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Articoli filtrati per data: Martedì, 16 Giugno 2020

Per renderci più vecchi celebriamo eventi non vissuti, per essere giovani cerchiamo e inventiamo il nuovo sulla polvere delle cose. Delle due ripartizioni della vita, una e indivisibile, la seconda è quella più sospirata, per la maggior disponibilità di ricordi assolutori di un’età troppo breve. L’impossessarsi del futuro e la nostalgia del passato accentuano l’alitosi dei luoghi comuni. Timore e speranza sono le armi indispensabili per il dominio dell’opinione pubblica.

Il tempo incombe alle nostre spalle, oggi più che mai: nell’illusione di controllarlo, ce lo ritroviamo accelerato e più violento – la tecnologia dà una mano insostituibile - con le tappe dell’esistenza bruciate e confuse. Ecco che, alla fin fine, il vecchio è servito in tutta la sua novità. Eppure è nell’impermanenza, è nel fluire naturale del transitorio che si annida la freschezza, la purezza: cosa sarebbe l’acqua se non scorresse? una palude putrida e stagnante.

Il rovistio ossessivo per il nuovo è figlio di un mero prurito biologico, confuso con la vivacità del sentire, solitamente speziata di contestazione: nulla di strano se i giovani nascono già vecchi e plasmati, pronti a seguire la scia di padri ciclostilati, sguazzando nei medesimi impulsi tra frustrazioni e soddisfazioni. A questo si riduce lo spazio reclamato dal succedersi delle de- generazioni, una smania competitiva che si converte in ansia d’identità. Alquanto umano è lo sfogo psichico degli istinti, sia immediato che differito: dominati dal desiderio, lo spirito di rivalsa diviene un valore obbligato - dipende da quanta impotenza abbiamo accumulato per la lotta. Un ulteriore effetto della disputa è l’identificare la “libertà” con l’affermazione e la realizzazione degli interessi personali. La libertà del carcerato.

Questa è la concatenazione del circolo vizioso, tutti ne siamo coinvolti e partecipi, è solo una questione di tempo. Non si sa se siamo governati dalla legge del divenire o da quella del risentimento. Sarà l’inconsapevolezza, sarà la cattiva coscienza, tutto sembra propenso a renderci adoratori di idoli – la fede nell’evidenza dei fatti innalza surrogati del reale, il vitello d’oro rende più di un Dio. Non ci sarebbe nulla da meravigliarsi se ciò riguardasse solo la vita pratica, ma quando una simile condotta invade il campo dello spirito, l’esistenza assume il suo aspetto più tralignante, nauseabondo.

Prima di definire presuntuosamente cosa sia la giovinezza, c’intratteniamo con l’intasato argomento della cultura.

Nella condivisione e nella crescita della sensibilità interiore, l’arte tout court occupa una posizione privilegiata, per non dire ambiziosa. Poco più che alfabetizzati con lode, si elaborano ricette da gettare in pasto agli avventori di musei e pubblicazioni (oggi va tanto di moda svelare i segreti dei grandi artisti, con la lettura). Con questo metro si misurano le opere, con la disgraziata conseguenza di scambiare il piacevole con la bellezza e l’emozione con la certezza di valore artistico. Nell’ambito più pratico ciò avviene, per esempio, quando dal semplice interesse per la pittura si passa direttamente a maneggiare pennelli e colori, con la disinvolta richiesta di riconoscimento (ci  si riferisce ai livelli superiori della cultura, il bricolage ricreativo è dispensato da ogni giudizio, ci mancherebbe). Onde evitare equivoci, incontriamo di sfuggita un mito divinizzato dell’arte, cercando a nostro discapito di renderlo umano tra gli umani. L’unico inconveniente è che non si tratta di una risorsa del territorio.

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Raffaello ha 537 anni ed è giovane come pochi. Senza addentrarci nel merito della sua formazione culturale – chi vuole può colmare la curiosità con google – tracciamo brevemente i risvolti del suo percorso pittorico: dal ducato di Urbino all’Umbria mistica e serena del Perugino; dall’affollata bellezza neoplatonica di Firenze, tutta intrisa di dinamismo classicheggiante, fino al traguardo romano, dove sarà la fiamma di Michelangelo a incendiare il suo ultimo entusiasmo creativo.

Per gusto personale, vorrei dedicare alcune impressioni a un tema fortunato del giovane pittore (si escludono per ovvie ragioni riferimenti alla tecnica dell’esecuzione pittorica, troppo complessa e impraticabile). Era di maggio, da sempre il mese della madre divina, e di madonne Raffaello ne ha dipinte di magnifiche. Tra le tante rappresentazioni mariane, sono celebri quelle degli anni fiorentini, ancora rivolte ai suggerimenti aulici del ‘400. Al di là della risaputa armonia formale – esercizi compositivi da accademie di belle arti –, meritano di essere evidenziate le qualità che ne fanno realmente delle meraviglie, e mi riferisco alle necessità intime e interiori emerse dall’ispirazione e alla capacità di tradurle (gli altri sono liberi di vedere semplicemente madonne e santi, nei casi più elevati si può sostare nelle pastoie del linguaggio). A Firenze il sentimentalismo e la semplicità lineare della poetica umbra diventano meno monotoni e stereotipati, inseriti in una dinamica compositiva chiara e stabile.

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Il modello pittorico di queste maternità è da ricercare nelle prove leonardesche, ma, rispetto al Maestro fiorentino, le madonne di Raffaello si adagiano su una dimensione più distesa, racchiuse allo stesso tempo in una più severa architettura formale. La pittura del giovane “apprendista” si realizza in una profondità spirituale meno tormentata, il suo mondo espressivo tende ad essere calato in una perfezione più terrena, raggiungendo un equilibrio figurativo raramente perseguibile, dove la vastità dello spazio e l’agire umano si compenetrano e si armonizzano perfettamente nell’intuizione del sentimento sacro della vita. Raffaello ha reso concreta e meno ascetica l'ispirazione celeste di Leonardo, tramite una bellezza ferma e definita. Quelle figure, colte nel rito di passaggio dalla vergine fanciulla alla giovane donna, sono il frutto di intuizioni d’intelligenza raffinatissima e accorta – certo non folgorazione improvvisa - come lo è la singolarità e la compiutezza stilistica di Raffaello. Una rievocazione di quelle giovani ragazze la ritroviamo in uno dei tondi allegorici della Segnatura, a Roma: la personificazione della “Poesia”, commentata dalla citazione virgiliana “Numine Afflatur”. Con questa epigrafe coroniamo tutta l’arte di Raffaello.

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Io mi servo di certa idea che mi viene nella mente. Se questa ha in sé alcuna eccellenza d’arte, io non so”. Così parlava l’umiltà di un giovane di fronte al suo operato. A seppellire i dubbi di Raffaello ci penseranno i secoli successivi con fiumi di libri, di teoria e critica d’arte, e tante idee appese ai muri. Uno degli esiti del dialogo tra noi moderni e la sua opera è il restauro della “Madonna del cardellino”, accuratamente lavata e ripristinata. L’intervento di pulitura ha smorzato la coesione tra il sentimento degli elementi figurativi e la densità atmosferica dello spazio, consegnandoci una Madonna bella e ritagliata, come piace a noi. Una bomboniera fresca fresca, dipinta con coloracci acrilici, adatta al nostro mondo fumettistico dagli occhi digitalizzati.

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Giocando con la vanità erudita, è possibile tracciare un parallelo tra Raffaello e Mozart. Oltre alla giovane morte, li accomuna un identico destino spirituale, soprattutto il talento nell’assorbire in perfezione espressiva ciò che si vede e si ascolta. Anche se distanti nel tempo e differenti nella materia artistica, le due anime apollinee radunano le membra sparse e variopinte del mondo in un unico corpo splendente, con la rara capacità di trasformare la grazia in bellezza. Per questo omaggerei entrambi, anacronisticamente, con un verso scritto dal padre di Raffaello stesso – Giovanni Santi – scritto nel 1483 e dedicato in origine al Perugino e a Leonardo: “Due giovin par d’etade e par d’amori”.

Con Raffaello il rinascimento raggiunge la maturità del suo programma artistico. In un’epoca che  ha privilegiato la potenza delle forme, la magia della pittura sancisce la superiorità espressiva del visibile, un misticismo mediterraneo solcato da visioni caleidoscopiche. Quella del rinascimento è una rivelazione plastica del mondo e della vita, un’età di esagerata produzione di opere elaboratissime - ci sarebbero bastati alcuni disegni per farne una superiore civiltà culturale. Come officina sperimentale dell’uomo nuovo, la parabola miracolosa del rinascimento si spegne nel rogo di Campo de’ Fiori, gli eroici furori si estinguono per accendere i cuori dei cannocchialai: inizia l’era dei demolitori di antichi cimiteri, fossero anche altari di vecchi Dei ornamentali, amanti di pitture e di sculture.

Allora, questa giovinezza, questa età sospesa in cerca di una posizione stabile e sicura, ma negata, dove si annida, dove la rintracciamo? Cos’è? Vigore fisico, pelle tirata sulle carni ancora allettanti? Che umiliante bottino, basterebbe il trascorrere di alcune stagioni per ritrovarci avvizziti e patetici. Oppure è un prodigioso camminare sui gomiti, su una strada ingolfata dagli “adesso tocca a noi”, “questa è la nostra occasione”, dal pippone ipocrita del “bisogna dare spazio”? Tutto lascia pensare a una paura indotta da vecchi guardoni su anime candide, prima che vengano violate dal tempo biologico. Ma la parola che più di ogni altra serve ad adescare i giovani è “cultura”, imbuto semantico per trangugiare brodaglie d’erudizione, altrimenti imbevibili.

Una cultura degna di questo nome dovrebbe acquisire uno sguardo penetrante sulla vita intera, un occhio affilato sulla pena del mondo, capace di far emergere il cuore celato della gioia abissale della vita. L’oro è il colore del mondo. Giovane è chi infonde dolcezza nelle ore cadenti del giorno, durante la frescura salente delle ombre. È un tenero virgulto accerchiato da rami secchi, vigoroso nello slancio e vulnerabile nel pantano dell’effimero. Prima che le fibre vengano soffocate dalle carezze di matrone decrepite, pagate l’obolo a Cesare, finché è lecito; dopo girate a largo, perché di Cesare sono rimaste solamente le fauci spalancate sulle finanze. Sarà giovane colui che ha piantato le sue radici nel cielo per farne un giardino sulla terra. La giovinezza non è un dato anagrafico, un certificato scritto su una pagina bianca strappata dall’intera esistenza. È bella perché fa parte di un tutto, è un movimento che serba in sé ogni età della nostra vita: nel giovane c’è il padre di domani, nell’uomo autentico il bambino ritrovato. Giovani si diventa. Nel frattempo, mentre intrecciate fiori sulle teste nude al sole, cercate di scorgere la bellezza d’argento nascosta tra i capelli, a debita distanza dal commercio degli uomini.

Francesco Lorusso (ass. Camera Cromatica)

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C'era una volta la Masseria Agropolis, una mega struttura costruita nel fondovalle di Monte Calvo con l'intento di diventare un grande polo turistico e agroalimentare. Di proprietà della Comunità Montana del Gargano fino a quando era in vita. 30 miliardi di vecchie lire buttati nel vicino pantano. Oggi è l'ennesima cattedrale nel deserto di una Capitanata miserabile, piagnucolona e sempre con il timore reverenziale addosso nei confronti del resto della Puglia. Abbandonata da decenni, depredata, allagata, ricettacolo di topi e di altri animali selvatici, è diventata il simbolo del fallimento della politica foggiana. Oggi, dopo la soppressione della Comunità Montana, se la rimpallano Regione Puglia e Comune di San Giovanni Rotondo. Sull'argomento, l'ingegnere De Meo, progettista di un interessante modello di rilancio della struttura, puntualmente bocciato dalla politica locale, è intervenuto su facebook ."Ricordiamo che alcuni privati volevano ristrutturarla e realizzare il più grande Campus cinematografico d'europa. Anni di stress dietro la p.a. Non c'è stato nulla da fare!! In Capitanata c'è il più alto tasso di disoccupazione d'Europa, non possiamo permetterci di perdere delle occasioni di sviluppo e opportunità. Da registrare lo Scarso l'impegno politico per la risoluzione del problema. Purtroppo non importa nulla a nessuno. Tutti coloro che avevano ed hanno responsabilità, si facessero un esame di coscienza".

 

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Questa che vedete in foto è solo una delle tante latte di materiale chimico che il mare ha riportato sulla spiaggia. Qui siamo a Manfredonia, sulla costa della Riviera Sud, all'altezza del Villaggio residenziale "Sciale delle Rondinelle", un tratto di litorale tra i più belli del Gargano in quanto ricco di vegetazione autoctona con alle spalle le zone umide costiere, la Riservetta di Siponto e poco più distante la più nota Oasi Lago Salso. Purtroppo il degrado e l'abbandono è talmente tanto che diventa anche pericoloso passeggiare sulla battigia. Nonostante le numerose segnalazioni dei residenti della zona alle autorità preposte, ad oggi la spiaggia è un ricettacolo di rifiuti, una discarica a cielo aperto, un luogo pericoloso. Colpa ovviamente dell'uomo che abbandona di tutto. Colpa dei pescatori che dai propri pescherecci gettano in mare plastica e latte di olio esausto. Colpa degli agricoltori che lungo il torrente Candelaro lasciano cassette di polistirolo, tubi di plastica per l'irrigazione, e latte vuote di concimi e diserbanti. Tutto materiale che finisce in mare. Nel Golfo di Manfredonia. Colpa, purtroppo, anche di chi dovrebbe vigilare uno dei tratti di costa ancora senza l'invasione del cemento selvaggio.

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In coincidenza dell’avvio della stagione estiva, nel periodo compreso tra il 15 giugno e il 13 settembre, la Guardia Costiera sarà impegnata nell’operazione “Mare Sicuro 2020”, la campagna annualmente pianificata su tutto il territorio nazionale dal Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto e finalizzata a promuovere la cultura del mare e la tutela della sicurezza della navigazione, della salvaguardia della vita umana in mare e il rispetto dell’ecosistema marino, allo scopo di assicurare il sereno e sicuro svolgimento delle attività di balneazione e del turismo nautico.

L’attività di controllo lungo tutto il litorale pugliese vedrà impegnati oltre 400 militari, e sarà espletata attraverso una coordinata attività di pattugliamento, con l’impiego di mezzi terrestri, navali (di cui 27 gommoni veloci e 37 unità d’altura) e aerei; particolare attenzione sarà rivolta alla verifica dell’osservanza dei limiti di navigazione dei natanti in prossimità della costa e alla salvaguardia della fascia riservata alla balneazione, anche attraverso un maggior controllo rivolto ai presidi di sicurezza degli stabilimenti balneari e alla verifica della presenza di cartelli indicanti eventuali limiti alla balneazione sicura lungo il litorale, come da attività già avviata nei giorni scorsi.

Un’attenta azione di vigilanza sarà condotta, altresì, per garantire la corretta fruizione del pubblico demanio marittimo e degli specchi acquei antistanti.

Occorre evidenziare, in ultimo, come la nota emergenza epidemiologica ancora in atto, imponga il rispetto da parte di tutti gli utenti del mare delle disposizioni governative, degli enti locali e delle competenti autorità sanitarie emanate al riguardo; a tal proposito si segnala che sul sito web del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sono state pubblicate le “linee Guida per la nautica da diporto e la sicurezza della balneazione” quale utile riferimento per le migliori pratiche di prevenzione da parte dell’utenza.

Si ricorda che le Sale Operative delle Capitaneria di Porto della Puglia sono attive giornalmente e ininterrottamente, e possono essere contattate telefonicamente attraverso il “Numero Blu” 1530.

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Al Policlinico Riuniti di Foggia continua il trend positivo di guarigione che viene confermato anche nella fase acuta della malattia.

Chiusi due reparti di Pneumologia Covid per acuziedell’Ospedale D’Avanzo del Policlinico Riuniti di Foggia.Ad oggi dei tre reparti di Pneumologia riservati a pazienti Covid in condizioni cliniche più gravi è attivo1 solo reparto di Pneumologia Covid per acuzie e dei due reparti per i pazienti che hanno superato la fase acuta è attivo 1 solo reparto per post acuzie.

Attualmente 9 sono i pazienti ricoverati in acuzie e 5 pazienti in post acuzie, cioè guariti clinicamente, della Pneumologia del D’Avanzo.                           Mentre sono 7 i pazienti ricoverati nel reparto di Malattie Infettive universitaria e nessun paziente è ricoverato in Rianimazione.

Buone notizie, quindi, che sono un raggio di luce dopo giorni difficili.

“La chiusura didue dei tre reparti di Pneumologia Covid è il risultato di un grande lavoro di squadra di tutto il personale sanitario che ringrazio ed è un messaggio di speranza che ci ripaga di tutti gli sforzi fatti negli ultimi mesi – ha dichiarato il Direttore Generale del Policlinico Riuniti di Foggia Dott. Vitangelo Dattoli. E’stato un periodo molto impegnativo sotto tutti i punti di vista in cui c’è stato bisogno, oltre a tutte le competenze possibili rispetto a questa malattia dalle tante sfaccettature, anche dell’umanità, di incoraggiamento, di ascolto e della grande dedizione di tutto il personale”.

Unanime è stata la gioia e la commozione di tutti gli operatori sanitari del reparto.

“Questa emergenza è stata una esperienza professionale e umana veramente unica per la variabilità della presentazione clinica, per i livelli di gravità, per la diversa risposta ai farmaci che hanno richiesto sicuramente competenza e continui e quotidiani aggiornamenti. Abbiamo combattuto questa battaglia tutti insieme, condividendo con i pazienti le paure e le preoccupazioni, ma anche la grande volontà ad impegnarsi per vincere questa battaglia – haspiegato la Prof.ssa Maria Pia Foschino, Direttore della Struttura Complessa di Malattie dell’Apparato Respiratorio universitaria e del Dipartimento di Medicina Specialistica.

“Questi giorni non sono stati facili per nessuno, ma sono stati l’occasione per fare squadra per poter affrontare e sconfiggere in piena sinergia un nemico comune con la scienza e l’umanità nel nostro lavoro quotidiano”- ha dichiarato il Prof. Donato Lacedonia, Prof. Associato della Struttura Complessa di Malattie dell’Apparato Respiratorio universitaria.

“Ricordo l’invito a fare attenzione e a rispettare le regole perché solo così potremo vincere tutti insieme questa importante partita” – ha concluso il Direttore Generale del Policlinico Riuniti di FoggiaDott. Vitangelo Dattoli.

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“Rispetto al 2019, c’è stata un’evidente riduzione dei costi delle polizze RC auto in tutto il Paese. E, tuttavia, in Capitanata, nonostante il coronavirus, i costi rimangono ancora troppo elevati”. A dichiararlo ADOC Foggia.

“In base a un monitoraggio effettuato dagli uffici di segreteria e dal personale del Servizio civile, nel mese di maggio 2020 il premio medio RC auto calcolato in provincia di Foggia è stato di 826,09€. La variazione rispetto a 6 mesi fa (886,57€) è del -6,82%. Rispetto a Maggio 2019 (843,42€) la tariffa media fa segnare un -2,05%. Nello stesso mese in Italia è stato rilevato un premio medio di 502,96€. La variazione rispetto a 6 mesi fa (550,21€) è del -8,59%. Rispetto a Maggio 2019 (546,86€) la tariffa media fa segnare un -8,03%”, afferma ADOC Foggia che, però, posiziona la lente d’ingrandimento sulla provincia di Foggia: “Se questo è il dato nazionale, il dato della Capitanata continua ad essere allarmante: il 64,24% in più in un momento in cui, a causa del lockdown e del coronavirus, tutti dovremmo fare uno sforzo per contenere i costi per far ripartire il Paese.

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Non ci sono nuovi malati di coronavirus in Capitanata, ma i decessi si. Dopo quello di ieri, un morto è stato registrato anche oggi nel Foggiano dove il numero complessivo dei deceduti è salito a 154. La notizia positiva è che su 2858 tamponi effettuati nella mattinata di oggi, non sono risultati casi positivi. Scende anche il numero dei malati: 353, 3628 i pazienti guariti dall'inizio della pandemia. Tuttavia gli esperti raccomandano ancora tanta prudenza e ricordano di usare la mascherina che purtroppo in molti, soprattutto in provincia di Foggia hanno già abbandonato. Il coronavirus è ancora in circolazione. Attenzione!

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Da domani, mercoledì 17 giugno, prova orale (e unica) per la Maturità 2020. Occhio alle fake news su guanti e mascherine: i primi non sono obbligatori e le seconde si potranno togliere durante il colloquio.

Questa volta non impazza il toto-traccia, né l’ansia sull’autore da evitare, specie per le versioni di latino o greco. Niente quizzone (già abolito lo scorso anno) e niente trucchetti per tentare di copiare. Spariscono infatti tutte le prove scritte e si passa direttamente all’unica prova orale. Sessanta minuti di colloquio in presenza su cinque diversi ambiti di programma, dall’elaborato e dall’analisi di un testo di letteratura italiana, sino all’alternanza scuola lavoro. Mantenendo le debite distanze di almeno due metri e dovendo (necessariamente) abbassare la mascherina. Quella di oggi sarà un’insolita notte prima degli esami per i 37 mila e 446 studenti pugliesi attesi alla fatidica Maturità. Ridisegnata e rivoluzionata a causa dell’emergenza covid-19 in ogni piccolo dettaglio: dalla sanificazione costante degli ambienti e delle mani, anche tra un colloquio e l’altro, sino ai percorsi dedicati a scuola per l’ingresso e l’uscita. Monitorati da personale della Protezione Civile e della Croce Rossa.

Riunite le commissioni

E dopo tre mesi di assenza ieri sono tornate a rianimarsi le scuole con la convocazione delle 970 commissioni d’esame sparse per la Puglia e che non registrano alcun problema su carenze d’organico per completare il team dei sette componenti (sei prof interni e un presidente esterno). Tra gli ultimi adempimenti l’estrazione della lettera per stabilire l’ordine alfabetico di convocazione dei maturandi, al via dalle 8 e 30 di domani. Nessuna misurazione della temperatura, ma solo autocertificazioni per commissari, studenti ed eventuali accompagnatori (ammesso uno per candidato); né tantomeno test sierologici sul corpo docente. «Non li abbiamo disposti perché le sedute in presenza si svolgeranno rispettando le rigorose norme sul distanziamento stabilite dal tavolo regionale» spiega il direttore del Dipartimento Salute della Regione Puglia, Vito Montanaro.

Cinque studenti al giorno

Ogni giorno potranno essere esaminati solo cinque studenti, con la possibilità per le singole scuole di rimodulare il calendario anche con sedute pomeridiane. Il candidato, qualora necessario, potrà richiedere alla scuola il rilascio di un documento che attesti la convocazione e che gli dia, in caso di assembramento, precedenza di accesso ai mezzi pubblici per il giorno dell’esame. Insomma, un’edizione della Maturità sicuramente insolita e da ricordare. «In quest’anno fuori dall’ordinario è successo qualcosa di straordinario: è successo che abbiamo capito che la scuola è soprattutto dentro di noi, che essa abita dove c’è il sogno di futuro, cioè dentro di voi, ragazzi», scrive nel suo messaggio d’augurio il direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale, Anna Cammalleri.

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Martedì, 16 Giugno 2020 14:35

BOLLETTINO EPIDEMIOLOGICO 16 GIUGNO 2020

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sulla base delle informazioni del direttore del dipartimento Promozione della Salute Vito Montanaro, informa che oggi martedì 16 giugno 2020 in Puglia, sono stati registrati 2.855 test per l'infezione da Covid-19 coronavirus e NON sono risultati casi positivi.

E’ stato registrato un decesso, in provincia di Foggia.

Dall'inizio dell'emergenza sono stati effettuati 151.482 test.

3.628 sono i pazienti guariti.

353 sono i casi attualmente positivi.

Il totale dei casi positivi Covid in Puglia è di 4.516, così suddivisi:

1.488 nella Provincia di Bari

380 nella Provincia di Bat

656 nella Provincia di Brindisi

1.164 nella Provincia di Foggia;

520 nella Provincia di Lecce;

280 nella Provincia di Taranto;

28 attribuiti a residenti fuori regione.

Pubblicato in Coronavirus
Martedì, 16 Giugno 2020 12:21

I Giornali locali: martedì 16 giugno

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