Articoli filtrati per data: Mercoledì, 09 Settembre 2020

Intervenendo ad un incontro politico sul Gargano, il presidente della Puglia, Michele Emiliano, ha definitivamente bollato la pratica Energas, l'impianto di gpl che doveva essere installato nei pressi di Manfredonia. "Energas non si fa. Punto. Chi lo sostiene dice fesserie. Per la Regione Puglia la vicenda è chiusa. Le nostre priorità sono il turismo, l'agricoltura, l'innovazione e la difesa dell'ambiente. Manfredonia ha già subito troppo, ora basta".

Pubblicato in Notizie

Il presidente della Regione Puglia, sulla base delle informazioni del direttore del dipartimento Promozione della Salute Vito Montanaro, informa che oggi mercoledì 9 settembre 2020 in Puglia, sono stati registrati 3.611 test per l'infezione da Covid-19 coronavirus e sono stati registrati 99 casi positivi: 64 in provincia di Bari, 11 in provincia BAT, 4 in provincia di Brindisi, 11 in provincia di Foggia, 5 in provincia di Lecce, 3 in provincia di Taranto, 1 fuori regione.

Non sono stati registrati decessi.

Dall'inizio dell'emergenza sono stati effettuati 335.530 test.

4.158 sono i pazienti guariti.

1.414 sono i casi attualmente positivi.

Il totale dei casi positivi Covid in Puglia è di 6.139, così suddivisi:

2.273 nella Provincia di Bari;

498 nella Provincia di Bat;

726 nella Provincia di Brindisi;

1.463 nella Provincia di Foggia;

709 nella Provincia di Lecce;

418 nella Provincia di Taranto;

51 attribuiti a residenti fuori regione;

1 provincia di residenza non nota (2 casi sono stati eliminati dal database).

I Dipartimenti di prevenzione delle Asl hanno attivato tutte le procedure per l'acquisizione delle notizie anamnestiche ed epidemiologiche, finalizzate a rintracciare i contatti stretti.

Il bollettino epidemiologico Regione Puglia 9.9.2020 è disponibile al link: http://rpu.gl/K3FAe

 

DICHIARAZIONI DEI DG DELLE ASL:

Dichiarazione del Dg Asl Bari, Antonio Sanguedolce: “Il bollettino epidemiologico registra oggi 64 casi di positività al sars Cov 2- in provincia di Bari, di cui 27 fanno riferimento alla attività di sorveglianza del Dipartimento di prevenzione ancora in corso in una azienda di Polignano a Mare. Finora sono stati eseguiti 273 tamponi ai dipendenti dell’azienda interessata dal focolaio e ai contatti, dai quali è emersa la positività di 105 soggetti. A supporto della attività del Dipartimento – prosegue Sanguedolce – è stata allestita una tenda della Protezione civile a Polignano a Mare predisposta per effettuare tamponi ai cittadini che vogliono sottoporsi al test e alla quale si può accedere su prenotazione tramite la piattaforma web della ASL. La maggior parte degli altri casi riscontrati oggi – conclude Sanguedolce – sono contatti stretti di positivi già individuati e sotto sorveglianza, e si registrano ancora positività dai rientri in regione”.

Dichiarazione del Dg Asl Bt, Alessandro Delle Donne: “Sono 11 i casi positivi registrati oggi nella provincia Bat. Di questi 3 sono contatti stretti di casi positivi dei giorni scorsi, 4 sono sintomatici e sugli altri sono in corso le indagini del dipartimento di prevenzione”.

Dichiarazione del Dg Asl Br, Giuseppe Pasqualone: "Sono quattro i casi positivi in provincia di Brindisi. I primi due sono cittadini albanesi rientrati in Puglia nei giorni scorsi, il terzo è un cittadino afgano richiedente asilo, ricoverato nel reparto di Malattie infettive del Perrino. Il quarto è un rientro dalla Spagna: tutti i suoi familiari sono già stati sottoposti a tampone e sono risultati negativi".

Dichiarazione del Dg della Asl Foggia, Vito Piazzolla: “Le nuove positività registrate in data odierna in provincia di Foggia sono 11. Si tratta di: 8 contatti di casi già noti; 2 cittadini stranieri presenti sul territorio provinciale;  1 persona sintomatica individuata grazie alla segnalazione del medico di medicina generale. Tutti sono stati già presi in carico dalla ASL che, attraverso il servizio di Igiene, sta effettuando le dovute indagini epidemiologiche”.

Dichiarazione del Dg Asl Lecce, Rodolfo Rollo: “Sono 5 i casi registrati oggi dalla Asl Lecce: 3 fanno parte dello stesso nucleo famigliare e su di loro sono in corso le indagini epidemiologiche, uno è un contatto stretto di un caso noto ed era già in isolamento, uno è un residente rientrato dalla Grecia”.

Dichiarazione del Dg Asl Ta, Stefano Rossi: “I casi Covid di Taranto sono da attribuire a contatti stretti di casi registrati positivi nei giorni scorsi.

Sono pazienti asintomatici seguiti costantemente dal dipartimento di prevenzione attraverso i tecnici e medici. I pazienti ricoverati presso reparto infettivi del Moscati sono 30. Al momento non vi è alcun ricovero presso la terapia intensiva”.

Pubblicato in Coronavirus

Anche Ennio Lorenzini con il film Quanto è bello lu murire acciso[i] del 1975, come Florestano Vancini tre anni prima con Bronte, mette in scena un Risorgimento moderno, dove la realtà prende il posto delle illusioni agiografiche e collega direttamente il fallimento degli ideali e dei valori risorgimentali alla crisi sociale e politica degli anni Settanta del Novecento.

Il periodo in cui il film di Lorenzini è girato è quello violento del terrorismo che renderà necessario la costituzione di un governo di unità nazionale. Un periodo nel quale, in analogia a quello seguente il Risorgimento, si spengono tante illusioni, quelle nate dalla stagione del Sessantotto. Un periodo nel quale, come scrive Renato Ventura, Assistant Professor presso l’Università di Dayton negli Stati Uniti, studioso della letteratura italiana contemporanea, «… i protagonisti della vita politica e sociale sono gli studenti, i lavoratori, le donne, che sulle piazze italiane ripropongono diversi modelli interpretativi del Risorgimento, ovviamente in controtendenza con la narrativa classica dei patrioti risorgimentali quali eroi che si immolano per un ideale di patria e unità della nazione»[ii].

Lorenzini visualizza la spedizione di Carlo Pisacane del 1857 in nettocontrastocon la storiografia ufficiale sabauda e in antitesi con una letteratura che Ventura elenca e giudica di «scarso valore artistico»[iii].

Alla costruzione dell’identità nazionale aveva contribuito non poco il poeta marchigiano Luigi Mercantini, diventato noto scrivendo i versi de La spigolatrice di Sapri, dedicati alla drammatica spedizione di Pisacane, graditi agli ambienti governativi per la forte valenza patriottica e nazionalistica, divulgati attraverso la scuola per il notevole valore didattico-pedagogico fino ai nostri giorni. Qualsiasi studente delleElementari e delle Medie era costretto ad imparare a memoria almeno il celebre ritornello della poesia di Mercantini: «Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!», al fine di perpetuare nella memoria storica popolare miti falsificati e di incidere intimamente nell’animo dei giovani valori e ideali che proprio il Risorgimento aveva tradito.

Utile a questo proposito riproporre un breve excursus storico che si riferisce alla Spedizione di Sapri, al di là della retorica risorgimentale. Appare significativo, innanzitutto, che secondo lo scrittore di fine Ottocento Raffaele De Cesare, la spedizione di Sapri, organizzata da Carlo Pisacane, non avrebbe turbato i sonni di Ferdinando II quanto l’opuscolo di Antonio Scialoja, l’esule napoletano che aveva criticato le finanze del Regno delle Due Sicilie.

Lo storico Giacinto De’ Sivo ha raccontato i particolari dell’organizzazione dell’impresa che avrebbe dovuto sollevare le popolazioni rurali contro la dinastia regnante dei Borbone, sin da quando, in maggio, la giovane letterata inglese Jessie White proveniente da Londra raggiungeva il Regno di Sardegna. Non da sola, visto che «con lei anco era giunto, e travestito s’appiattava in Genova, il Mazzini stesso, che moveva tutto».

Pisacane, esule napoletano, aveva combattuto a Brescia e a Roma e nello scontro di Velletri del 1849 era stato «capo dello stato maggiore» di Giuseppe Garibaldi. Di idee socialiste e rivoluzionarie, era convinto che il regime costituzionale piemontese nuocesse all’Italia più di quello del «Ferdinando tiranno». È lo stesso de’ Sivo a ricordare che Pisacane, «a mostrar coscienza di libertà», prima di partire per la sua impresa aveva scritto un Testamento politico[iv] del tutto slegato dalle idee mazziniane, che proponeva una vera rivoluzione anche nei riguardi del regime costituzionale piemontese, che Pisacane giudicava del tutto insufficiente a far risorgere l’Italia e addirittura teso a ritardarlo[v]. La storia avrebbe dato ragione a Pisacane per come l’unità d’Italia sarebbe stata più tardi realizzata, lasciando da parte le istanze popolari e piegandole agli interessi di aristocratici e borghesi.

Già dopo il 1849, il gruppo facente capo a Pisacane si era staccato da Giuseppe Mazzini per percorrere la strada del socialismo rivoluzionario. La critica di Pisacane a Mazzini, poco o affatto analizzata da storici e letterati liberali, è feroce.Francesco Valentini ne ha evidenziato esattamente gli aspetti salienti: «A Mazzini Pisacane rimprovera di non aver visto l’ascesa della plebe e il suo irriducibile contrasto con la borghesia, cioè di non aver inteso la rivoluzione come rivoluzione del povero, e, quanto all’ideologia mazziniana, la considera come suscettibile di involuzioni aristocratiche-pedagogiche»[vi]. Vista la distanza da Pisacane, la presenza clandestina a Genova di Mazzini, richiamata da de’ Sivo, non sembra doversi collegare direttamente alla spedizione di Sapri, giacché probabilmente finalizzata ad approfittarne per provocare tumulti in alcune città del Regno di Sardegna, che – ricordiamo - aveva condannato Mazzini alla pena di morte. Ma Pisacane per la storiografia ufficiale dell’epoca e per la letteratura filo-sabauda doveva assumere solo le vesti di eroe, martire e patriota, e oscurate dovevano apparire le profonde divergenze da Mazzini e persino da Garibaldi.

Nella prefazione del Saggio sulla rivoluzione di Pisacane, pubblicata a Bologna nel 1894, Napoleone Colajanni[vii] scrive testualmente: «Carlo Pisacane, come possono farlo oggi i più avanzati socialisti, combatte Giuseppe Mazzini; ma se egli si mostra severo contro la sua dottrina (specialmente nella parte che rispecchia il misticismo cristiano e la vana speranza di farne una leva per la rigenerazione sociale) e contro il suo metodo (e non sempre le sue accuse sono giuste), è sempre pieno di affetto e di rispetto per la persona», inoltre «nel propugnare la formola libertà e associazione da sostituirsi a quella mazziniana Dio e popolo e all’altra francese libertà, uguaglianza e fratellanza, che ai tempi di Pisacane erano in onore tra i repubblicani italiani»[viii].

Il 25 giugno 1857 il piroscafo Cagliari, appartenente alla compagnia genovese Rubattino, salpava da Genova al comando del capitano Antonio Sitria con trentadue uomini, tra i quali due macchinisti inglesi convinti all’impresa da una lettera della White.

L’epilogo della spedizione è noto, la mattina del 2 luglio gli scampati ad uno scontro del giorno precedentefurono sorpresi nel bosco di Sanza, dove le guardie urbane uccisero in uno scontro a fuoco Pisacane, mentre i superstiti furono aggrediti dalla popolazione accorsa al suono delle campane. Singolare destino per «quei liberatori di popolo cacciati dal popolo come belve»[ix].

Il 4 luglio il Conte di Groppello, ambasciatore piemontese a Napoli, comunicava al Conte di Cavour la sorprendente resistenza della popolazione: «La banda dovunque passò […] trovava avversione grandissima nella popolazione»; circostanza che per de’ Sivo costituiva una testimonianza storica manifesta «che i Borboni sì tiranni gridati fuori, eran nel regno amati, e difesi dai tiranneggianti»[x].

Nel suo film Lorenzini valuta attentamente il mancato coinvolgimento delle masse rurali e lo relaziona alla carente presenza al Sud di una classe intellettuale, oltre che ad un Partito d’Azione non maturo e scadentenell’elaborazione politica. Antonio Gramsci ne darà conferma annotando che «Il Partito d’Azione era imbevuto della tradizione retorica della letteratura italiana: confondeva l’unità culturale esistente nella penisola ˗ limitata però a uno strato molto sottile della popolazione e inquinata dal cosmopolitismo vaticano ˗ con l’unità politica e territoriale delle grandi masse popolari che erano estranee a quella tradizione culturale e se ne infischiavano dato che non conoscessero l’esistenza stessa»[xi]. Una disattenzione nei riguardi delle masse contadine del Sud che non sarà colmata, nonostante Gaetano Salvemini, dal ceto dirigente e intellettuale del Partito Socialista, poco propenso ad occuparsi fondatamente della irrisolta ripartizione dei terreni per favorire la piccola proprietà contadina. La critica di Gramsci a questo proposito sarà dura e definitiva.

D’altro canto, il Conte di Cavour, subito dopo la fallita impresa di Pisacane, tramite il Conte Groppello, ambasciatore a Napoli, si era affrettato ipocritamente a far pervenire la sua disapprovazione per un atto che fingeva di ritenere criminoso, mentre si accingeva a chiedere la restituzione del piroscafo con l’aiuto dell’ambasciatore inglese Hudson a Torino. Un atto sfrontato che non sfuggiva all’attento de’ Sivo, il quale avrebbe poi scritto che «chi facea professione di cacciar d’Italia ogni mano straniera, chiamava or Francesi or Inglesi negli italici piati».

Infatti, il nuovo governo inglese, ritenuta illegittima la cattura del piroscafo genovese, prendeva inaspettatamente le difese del Regno di Sardegna chiedendone la restituzione tramite la mediazione del Governo svedese. L’8 giugno 1858, Ferdinando II, in maniera del tutto divergente dalla sua condotta precedente nei rapporti con la Gran Bretagna, poneva fine alla contesa facendo sapere di «non aver mai pensato d’aver forze da opporre ad Inghilterra». Evidente come il diverso atteggiamento del sovrano napoletano era condizionato dalla circostanza che il “nemico” Palmerston non era più il Primo Ministro alla guida del Governo inglese.

A distanza di un secolo e mezzo, uno degli storici accademici più accreditati sui rapporti tra il Regno delle Due Sicilie e le Potenze Europee tra il 1830 e il 1861, Eugenio Di Rienzo, ha scritto sulla vicenda che la diplomazia napoletana si era rivelata incapace «di fronteggiare le manovre di Cavour che, contralegem, aveva preteso e ottenuto, il 22 giugno 1858, la restituzione del Cagliari»[xii].

Michele Eugenio Di Carlo

Società di Storia Patria per la Puglia

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

[1] E. LORENZINI, Quanto è bello lu murire acciso. Drammatico/storico, C durata 85 min., Italia, 1975.

[1]R. VENTURA, 1957-1975: Da ‘La Spigolatrice’ a ‘Quanto è bello lu murire acciso’ di Ennio Lorenzini, in Cinema e Risorgimento, visioni e re-visioni. Da “La presa di Roma” a “Noi credevamo”, a cura di Fulvio Orsitto, Roma, Vecchiarelli Editore, 2012, p. 238.

[1]Ivi, p. 239, nota n. 8. I componimenti elencati da Ventura sulla spedizione di Sapri sono i seguenti: Mercantini, La spigolatrice di Sapri, 1857; Ricciardi, Novissima verba. Carme ai caduti di Sapri, in “La Gazzetta del Popolo”, Torino, 29 luglio 1857; Vecchi, Canto funebre, ivi, 17 agosto 1857; Curzio, L’eroe di Sapri (4 sonetti), 1858; Lombardi, La spedizione di Sapri, 1865; Quarta, La spedizione di Sapri. Versi, Roma, 1877; Terzi-Capasso, versi sul “Masuccio”, Salerno, 2 luglio 1903. Anche autori stranieri hanno trattato come Swinborne, Song of Italy e Harriet Hamilton-King, The Disciples, London, 1873.

[1] C. PISACANE, Testamento politico, Genova, 24 Giugno 1857.

[1] G. DE’ SIVO, Storia delle Due Sicilie, Napoli, Grimaldi § C. Editori, 2016., p. 431.

[1] F.VALENTINI,Il Pensiero Politico Contemporaneo, Bari, Laterza, 1993, p. 248; tratto da R. VENTURA, 1957-1975: Da ‘La Spigolatrice’ a ‘Quanto è bello lu murire acciso’ di Ennio Lorenzini, in Cinema e Risorgimento, visioni e re-visioni. Da “La presa di Roma” a “Noi credevamo”, a cura di Fulvio Orsitto, cit., p. 244, nota n. 24.

[1] Napoleone Colajanni (Castrogiovanni, 1847 – Enna, 1921), garibaldino, politico, saggista, docente. A 15 anni raggiunge i garibaldini sull’Aspromonte, dove viene arrestato dalle truppe dell’Esercito Italiano, imprigionato e deportato fino al 1866. Eletto deputato nel 1890, diventa docente di Statistica all’Università di Palermo nel 1892, rompe i rapporti con Crispi nel 1894 a causa dello stato d’assedio imposto alla Sicilia. Nel 1895 risulta tra i fondatori del Partito Repubblicano Italiano.

[1]C. PISACANE, Saggio sulla rivoluzione, Bologna, Treves di P. Virano, 1894, prefazione, pp. VI-VIII.

[1] Sulla spedizione di Sapri si veda G. DE’ SIVO, Storia delle Due Sicilie, cit., pp. 431-434.

[1]Ivi, p. 434.

[1]A. GRAMSCI, Quaderni del carcere, edizione critica a cura di Valentino Gerratana, 1975, Einaudi, Torino, p. 2014.

[1] E. DI RIENZO, Il Regno delle Due Sicilie e le Potenze europee 1830-1861, cit., p. 96.

 

[i] E. LORENZINI, Quanto è bello lu murire acciso. Drammatico/storico, C durata 85 min., Italia, 1975.

[ii]R. VENTURA, 1957-1975: Da ‘La Spigolatrice’ a ‘Quanto è bello lu murire acciso’ di Ennio Lorenzini, in Cinema e Risorgimento, visioni e re-visioni. Da “La presa di Roma” a “Noi credevamo”, a cura di Fulvio Orsitto, Roma, Vecchiarelli Editore, 2012, p. 238.

[iii]Ivi, p. 239, nota n. 8. I componimenti elencati da Ventura sulla spedizione di Sapri sono i seguenti: Mercantini, La spigolatrice di Sapri, 1857; Ricciardi, Novissima verba. Carme ai caduti di Sapri, in “La Gazzetta del Popolo”, Torino, 29 luglio 1857; Vecchi, Canto funebre, ivi, 17 agosto 1857; Curzio, L’eroe di Sapri (4 sonetti), 1858; Lombardi, La spedizione di Sapri, 1865; Quarta, La spedizione di Sapri. Versi, Roma, 1877; Terzi-Capasso, versi sul “Masuccio”, Salerno, 2 luglio 1903. Anche autori stranieri hanno trattato come Swinborne, Song of Italy e Harriet Hamilton-King, The Disciples, London, 1873.

[iv] C. PISACANE, Testamento politico, Genova, 24 Giugno 1857.

[v] G. DE’ SIVO, Storia delle Due Sicilie, Napoli, Grimaldi § C. Editori, 2016., p. 431.

[vi] F.VALENTINI,Il Pensiero Politico Contemporaneo, Bari, Laterza, 1993, p. 248; tratto da R. VENTURA, 1957-1975: Da ‘La Spigolatrice’ a ‘Quanto è bello lu murire acciso’ di Ennio Lorenzini, in Cinema e Risorgimento, visioni e re-visioni. Da “La presa di Roma” a “Noi credevamo”, a cura di Fulvio Orsitto, cit., p. 244, nota n. 24.

[vii] Napoleone Colajanni (Castrogiovanni, 1847 – Enna, 1921), garibaldino, politico, saggista, docente. A 15 anni raggiunge i garibaldini sull’Aspromonte, dove viene arrestato dalle truppe dell’Esercito Italiano, imprigionato e deportato fino al 1866. Eletto deputato nel 1890, diventa docente di Statistica all’Università di Palermo nel 1892, rompe i rapporti con Crispi nel 1894 a causa dello stato d’assedio imposto alla Sicilia. Nel 1895 risulta tra i fondatori del Partito Repubblicano Italiano.

[viii]C. PISACANE, Saggio sulla rivoluzione, Bologna, Treves di P. Virano, 1894, prefazione, pp. VI-VIII.

[ix] Sulla spedizione di Sapri si veda G. DE’ SIVO, Storia delle Due Sicilie, cit., pp. 431-434.

[x]Ivi, p. 434.

[xi]A. GRAMSCI, Quaderni del carcere, edizione critica a cura di Valentino Gerratana, 1975, Einaudi, Torino, p. 2014.

[xii] E. DI RIENZO, Il Regno delle Due Sicilie e le Potenze europee 1830-1861, cit., p. 96.

Pubblicato in Cultura

Il Ministero dell’Ambiente ha deciso di attivare il por­tale per la richiesta del bo­nus bici quando i 210 mi­lioni di euro stanziati saranno disponibili, non più a settembre quindi, ma a novembre. E «fatta salva là volontà di far ottenere a tutti quelli che hanno acquistato una bici o altro dispositivo per la mobilità sostenibile il rimborso nel caso abbiano già effettuato gli acquisti o il rimborso nel caso di acquisti futuri». Per ottenere il buono o il voucher occorrerà lo scontrino parlante, come quello della farmacia, su cui è riportato il codice fiscale dell’acquirente, o la fattura.

Il Comune che, nonostante la temperatura sotto zero, non prov­vede a far passare regolarmente lo spargisale, deve risarcire i pa­renti dell’automobilista che ri­mane ferito o perde la vita fi­nendo fuoristrada a causa del ghiaccio. Lo ha stabilito la Cas­sazione. Il concorso di colpa del Comune, considerato responsa­bile al 50%, scatta, anche se la vittima teneva una velocità trop­po elevata rispetto alle condizio­ni atmosferiche. L’ente locale, inoltre, secondo gli Ermellini, non può usare come argomenti a sua discolpa l’estensione del ter­ritorio e la collocazione della strada fuori dal centro abitato.

Non tutti san­no che esiste anche un assegno di vedovanza previsto per coloro che hanno perso il proprio co­niuge e si trovano in una con­dizione di particolare difficoltà. I requisiti per poterne beneficiare sono: essere vedovo o vedova di un lavoratore, sia del settore pri­vato che del settore pubblico; go­dere della pensione di reversi­bilità; essere invalido al 100% ed essere stato riconosciuto inabile a proficuo lavoro o titolare di assegno di accompagnamento. Non possono godere di tale sus­sidio i titolari di pensione di re­versibilità a carico di una ge­stione speciale dei lavoratori au­tonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mez­zadri). La domanda di assegno di vedovanza va rivolta all'Inps: L’importo dell'assegno di vedo­vanza varia a seconda del reddito del richiedente, ed è di: 52,91 euro al mese, con un reddito familiare fino a 28.659,42; 19,59 euro al me­se, se il reddito va da 28.659,43 a 32.148,87 euro.

Una cliente esperta, che ha già investito in passato, deve essere risarcita se la banca non l'ha informata sui rischi di una nuo­va operazione. Lo ha stabilito la Cassazione. Secondo gli Ermellini la banca non è mai esonerata dall’obbligo di informare in mo­do preciso e puntuale il cliente che desidera effettuare degli in­vestimenti, anche se questo in passato ha già dimostrato una certa esperienza e preparazione.

Il conducente che si serve di un veicolo sottoposto a fermo am­ministrativo “fiscale” anche in assenza sul veicolo di sigilli e altri segni visibili, deve essere multato. Lo ha stabilito la Cassazione ribadendo che «deve ritenersi valida la multa elevata al conducente che si mette alla gui­da del veicolo di terzi sottoposto a fermo amministrativo fiscale e che non dimostra la presenza di un errore incolpevole e inevi­tabile che abbia ingenerato il convincimento della liceità del suo operato». La buona fede, se­condo gli Ermellini, non esclude la responsabilità che neppure le ragioni di «occasionale necessi­tà» possono giustificare.

Il cane è compagno di vita dell’uomo cui spetta il risarci­mento del danno non patrimo­niale conseguente alla sua per­dita. Lo ha stabilito il tribunale di Novara riconoscendo il ristoro al proprietario di un volpino di Pomerania sbranato dal cane dei vicini. Il cane viene dunque considerato dal magistrato al pari di un componente della famiglia, stante la sua partecipazione alle dinamiche affettive, nonché alle capacità di influenzarne equili­brio e stabilità. La conseguenza è che la sua morte viene ritenuta assimilabile al lutto per la per­dita di un membro del nucleo familiare.

È considerato un estorsore chi minaccia o usa violenza all’in­dirizzo dei congiunti del debi­tore, senz’altro estranei al rap­porto. Lo ha stabilito la Cassa­zione. Secondo gli Ermellini chi reclami la soddisfazione di un presunto diritto ponendo in es­sere condotte violente o minac­ciose in danno (anche) di soggetti terzi, estranei al rapporto, com­mette reato di estorsione.

Rimandare l’inizio delle lezioni nelle scuole che, il 14 settembre, saranno sprovviste dei banchi monoposto introdotti dal bando di gara del Commis­sario straordinario per l’emer­genza Domenico Arcuri. A chie­derlo è il Codacons, dopo le no­tizie secondo cui in molti istituti le nuove postazioni non riusci­ranno ad arrivare entro l’avvio dell’anno scolastico. I ritardi nel­le forniture dei banchi mono­posto creano pesanti discrimi­nazioni a danno degli studenti, spiega l’associazione in una nota. Alcune scuole potranno, infatti, godere delle nuove postazioni, mentre in altre gli alunni do­vranno attendere ottobre o ad­dirittura novembre a causa dei rallentamenti che si stanno registrando nella produzione delle sedute. Una situazione, rimarca il Codacons, che rischia di avere ripercussioni sul fronte sanita­rio, perché l’assenza di posta­zioni singole potrebbe incremen­tare il rischio di contagi tra stu­denti.

Pubblicato in Società

Doveva essere ed è stata un'edizione da incorniciare e passerà agli annali come una delle più emozionanti, combattute e spettacolari di sempre. Il “10° Rally del Gargano - Crz”, uno degli eventi del motorsport storici e più attesi del Sud Italia, nonostante la “blindatura” in ottemperanza delle normative vigenti anti Covid-19, non ha tradito le attese di equipaggi, addetti ai lavori, appassionati e Media.

Un weekend che ha visto il motorsport, ma anche il territorio, “tornare a correre” dopo il lockdown - occasione di promozione turistica destagionalizzata, considerando che l'80% degli scritti provenivano da altre regioni ed hanno avuto modo di soggiornare per diversi giorni con famiglie e tecnici al seguito a beneficio delle strutture ricettive, ristorative e commerciali - grazie ad un'impeccabile macchina organizzativa messa a punto dall' “Asd Piloti Sipontini” riuscita a tagliare il prestigioso decimo traguardo con un percorso netto grazie alla collaborazione degli addetti ai lavori (Ufficiali di gara, Cronometristi, Verificatori, Volontari della Protezione Civile),

del Comune di Foggia e del Sindaco Franco Landella (che ha contribuito a sostenere fattivamente la 10^ edizione; un plauso particolare va alla Polizia Locale di Foggia per l'ineccepibile impegno profuso nell'assicurare lo svolgimento in sicurezza delle cerimonie di partenza e premiazioni), dei Comuni ospitanti i passaggi delle vetture (Manfredonia, Mattinata e Monte Sant'Angelo), dell'Aci Foggia, dell'Ufficio di Presidenza della Regione Puglia, delle Forze dell'Ordine locali e provinciali, degli operatori dell'informazione (che hanno moltiplicato l'impegno professionale per garantire con cronache, foto e video una maggiore copertura in tempo reale dell'evento, agevolandone la fruizione limitata dalle restrizioni anti Covid-19), di tutti gli sponsor che hanno creduto ed investito sulla manifestazione, di tutti gli appassionati e tifosi che hanno rispettato con responsabilità le disposizioni comportamentali previste.

Un'edizione da ricordare per il cospicuo numero di iscritti (71), per la presenza di vetture R5 (ben 15; monopolizzata la top 10 in classifica finale) e soprattutto per le emozioni dell'avvincente lotta per la vittoria finale andata ad Andrea Minchella – Claudio Potenza (Skoda Fabia), che hanno concluso le sei Prove Speciali (“Macchia – Monte S.A.” e “Gargano” ripetute tre volte nella giornata di domenica 6) con il tempo di 34'43.3, portando a casa la loro prima vittoria al “Rally del Gargano”. Al secondo posto i pluricampioni uscenti (ben sei vittorie all'attivo) e beniamini locali Giuseppe Bergantino – Mirko Di Vincenzo (Skoda Fabia) staccati di 9.6", ai quali non è bastato aggiudicarsi tutte e tre le PS "Gargano". Sul terzo gradino del podio Pietro Azzarone – Massimo Sansone (Skoda Fabia) a 21", in testa alla classifica dalla Ps1 alla Ps3. Quarto posto  per Tribuzio-Cipriani e quinto per D’Alto-Liburdi, entrambi su Skoda Fabia R5.  Fattori decisivi per la classifica finale il gran caldo, che ha messo a dura prova equipaggi e vetture, e la costanza di risultati nelle sei Prove Speciali, confermatesi un mix ben assortito di tecnica e velocità ed incastonate in scorci paesaggistici mozzafiato, così come lo Shakedown (svoltosi sabato 5) sulla “Mattinata – Monte Sant'Angelo”.

Il 10° Rally Porta del Gargano rientra nel calendario della "Coppa Itala Rally di Zona", "Trofeo Renault" e "Michelin Cup". Tutte le classifiche finali sono consultabili sul sito web www.rallyportadelgargano.it  

Pubblicato in Sport

“Buongiorno, Carabinieri? Ma è vero che consegnate la pensione a casa?”

Certo! Infatti, la collaborazione tra Poste Italiane e l’Arma dei Carabinieri prevede questo “servizio”, concretizzatosi in questi giorni anche a Carpino, nel cuore del Gargano, dove il Comandante della Stazione ha riscosso e consegnato la pensione per conto di una giovanile Signora di 88 anni.

Un’azione particolarmente simbolica, in un periodo duro, difficile, specie per gli anziani che vivono da soli.

La Signora, alla consegna della pensione, ha manifestato al Comandante della locale Stazione Carabinieri la propria riconoscenza e gratitudine per il gesto tanto utile quanto cortese, ed il Maresciallo, assicurandole la stessa disponibilità anche per il futuro, l’ha ringraziata per la fiducia riposta nei Carabinieri.

La convenzione tra Poste Italiane e l’Arma stabilisce che gli anziani di età pari o superiore a 75anni possano richiedere la consegna della pensione a domicilio per tutta la durata dell’emergenza da covid-19.

In base allo stesso accordo i Carabinieri si recheranno presso gli Uffici Postali per riscuotere l’indennità pensionistica per poi consegnarla ai beneficiari, che ne abbiano fatto richiesta a Poste Italiane, rilasciando delega scritta.

L’iniziativa, come detto, è destinata ai pensionati ultra 75enni, che attualmente riscuotono la pensione in contanti, non titolari di libretto o conto corrente postale, che non abbiano già delegato altro soggetto e che non abbiano familiari conviventi, o dimoranti nelle vicinanze della propria abitazione, in grado di garantire il prelievo.

L’accordo è parte del più ampio impegno messo in atto dai due partner istituzionali, “Benemerita” e le storiche Poste Italiane, ciascuno nelle proprie competenze, per contrastare la diffusione del Covid-19 anche mediante l’adozione di misure che aiutino a limitare gli spostamenti ai soggetti più deboli e vulnerabili.

I pensionati, per maggiori informazioni, potranno contattare il numero verde 800 55 66 70, messo a disposizione da Poste Italiane, o telefonare al più vicino Comando Stazione dei Carabinieri.

Pubblicato in Coronavirus

È un fatto noto, che non abbisogna di essere ulteriormente richiamato alla memoria, come la storia dell’uomo sia sempre stata caratterizzata dall’alternarsi di periodi di carestia – spesse volte provocati dalla mancanza (o dall’eccessiva abbondanza) di precipitazioni (e in ogni caso da fenomeni prevalentemente naturali che, tuttavia, finivano per acuire le carenze delle tecniche agricole utilizzate) – seguiti da temibili “pestilenze”.

Nella maggior parte dei casi si trattava di fenomeni interconnessi, giacché alla fame, che colpiva primariamente (e prevalentemente) gli strati più poveri della popolazione, e al conseguente indebolimento dell’organismo per mancanza dei nutrienti fondamentali, subentravano forme di morbilità (per le quali si utilizzava il generico termine “pestilenza”) dal carattere epidemico che falcidiavano un numero assai considerevole di individui.

Non è scopo di questo articolo soffermarsi sul tema, di portata evidentemente troppo ampia, relativo al “nesso di causalità” unente la mortalità della popolazione, le carestie e le conseguenti “pestilenze” che afflissero la Capitanata nel corso dei Secoli.

Piuttosto, ciò che costituisce certamente un obiettivo di più facile perseguibilità, potrà essere utile soffermarsi sulle testimonianze – ove sufficientemente precise e passibili di essere contestualizzate in un quadro più ampio – che possano con sufficiente grado di precisione squarciare le tenebre che avvolgono lo svolgimento di tali drammatici fatti con riferimento prevalente a realtà locali.

Non è da porsi in dubbio, difatti, come la maggior parte degli autorevoli studi che sono stati condotti sull’argomento, abbia avuto quale oggetto principale l’analisi del fenomeno con riguardo ai centri principali del Meridione d’Italia – in primis, ma non esclusivamente, Napoli, capitale Viceregnale e successivamente del Regno delle Due Sicilie – o, in ogni caso, i centri maggiori delle singole ripartizioni territoriali.

Tuttavia, con lo scopo di introdurre un argomento che sarà sviluppato nel corso di un più ampio saggio in via di approntamento, avente a oggetto lo studio delle principali fonti sul tema (i cc.dd. libri mortuorum, vale a dire i volumi conservati presso le principali parrocchie cittadine ove venivano annotati, per anno, i morti accertati), non sarà inopportuno richiamare alla memoria una testimonianza “diretta”, rimasta sino a ora del tutto inedita, contenuta nel “Libro delle Conclusioni del Revermo Capitolo di Vico dopo esser stata eretta questa Chiesa in Collegiale, che fu li 10 Settembre 1749”, conservato presso l’Archivio della Collegiata di Vico.

Prima di far ciò, tuttavia, sarà utile fornire alcune macro coordinate, di portata più generale, atte a meglio inquadrare la tematica oggetto del presente scritto.

Come è stato ben evidenziato – uno studio particolarmente utile, sebbene non recente, è quello di G. Da Molin, Carestia ed epidemia del 1763-’64 in Capitanata, in Rivista di Storia dell’agricoltura, XVIII.1, 1978, pp. 69-112 e, ancora, con specifico riferimento alla storia locale,quello di G. Mattei, contenuto nella ben notaStatistica. Vico, in Giornale degli Atti della Reale Società Economica di Capitanata, III, 1837-1838, p.47 (ora anche in C. de Leo, La Società economica di Capitanata e la storia di Vico del Gargano.

Un inedito ottocentesco di Gianvincenzo Mattei, Foggia, 1998, p. 48)segnalatomi dall’amico Nicola Parisi–la carestia e la conseguente crisi sanitaria, i cui prodromi si ebbero già nel corso dell’anno 1763 (sebbene dal 1760 alcuni segni rivelatori già si palesavano agli occhi dei più attenti osservatori dell’epoca), lasciarono profondi segni sull’andamento demografico della popolazione, ben registrato, quantomeno per i centri di maggiori dimensioni, grazie alle testimonianze offerte dai già ricordati libri mortuorum.

Gli studi condotti sul tema, più in particolare, hanno reso palese l’oscillazione verso l’alto del prezzo del grano (come vedremo appresso), oltre alla penuria di generi sostitutivi (specialmente leguminose e granaglie in genere).

D’altro canto, è bene pure ricordare come la produzione agricola della Capitanata fosse caratterizzata da una forte tendenza alla monocultura – prevalentemente cerealicola – oltre che da colture estensive, su cui incideva, tuttavia, lo spetto del sistema “doganale” imposto sull’area pianeggiante del Tavoliere dagli Aragonesi (e fatto oggetto di profonde critiche da Michelangelo Manicone).

Il congiunto di condizioni climatiche sfavorevoli,il periodico succedersi di accidenti naturali, l’impiego di mezzi e tecniche agricole ancora arretrate, la penalizzazione delle pratiche agricole rispetto a quelle di allevamento sull’area del Tavoliere, faceva sì che ciclicamente si ripresentassero periodi di carestia – Pompeo Sarnelli, per esempio, nella Cronologia de’ Vescovi et Arcivescovi Sipontini edita in Manfredonia nel 1680, ricorda, con queste parole, una “invasione” di locuste e bruchi avvenuta nell’anno del Signore 1663: «Nel 1663. sentì la Puglia il flagello di Dio, imperocché in essa … Venne la locusta, e’l bruco senza numero … Plaga tanto più acerba che ferisce l’huomo nella gola; conciosiacché quest’insetti divorano i seminati ancora in erba, infettano le acque, e volano in tanta moltitudine, che privano gli occhi humani della veduta del Sole …» –a cui conseguiva un automatico ripresentarsi di patologie a carattere epidemico che decimavano la popolazione più debole.

D’altronde, gli stessi toni carichi di disperazione e rassegnazione, testimoni della millenaria lotta impari che contrapponeva l’uomo al corso inesorabile della Natura, si ritrovano anche nella testimonianza che verrà ora trascritta, avente a oggetto la “Grande Fame” che strinse la Capitanata, e non risparmiò del tutto Vico,tra il 1763 e il 1764.

Prima di fornire una succinta analisi della fonte de quo, conviene riportarne per intero il testo, così come si trova scritto nel Libro delle Conclusioni del Revermo Capitolo di Vico dopo esser stata eretta questa Chiesa in Collegiale, che fu li 10 Settembre 1749, foglio 37v. (l’indicazione sconta di un non perfetto riordinamento cronologico dei fogli che compongono il Libro):

«Memoria per i successori, e tutti

Nell’anno 1764 = dalli 14 febbraio sin alli 17 giugno fù una penuria tale di grano e di altri viveri, che il grano giunse à vendersi à docati sei il tomolo ed il rotolo del pane à ga (grana, n.d.r.):15 = e li legumi cioè le fave à carlini trentasei il tomolo, e ga: 15 la misura e l’altri legumi à carlini 24 e l’orzo à carli(ni) trenta il tomolo e ga :15 = la misura = e perché non si ritrovava grano li poveri stavano senza pane dieci, e quindeci giorni, e si cibavano di citrangoli e limongelle, e di erbe anche comuni alle bestie per essersi consumate l’erbe usuali agli uomini = e fù penuria tale mai intesa, né accaduta nell’anni passati, per quanto si aveva notizia dà più vecchi; à qual penuria successe una gran mortalità, in Napoli, che ne morirono dà settantamila, e nell’Abruzzo si spopolarono le terre senza restavvi (?) abbitanti, e nella Puglia in Foggia, in Lucera, e S. Severo vi fù una gran mortalità di paesani, e di altra gente che era conscesa (?) dalla montagna per mendicare = Ma la Montagna nostra ne fu riserbata mediante la protezione di S. Michele ed in Foggia il grano suo giunge à vendersi à docati dieci il tomolo, ma poi colle barche si portò da paesani il grano dà Viesti, e lo vendevano a docati quattro e mezzo il tomolo».

La testimonianza è particolarmente significativa, giacché permette di trarre, sia pure attraverso un incedere drammatico, significativi dati che contribuiscono a gettare nuova luce sulle interazioni – con specifico riguardo, naturalmente, al calamitoso evento di cui si discorre –osservabili all’interno di quel microcosmo costituito dalla comunità vichese e dai Paesi a essa limitrofi.

I dati relativi al prezzo del grano, sol per citare una prima serie di “numeri”, risultano in linea con quelli offerti da altri testimoni dell’eventoin altre zone del Mezzogiorno, oscillando essi, in ogni caso, tra i 5 e i 6 ducati al tomolo (cfr., sul punto, lo studio della Da Molin, op. cit., p. 73 e nt. 17), con un prezzo, come significativamente si apprende dalla fonte citata, chetra il febbraio e il giugno 1764 si attestava allo zenit di 6 ducati il tomolo (si tenga presente che 1 ducato poteva suddividersi in circa 100 grani e che, inoltre, 1 tomolo corrispondeva a circa 55,31 litri).

Come diretta conseguenza dell’alto prezzo del grano, ciò che è ben testimoniato dall’anonimo estensore della testimonianza, si era registrata una impennata nel costo del pane, che giunse a pagarsi, per un rotolo (corrispondente a circa 0,89 kg), 15 grana.

I costi proibitivi del principale cereale di consumo, il cui acquisto, quando ancora possibile, era divenuto troppo esoso per la maggioranza di coloro che lo utilizzavano per il sostentamento quotidiano(attraverso la trasformazione dello stesso in farina e poi in pane), aveva costretto a spostare l’attenzione su derrate di minor pregio, fave e altri legumi, i cui prezzi, tuttavia, erano saliti in conseguenza della maggior domanda.

La “catena causale”ora illustrata – scarsità di grano, aumento del prezzo di quest’ultimo e conseguente incremento nel costo del pane – aveva prodotto i propri effetti primariamente sulle classi meno agiate, tanto che «… li poveri stavano senza pane dieci, e quindeci giorni, e si cibavano di citrangoli e limongelle…», finendo essi per far ricorso al consumo di erbe «… anche comuni alle bestie per essersi consumate l’erbe usuali agli uomini».

La fonte esaminata, pur a fronte dei dati offerti, tace sul numero di cittadini periti a causa della carestia e della conseguente mortalità che ne era scaturita. Si sofferma, piuttosto, su quanto era accaduto nella Capitale del Regno – informando il lettore del fatto che a Napoli i morti erano stati 70.000 (numero che, in verità, anche in ragione della virulenza dell’epidemia di tifo esantematico che si era diffusa nella Città, non sembra lontano dalla realtà) e che l’intero Abruzzo risultava essere privo ormai di popolazione – e nei maggiori centri di Capitanata, soggiungendo:«… e nella Puglia in Foggia, in Lucera, e S. Severo vi fù una gran mortalità di paesani, e di altra gente che era conscesa (?) dalla montagna per mendicare». Tale ultima aggiunta, che pare, in verità, poco significativa, è in realtà di notevole importanza.

E infatti, dalla differenza nel termine impiegato – “paesani” e, poi, “altra gente” – deve necessariamente inferirsi come presso Foggia, San Severo e Lucera la moria aveva colpitocittadini vichesi che ivi dovevano trovarsi stabilmente per i più vari motivi. Diversamente interpretando la fonte, infatti, non si spiegherebbe, appunto, l’uso del termine “paesano” in contrapposizione alla locuzione “altra gente”, quest’ultima, come pure deve dedursi, costituita da quanti erano discesi dalla montagna – per tale dovendosi intendere l’Abruzzo – in cerca di miglior sorte (e sembra doversi qui leggere la spiegazione che l’estensore offre in merito alla precedente asserzione relativa allo spopolamento degli Abruzzi).

Ma ecco che, quando sta per concludersi, la fonte offre forse la miglior prova di quella impermeabilità verso l’esterno (e speculare permeabilità all’interno), che per molti aspetti doveva caratterizzare i rapporti tra i centri viciniori di Capitanata rispetto alle vicende del Regno.

E infatti, l’anonimo Chierico alla cui penna è dovuta l’estensione della testimonianzaqui esaminata, soggiunge: «Ma la Montagna nostra ne fu riserbata mediante la protezione di S. Michele ed in Foggia il grano suo giunge à vendersi à docati dieci il tomolo, ma poi colle barche si portò da paesani il grano dà Viesti, e lo vendevano a docati quattro e mezzo il tomolo».

Queste poche righe sono ricche di informazioni. Si apprende, primariamente, come per intercessione dell’Arcangelo Michele la Montagna Sacra – vale a dire il Monte Gargano – fosse rimasta indenne dalla carestia, tanto che in Foggia si era potuto vendere il grano ivi prodotto a ben 10 ducati il tomolo, quindi a un prezzo persino superiore a quello correntemente praticato in quel periodo (come detto, pari a 6 ducati il tomolo).

Peraltro, l’industria dei vichesi aveva fatto sì che essi potessero, per mezzo di barche, smerciare grano proveniente da Vieste, a un prezzo, 4.5 ducati il tomolo, inferiore tanto al prezzo massimo registrato in molte parti del Regno quanto, e vieppiù, al prezzo cui veniva compravenduto il grano proveniente dal Monte Gargano.

Non ci è dato sapere da dove provenisse il cereale trasportato dai nostri concittadini: se, come lascia intendere la fonte indicando la provenienza da Vieste, esso fosse di produzione locale o, diversamente, come invece parrebbe doversi dedurre leggendo la Statistica del Mattei (che lo considera di provenienza “germanica”), fosse esso stesso di ulteriore importazione.

Certamente, e ciò conferma la vitalità del tessuto mercantile vichese, vi erano cittadini in grado di commerciare per via di mare (utilizzando con ogni probabilità l’attracco portuale di San Menaio)notevoli quantità di grano, tanto da poterlo smerciare in un periodo di crisi a prezzi decisamente inferiori a quelli usualmente imposti.

In ogni caso, e al di là delle preziose informazioni sopra succintamente ricordate, non si apprende dalla fonte quale dové essere il concreto impatto sulla popolazione della “Grande Fame” che colpì Vico tra il 14 febbraio e il 17 giugno 1764.

Sappiamo solo che la penuria di grano (e di “viveri di rifugio”) venne fronteggiata dalla popolazione più debole attraverso il consumo di agrumi (grazie, come testimonia il Mattei, alle gratuite largizioni che ne fecero i proprietari dei giardini) ed erbe normalmente utilizzate come nutrimento per gli animali.

D’altro canto, la testimonianza stessa non fornisce il sia pur minimo ragguaglio circa il numero dei concittadini periti a causa della carestia. La spiegazione a tale atteggiamento potrebbe essere duplice. Da un lato, la natura di mero “ragguaglio”attribuibile all’escerto del Libro, che a fronte dell’importanza dell’evento non supera la lunghezza di sedici righe.

Dall’altro, ciò che appare più probabile, le conseguenze della fame dovettero essere ben più limitate rispetto a quanto stava accadendo nei maggiori centri abitati di Capitanata (e nel resto del Regno), ciò che peraltro è confermato dal Mattei il quale, in proposito,così si esprime: «La notissima carestia del 1764 … fu poco sentita da questa popolazione».

Ciò potrebbe dedursi, d’altronde,dalla stessa fonte. In primo luogo, il periodo assai limitato di durata nel tempo della carestiain loco–poco più di cinque mesi, dal 14 febbraio al 17 giugno 1764 – non avendosi altre testimonianze riguardanti Vico che ineriscano all’anno 1763 e ai mesi successivi al giugno 1764.In secondo luogo, la possibilità di utilizzare alimenti comunque ricchi di nutrienti – segnatamente gli agrumi – che certamente devono aver contribuito a ridurre gli effetti perniciosi della mancanza di grano. Non da ultimo, i rifornimenti di cereale provenienti dalla vicina Vieste.

È certo, comunque, come le precedenti congetture, che evidentemente hanno il conclamato limite intrinseco alla natura della fonte da cui provengono, potranno essere confermate o confutate da un attento esame, che si è in procinto di principiare, da condurre suilibrimortuorum, che potranno divenire l’unica silenziosa testimonianza di un capitolo di storia locale caduto nell’oblio del tempo.

Avv. Antonio Leo de Petris

Pubblicato in Cultura

Il Comune di Vieste ha pubblicato un nuovo bando per l’assegnazione in locazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Il testo integrale del bando e il modulo per presentare la domanda sono disponibili tra gli allegati di questo articolo e sul sito ufficiale del Comune di Vieste al seguente link: BANDO ALLOGGI EDILIZIA POPOLARE

Pubblicato in Avvisi

Quattro pugliesi su dieci sono in sovrappeso, con una condizione generale di salute peg­giore del dato nazionale. E’ quanto emerso da un’analisi di Coldiretti Puglia, sulla ba­se dei risultati della ‘Sorveglianza Passi’ del Ministero della Salute, diffusa in occa­sione dell’incontro su obesità e allergie alimentari organizzato da UIL e UILA Foggia.

Di con­tro, secondo i dati AIRC in Puglia è stato superato il 58% delle cure per tutti i tumori a 5 anni, un dato incredibile se si considera che negli anni ‘90 la percentuale si attestava sul 30/35% e l’incidenza dei tumori allo stomaco è inferiore del 27% rispetto alle regioni del Nord Italia.

Pubblicato in Società

Per la prossima stagione, ancora una volta, è possibile sostenere la Sunshine con l’acquisto della tessera sostenitore, l’unica che assicura un posto in tribuna, posto che per il prossimo campionato sarà fisso per tutte le partite.

Per via delle norme anti contagio infatti, per la prossima stagione, sarà consentito l’accesso all’Omnisport di sole 200 persone, che avranno un posto assegnato. Per info e acquisto delle tessere potete recarvi presso la Bisanum Viaggi a Vieste in Via Santa Maria di Merino 22 oppure chiamare il numero 3483325212.

Pubblicato in Sport
Pagina 1 di 2

ReteGargano consiglia...

BELLA NAPOLI

Libro & disco della settimana

Statistiche di accesso

Ora online:

51
Visitatori

Giovedì, 01 Ottobre 2020 10:22

retegargano.it supplemento on line de Il Faro settimanale.- Reg. Tribunale Foggia n.6 dell'11 giugno 1996
p.zza Kennedy, 1 - Vieste (FG) - info@retegargano.it
Direttore responsabile: ninì delli Santi
ASSOCIAZIONE "IL FARO DEL GARGANO" - Vieste (FG) - P. IVA 04229820719

- Rete Gargano - Notizie dal Promontorio -