Articoli filtrati per data: Sabato, 02 Maggio 2020

“Carissimi e carissime pugliesi,

dopo il lockdown messo in atto dal Governo per contrastare l’epidemia Covid siamo alla vigilia della Fase 2, che inizierà lunedì 4 maggio 2020. Una fase ancor più delicata per noi tutti, perché potremo riprendere qualche attività secondo quanto previsto dalle norme nazionali e regionali.

Significa che dovremo essere maggiormente responsabili e rigorosi nei nostri comportamenti.

Nel guardare i numeri del contagio che si abbassano non dobbiamo illuderci che il pericolo sia superato, perché la battaglia contro il virus non è vinta, non esiste ancora a livello mondiale una soluzione, una cura, un vaccino.

Dai nostri comportamenti individuali dipenderà l’evoluzione dell’epidemia.

Solo rispettando le regole potremo contenere il coronavirus ed evitare che si generino nuovi focolai.

Quindi, dal 4 maggio dobbiamo tutti continuare a mantenere il necessario distanziamento sociale, uscire di casa per il tempo strettamente necessario, utilizzare la mascherina nei luoghi chiusi, lavarsi spesso le mani ed evitare di portarle sul viso. Restano vietati gli assembramenti di persone e anche quando andremo a trovare i nostri cari dobbiamo adottare tutte queste precauzioni.

La Regione Puglia si è subito mossa per rifornirsi dei dispositivi di protezione individuale (DPI) e mascherine necessari al personale sanitario. Materiali molto difficili da reperire, ma che siamo riusciti ad acquistare direttamente in Cina, dove vengono prodotti.

Inoltre, in sinergia con il Politecnico di Bari, abbiamo supportato dal punto di vista informativo tutte le aziende del territorio che hanno deciso di produrre qui in Puglia mascherine e DPI: decine di imprese si stanno adoperando in tale prospettiva.

Posso quindi comunicarvi che partiremo dal 4 maggio con la distribuzione gratuita di 1 milione e mezzo di mascherine di comunità per uso civile partendo dai pugliesi che in questo momento vivono maggiori difficoltà economiche. La distribuzione sarà curata dai Centri Operativi Comunali, nei quali operano le associazioni di volontariato della protezione Civile, in sinergia con i Servizi sociali dei Comuni.

La Regione Puglia emanerà a breve un bando rivolto alle aziende locali che producono mascherine di comunità ad uso civile, per assicurare nel tempo una disponibilità più ampia, allargare la distribuzione e rendere le mascherine accessibili a tutti.

Grazie per l’attenzione e per l’impegno che ci state mettendo per il bene di tutti.

Il Presidente della Regione Puglia

Michele Emiliano”

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha scritto questa lettera aperta ai pugliesi in vista dell’avvio della Fase 2, comunicando che partirà da lunedì la distribuzione di un milione e mezzo di mascherine per uso civile di comunità alle fasce più deboli della popolazione da parte della Protezione civile regionale. È inoltre disponibile da oggi il nuovo decalogo rivolto a tutti i cittadini, a cura della task force della Regione Puglia (che si invia in allegato) con regole semplici ma fondamentali per affrontare questa nuova fase. La locandina è realizzata con licenza common creative. Si invitano pertanto tutti gli esercizi pubblici a stamparla e affiggerla.web_Loc_ver_1080x1740_testo_Loc_ver_1080x1740.jpg

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Dal 30 marzo 2020 al 30 aprile 2020, la Caritas Diocesana di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, è stata impegnata, grazie all’aiuto di operatori e volontari, nel sostegno delle famiglie colpite dall’emergenza covid-19.
L’attività è stata coadiuvata oltre che dai tanti volontari, anche da diverse associazioni, dal gruppo di Spesa Sospesa, da donazioni di aziende o singoli cittadini che hanno voluto dare un contributo a chiunque nella città si trovasse in stato di bisogno. Importante anche il contributo del Comune di Manfredonia che ha deciso di stanziare 40.000 euro a favore di questa attività.
In totale nel primo mese sono stati distribuiti 2987 kit alimentari, con una media giornaliera di 124 pacchi (per 24 giorni). Le persone singole che hanno ritirato il kit alimentare, riferito al gruppo familiare sono 1443. Facendo una media, dai dati in nostro possesso, ipotizzando tre componenti per nucleo familiare, sono state servite complessivamente 4300 persone circa.
Ma il dato allarmante è che accanto alle persone che da molto tempo erano in difficoltà, sono comparse fasce sociali inaspettate: pescatori, braccianti, badanti, addetti del settore edile, operai, commessi, commercianti e impiegati nella ristorazione.
A partire dal 4 Maggio 2020 la distribuzione presso i locali della mensa “Pane di Vita” avverrà il Lunedi, Mercoledì e Venerdì dalle ore 10:00 alle ore 12:00.
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Arrestati tre imprenditori agricoli ed “un caporale”. Applicata ancora una volta la misura cautelare reale del controllo giudiziario a diverse aziende della provincia a tutela dei lavoratori e del tessuto socio-economico del territorio. Accertate gravi condizioni di sfruttamento della manodopera ed anche l’impiego illegale di lavoratori stranieri clandestini.

Il giorno dopo la festività internazionale del “I° Maggio”, dedicata ai lavoratori e, soprattutto, ai loro diritti, i Carabinieri del Comando Provinciale di Foggia, su direzione e coordinamento della Procura della Repubblica di Foggia, hanno dato esecuzione a due importanti misure cautelari custodiali applicative del carcere e degli arresti domiciliari nei confronti di tre imprenditori agricoli e di un “caporale”, di origine straniera, tutti quanti operanti nella provincia di Foggia.

I provvedimenti restrittivi della libertà personale in questione, rientranti in un’operazione investigativo-giudiziaria anticaporalato appellata convenzionalmente come “White labour”, a voler quindi valorizzare il contrasto con il fenomeno del c.d. “lavoro nero”, sono derivati da una complessa ed articolata attività investigativa condotta dalla Procura della Repubblica di Foggia e sviluppata attraverso un’apposita "task force anticaporalato" costituita da personale del Nucleo Investigativo CC di Foggia, della Compagnia CC di Lucera e da militari del NIL Foggia. Un vero e proprio pool voluto ed organizzato dalla Magistratura foggiana e dai militari dell’Arma per contrastare così - in termini dedicati - il deprecabile fenomeno del caporalato, molto presente e radicato nella Capitanata. Le due misure cautelari emesse dal GIP del Tribunale di Foggia, su richiesta della Procura della Repubblica, riguardano specificatamente ireati di concorso di persone in intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro aggravati (artt. 110 cp – 603 bis cp) e in un caso anche di impiego di manodopera straniera irregolare (art. 22 co. 12 Dlg.vo 286/1998).

Decine e decine i lavoratori stranieri, di diverse etnie (in prevalenza africana ed indiana), quasi tutti reclutati dai “ghetti” della provincia dauna, impiegati in diverse aziende agricole ubicate tra Foggia e San Giovanni Rotondo, sottoposti a condizioni “degradanti” e di sfruttamento, facendo in particolare leva sul relativo stato di bisogno, in dispregio delle più basilari norme in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, oltre che con l’applicazione di un salario variabile estremamente esiguo (mediamente venivano corrisposti dai 3,5 ai 6 euro l’ora) e comunque in violazione dei contratti nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali, inoltre con ritmi di lavoro assolutamente estenuanti.

Una delle aziende agricole sottoposte ad indagini, ubicata sulla SS 89 Foggia/Manfredonia, era stata già oggetto, l’estate scorsa, di una precedente attività investigativo-giudiziaria da parte della Procura della Repubblica di Foggia e dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del locale Comando Provinciale, conclusasi con l’arresto del titolare e del fratello, quest’ultimo con il compito di coadiutore, e la sottoposizione a controllo giudiziaria dell’azienda, tuttora tra l’altro in essere. Entrambi i fratelli sono stati quindi nuovamente arrestati e questa volta associati al carcere di Foggia. Anche durante la sottoposizione ad amministrazione giudiziaria, infatti, i due avevano continuato a perpetuare parte delle condotte criminali contestategli durante l’estate 2019, al punto tale che il GIP, nella propria ordinanza, scrive “.. nonostante il pregresso trattamento cautelare e nonostante il controllo giudiziario fosse in corso, hanno dimostrato totale disinteresse per i precetti penali e la tutela dell’incolumità individuale dei braccianti, perseverando nella condotta di approfittamento del loro stato di bisogno…”. Durante in particolare l’ultimo blitz svolto dai Carabinieri l’autunno scorso, erano stati individuati altresì 5 lavoratori stranieri sprovvisti di regolare permesso di permesso di soggiorno ed altri ancora invece assunti addirittura sotto falso nome.

Anche nell’altra azienda agricola, situata nel comune di San Giovanni Rotondo, strutturata in particolare in più sedi operative e capannoni aziendali, gli investigatori hanno accertato un sistema criminale ben organizzato nel quale avveniva, in maniera pressoché continuativa, il reclutamento, l’impiego e l’utilizzo di manodopera – anche in questo caso straniera - in condizioni di grave sfruttamento, approfittando sempre dello stato di bisogno dei lavoratori. Il titolare dell’azienda agricola, di nazionalità italiana, in concorso con uno straniero con anche un ruolo societario in una delle attività agricole sottoposte ad indagini, assumeva ed impiegava cittadini stranieri in condizioni lavorative precarie, disposti ad accettare retribuzioni ben al di sotto dei livelli minimi di paga salariale, lavorando in alcuni casianche per 13 ore al giorno, a volte senza neanche un giorno di riposo. Il tutto, ancora una volta, senza l’utilizzo di dpi o di materiale per il soccorso sanitario, in ambienti in pessimo stato igienico. All’interno di un’azienda erano stati allestiti anche dei containers dove alcuni lavoratori vi abitavano in unacondizione assolutamente degradante. Applicata la misura degli arresti domiciliari per l’imprenditore italiano ed invece il carcere per il correo straniero. Sottoposte inoltre a controllo giudiziario tutte le aziende agricole e le relative sedi operative-logistiche attraverso la nomina da parte del GIP del Tribunale di Foggia di un amministratore giudiziario, con il compito quindi di attuare tutte le procedure di regolarizzazione e di gestione aziendale necessarie.

Nei prossimi giorni nei confronti di tutti gli arrestati si svolgeranno i relativi interrogatori di garanzia davanti al GIP del Tribunale di Foggia.

Le investigazioni complessivamente compiute sono state svolte sia attraverso attività di controllo del territorio di tipo c.d. tradizionale, sia mediante l’utilizzo di mirate indagini tecniche.

Anche con quest’ultima significativa attività investigativa, l’ennesima dopo le precedenti e costanti operazioni svolte sistematicamente dei mesi scorsi, la Magistratura e i Carabinieri di Foggia hanno nuovamente dimostrato la grande attenzione nei riguardi di un fenomeno criminale pericoloso ed insidioso per il territorio della provincia di Foggia, che come è noto è a vocazione agricola. La tutela dei diritti dei lavoratori e delle loro condizioni di impiego, il contrasto – ad ogni livello - dei reati di sfruttamento della manodopera e la salvaguardia dell’economia legale del territorio rappresentano difatti una delle priorità nelle continue azioni istituzionali poste in essere a salvaguardia di ogni presidio di giustizia e legalità.

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Numeri sempre altalenanti ma senza impennate di rilievo. La curva del contagio cala in tutta la Puglia meno che in Capitanata che anche oggi si conferma la provincia con il più alto numero di infetti: altri 16 sui 34 registrati  in tutta la regione. La nota positiva arriva dal fronte dei decessi: solo due, uno nel Leccese e uno nel Brindisino. I test effettuati oggi sono stati 1078.

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[Cliccando BOLLETTINO EPIDEMIOLOGICO REGIONE PUGLIA 02/05/2020 potrete consultare il report completo] ------

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sulla base delle informazioni del direttore del dipartimento Promozione della Salute Vito Montanaro, informa che oggi sabato 2 maggio in Puglia, sono stati registrati 1.078 test per l'infezione da Covid-19 coronavirus e sono risultati positivi 34 casi, così suddivisi:

3 nella Provincia di Bari;

3 nella Provincia Bat;

4 nella Provincia di Brindisi;

16 nella Provincia di Foggia;

6 nella Provincia di Lecce;

2 nella Provincia di Taranto.

Sono stati registrati 2 decessi: 1 in provincia di Brindisi, 1 in provincia di Taranto

Dall'inizio dell'emergenza sono stati effettuati 65.370 test.

Sono 757 i pazienti guariti.

2954 sono i casi attualmente positivi.

Il totale dei casi positivi Covid in Puglia è di 4133 così divisi:

1.319 nella Provincia di Bari;

377 nella Provincia di Bat;

581 nella Provincia di Brindisi;

1066 nella Provincia di Foggia;

495 nella Provincia di Lecce;

263 nella Provincia di Taranto;

29 attribuiti a residenti fuori regione;

3 per i quali è in corso l'attribuzione della relativa provincia.

I Dipartimenti di prevenzione delle Asl hanno attivato tutte le procedure per l'acquisizione delle notizie anamnestiche ed epidemiologiche, finalizzate a rintracciare i contatti stretti.

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La mappa dei contagi da Covid-19 in provincia di Foggia disegna la classica pelle di leopardo, un po’ come avviene nel resto della Puglia.

A fotografare puntualmente il rischio geografico di infezione è l’Università di Foggia, grazie a un dettagliato report messo a punto dalle Direzioni strategiche, dai Laboratori SARS-CoV-2, dalla Struttura Complessa Igiene universitaria e dagli operatori delle Aziende ed Enti del Servizio Sanitario di Capitanata.

L’indagine dell’Ateneo foggiano, finita sulla home page di Epicentro, il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica dell’Istituto superiore di sanità, misura il rischio calcolando il Rapporto standardizzato di Incidenza (RSI), che rende possibile valutare se in una popolazione è stata registrata un’incidenza superiore o inferiore a quella di riferimento (la popolazione regionale o provinciale).

“Dalla terza settimana dell’epidemia (la n. 10 dell’anno), il rischio di infezione, che si è finora mantenuto più elevato di quello regionale – si legge nel report -, ha mostrato una progressiva riduzione fino alla settimana 15, con una risalita nella 16. Considerato l’intero periodo di osservazione, in 11 dei 61 comuni è stata registrata un’incidenza superiore a quella di riferimento provinciale”.

L’intera provincia di Foggia ha fatto registrare valori dell’RSI superiori a quello regionale (che è posto pari ad 1) in tutte le settimane oggetto di osservazione, collocandosi a 1,31 nella prima settimana dal (24 febbraio all’1 marzo), a 2,65 nella seconda (dal 2 marzo all’8 marzo), a 1,63 nella terza (dal 9 al15 marzo), a 1,58 nella quarta (dal 16 al 22 marzo), a 1,72 nella quinta (dal 23 al 29 marzo), all’1,45 nella sesta (dal 30 marzo al 5 aprile), a 1,29, il valore più basso, nella settima (dal 6 al 12 aprile), per risalire a 1,95 nell’ottava ed ultima settimana (dal 13 al 19 aprile) presa in considerazione nel report, datato 24 aprile.

Passando ad esaminare la situazione nei diversi comuni si ha una situazione molto frastagliata, ma anche sorprendente. Tutti i grandi comuni della provincia di Foggia non sono compresi nelle aree a maggior rischio, che riguardano invece molti piccoli comuni.

È il caso di sottolineare che il valore dell’RSI viene misurato non sulla base del numero totale di casi registrati, ma sull’incidenza dei casi registrati sulla popolazione residente.

Posto uguale ad 1 il valore dell’RSI medio provinciale, i comuni che presentano un indice più o meno superiore sono undici. La diffusione del contagio sembra essere direttamente connessa a situazioni particolari e contingenti, come la presenza sul territorio comunale di RSA che sono divenute focolai epidemici.

È il caso di Bovino (47 casi su 3206, con il 79% dei casi che ha visto vittime ospiti o operatori dell’RSA) , che guida la classifica con un indice RSI dell’8.51. Seguono, in ordine di RSI: San Giovanni Rotondo (149 casi/27.108 ab.), indice RSI = 3,71; Torremaggiore (90 casi su 16.978 abitanti), indice RSI = 3,55; Faeto (3 casi/621 ab.), indice RSI = 2,97, San Marco in Lamis (55 casi/13.397 ab.) indice RSI = 2,70, Rignano Garganico (8 casi/1.994 abitanti), indice RSI = 2,34, Troia (25 casi/7035 ab.), indice RSI = 2,28; Monte Sant’Angelo (3 casi/12.162 ab.), indice RSI = 1,57, Zapponeta (7 casi/3386 ab.), indice RSI = 1,45, San Nicandro Garganico (33 casi/15.063 ab.), indice RSI = 1,34, San Paolo Civitate (10 casi/5.711 ab.), indice RSI = 1,16.

Le grandi città della Pentapoli presentano tutte valori di RSI inferiori a quello provinciale che, come già detto, è posto uguale ad 1: Foggia (0,71); Manfredonia (0,55); Cerignola (0,89); San Severo (0,97); Lucera (0.86).

Contagi zero per molti piccoli comuni: Anzano di PugliaCarlantinoCarpinoCasalnuovo MonterotaroCasalvecchio di PugliaCelle San VitoIsole TremitiMattinataMonteleone di PugliaMotta MontecorvinoRocchetta Sant’AntonioRoseto Valfortore e infine il paese nativo del premier Giuseppe Conte, San Marco La Catola.

Nella tabella allegata potete leggere il valore RSI (in centinaia, per ottenere il valore sintetico il numero va diviso per cento) di ciascun comune della provincia di Foggia.

LETTERE MERIDIANE

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E' fallito l'assalto con esplosivo ai danni dello sportello bancomat dell'ufficio postale che si trova in via Isonzo a Zapponeta. Lo sportello automatico di ultima generazione è stato danneggiato ma ha retto all'onda d'urto, e i malviventi sono fuggiti a mani vuote.

A quanto si apprende, ad agire sono state quattro persone incappucciate, arrivate a bordo di due auto per piazzare nella fessura del bancomat un ordigno di tipo 'marmotta'. I carabinieri stanno visionando i filmati delle telecamere a circuito chiuso dell'ufficio postale per cercare di risalire ai responsabili.

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Più dubbi che certezze. La Puglia che si appresta a riaprire i battenti è mossa dalla voglia di ritornare a combattere, ma spesso senza un orientamento chiaro. Lo sanno bene gli operatori del turismo che restano senza alcun punto di riferimento. L’annuncio del premier Giuseppe Conte sull’inizio della Fase 2 (dal 4 maggio) ha creato malumori.

E proprio in Puglia dove l’economia estiva è imperniata sul numero di arrivi e presenze. «Nelle disposizioni per la nuova fase - illustra Loredana Capone, assessora regionale al Turismo e alla Cultura - non c’è alcun passaggio che riguardi il comparto. Non possiamo attendere visto che gli operatori devono programmare gli interventi.

E’ pronta una bozza del nostro “Manuale di sicurezza” che affronterà la materia anche prima del governo». Ma non è tutto: la Regione sta valutando di aprire ai “viaggi” nelle seconde case come previsto dal Veneto di Luca Zaia. L’idea è sul tavolo del governatore Michele Emiliano.

«Abbiamo effettuato pagamenti al comparto per 20 milioni - conclude Capone - e partiamo con un piano straordinario che sarà inviato al parternariato sociale. Dobbiamo metterci in moto sfruttando anche il valore dei nostri borghi che non sono stati toccati dall’epidemia da Covid-19».

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26 Maggio 2020 - 17:14:55

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