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Articoli filtrati per data: Domenica, 03 Maggio 2020

Il coronavirus si prende una pausa e finalmente la provincia di Foggia torna a respirare. Ma attenzione oggi è domenica e di conseguenza sono stati effettuati meno test, quindi guai ad abbassare la guardia come spesso in questi giorni stanno raccomandando il presidente Michele Emiliano e l'epidemiologo Pierluigi Lopalco. Tuttavia i casi positivi in Puglia sono calati notevolmente anche oggi, e su 1073 test anti covid-19 i casi positivi sono stati appena 11 di cui solo due in Capitanata. Buone notizie arrivano anche dal fronte dei decessi: solo due, entrambi nel Salento. Sale a 765 il numero dei pazienti guariti.

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[Cliccando BOLLETTINO EPIDEMIOLOGICO REGIONE PUGLIA 03/05/2020 potrete consultare il report completo] ------

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sulla base delle informazioni del direttore del dipartimento Promozione della Salute Vito Montanaro, informa che oggi domenica 3 maggio in Puglia, sono stati registrati 1.073 test per l'infezione da Covid-19 coronavirus e sono risultati positivi 11 casi, così suddivisi:

3 nella Provincia di Bari;

2 nella Provincia Bat;

1 nella Provincia di Brindisi;

2 nella Provincia di Foggia;

2 nella Provincia di Lecce;

0 nella Provincia di Taranto.

Per 1 caso è in corso l’attribuzione della provincia di provenienza.

Sono stati registrati 2 decessi in provincia di Lecce.

Dall'inizio dell'emergenza sono stati effettuati 66.443 test.

Sono 765 i pazienti guariti.

2.955 sono i casi attualmente positivi.

Il totale dei casi positivi Covid in Puglia è di 4.144 così divisi:

1.322 nella Provincia di Bari;

379 nella Provincia di Bat;

582 nella Provincia di Brindisi;

1.068 nella Provincia di Foggia;

497 nella Provincia di Lecce;

263 nella Provincia di Taranto;

29 attribuiti a residenti fuori regione;

4 per i quali è in corso l'attribuzione della relativa provincia.

I Dipartimenti di prevenzione delle Asl hanno attivato tutte le procedure per l'acquisizione delle notizie anamnestiche ed epidemiologiche, finalizzate a rintracciare i contatti stretti.

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Ecco i chiarimenti sull’avvio della cosiddetta “Fase 2” così come indicato dalla Presidenza del Consigliod ei Ministri – [DOCUMENTO]

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In seguito a quanto letto ed ascoltato nelle ultime ore riguardante anche la fase 2 dell'emergenza umanitaria-sanitaria, Domenico (detto Mino) Mastromatteo, titolare di "Baia San Nicola" e tra gli imprenditori di punta del comparto turistico peschiciano, su facebook lancia (senza peli sulla lingua) la sua proposta agli organi competenti, per risvegliare le coscienze di tutti e, in questo delicato momento storico, ridimensionare i toni, stimolando chi ha l'interesse comune. 
Qui di seguito, si riporta integralmente il suo commento:

Sperando in una risoluzione positiva della imminente fase 2, sarebbe opportuno organizzare un incontro di lavoro anche on line viste le restrizioni, al fine di poter rilanciare tutti insieme con proposte indispensabili e serie, l'immagine positiva e propositiva e farsi trovare pronti sul mercato turistico e nn IMPREPARATI, considerando la stagione alle porte e nn strumentalizzare con sondaggi senza senso e inutili anche perche' nella precedente fase, il sindaco  o chi per lui nn ha chiesto indicazioni e pareri su come gestire la comunità in tutti i sensi, quindi direi a mio modesto parere di abbandonare polemiche sterili e concentrarci sul da farsi.....  altre località sono già AVANTI in tal senso, ne va' per il futuro di tutti noi e per la nostra Peschici........ RIFLETTIAMO.

Buona domenica.

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Dal Gargano a Lecce, da Matera alla Murgia, alla Valle d'Itria, alla città metropolitana di Bari. Le voci, quando sono riunite, fanno sicuramente più RUMORE. Ne parleremo con il presidente di Regione Emiliano, il sindaco Decaro e l'assessore all'industria turistica e culturale Capone.

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Entra in vigore domani il dpcm del 26 aprile, che dovrebbe far ripartire una buona parte delle attività produttive e industriali. Ecco cosa cambierà nel concreto.

Dopo due mesi di lockdown totale, di isolamento a casa, entra in vigore lunedì il dpcm del 26 aprile, che dovrebbe far ripartire una buona parte delle attività produttive e industriali.

Ma è un giorno atteso anche e soprattutto dai cittadini, che riponevano molte speranze in un allentamento dei divieti. Qualche misura, in effetti, è stata presa, ma restano forti dubbi interpretativi su molte questioni. Il governo ha scelto la strada di non fidarsi del tutto dei cittadini, mantenendo in piedi una fitta impalcatura di regole, spesso ambigue e di complessa interpretazione, aggravate dalla presenza di ulteriori specifiche nelle regioni.

Passeggiare, vedere gli amici, andare a ritirare il proprio pasto, partecipare a una funzione religiosa, spostarsi nella seconda casa, incontrare gli amici: tutte attività normali, fino a qualche mese fa, vietate fino a poco fa, e ora riammesse, ma con molti limiti e regole da rispettare. La riapertura di molte attività economiche, comunque, ci imporrà spostamenti nella città ed è prevedibile che ci saranno molte difficoltà sui mezzi di trasporto e che molti ricorreranno all’automobile, provocando un aumento del traffico e dell’inquinamento.

Servirebbero provvedimenti drastici e potenti per favorire i trasporti alternativi, con adeguati incentivi per biciclette, bici e motorini elettrici. Ma anche qui, si procede ancora in ordine sparso.

Quando c’è obbligo di mascherina per gli adulti?

Con la fase due non sarà obbligatorio indossare in ogni occasione, quando si esce, la mascherina e i guanti. Ma in alcuni casi sarà necessario, mentre in generale è sempre raccomandato. Con il nuovo decreto, a partire da domani, è obbligatorio l’uso della mascherina nei luoghi chiusi accessibili al pubblico: per esempio, i mezzi di trasporto pubblico e gli esercizi commerciali. È obbligatorio anche in occasione degli incontri con i «congiunti».

Le devono indossare anche i commessi di pubblici esercizi e attività commerciali. In questi luoghi devono essere messi a disposizione dei clienti, che devono indossarli, guanti monouso, oltre che gel per disinfettare le mani. Le mascherine sono obbligatorie anche durante le cerimonie funebri, alle quali non possono partecipare più di 15 persone.

Queste sono le regole generali, ma alcune Regioni hanno introdotto norme più restrittive. È il caso della Lombardia, dove le mascherine sono obbligatorie anche all’aria aperta, mentre per usare i mezzi pubblici è necessario indossare anche i guanti. A Firenze, l’ordinanza del sindaco Dario Nardella prescrive l’obbligo di guanti sugli autobus, sul tram, negli orti urbani e nei cimiteri, mentre nei parchi e nei giardini è «fortemente raccomandato».

I bambini devono indossarla?

Nei casi che abbiamo visto in cui è stabilito l’obbligo di indossare le mascherine, possono essere esentati i bambini fino a sei anni, che difficilmente riuscirebbero a gestirla. Lo stesso vale per i soggetti con forme di disabilità non compatibili con l’uso continuativo della mascherina e per i loro accompagnatori.

Il commissario straordinario all’emergenza, Domenico Arcuri, ha mostrato durante la conferenza stampa alla Protezione civile i prototipi di alcune mascherine per bambini con supereroi e cartoni animati.

Arcuri ha spiegato che appena saranno pronti, i modelli saranno messi sul mercato per far crescere anche nei bambini la consapevolezza dell’importanza dei dispositivi e del distanziamento personale in vista del rientro a scuola. I bambini potranno anche rimettere piede, insieme ai loro genitori, nei parchi e negli spazi verdi che saranno riaperti nelle città, ma non nelle aree giochi, che continueranno a restare chiuse. Restano consentite le passeggiate e le attività motorie ma non le attività ludiche e ricreative di gruppo.

Non sarà facile, ma bisognerà evitare che si creino assembramenti di bambini piccoli, magari senza mascherina perché non obbligati, che giocano insieme in gruppo.

Sarà consentito andare nelle seconde case?

La risposta, dopo molte incertezze, è no, se non per necessità e per un brevissimo periodo. Nel decreto non c’è più il divieto esplicito che esisteva prima del 4 maggio, a patto che la seconda casa sia nella regione.

Ma nel governo si è consumato uno scontro con un premier più favorevole e il ministro Roberto Speranza che frenava. Alla fine è arrivata una nota interpretativa che dovrebbe chiarire il tutto: «I motivi che rendono legittimi gli spostamenti, secondo le previsioni del Dpcm, restano quelli del lavoro, della salute e della necessità.

Spostarsi alla seconda casa non è una necessità. In riferimento alle attività sportive e motorie, lo spostamento consentito è quello strettamente necessario a effettuare le attività stesse, con la conseguenza che una volta che queste sono concluse è obbligatorio fare immediato ritorno a casa».

Gli amici rientrano tra congiunti e affetti stabili?

È una delle questioni più controverse e che ha fatto infuriare molti per la sua evidente farraginosità e arbitrarietà: la questione di chi si potrà incontrare a partire da domani. Innanzitutto la questione dei «congiunti».

Chi sono? Sono i coniugi, i partner conviventi, i partner delle unioni civili, le persone che sono legate da uno stabile legame affettivo, nonché i parenti fino al sesto grado. Non è ancora chiaro? La Presidenza del Consiglio prova a specificare ancor meglio. Chi sono i parenti fino al sesto grado? Ad esempio «i figli dei cugini tra loro».

E gli affini fino al quarto grado? Per esempio, «i cugini del coniuge». E l’incontro, si chiarisce, dovrà avvenire al massimo tra due persone. La nota finale è quella che pone fine, per ora, a una querelle un po’ da Ionesco sulla definizione esatta di «affetti stabili»: non rientrano, tra questi, gli amici. Ma non finisce qui.

Perché, per questione di privacy, non sarà obbligatorio dire il nome della persona che andiamo a trovare, quando eventualmente saremo fermati. Impossibile, dunque, per le forze dell’ordine verificare che l’autocertificazione sia veritiera.

«Accordo per le messe»

Sarà consentito spostarsi nell’ambito della propria regione per far visita nei cimiteri ai defunti, sempre nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro e del divieto di assembramento. Quanto alle messe, è ancora mistero.

Resta uno dei temi più divisivi, visto che molti esponenti politici di entrambi gli schieramenti e molti sacerdoti hanno chiesto il ripristino delle cerimonie. Il Pontefice, in realtà, ha frenato implicitamente, ricordando la necessità di rispettare le misure di cautela in questi giorni ancora difficili per il contagio.

Ma i vescovi hanno continuato a chiedere con insistenza il ritorno alla normalità. Il presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, battendo tutti sul tempo, esprime gratitudine nei confronti del premier Conte per il dialogo «continuo e proficuo di queste settimane e la condivisione delle linee di un accordo che consentirà di riprendere appena possibile anche le messe con i fedeli».

Ringrazia anche per la collaborazione il ministro dell’Interno e il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione. Quale sia l’accordo, però, ancora non si sa. Il quotidiano Avvenire ipotizza che le messe potrebbero essere celebrate di nuovo entro la fine del mese: «Non è improbabile che l’eucaristia con il concorso del popolo possa riprendere già per l’Ascensione o per la Pentecoste».

Si ipotizza la ripresa per il 24 o 31 maggio. La Chiesa in Sardegna avrebbe potuto accelerare visto che il governatore Christian Solinas aveva dato l’ok già dal 4 maggio. Ma i vescovi locali frenano e aspettano le indicazioni della Conferenza episcopale italiana.

Ci sono limitazioni per le passeggiate (anche in bici)?

Si potrà passeggiare e come? Le regole del governo spiegano: «Si può uscire dal proprio domicilio solo per andare al lavoro, per motivi di salute, per necessità (il decreto include in tale ipotesi quella di visita ai congiunti) o per svolgere attività sportiva o motoria all’aperto.

Pertanto, le passeggiate sono ammesse solo se strettamente necessarie a realizzare uno spostamento giustificato da uno dei motivi appena indicati. Ad esempio, è giustificato da ragioni di necessità spostarsi per fare la spesa, per acquistare giornali, per andare in farmacia, o comunque per acquistare beni necessari per la vita quotidiana, ovvero per recarsi presso uno qualsiasi degli esercizi commerciali aperti.

Inoltre, è giustificata ogni uscita dal domicilio per l’attività sportiva o motoria all’aperto. Resta inteso che la giustificazione di tutti gli spostamenti ammessi, in caso di eventuali controlli, può essere fornita nelle forme e con le modalità consentite.

In ogni caso, tutti gli spostamenti sono soggetti al divieto generale di assembramento, e quindi all’obbligo di rispettare la distanza di sicurezza minima di un metro fra le persone».

Ma nelle Faq (le risposte alle domandi più frequenti rilasciate ieri) ce n’è una che fa riferimento a un mezzo alternativo che potrebbe essere uno dei più usati nelle prossime settimane dagli italiani: la bicicletta, nella forma semplice o di quella elettrica, sempre più diffusa negli sharing, almeno nelle grandi città.

Spiega la nota di chiarimento: «L’uso della bicicletta è consentito per raggiungere la sede di lavoro, il luogo di residenza o i negozi che proseguono l’attività di vendita. È inoltre consentito utilizzare la bicicletta per svolgere attività motoria all’aperto».

Con quali mezzi si può andare a lavorare?

Sono consentiti tutti i mezzi. Al contrario di quella che è stata la logica fino a ora sarà scoraggiato l’uso dei mezzi pubblici. Perché l’assalto ad autobus e metropolitane può avere gravi conseguenze in termini di sovraffollamento e può rendere impossibile il rispetto delle principali misure di sicurezza, a cominciare dal distanziamento personale.

Molti Comuni hanno provveduto a mettere segnali che indicano dove devono stare le persone in piedi, ma già ci sono stati episodi che hanno dimostrato come sia molto difficile ottenere il rispetto della capienza massima, molto ridotta rispetto a quella ordinaria, e quindi delle distanze.

L’altro mezzo su cui inevitabilmente potrebbe riversarsi buona parte della cittadinanza è l’automobile privata, con le prevedibili conseguenze in termini di traffico e di smog.

Cibi d’asporto, quali regole nei ristoranti?

Bar, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, pizzerie, birrerie e caffetterie restano chiusi (riapriranno, forse, il 1 giugno) ma oltre al già concesso servizio di consegna a domicilio (delivery) sarà consentito anche l’asporto o take away.

Bisognerà sempre rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, ci sarà il divieto di consumare i prodotti all’interno dei locali e il divieto di sostare nelle immediate vicinanze degli stessi.

Ogni Regione stabilirà le regole nel dettaglio, ma il personale dovrà sempre indossare guanti e mascherina. Si raccomanda ai clienti l’ordinazione on-line o telefonica.

I clienti devono entrano uno alla volta e devono permanere all’interno dei locali per il tempo strettamente necessario al pagamento e ritiro della merce. Non è consentito per i clienti l’utilizzo dei bagni. Saranno obbligatori invece i corsi sulla sicurezza del lavoro per i dipendenti, che saranno a carico dei ristoratori.

Ci sono sconti per noleggiare mezzi ecologici?

È in corso una trattativa tra i Comuni e il governo per provare a ottenere incentivi a mezzi di trasporto alternativi. Ma si procede ancora in ordine sparso e ci sono poche certezze. Una delle grandi preoccupazioni del ritorno all’attività è infatti l’uso massivo delle automobili, con un probabile e pericoloso ritorno dell’inquinamento atmosferico.

Per questo, non solo i sindaci stanno allestendo nuove piste ciclabili, ma cercano di avere incentivi e aiuti per rendere più facile l’uso di monopattini elettrici e biciclette. Come spiega il sindaco del capoluogo pugliese Antonio Decaro: «L’anno scorso ho fatto acquistare 3.000 biciclette ai cittadini di Bari.

Loro acquistavano una bici già scontata e il negoziante chiedeva poi la restituzione dell’incentivo». Secondo il Center for research on energy and clean air (Crea) di Helsinki, il calo dello smog intorno al 40 per cento in questi mesi di contagio da coronavirus, ha risparmiato 11 mila vite umane in tutta Europa. Solo in Italia 1.490. Sono molti i primi cittadini che stanno provvedendo a incentivare l’uso delle biciclette, da quello di Bologna Virginio Merola al napoletano Luigi de Magistris.

Dovrà cambiare però anche l’attitudine complessiva nei confronti delle biciclette — uno dei mezzi di trasporto più rubati nelle città — senza un’adeguata risposta delle forze dell’ordine, che evidentemente finora hanno sottovalutato il fenomeno. Ora le biciclette diventano un mezzo di trasporto fondamentale, necessario per non trasformare le città in camere a gas.

Alessandro Trocino
corrieredellasera

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Con l'ORDINANZA emessa questa mattina, il 4 maggio inizia di fatto la fase 2 a Vieste. Il sindaco Giuseppe Nobiletti ha concesso maggiore libertà di movimento ai suoi concittadini restituendo loro la possibilità di passeggiare o di praticare attività sportiva su spiaggia e lungomari ma anche in parchi e piazze, fermo restando il rispetto della distanza rispettivamente di uno metro (due per chi fa sport) e l’obbligo di indossare la mascherina in caso di presenza di altra gente nei paraggi. Viene meno, quindi, il limite dei 200 metri dalla propria abitazione entro i quali era possibile fare una corsetta.

Riapriranno i battenti anche le attività commerciali per la somministrazione di cibi e bevande, ma limitatamente al servizio di asporto. Non sarà quindi possibile bere il caffè al bancone o al tavolino ma portarlo a casa in ufficio, così come sarà possibile andare a prendere un vassoio di pasticcini o di pizza, da consumare rigorosamente lontano dall’attività stessa e senza creare assembramenti.

Sempre lunedì tornerà il mercatino di piazzale Paolo VI, già autorizzato una decina di giorni fa, chiuso poco dopo per volere del Prefetto, sembrerebbe “spinto” da un esposto anonimo giunto nel suo ufficio. Le bancarelle torneranno a vendere prodotti agroalimentari con le stesse modalità già previste dall’ordinanza del sindaco Nobiletti qualche giorno fa, ossia distanti tra loro, con un percorso da far seguire ai clienti per agevolare il distanziamento sociale e con la presenza di agenti della Polizia Locale che vigileranno sul rispetto delle prescrizioni.

L’ultima novità prevista dall’ordinanza n. 91 emessa in data odierna prevede la possibilità di svolgere sport acquatici come windsurf, pesca subacquea (con bombola), vela oltre che la tradizionale pesca con la canna, purchè da soli.

Si potrà finalmente uscire di casa, finalmente, ma con l’obbligo di avere con sé i dispositivi di protezione individuale, soprattutto le mascherine, da indossare in caso di vicinanza con altre persone. Si tratta di un primo passo, una prima apertura che ci permetterà di assaporare un po’ di pseudo-libertà, dopo quasi due mesi di chiusura in casa. Libertà a tempo e sulla fiducia se si considerano le parole pronunciate di recente dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che si è detto pronto a chiudere nuovamente i rubinetti qualora la curva del contagio tornasse a salire. Un primo passo lo abbiamo fatto: siamo passati da #restateacasa a #restateadistanza.

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Ricoveri, visite ed esami ripartiranno previo appuntamento telefonico. Priorità ai pazienti in lista di attesa in base a patologia e condizione clinica. In tutte le strutture rigide misure per distanziamento fisico, igiene delle mani e dispositivi di protezione

Il presidente della Regione Puglia. Michele Emiliano e il direttore del Dipartimento Politiche della Salute, Vito Montanaro, comunicano che il sistema sanitario regionale si prepara alla ripresa graduale delle attività, in concomitanza con la fase 2 della epidemia COVID. Ricoveri, visite ambulatoriali, esami diagnostici, esami di laboratorio, day service, e tutte le prestazioni sanitarie non urgenti, ripartiranno secondo un cronoprogramma a step che terrà conto dell’andamento della epidemia. I cittadini che hanno prestazioni in sospeso saranno via via contattati dalle strutture della ASL di appartenenza in base a lista di attesa, tipo di patologia e condizione clinica. Saranno chiamati i pazienti già prenotati nel periodo della sospensione che non hanno potuto effettuare la prestazione, tenuto conto che quelle con codici U e B non sono state mai sospese.

Il Dipartimento Salute della Regione – nell’ambito delle misure per la prevenzione, il contrasto e il contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 – ha fornito alle aziende sanitarie pugliesi nuovi indirizzi vincolanti per la riorganizzazione dei processi organizzativi e assistenziali, per la gestione degli spazi e per la migliore articolazione delle diverse attività di prevenzione, sanitarie e amministrative all’interno delle proprie strutture.

A partire dalla settimana prossima - tutte le strutture del servizio sanitario pugliese – sulla base delle disposizioni regionali - cominceranno una ricognizione interna per verificare quali prestazioni potranno essere erogate, in condizioni di massima sicurezza e con l’obiettivo, in questa delicata fase epidemiologica, di contenere il rischio di trasmissione del virus e di riprese di focolai e per ridurre al tempo stesso l’impatto della pandemia sui servizi sanitari e sociali assicurando il mantenimento dei servizi essenziali. 

Riapertura Ospedali

 

Ogni struttura ospedaliera - nella fase di avvio - darà priorità ai ricoveri già programmati nella fase di lockdown e non ulteriormente procrastinabili, tenendo conto dei pazienti già in lista di attesa da 60 giorni, del tipo di patologia e della condizione clinica in caso di peggioramento dello stato di salute. Gli operatori sanitari saranno controllati agli ingressi con termoscanner e tutti gli spazi saranno riorganizzati per assicurare il distanziamento fisico.

Triage telefonico e tampone prima del ricovero

Per quanto riguarda i ricoveri ordinari, i pazienti sospetti o confermati COVID-19 saranno rimandati fino a negativizzazione. I pazienti provenienti da altre regioni, prima di accedere al ricovero, dovranno osservare il periodo di “quarantena”.  Prima di ogni ricovero programmato si procederà nei 7 giorni precedenti all’isolamento preventivo del paziente accompagnato da uno screening telefonico per identificare i pazienti potenzialmente infetti e ridurre il rischio di trasmissione del virus. Nel periodo successivo al triage telefonico, sarà effettuato il tampone anche in pazienti asintomatici. Se il paziente risulta eleggibile per l’intervento e negativo per COVID (anamnesi, RX e tampone tutti negativi) si procede al ricovero ed il paziente è confermato in lista “utile” per il giorno successivo.

Se il tampone risulta positivo a SARS-Cov-2 o vi sono elementi per sospettare una infezione in corso o in incubazione e l’intervento può essere rimandato, il paziente è rinviato al domicilio e viene attivata la presa in carico da parte dei servizi territoriali o, se il quadro clinico lo richiede, viene ricoverato in reparto COVID. Se il team di cura ritiene comunque l’intervento non rimandabile, il paziente è confermato in lista “urgenze COVID -19 +” per il giorno successivo utilizzando la sala operatoria appositamente dedicata COVID o riprogrammato se sono necessari ulteriori approfondimenti.

Per le emergenze/urgenze in cui non è possibile determinare la presenza di sintomi COVID-19 o di contatti a rischio, i pazienti saranno gestiti come sospetto COVID-19 durante l’intervento e nelle fasi che lo precedono e in quelle successive, per prevenire l’eventuale rischio di trasmissione agli altri pazienti e al personale.

Percorsi sicuri e separazione di ambienti e sale operatorie

Le strutture ospedaliere si adegueranno affinchè venga sempre rispettato il distanziamento fisico e la separazione dei pazienti con infezione confermata o sospetta COVID-19 dagli altri pazienti, compresa la predisposizione di sale operatorie separate da destinare a pazienti COVID positivi (per emergenze, urgenze non differibili). Durante il decorso post-operatorio del paziente chirurgico non positivo al COVID, deve essere mantenuta la distanza di almeno 1 metro e, in caso di avvicinamento con altri degenti, operatori o visitatori, bisogna indossare la mascherina chirurgica; il contatto con i famigliari verrà assicurato solo in videochiamata e gli operatori devono essere dotati dei dispositivi di protezione individuale. I pazienti per i quali non è disponibile l’esito del tampone devono essere collocati nell’area “filtro” isolata.

Ambulatori: prestazioni su appuntamento e sale di attesa riorganizzate per distanziamento fisico

 

Ciascuna ASL potrà riattivare le attività di specialistica ambulatoriale,  secondo un cronoprogramma a step a partire dalle prossime settimane. L’accesso alle strutture sanitarie avverrà, previo appuntamento, sia per le prestazioni sanitarie che per quelle amministrative, in condizioni di sicurezza igienico-sanitaria. Saranno privilegiate le attività da remoto e le televisite.  Anche i prelievi e le analisi di laboratorio si svolgeranno solo su appuntamento con fasce orarie. Saranno definiti percorsi idonei a veicolare, con un varco di accesso e uno di uscita, i flussi di persone, in modo da ridurre l’esposizione a rischi anche potenziali. Le sale di attesa saranno riorganizzate per assicurare il distanziamento fisico di sicurezza con posti a sedere segnalati.

Esami anche di pomeriggio

Devono essere garantiti il distanziamento fisico - almeno un metro tra gli utenti - sanificazione costante degli ambienti e igiene delle mani. Le prestazioni potranno essere erogate anche in orario serale e prefestivo, gli appuntamenti vanno distanziati temporalmente e distribuiti, per quanto possibile, tra mattina e pomeriggio, in modo tale da evitare assembramenti e rischio di diffusione e trasmissione del virus.

Personale agli ingressi, obbligo per tutti di indossare la mascherina

Gli ingressi delle strutture saranno presidiati da personale incaricato che verificherà la reale necessità di accedere e le condizioni di salute della persona (temperatura e altre condizioni che controindichino l’ingresso); che controllerà l’uso obbligatorio della mascherina per coprire naso e bocca, e in caso di assenza la potrà fornire e che farà eseguire l’igiene delle mani, fornendo gel alcolico. L’accesso non è consentito agli accompagnatori, eccezion fatta per minori, disabili, utenti fragili, non autosufficienti e persone con difficoltà linguistiche-culturali, nel qual caso è consentito l’accesso ad un solo accompagnatore.

CUP: privilegiare canali telematici e telefonici

Le operazioni di sportello all’interno dei CUP saranno assicurate privilegiando i canali telematici e telefonici. Si eviterà la sosta dei pazienti nelle sale di aspetto e davanti agli sportelli nel rispetto delle norme di prevenzione del virus. Sarà incentivato l'utilizzo del fascicolo sanitario elettronico , quale modalità principale per l’accesso ai referti di laboratorio, per lo scarico online delle ricette specialistiche e farmaceutiche.

Attività a domicilio e pazienti cronici

Sarà potenziata la sorveglianza attiva da parte dei medici di base rivolta in particolare ai soggetti cronici. Le prestazioni saranno erogate il più possibile a domicilio del paziente, attraverso l’identificazione di equipe multidisciplinari per prelievi di sangue, ritiro dei campioni di urine, con infermieri e mezzi dedicati, dotati degli opportuni DPI, nonché l’esecuzione di Ecg in telemedicina.

Strutture Sanitarie – Sociosanitarie  - Sociali

Dal 4 maggio 2020 ripartono le seguenti attività sospese per effetto dell’infezione da COVID-19:

  • •          Ricoveri in strutture residenziali: RSA – RSSA per anziani e disabili, Case di Riposo, Presidi di Riabilitazione ex art. 26, Strutture psichiatriche
  • •          Centri diurni per Alzheimer, disabili e minori, Centri diurni per soggetti affetti da autismo, Centri diurni per soggetti psichiatrici
  • •          Ambulatori ex art. 26 per disabili e soggetti affetti da autismo
  • •          Riabilitazione domiciliare, Assistenza domiciliare ADI e SAD

Utenti che gia’ frequentavano le strutture

Gli assistiti che già frequentavano i Centri diurni e ambulatori o che già usufruivano delle prestazioni domiciliari, saranno richiamati dalle strutture per concordare la prosecuzione delle attività. Gli assistiti dovranno munirsi di mascherine chirurgiche e/o guanti per la frequenza delle strutture. Anche per le prestazioni domiciliari gli assistiti ed i loro parenti dovranno indossare la mascherina a casa.

Utenti che hanno necessita’ di accedere alle strutture

Per i nuovi ricoveri in RSA – RSSA e per gli inserimenti in Centri diurni, per la frequenza di ambulatori e per richiedere prestazioni domiciliari le procedure autorizzative rimangono le stesse: richiesta di valutazione da parte dell’UVM del Distretto Socio Sanitario di residenza o autorizzazione da parte dei Servizi di Riabilitazione e di Neuropsichiatria Infantile della ASL di residenza.

 

Test del tampone per i ricoveri in rsa – rssa – casa di riposo – presidio di riabilitazione

In caso di ricovero in struttura tipo RSA – RSSA – Casa di riposo – Riabilitazione ex art. 26 al paziente, sia che provenga dall’ospedale sia che provenga dal domicilio, sarà effettuato il test del tampone SARS-CoV-2 eseguito non oltre le 72 ore precedenti la data di accesso alla struttura e avente esito negativo. In struttura alloggerà in stanza singola per 14 giorni, dopodiché sarà ripetuto il test del tampone. In caso di doppio esito negativo, l’assistito sarà ammesso a frequentare le attività che si svolgono all’interno della struttura.

 

Attività di prevenzione oncologica, vaccinale, attività medico-legali e di medicina dello sport

Da lunedì 4 maggio possono essere erogate:

  1. a)        le prestazioni previste dai programmi di prevenzione oncologica;
  2. b)        le prestazioni di prevenzione vaccinale;
  3. c)         le attività delle Commissione mediche per l'accertamento dell'invalidità civile e dell'handicap
  4. d)        le attività delle Commissioni patenti speciali;
  5. e)        le attività dei Centri di medicina dello sport;

svolte in regime ambulatoriale da parte delle strutture pubbliche e private accreditate e autorizzate del Servizio Sanitario della Regione Puglia; ciascuna Aziende Sanitaria Locale deve definire un piano complessivo di sicurezza con percorsi definiti di carattere organizzativo, clinico e assistenziale

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Da domani, 4 maggio, scat­terà anche l’obbligo delle ma­scherine su tutti i mezzi pub­blici, i taxi, nelle aziende ove non sia possibile il distanziamento e negli ambienti chiusi. Sarà pos­sibile reperirle, ha annunciato il commissario Domenico Arcuri, in 50 mila punti vendita, uno ogni 1.200 abitanti, al prezzo massimo di 50 centesimi.

Dopo le carenze registrate nel­le scorse settimane, acquistare le mascherine dovrebbe dunque risultare più semplice. Dalla me­tà di maggio, infatti, i punti ven­dita diventeranno 100 mila.

Pre­sto dovrebbe essere possibile ac­quistarle anche presso i 50mila tabaccai sul territorio. Pronti pure i primi prototipi delle ma­scherine per bambini, con im­presse le immagini di cartoni animati o supereroi, che saran­no a breve disponibili sul mer­cato. In campo scendono pure Fca e Luxottica, che hanno mes­so a disposizione il loro know-how per ospitare molte delle macchine per la produzio­ne delle mascherine.

A partire da metà giugno, inoltre, l’Italia produrrà mascherine in modo crescente da 4mln al giorno fino a 35mln a metà agosto, ha an­nunciato il ministro ai Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà.

È bene ricordare che vanno indossate coprendo sia naso che bocca, anche quelle chirurgiche. Prima di indossarle e dopo aver­le rimosse è bene essersi layati le mani. Assicurarsi sempre del lo­ro adattamento sul viso per ga­rantire una tenuta ottimale, al­trimenti l’efficacia si annulla.

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