sanitari degli ospedali italiani che in questi giorni stanno lottando contro un nemico invisibile, e spesso sono costretti a farlo con mezzi e strumenti inadeguati."Siamo tutti sfigurati davanti a questa emergenza che purtroppo non sappiamo quanto tempo durerà. Siamo tutti in confusione. Aiuatci Gesù, ci affidiamo tutti al Signore per passare indenni questo periodo, sperando di poter amare in modo nuovo quando tutto sarà passato. Questa quarantena imposta - ha aggiunto l'arcivescovo - ha dato senso alla quaresima. Stiamo riscoprendo nella privazione, il senso delle cose, il senso delle relazioni, della scuola. Lasciamo lavorare i nostri governanti, senza accusarli e senza criticarli, stanno facendo tanto sia a livello nazionale che qui in Puglia. I social amplificano la paura, noi invochiamo il Signore".

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Nell’era della didattica a distanza forzata a causa del coronavirus, quando tutti gli alunni stanno comodamente a casa e possono svegliarsi anche ad ora di pranzo, le convittrici e i convittori dell’Istituto Alberghiero di Vieste vanno controcorrente e manifestano la lontananza dai banchi di scuola, da docenti ed istitutori e soprattutto dagli amici. Lo hanno fatto indirizzando una lettera alla Preside Ettorina Tribò nella quale sperano in un pronto rientro alla normalità e propongono di concludere questa quarantena con una grande festa. Pronta la replica del Dirigente Scolastico che, commossa dalle parole a lei indirizzate, ha accettato la proposta dicendo che “al vostro ritorno faremo la più bella di tutte le feste”.

Questi i testi integrali della lettera scritta dagli studenti e della risposta della preside.


Buongiorno sig.ra Preside,

Come sta? Spero tutto bene!

Noi, convittori e convittrici dell'Enrico Mattei, non vediamo l'ora di tornare a Casa! Già, e per casa intendo il convitto. Non ci crederà mai, ma ora che stiamo a casa, eh si la nostra casa: quella tanta agognata in convitto,  dove c'è il nostro letto, la nostra doccia, il nostro divano, la cucina o della mamma o della nonna e sopratutto il nostro nucleo familiare... Eh noi vogliamo tornare in convitto, incredibile, no?

È incredibile anche per noi, si figuri!

È incredibile di come ti manca un pezzo di anima perché non vedi da 15 giorni o poco più i tuoi amici, perché, oramai, con loro si è instaurato un tipo di feeling indistruttibile.

È strano, la mattina, non sentire nessuna sveglia da parte di istitutori ed istitutrici o il semplice incontrarsi a mensa, alle panchine, a scuola.

È strano perché ci sentiamo tolti dalla nostra routine, dai nostri happy radio, dai nostri litigi ed anche dai rimproveri degli istitutori.

È proprio vero che inizi ad apprezzare una cosa solo quanto non la hai più.

Noi, solo ora, in questi giorni agonizzanti di quarantena ma con gli occhi ricchi di speranza, ci siamo resi conto che il convitto è davvero la nostra casa. Un proverbio tibetano dice: "Là dove sei felice, sei a casa”.

Noi in convitto siamo felici, e speriamo, che anche Lei, anche se arrivata solo quest'anno, sia felice con noi, come noi.

Le proponiamo direttamente le feste "Addio Codiv-19", del Deposito e Farwell party.

Ora, oltre l'umorismo, speriamo questo messaggio Le abbia strappato un sorriso in questi giorni grigi ed anche per ricordarLe che non si preoccupi, tanto ANDRÀ TUTTO BENE! Male che vada ci siamo noi Preside!

Un grande abbraccio da tutta la grande e magnifica famiglia del convitto Enrico Mattei.

A presto!


Grazie ragazzi il vostro messaggio ci ha commosso tutti, siete il cuore, l'anima e la forza del Mattei! Vi prometto che quando torneremo faremo una festa bellissima, la più bella di sempre. Ci mancate tantissimo anche voi e vi aspettiamo  qui per stare ancora  tutti insieme.

Vi abbraccio forte tutti.

LA VOSTRA PRESIDE

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Il termine di pagamento, previsto per aprile, è stato rinviato a data da definire. Il sindaco: “Orgoglioso di come i vichesi affrontano la situazione, non di tutti però”. L’appello agli abitanti dei paesi vicini: “Non venite a Vico”. Sul blocco agli accessi: “Non è nei poteri di un sindaco chiudere il paese”.

Il Comune di Vico del Gargano, con deliberazione della Giunta, ha deciso di sospendere e di rinviare a data da destinarsi l’emissione degli avvisi di pagamento relativi alla TARI 2020. “Il termine di pagamento era previsto ad aprile”, ha spiegato il sindaco Michele Sementino, “ma abbiamo deciso di rinviarlo per alleggerire la situazione di quanti, a causa dell’emergenza sanitaria in atto, si troverebbero in difficoltà a sostenere questa spesa”.

“La stragrande maggioranza dei vichesi sta affrontando la situazione con grande senso di responsabilità, restando a casa e attenendosi scrupolosamente alle disposizioni dell’ultimo decreto”, ha aggiunto Sementino. “Sono orgoglioso dei miei concittadini, ma non di tutti: qualcuno non ha ancora capito che andare in giro senza motivo non si può.

Polizia municipale e carabinieri stanno facendo un ottimo lavoro, hanno intensificato i controlli, e sono certo che anche chi fa fatica a rispettare le regole presto cambierà comportamento”.

Il sindaco di Vico del Gargano, poi, sempre in tema coronavirus, affronta un altro paio di questioni divenute motivo di discussione sui social. “Quando finirà l’emergenza coronavirus, saremo felici di tornare ad accogliere e abbracciare le persone che vengono a Vico dagli altri paesi. Fino a quel momento, però, è necessario che finiscano le ‘trasferte’ di chi arriva dalle città più vicine per venire qui a fare la spesa.

Ai miei concittadini, invece, voglio dire una cosa: non è nei poteri di un sindaco disporre posti di blocco per chiudere gli accessi al paese. Chi vi dice il contrario magari è in buona fede ma ignora quanto disposto dalla legge”, ha dichiarato il primo cittadino di Vico del Gargano. “Circolano polemiche anche sull’apertura del mercato”, ha aggiunto il sindaco.

“A tal proposito, è utile ricordare un paio di cose. Il mercato è aperto perché ad autorizzarne l’apertura è il decreto del Presidente del Consiglio. Come da obbligo di legge, il mercato ha un unico accesso controllato e l’ingresso è gestito in modo da evitare assembramenti e mantenere le distanze di sicurezza. Non è nei poteri di un sindaco vietare ciò che il Governo centrale ha espressamente permesso e regolamentato”.

“C’è tanta disinformazione, spesso in buonafede e dettata solo dall’ignoranza, talvolta però è utilizzata strumentalmente da chi pensa di trarre vantaggio dal mettere in cattiva luce un’Amministrazione comunale”, ha spiegato Sementino.

“Ci troviamo ad affrontare la più grande crisi dal secondo dopoguerra. Quello che servirebbe è serietà, onestà intellettuale, responsabilità e unità d’intenti. Non servono i chiacchieroni, quelli che predicano bene e razzolano come al solito. Dobbiamo avere la forza di affrontare l’emergenza sanitaria nel migliore dei modi. Quando sarà finita, dovremo far ripartire tutto e occorrerà aiutare chi avrà ricevuto i danni maggiori da questi mesi di stop.

Per questo motivo, il mio auspicio è che si lascino da parte le polemiche vuote e strumentali e si cominci a dare l’esempio con comportamenti concreti basati su responsabilità e onestà”, ha concluso Sementino.

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Dopo San Severo, ipotesi contagiati anche all'ospedale di Manfredonia dove questa mattina sono stati chiusi a scopo precauzionale i reparti di  cardiologia e chirurgia. In queste ore gli operatori sanitari dell'ASL Foggia si sono riuniti per le decisioni del caso ed hanno predisposto la sanificazione del reparto di radiologia che è stato subito riaperto. Un medico di cardiologia è risultato positivo al covid ed è stato ricoverato.Soo stati effettuati i tamponi a tutto il personale interessato e si attendono gli esiti.

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Le recenti analisi di studiosi di grande spessore come Daniele, Malanima, Fenoaltea, Ciccarelli, Collett, Davis, Tanzi, Aprile, hanno ricondotto sui corretti binari della storia il livello economico raggiunto dal Regno delle Due Sicilie nella prima metà dell’Ottocento.

Tommaso Pedio, il maggiore storico della Basilicata, docente di Storia Moderna all’Università di Bari, già tra gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso era giunto alle stesse conclusioni: il divario tra il nord e il sud del paese non aveva origine antica, ma nasceva dopo l’Unità d’Italia da precise scelte di politica governativa che la classe politica meridionale, espressione di una minoranza elitaria e benestante, non poteva contraddire, presa da interessi che il patto unitario aveva garantito, a scapito dei ceti subalterni che avrebbero pagato il conto con la miseria e l’emigrazione.

Tommaso Pedio, nelle sue lezioni all’Università, prospettava ai suoi studenti tesitotalmente nuove: la classe dirigente italiana unitaria con politiche discriminatorie aveva reso povera quella parte dell’Italia (il Mezzogiorno) che a metà dell’Ottocento era economicamente avanti nell’ambito dei numerosi Stati preunitari taliani[i].

In particolare Pedio, oltre a trattare con ampie e documentate ricerche gli evidenti livelli tecnologici e produttivi raggiunti dall’industria tessile e metalmeccanica, aveva rivolto le proprie attenzioni di studioso serio e appassionato al commercio via mare e alla Marina mercantile del Regno[ii].

I rapporti commerciali della prima metà dell’Ottocento non erano limitati agli Stati preunitari della penisola, ma avvenivano anche con i maggiori Stati europei e le Americhe. Le maggiori produzioni industriali del Regno comportavano l’esigenza di importare dall’Inghilterra quantità sempre maggiori di ferro, stagno, rame, carbone e dalla Francia fibre per un’industria tessile che a partire dagli anni Trenta assumeva una valenza significativa e tecnologicamente avanzata. Importazioni ed esportazioni, tranne che per gli Stati preunitari italiani molto vicini, avvengono quasi totalmente via mare. Dal 1838 al 1855 la bilancia commerciale resta passiva con Inghilterra, Francia, Stati Uniti, Granducato di Toscana, lo diventa dal 1847 con l’Olanda, risulta invece attiva negli scambi con Austria, Regno di Sardegna e Stato Pontificio.

Il Governo borbonico favorisce con incentivi mirati lo sviluppo di una flotta mercantile capace di importare merci dal 1838 al 1855 per un valore di quasi 89 milioni di ducati[iii] con un notevole incremento dell’economia del Regno. Dati che sembrano non interessare la storiografia ufficiale,nemmeno quando Carlo Perfetto nel 1923 scrive “Le vicende della Marina Mercantile a vapore del reame di Napoli”, Achille Salzano pubblica l’anno successivo “La Marina Borbonica”, Gennaro Maria Monti edita nel 1934 “La marina Borbonica” e nel 1936 “Lo sviluppo della Marina Mercantile Napoletana”. Nessuna considerazione riceve nel 1954 la monografia di Cisternino e Porcaro “La Marina Mercantile Napoletana dal XVI al XIX secolo” [iv].

Queste opere, che ripropongono una gloriosa pagina di storia mercantile e commerciale preunitaria, sono ritenute assurdamente tese a sviluppare anacronistici sentimenti anti-unitari in un’Italia ormai divisa in cui si ripropone drammaticamente la Questione Meridionale e laddove il divario nord-sud appare enormemente accresciuto. È proprio in questa «rimozione ossessiva», che tende a denigrare e a oscurare «tutto quello che è fuoridel solco risorgimentale-sabaudo», che lo scrittore Pino Aprile, presidente del Movimento meridionalista per l’Equità Territoriale, ravvede la prova della disunità d’Italianel suo ultimo testo “L’Italia è finita” [v].

Restano i dati dell’incremento della flotta mercantile, del commercio estero, dell’economia in genere. Dati pubblicati dal Ministero degli Interni negli “Annali Civili del Regno delle Due Sicilie”, stampati a Napoli nello stabilimento tipografico del Real Albergo dei Poveri[vi].

Le imbarcazioni presenti “al di qua dal Faro” al 1° gennaio 1819 risultano 2385, il 55% delle quali nella circoscrizione marittima di Napoli e il 20% in quella delle coste pugliesi. Nel 1833 le imbarcazioni risultano 3283, il 75% delle quali impegnate nella pesca e nel piccolo cabotaggio. Delle 889 utilizzate per il commercio estero solo 262 superano le 200 tonnellate. A distanza di un quinquennio, nel 1838, la flotta mercantile risulta più che raddoppiata con 6803 imbarcazioni delle quali solo 183 (2,68%) costruite e armate in cantieri navali esteri.

Il 46% delle imbarcazioni esistenti al 31 dicembre 1838 sono state costruite e armate nei cantieri navali di Napoli, Torre del Greco, Castellammare di Stabia, il 10% nei cantieri della Terra di Bari (Molfetta, Trani, Barletta, Bari… ), 339 nei cantieri della costa reggina (Reggio, Villa San Giovanni, Gallico, Bagnara, Scilla, Cannitello, Catona… ).

Nel quinquennio 1834-1838, oltre Napoli, particolarmente attivi nella produzione di imbarcazioni risultano i cantieri navali di Procida (98), Sorrento-Meta-Piano (41), Amalfi (44). Nello stesso periodo risultano attivi piccoli e medi cantieri lungo tutte le coste continentali del Regno: Gaeta (17), Resina (14), Vietri-Salerno (14), Acciaroli, Palinuro, Pisciotta nel Cilento, Fiumefreddo (14), Trebisacce (16), Brindisi, Manfredonia (16). Persino sull’estrema punta del Gargano, a Vieste, vengono costruite e armate 9 imbarcazioni in un nuovo cantiere navale.

Il forte incremento della flotta mercantile nel quinquennio 1834-38 è dovuto al notevole sviluppo industriale messo in atto dal Governo borbonico e alla forte produttività agricola, che alimentano il commercio estero e gli scambi interni. Nel 1852 le imbarcazioni della flotta mercantile raggiungono le 8884 unità per un tonnellaggio pari a 204 mila tonnellate e nel dicembre del 1860 il numero di 9848 bastimenti per 260 mila tonnellate, nonostante le requisizioni da parte del Governo dittatoriale garibaldino[vii].

Gli studi di Lamberto Radogna[viii], che confermano i dati fin qui esposti, sono importanti perché vanno oltre la fine del Regno delle Due Sicilie e attestano amaramente la decadenza della flotta mercantile napoletana nell’ultimo trentennio del XIX secolo sotto la dinastia dei Savoia: a fine secolo, nei dipartimenti marittimi della Campania, le imbarcazioni a vela si erano ridotte da 3963 a 1180, mentre nel dipartimento di Napoli i piroscafi a vapore già nel 1864 si erano ridotti da 22 a 16 dimezzando il tonnellaggio, laddove a Genova erano cresciuti a 116 unità[ix].

Alida Clementene “Le comunicazioni via mare” [x], parla di una marina a vapore del Mezzogiorno che sarà «marginalizzata da scelte politiche centrali»[xi] del nuovo Stato unitario, citando peraltro il recente testo di Luigi De Matteo[xii].

Michele Eugenio Di Carlo

 

 

[1] T. PEDIO, L’economia delle province napoletane a metà dell’Ottocento, Lecce, Capone Editore, 1984, p. 3 ss.

[1] T. PEDIO, Marina mercantile, movimento commerciale e ferrovie nella prima metà dell’Ottocento in «Bari Economica», a. XV (1980), a. XVI (1981).

[1] A. GRAZIANI, Il commercio estero del Regno delle due Sicilie dal 1832 al 1858; tratto da ARCHIVIO STATO NAPOLI, Ministero delle Finanze – Amministrazione Generale Dazi Indiretti; voll. 14132 – 14149; riportato in T. PEDIO, Economia e società meridionale a metà dell’Ottocento (a cura di S.G. Bonsera), Lecce, Capone Editore, 1999, p. 75, note 1 e 2 p. 85.

[1] T. PEDIO, Economia e società meridionale a metà dell’Ottocento (a cura di S.G. Bonsera), cit., p. 76.

[1] P. APRILE, L’Italia è finita. E forse è meglio così”, Milano, Piemme, 2018, p. 98.

[1] T. PEDIO, Economia e società meridionale a metà dell’Ottocento (a cura di S.G. Bonsera), cit., p. 76; nota n. 4, pp. 85-86.

[1]Ivi, pp. 78-79; i numeri in parentesi indicano il numero di imbarcazioni costruite e armate.

[1] L. RADOGNA, Storia della Marina Mercantile delle Due Sicilie, Mursia Editore, 1982.

[1]Ivi, p. 86, nota n. 9.

[1] A. CLEMENTE, Le comunicazioni via mare in Il mezzogiorno prima dell’Unità. Fonti, dati, storiografia (a cura di P. Malanima – N. Ostuni, Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, 2013.

[1]Ivi, p. 107.

[1]L. DE MATTEO, “Noi della meridionale Italia”. Imprese e imprenditori del Mezzogiorno nella crisi dell’unificazione, Napoli, ESI, 2002; inA. CLEMENTE, Le comunicazioni via mare in Il mezzogiorno prima dell’Unità. Fonti, dati, storiografia (a cura di P. Malanima – N. Ostuni, cit., p. 107, nota n. 29.

 

[i] T. PEDIO, L’economia delle province napoletane a metà dell’Ottocento, Lecce, Capone Editore, 1984, p. 3 ss.

[ii] T. PEDIO, Marina mercantile, movimento commerciale e ferrovie nella prima metà dell’Ottocento in «Bari Economica», a. XV (1980), a. XVI (1981).

[iii] A. GRAZIANI, Il commercio estero del Regno delle due Sicilie dal 1832 al 1858; tratto da ARCHIVIO STATO NAPOLI, Ministero delle Finanze – Amministrazione Generale Dazi Indiretti; voll. 14132 – 14149; riportato in T. PEDIO, Economia e società meridionale a metà dell’Ottocento (a cura di S.G. Bonsera), Lecce, Capone Editore, 1999, p. 75, note 1 e 2 p. 85.

[iv] T. PEDIO, Economia e società meridionale a metà dell’Ottocento (a cura di S.G. Bonsera), cit., p. 76.

[v] P. APRILE, L’Italia è finita. E forse è meglio così”, Milano, Piemme, 2018, p. 98.

[vi] T. PEDIO, Economia e società meridionale a metà dell’Ottocento (a cura di S.G. Bonsera), cit., p. 76; nota n. 4, pp. 85-86.

[vii]Ivi, pp. 78-79; i numeri in parentesi indicano il numero di imbarcazioni costruite e armate.

[viii] L. RADOGNA, Storia della Marina Mercantile delle Due Sicilie, Mursia Editore, 1982.

[ix]Ivi, p. 86, nota n. 9.

[x] A. CLEMENTE, Le comunicazioni via mare in Il mezzogiorno prima dell’Unità. Fonti, dati, storiografia (a cura di P. Malanima – N. Ostuni, Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, 2013.

[xi]Ivi, p. 107.

[xii]L. DE MATTEO, “Noi della meridionale Italia”. Imprese e imprenditori del Mezzogiorno nella crisi dell’unificazione, Napoli, ESI, 2002; inA. CLEMENTE, Le comunicazioni via mare in Il mezzogiorno prima dell’Unità. Fonti, dati, storiografia (a cura di P. Malanima – N. Ostuni, cit., p. 107, nota n. 29.

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