Articoli filtrati per data: Venerdì, 22 Maggio 2020

Vanessa del Carco, Cavolaia maggiore, Gialla cedronella (foto), Macaone, la rarissima Zerynthia polyxena. Sono le migliaia di farfalle colorate fotografate dalla nostra Lina Taronna sul Promontorio del Gargano. Farfalle bellissime che accendono ulteriormente la natura e contribuyiscono ad elevare il fascino di questo angolo di Puglia ricco di biodiversità floreale, ma nche di numerosi insetti, non tutti nocivi. Tra questi, le farfalle sono uno dei simboli della bellezza. E proprio le farfalle sono uno degli insetti più diversificati e belli del mondo. Il folto gruppo di farfalle comprende oltre 250000 specie, 120 vivono sul Gargano. Dalla più piccola al mondo, la Brephidium exilis, alla più grande, la farfalla della regina Alessandra, questi meravigliosi animali si presentano in un’ampia varietà di colori e motivi. E poi queste coloratissime farfalle indicano anche che l’ecosistema in cui vivono è sano. 

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Venerdì, 22 Maggio 2020 17:59

EMILIANO, DITO PUNTATO CONTRO LA MOVIDA

Il governatore della Puglia Michele Emiliano ha evidenziato che  “se proseguono gli assembramenti in strada sono pronto ad emettere provvedimenti con i quali persino i locali rischiano di poter essere chiusi se non spiegano ai loro clienti che nell'esercizio si accede secondo le regole, con le mascherine, si consuma e poi ci si allontana immediatamente senza sostare all'esterno".

Lo ha annunciato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, durante una intervista televisiva. Emiliano ha evidenziato che "la movida è vietata". "Stiamo dando qualche giorno per comprendere le nuove norme - ha aggiunto il governatore - ma ricordo a tutti che son si può stare in strada in gruppo, non si può stare fermi neanche in due o tre persone". "Tutti gli assembramenti - ha concluso - sono vietati sulla base del Dpcm del presidente Consiglio dei ministri. Se dovesse essere necessaria una ordinanza specifica io sono pronto".

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[Cliccando BOLLETTINO EPIDEMIOLOGICO REGIONE PUGLIA 22/05/2020 potrete consultare il report completo] ------

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sulla base delle informazioni del direttore del dipartimento Promozione della Salute Vito Montanaro informa che oggi venerdì 22 maggio 2020 in Puglia, sono stati registrati 2.113 test per l'infezione da Covid-19 coronavirus e sono risultati positivi 27 casi, così suddivisi:

13 nella Provincia di Bari;

0 nella Provincia Bat;

7 nella Provincia di Brindisi;

3 nella Provincia di Foggia;

2 nella Provincia di Lecce;

2 nella Provincia di Taranto.

Sono stati registrati 4 decessi, 1 in provincia di Bari, 1 in provincia di Bat, 2 in provincia di Brindisi.

Dall'inizio dell'emergenza sono stati effettuati 99.702 test.

Sono 2.120 i pazienti guariti.

1.838 sono i casi attualmente positivi.

Il totale dei casi positivi Covid in Puglia è di 4.440 così divisi:

1.461 nella Provincia di Bari;

382 nella Provincia di Bat;

644 nella Provincia di Brindisi;

1.135 nella Provincia di Foggia;

511 nella Provincia di Lecce;

278 nella Provincia di Taranto;

2 attribuiti a residenti fuori regione;

1 per il quale è in corso l'attribuzione della relativa provincia.

Il prof. Pier Luigi Lopalco, dirigente del coordinamento regionale per le emergenze epidemiologiche, comunica che: “6 casi dei 27 registrati oggi dal bollettino epidemiologico sono riferiti a procedure di riallineamento degli archivi e sono dunque risalenti a casi diagnosticati nei mesi precedenti e riferiti a focolai già sotto controllo.

I restanti 21 sono da distribuire negli ultimi 10 giorni, in particolare: 12 sono stati diagnosticati in data di ieri e 3 in data di oggi.

Con questo si conferma che dal 10 maggio fino a ieri il numero di casi positivi si è mantenuto costante, con piccole variazioni, intorno al valore di 10 casi quotidiani”.

I Dipartimenti di prevenzione delle Asl hanno attivato tutte le procedure per l'acquisizione delle notizie anamnestiche ed epidemiologiche, finalizzate a rintracciare i contatti stretti.

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Il coronavirus in Puglia continua a mietere vittime: nella sola giornata di oggi sono 7 i morti, nessuno in provincia di Foggia. Tornano a salire anche i contagiati, questo per effetto dell'aumento dei tamponi effettuati. Su 2113 test sono 27 i nuovi malati nella nostra regione, 3 in Capitanata. La Puglia non è affatto fuori dall'amergenza, ecco perchè è importante non abbassare la guardia. E a giorni si conosceranno gli effetti delle aperture del 4, 11 e 18 maggio.

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Con il passare dei giorni diventa sempre più evidente che l’impatto dell’emergenza COVID-19 sulla filiera della metalmeccanica potrebbe farsentire in maniera pesante i suoi effetti negativi al punto da compromettere un settore nevralgico dell’economia del Paese che occupa 1.6 milioni di addetti. A Melfi e in Basilicata questa criticità è sempre più evidente e gli strumenti messi in campo, ad oggi, dal Governo risultano essere ancora insufficienti per arginare il contraccolpo causato dal COVID-19. La crisi che stiamo attraversando è molto più grave di quella affrontata negli anni 2008–2012 con le OO.SS. Fim-Cisl, Uil-Uilm, Fismic, Ugl e Aqcf, impegnate, con grande senso di responsabilità, alla tenuta del tessuto industriale regionale preservando i livelli occupazionali e le professionalità esistenti. Nell’Automotive, unitamente ad investimenti a all’innovazione, occorre celermente avere nuovi ammortizzatori sociali che consentano alle aziende e ai lavoratori di superare questo periodo di forte crisi generata dall’emergenza epidemiologica. È un percorso che le aziende dovranno affrontare con il supporto di Confindustria Basilicata così come si è verificato negli anni passati. Il mercato 2020, dalle prime stime, registrerà drastici cali: per le sole autovetture si parla di circa 500.000 immatricolazioni in meno rispetto al 2019. Un colpo pesante per tutta la filiera dell’auto in Basilicata che rappresenta circa 15mila occupati con il Pil prodotto che incide moltissimo nell’economia regionale. Esortiamo tutte le istituzioni, a partire dal Governo, a trovare strumenti che garantiscano gli ammortizzatori sociali in modo da traghettare la risalita produttiva e superare l’emergenza prevedendo, fra gli altri interventi, anche il sostegno al mercato attraverso incentivi per la rottamazione e l'acquisto di auto eco- compatibili adottando un’imponente politica di incentivazione che consenta al comparto dell'automotive il rilancio della produzione e del mercato in modo da essere, ancora una volta, da traino per la ripresa dell'intero sistema economico. Ieri, intatto, i lavoratori sono ritornati nello stabilimento Fca di San Nicola di Melfi. Dalle prime segnalazioni sembrano non registrarsi criticità, in termini di sicurezza, sia all’interno della fabbrica sia nel trasporto pubblico che interessa l’area industriale. Le organizzazioni sindacali, tuttavia, rimarranno vigili sul rispetto delle misure anti Covid-19 e non esiteranno, unitamente alle RSA e RLS, a s

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Una triste storia, l'ennesima, arriva da Manfredonia. A raccontarla è il giornale REDATTORE SOCIALE che ne parla in prima pagina. La storia è quella di un giovane disoccupato di 25 anni che  ogni mercoledì mattina si mette in fila davanti alla mensa dei poveri della caritas diocesana di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo ad aspettare il suo pacco viveri: un po’ di pasta, legumi, salsa di pomodoro, qualche scatoletta di tonno, il latte, il pane. Il necessario per poter andare avanti un’altra settimana a casa, insieme alla sorella e alla nipotina di 8 anni. Senza lavoro da quando l’emergenza coronavirus ha decretato la fine dell’attività in cui lavorava. Ed ora il futuro è ancora più incerto.“Economicamente avevo difficoltà a trovare lavoro anche prima - racconta - mi buttavo dove riuscivo a trovare qualcosa. Negli ultimi anni lavoravo come barista. Ma negli ultimi due mesi siamo stati chiusi e il proprietario ci ha detto che non non riuscirà a riaprire il locale”. La stagione turistica è incerta, chi può fa da sè lasciando a casa i collaboratori, perché ci si aspetta una clientela in forte calo. “Anche mia sorella non lavora, ero l’unico che portava qualche soldo a casa per noi tre: 900 euro ma ce li facevamo bastare - ci spiega il ragazzo che chiede di restare anonimo -.  Sono mesi che non prendo lo stipendio, non vedrò né la cassa integrazione né altro. Devo trovarmi un lavoro, ma al Sud è difficile, ora poi sarà quasi impossibile”.

"Sono sempre di più i ragazzi giovani che si rivolgono alle Carita sottolinea Angela Cosenza, responsabile della sede di Manfredonia. “Prima del Covid19 non facevamo il servizio di distribuzione di pacchi e viveri, ci occupavamo dell’animazione sociale e dell’organizzazione delle parrocchie, che facevano anche questo tipo di servizio - afferma -. Quando è scattata l’emergenza molte parrocchie hanno sospeso le attività perché i loro volontari sono per lo più anziani. E ci siamo attivati noi, ma mai avremmo immaginato la realtà che ci si è prospettata, con un’utenza così variegata e anche così giovane. Quelli che spesso abbiamo chiamato bamboccioni sono ragazzi che ora faticano ad andare avanti da soli”.

I primi giorni si arrivava a distribuire anche 250 pacchi al giorno: “sono arrivate persone che non si erano mai avvicinate a noi oppure persone che venivano qui per altri servizi, come l’aiuto al pagamento delle utenze  e degli affitti, a cui ora si è aggiunto il problema del cibo. Ma quello che mi ha stupito è stato veder arrivare i ragazzi di vent'anni, che vivono da soli,  e che andavano avanti con occupazioni stagionali: camerieri, baristi o pescatori”. E poi mano mano con il passare dei giorni anche i lavoratori edili e chi è impiegato nelle pulizie ha cominciato a chiedere aiuto. “La situazione è grave, nella fase due stiamo notando qualche timido tentativo di ripresa, ma specialmente al Sud sarà dura. Continuiamo a fare distribuzioni di generi alimentari 3 volte a settimana per circa 350 famiglie. Non per tutti, infatti, la fase due significa ripartenza: “Non sappiamo quanti riusciranno a sostenere le spese, restiamo in ascolto della popolazione e continuiamo nel servizio”. Dalle schede compilate all’ingresso del centro di distribuzione risulta che a rivolgersi al servizio ci sono anche tante famiglie che non sanno più come pagare il mutuo e operai in attesa della cassa integrazione. “Dopo la prima fase di aiuti per far avere alle persone qualcosa da mettere nel piatto ci aspettiamo che ci verranno a chiedere come pagare le utenze - conclude Cosenza -. In molti stanno accumulando debiti, è una situazione grave. Quando ci siamo buttati in questa situazione non pensavamo neanche noi di trovarci davanti a questa realtà”.

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Giornata di lancio del progetto regionale denominato “Strade provinciali pulite” curato dall’assessore all’Ambiente Gianni Stea di concerto con l’Ager, con le province pugliesi e con la città metropolitana di Bari. Tre milioni di euro per finanziare un articolato piano, a supporto del servizio ordinario, per il contrasto all’abbandono illecito di rifiuti sulle strade provinciali pugliesi sovente trasformate in discariche a cielo aperto a causa dell’incuria e dell’inciviltà.

“Attraversando le strade a scorrimento veloce lungo il tragitto che abitualmente percorro per tornare a casa  mi capita di trovare di tutto, poltrone, lavatrici, biciclette, materassi,  sino a rifiuti più pericolosi per la salute, come ad esempio lastre in amianto, batterie usurate, pneumatici bruciati, scarti di lavorazione di ogni genere”, dichiara l’assessore all’Ambiente Gianni Stea che continua: “è ora di intervenire a tutela e salvaguardia del nostro territorio, poiché prima di arrivare sulle coste per godere del nostro splendido mare, o di raggiungere i nostri centri storici, i santuari mete di pellegrinaggio e turismo religioso, insomma prima di apprezzare le bellezze naturali e paesaggistiche che la Puglia ha da offrire, dobbiamo pensare  che queste strade provinciali sono quelle che vengono percorse per raggiungere i comuni costieri piuttosto che i borghi interni e rappresentano il biglietto da visita di tutti i pugliesi.”

È in corso di pubblicazione, a cura di Ager, il bando per l’individuazione dei soggetti che si occuperanno, su base provinciale, del servizio di rimozione, raccolta straordinaria e conferimento dei rifiuti, mentre un ulteriore milione di euro sarà destinato all’acquisto di fototrappole con funzioni di controllo e prevenzione degli atti illeciti e vandalici.

“Per la prima volta – spiega il direttore generale di Ager, Gianfranco Grandaliano - si è proceduto, di concerto con la Regione, le province, la città metropolitana di Bari e i Comuni a definire un piano davvero organico che mira a infliggere un duro colpo al fenomeno, incivile, dell’abbandono dei rifiuti sulle strade extra-urbane, prevedendo quindi non solo la rimozione, ma anche attività di prevenzione e repressione mirate a evitare il futuro ripetersi di comportamenti che penalizzano fortemente il territorio, sia dal punto di vista ambientale che turistico”.

Le strade oggetto degli interventi di raccolta straordinaria sono state individuate su indicazione di ogni singola provincia e della città metropolitana in considerazione del maggior traffico veicolare e della  valenza turistica. Le risorse sono state ripartite sulla base di diversi indicatori frutto di uno studio effettuato da Ager, tra cui l’estensione territoriale, la popolazione residente (dati Istat), la presenza turistica (dati 2019), la lunghezza complessiva delle strade provinciali, tanto al fine di costituire un quadro dei fabbisogni  e garantire una efficace assegnazione di fondi per bacino provinciale:

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Entro questa settimana sarà pubblicato il bando di gara  per l’affidamento  del servizio di rimozione dei rifiuti abbandonati sulle strade provinciali e quindi di trasporto e avvio allo smaltimento/recupero nel rispetto della normativa vigente.

Mentre al fine di garantire il corretto utilizzo delle fototrappole e la gestione delle eventuali sanzioni amministrative, le provincie pugliesi, attraverso la polizia provinciale e la polizia locale, saranno impegnate ad assicurare il giusto presidio e controllo territoriale con il supporto necessario e aggiuntivo della vigilanza ambientale regionale.

Le attività saranno dettagliate nell’ambito di un protocollo d’intesa sottoscritto tra Regione Puglia, Anci Puglia, le Province di Lecce, Foggia, Brindisi, Taranto, Bat e Città Metropolitana di Bari. Le appraecchiature fornite saranno in grado di rilevare e registrare su supporto informatico la commissione di violazioni costituite dall'abbandono di rifiuti. Le fototrappole saranno concesse in comodato gratuito alle amministrazioni locali che ne facciano richiesta in considerazione del numero di abitanti e dell’estensione territoriale, queste saranno collocate, a cura delle amministrazioni locali, in prossimità delle strade pubbliche provinciali maggiormente interessate dal fenomeno dell'abbandono dei rifiuti. Un'iniziativa salutata con estremo favore da Province e Comuni che hanno assicurato piena collaborazione ed operatività.

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Durante la Seconda guerra mondiale, i Tedeschi utilizzarono i prigionieri di guerra come forza lavoro, in stato coatto. In tali condizioni finirono anche molti Italiani, di tutte le Forze Armate, dopo la disfatta dell’Italia e del relativo armistizio dell’8 settembre 1943. Senza più linea di Comando e di comunicazioni, i nostri militari, allo sbando in tutto il teatro di guerra, caddero prigionieri dei Tedeschi, di cui erano stati alleati fino al giorno precedente, e furono deportati.

           La Germania Federale, volendo chiudere i conti con questo passato, con una legge che entrò in vigore il 12 agosto 2000, istituì la Fondazione “Memoria, Responsabilità e Futuro”, che impegnava << il governo e le industrie tedesche a indennizzare le persone deportate e internate, costrette ai lavori forzati durante il regime nazista in Germania e nei territori del Terzo Reich>>. A una condizione: che i reduci fossero in vita al 15 febbraio 1999.

           A Vieste si presentarono al raduno nove o dieci cittadini, o forse anche più, sto citando a memoria. Le pratiche di questi anziani soldati furono curate dalla locale Sezione dell’Associazione Combattenti e Reduci, di cui era responsabile e presidente Pinuccio Pagano, il quale mi fece l’onore di chiamarmi a collaborare, per la definizione degli atti. Ciò avvenne e le istanze, nominative e individuali, furono trasmesse dagli stessi interessati a un’Agenzia di Ginevra, secondo quanto stabilito dalle disposizioni.

           Non potendo accedere al materiale d’archivio, stipato in quella Sezione, mi provo a ricordare, qui, qualche vicenda più significativa di alcuni dei nostri reduci. Il primo che mi viene in mente è Tonino Corricelli, solerte bidello della Scuola Elementare, e uno dei maggiori esperti di Trabucchi; Tonino perse un braccio, troncato di netto da una scheggia vagante, mentre assaporava il vento della libertà. Il suo campo di concentramento, sulla linea di confine tra Francia e Belgio, aperto all’ultimo minuto dai tedeschi in fuga, si trovò in mezzo alle granate. Fu una strage. Lui fu curato in un ospedale da campo americano.

             E’ la volta, ora, di Mattia Danese e Matteo Bastardi, due giovanissimi marinai, classe 1923, catturati nel Mare Egeo mentre le loro navi erano alla fonda. Inviati in Germania, i due militari divennero operai metalmeccanici. Mattia fu destinato a una industria che costruiva vagoni ferroviari corazzati, di giorno e di notte; e Matteo andò in una fonderia delle acciaierie Krupp, dove si costruivano 500 carri armati al giorno. Rimasto ferito In un incidente presso un altoforno, Matteo fu curato amorevolmente, in una infermeria dell’opificio, da una dottoressa russa, anch’essa prigioniera di guerra. Mattia Danese e Matteo Bastardi mi mostrarono anche i loro libretti di lavoro.

           Seguono due forzati di prima linea, il fante Antonio Miglionico, classe 1923, catturato nella Grecia continentale, e l’artigliere Giuseppe Poté, classe 1922, preso nell’Isola di Cefalonia. Trasferiti entrambi sul fronte russo, lungo migliaia di chilometri, i due soldati italiani scavarono trincee e gallerie. Il fronte di Miglionico, sotto la spinta dei Sovietici arretrò di 600 chilometri, tutti fatti a piedi, in territorio polacco, sotto la pioggia, tra il fango, la neve e il gelo. Al termine della ritirata, il fante fu rinchiuso in un campo di concentramento e lì attese la fine della guerra. Il fronte di Poté tenne più a lungo, poi però fu travolto dai Sovietici, e lui, Poté, insieme ai tanti prigionieri tedeschi, si ritrovò in un capo di concentramento russo, sulle rive del Don. Una volta chiarita la sua posizione, gli fu affidato il compito di passare per le camerate, all’ora della sveglia mattutina, e di trasportare al vicino fiume, con una carriola, chi non rispondeva all’appello. “L’inverno russo non perdona, che peccato! sussurrò Poté tra le lacrime: erano tutti soldati giovanissimi, non avevano nemmeno vent’anni”.

           Per quanto riguarda Potè debbo precisare che il nostro artigliere non apparteneva alla Divisione Acqui, distrutta dai Tedeschi nell’Isola di Cefalonia, ma a un battaglione di artiglieria pesante, di supporto a quella sfortunata Unità dell’Esercito italiano. <<Non sparammo nemmeno un colpo – disse Poté – perché nessuno diede l’ordine di aprire il fuoco>>.

         Un discorso a parte spetta a Matteo Del Duca, classe 1913. Già garzone all’età di nove anni nelle masserie di Don Biasino Mafrolla, Matteo imparò presto a nutrirsi direttamente alla fonte, attaccandosi alle mammelle delle vacche e delle capre. Più o meno così imparò a leggere e a scrivere, durante il servizio militare di leva, a Torino, grazie a un’anziana maestra cui lui prestava qualche servizio di giardinaggio.   Sentendosi uomo fatto, dopo la leva Matteo partecipò alla Guerra di Spagna, e subito dopo alla Campagna d’Africa. Dopo, ancora, da richiamato partecipò alla Seconda Guerra Mondiale. Nel 1943 era nell’Isola di Creta, alle dirette dipendenze del Caporal Maggiore del Regio Esercito Gaetano Lombardi, classe 1917, pure lui cittadino di Vieste, e uomo molto severo. Tra i due, lo accenno appena, non scorse mai buon sangue. Lontano dal suo reparto, per un permesso concessogli proprio dal Lombardi, il giorno dopo l’armistizio Matteo incappò in un rastrellamento tedesco, che gli prolungò il permesso a tempo indeterminato. Il suo avventuroso e interminabile viaggio finì nella Prussia orientale, in un campo di concentramento di Köenigsberg, una città famosa per aver dato i natali al filosofo Immanuel Kant, oggi in territorio russo col nome di Kalinin. In quel campo Matteo strinse buoni rapporti con i soldati tedeschi di sorveglianza: la mattina si lavava con loro e come loro, strofinandosi, a vicenda, la neve sulle spalle nude. Per il troppo freddo le tubature dell’acqua erano quasi sempre ghiacciate. Ma in quel campo Matteo aveva anche un incarico: trasportava, spesso, cadaveri a una grande fossa comune. Con una carriola. La famosa carriola di Poté!

           Chi fossero quei morti, Matteo non lo disse; da me pressato, si strinse nelle spalle, aggrottò la fronte, e con sapienza antica rispose che nelle notti buie bisogna portare “la pedd a casa”. E per portare la pedd a casa si arruolò nelle SS, e in tali vesti riuscì a tornare in Italia, dalle parti di Torino. Qui si svestì di tutto il suo passato, e dopo tante soste e ripensamenti, a piedi, raggiunse Vieste. In tempo per iscriversi al Partito Comunista Italiano.

           Dopo qualche anno dalle famose richieste di risarcimento, Mattia Danese e Tonino Corricelli mi fecero leggere la risposta, negativa perché non c’erano i presupposti per essere ammessi all’equo indennizzo. Altro non so. I giornali, vagamente, scrissero che i Tedeschi non volevano pagare gli Italiani.

           I protagonisti di questa storia sono tutti morti. I più longevi sono stati proprio i due più anziani, Matteo Del Duca e Gaetano Lombardi. Conoscevo bene tutti e due. Matteo, che si è fermato a pochi mesi da quota 100, nel 2012, del suo passato non ricordava più nulla; almeno così mi diceva. Gaetano, dritto come un fuso fino all’ultimo, appoggiato appena a un bastone, lo si incontrava ancora al mercatino della frutta, dietro la moglie (la terza!). L’ultima volta che lo vidi, mi invitò alla sua festa di quota 100. La mancò per qualche mese alla fine del 2016.  Gaetano Lombardi andava fiero del suo passato di soldato. In quel settembre del quarantatré si sottrasse alla cattura da parte dei tedeschi, e salvò centinaia dei suoi uomini, quelli che sapevano nuotare, ordinando loro, sotto la minaccia della pistola, di gettarsi in mare, per trovare scampo tra gli anfratti e nelle grotte della costa.

Vieste, 31 marzo 2020.  

Giovanni Masi.

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Si prevede un ritorno indietro sull'ipotesi della libera circolazione tra Regioni a partire dal 3 giugno. Si sta pensando infatti di rendere possibili, a partire dal 3 giugno, solo gli spostamenti tra Regioni che registrano un livello pari di contagio. Se così fosse i lombardi potrebbero spostarsi solo in Molise e in Umbria. Che al momento registrano lo stesso indice di diffusione del virus.

La data cruciale è il 29 maggio 2020. Quel giorno, venerdì prossimo, arriverà il report settimanale del monitoraggio che fornirà le indicazioni per concedere il via libera agli spostamenti tra le regioni. Ma l’apertura potrebbe non essere totale. Sarà infatti il governo a decidere i criteri e i governatori avranno il potere di imporre limitazioni. Con un obiettivo ormai evidente: impedire l’ingresso a chi proviene dalle regioni con il maggior numero di contagi.

Nei prossimi giorni si metteranno a punto i dettagli del percorso stabilito in base a una regola: non ci sarà alcun limite soltanto tra regioni che sono allo stesso livello di rischio. E sarà questo a condizionare la vita dei cittadini nelle prossime settimane, dunque anche nel periodo delle vacanze estive. L’assegnazione del livello avviene elaborando i 21 punti del monitoraggio messo a punto dal ministero della Salute. Ogni settimana le Regioni hanno l’obbligo di comunicare una serie di parametri e l’incrocio di questi dati fornisce la valutazione complessiva.

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Venerdì, 22 Maggio 2020 13:10

I Giornali locali: venerdì 22 maggio

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