Unioncamere Puglia ha pubblicato nei giorni scorsi una fotografia della consistenza del turismo nella nostra regione al 31 dicembre 2019, prima dello tsunami Covid 19. Uno studio che del settore prende in considerazione solo gli aspetti salienti, limitando l’analisi alle aziende dell’ospitalità e della ristorazione.

In Puglia alla fine dello scorso anno risultavano esserci 26.045 imprese con 110.804 addetti. Se a queste aziende si aggiungono anche solo una parte di quelle escluse dallo studio di Unioncamere Puglia, ma che sono parte fondamentale della filiera turistica, il numero di imprese di settore registrate presso la CCIAA di Foggia risultano essere 4560, con un numero di addetti pari a 17.706 unità. La ripartizione registra: 790 strutture ricettive con 4260 addetti; 3470 pubblici esercizi con 12114 dipendenti; 127 tra agenzie viaggi e tour operator con 247 addetti e 173 stabilimenti balneari con 1085 lavoratori.

Un numero significativo che contribuisce non poco all’equilibrio, già precario, dell’economia di Capitanata e che comunque non tiene conto di tutta un’altra serie di attività economiche dell’indotto che sono parte integrante dell’economia turistica: dalle guide agli operatori dello spettacolo, dal noleggio mezzi di trasporto all’organizzazione eventi.

Come molti sanno il turismo in Puglia, e in provincia di Foggia ancor di più, risulta essere una delle voci principali dell’economia territoriale. Secondo l’ultimo report diffuso alla BIT di Milano, con circa 70 milioni di euro nel 2019 ha avuto una incidenza sul PIL complessivo della Puglia tra l’8,4 e il 9%; oltre a rappresentare forse l’elemento più importante nell’affermazione del brand Puglia, sfruttato con successo sui mercati da tutto il mondo produttivo.

Come evidenziato anche dallo studio Unioncamere sui bilanci delle società di settore depositati presso le CCIAA, negli ultimi due anni le imprese turistiche pugliesi hanno aumentato tanto gli investimenti che la spesa per fattori di produzione (compresa quella per il personale), con un incremento nelle immobilizzazioni che, grazie anche al clima di fiducia ed alle prospettive di crescita, ha portato con se un incremento dell’indebitamento e delle esposizioni bancarie.

Una politica di sviluppo che ora corre il rischio di essere gettata alle ortiche, trascinata da una crisi che non tralascia nessuno ma che sembra colpire in modo più significativo il turismo Per questo appare fondamentale che tutte le Istituzioni e gli Enti si raccordino quanto prima per mettere in campo misure straordinarie in grado di rispondere immediatamente alle difficoltà che il settore sta affrontando. Un settore che sta pagando un tributo altissimo alla crisi in atto e che senza misure e risposte adeguate corre il rischio di non riprendersi.

Ora, con la chiusura pressochè totale delle aziende, con disdette nel comparto del’ospitalità che azzerano il fatturato almeno fino a giugno, c’è bisogno di immettere liquidità immediate nelle imprese. Un sostegno a questo riguardo potrebbe arrivare anche dalla Regione che dovrebbe studiare come offrire forme di garanzie reali al sistema creditizio per gli investimenti fatti dalle aziende. Una misura necessaria anche per la mancanza di un sistema bancario legato al territorio e pronto a supportare e dare fiducia agli imprenditori locali di settore.

Le risorse investite massicciamente e con successo negli anni scorsi in promozione corrono il rischio di diventare sperpero di denaro se non ci sarà un sistema dell’accoglienza e dei servizi ancora vivo e pronto ad ospitare turisti già a partire dalla prossima estate.

DAMIANO GELSOMINO

Presidente

CCIAA Foggia

Confcommercio Imprese per l’Italia Provincia di Foggia

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"La mafia foggiana non si ferma neanche con la pandemia. I clan continuano a manifestare tutta la loro prepotenza, incuranti dei divieti, aggiungendo paura su paura per le persone già chiuse in casa. Davanti all'ennesimo atto dinamitardo  nessun passo indietro.

Andremo avanti ancora con più forza per disinnescare la miccia della paura e della rassegnazione mantenendo l’attenzione alta nonostante l’ emergenza sanitaria, perché mai come in questo frangente storico, nonostante il grande impegno di magistratura e forze di polizia, le mafie sono forti e potenti.

 Esprimiamo tutta la nostra solidale vicinanza agli imprenditori vittime dell' attentato. Non possiamo e non dobbiamo lasciare soli quei commercianti ed imprenditori che decidono di rompere il muro del silenzio. Proseguiamo sulla strada tracciata con la mobilitazione del 10 gennaio, nata dal bisogno di affermare un’urgenza: quella di ricostruire insieme le fondamenta del nostro modo di essere cittadini e di abitare le città." In una nota Daniela Marcone, vicepresidente nazionale di Libera sul nuovo attentato dinamitardo contro Rsa a Foggia

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L’ex questore di Foggia Piernicola Silvis - oggi brillante scrittore e al momento al lavoro sul nuo­vo libro - conosce bene la criminalità organizza­ta della provincia di Foggia. A capo della Questura del capoluogo daunio dal 2014, il poliziotto ha poi rico­perto gli incarichi di dirigente dei commissariati di pub­blica sicurezza di Vasto e Senigallia, capo delle squa­dre mobili di Vicenza e Verona, capo di gabinetto del­la questura di Ancona, vice questore vicario di Mace­rata e questore di Oristano.

Per Silvis le mani sulle imprese - del comparto turistico-ricettivo in primis - potrebbero essere messe in questo momento di estrema crisi in particolar modo dai clan garganici. Mentre la Società foggiana potreb­be prestare denaro a strozzo, dare soldi e spesa a la­voratori in nero rimasti senza entrate. L Attacco lo ha intervistato.

La direzione anticrimine della Polizia di Stato ha messo in allarme le Questure rispetto al rischio che in questa fase pezzi di economia legale siano infettati dalle mafie. Come potrebbe avvenire?

Le forze di polizia sono molto impegnate sul fronte Covid-19, da cui dipende la stessa esistenza delle per­sone. Ma in questo momento le organizzazioni crimi­nali possono mettere in atto piani molto pericolosi e delicati sul piano economico.

Nel mese di marzo i nu­meri della delittuosità sono crollati ovunque in Italia, con percentuali che arrivano a superare in alcune re­gioni il 70%. Una conseguenza sia delle restrizioni che dell’impiego massiccio in strada degli organici delle forze di polizia.

Ma dall'altro lato c’è il serio pericolo che le organizza­zioni criminali agiscano come hanno sempre dimo­strato di saper fare: una delle maggiori loro capacità è adeguarsi alle situazioni esistenti. Nulla, dunque, vie­ta che anche in questa situazione emergenziale per coronavirus la criminalità organizzata si adegui allo stato attuale. Ad esempio, immettendo liquidità nelle imprese in crisi, diventando soci o imprenditori.

L’im­prenditore vede un fiume di soldi e si lancia per pren­derli. I capi delle organizzazioni sono intelligenti e quando si tratta di clan di grosso calibro hanno molto denaro da investire, frutto di traffici di stupefacenti, estorsioni, rapine. -

Qualcuno ritiene che le mafie possano anche fo­mentare disperati e approfittatori in rivolte contro le istituzioni, in proteste organizzate. E’ possibile anche in Capitanata?

Sì, quello è un altro rischio. Le Organizzazioni crimi­nali possono sobillare disordini e rivolte. Ricordiamo che esistono qualcosa come 4-5 milioni dì persone che lavorano in nero. Si tratta anche di situazioni che possono essere viste sotto il profilo mafioso, cioè è possibile ritenere che ì sobillatori siano legati alla ma­fia.

Dunque non bisogna stare attenti solo all'immissione di soldi. I clan possono approfittare dello stato di biso­gno delle imprese oppure prestare denaro ai com­mercianti a secco di liquidità, lo non sono nessuno ma ritengo che le pattuglie della Guardia di Finanza deb­bano essere sottratte al controllo delle persone in stra­da e occupate nello studio delle economie illegali che possono svilupparsi in questa fase. Senza dimentica­re che SCO e ROS dell'Arma continuano a fare inda­gini, quindi non si occupano di Covid-19.

Rispetto alla Capitanata, c’è un altro scenario possi­bile: quando il lavoro nero crolla - oltre a probabili fur­ti, rivolte e rapine - la criminalità organizzata si può av­vicinare a chi lavorava in nero e aiutare queste perso­ne dando loro denaro o spesa. Lo vedo come un ri­schio molto “foggiano”: le organizzazioni diventano una sorta di “madre" che aiuta i figli facendo proseliti­smo e assicurandosi visibilità.

Ecco, se le organizzazioni criminali più grandi posso­no immettere capitali nelle imprese qui a Foggia, do­ve prospera la Società foggiana, ritengo invece più possibile questo altro scénario.

Quattro le principali mafie italiane, diversi i clan della cosiddetta Quarta mafia della provincia di Foggia. Sulla base delle loro peculiarità, come ri­tiene che possano muoversi in questi mesi?

In Capitanata c’è la mafia di Cerignola che è quella specializzata nella gestione degli assalti ai blindati e che al momento è fuori gioco, perché tutte le forze di polizia sono in strada a controllare il rispetto delle mi­sure di contenimento.

La Società foggiana potrebbe, invece, come ho detto, cavalcare la fame delle persone, con spesa e soldi. Mentre la mafia garganica potrebbe, a mio avviso, mettere gli occhi su quella miriade di alberghi, di ri­storanti e dì strutture ricettive in genere che al mo­mento sono chiuse sul Gargano. Temo che possano essere a rischio di una impropria rivitalizzazione da parte dei clan.

Teme che ci siano intimidazioni o prensioni su sin- daci e amministratori in genere, magari da parte di chi “pretende” di accedere a sussidi e contributi pubblici per l’emergenza?

Bisogna stare molto attenti quando si paria di intimidazioni, con tutti questi agenti in strada non credo si possano realizzare. Ma c’è da stare attenti a dare quello che tocca ai cittadini e controllare cosa avvie­ne.

Con l’emergenza Covid che assorbe così tanto le forze di polizia, le indagini e il contrasto alle mafie passano in secondo piano?

Proprio adesso che le persone sono chiuse in casa credo che sia un momento propizio per lavorare alle indagini con maggiore serenità, i reparti investigativi, cosi come le procure, continuano a svolgere il proprio lavoro. Nessuna distrazione.

L’allarme lanciato nei giorni scorsi dal direttore dell’Anticrimine si è tradotto in particolari misure sollecitate alle Questure?

So che il capo della Polizia ha scritto all'Anticrimine, alle Questure e ai prefetti. Ci sono segnalazioni dell’intelligence girate ai prefetti per prevenire le situa­zioni che potrebbero verificarsi. E’ stato detto di stare attenti alle iniziative della criminalità organizzata, tut­ti devono tenere gii occhi ben aperti in questo mo­mento.

Il rischio riguarda solo settori criminali o anche gruppi politici estremisti? Qualcuno potrebbe approfittarne per destabiliz­zare in funzione antigovernativa?

Il pericolo riguarda solo gruppi criminali, non gruppi politici. Non mi risulta che ci siano rischi eversivi nel nostro Paese. L’azione dei gruppi politici si nota facil­mente, mentre la criminalità organizzata non si fa sco­prire e lavora sott'acqua.

Mi permetto di aggiungere che quando si gratta i problemi veri vengono fuori. Il pericolo vero è che le organizzazioni criminali avanzi­no e cerchino di fare di cavalcare l'onda, mentre non ha niente a che fare con i barconi degli immigrati. Il mio auspicio è che, quando si uscirà fuori dall'emer­genza, ciò non venga dimenticato e si faccia una guer­ra ancora più serrata alla criminalità organizzata e al­l'evasione fiscale.

Lucia Piemontese

l’attacco

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Il Presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Foggia dott. Alfonso Mazza di concerto con tutto il Consiglio rivolge appello alla popolazione di Capitanata a rispettare le norme previste dal DPCM che regolamenta le uscite dalle proprie abitazioni.

Si tratta di una pandemia con un virus ancora non conosciuto completamente, ma che di certo si sa avere un’enorme capacità di diffusione.

Unico elemento certo in questa situazione così preoccupante è che il virus e con esso la pandemia si ferma se ognuno resta chiuso in casa, evitando contatti che possono essere contagianti.

A fronte delle prime indicazioni che vedevano la possibilità di contagio solo da pazienti con sintomi ad oggi si ha certezza che possono essere contagianti anche i pazienti senza sintomi.

In questa situazione siamo tutti possibili portatori del contagio e questo fa obbligo al richiamo al senso di responsabilità di ognuno e all’impegno etico di restare a casa ed uscire solo per le reali necessità.

Il Consiglio dell’Ordine fa appello alle Autorità preposte al controllo di intervenire in maniera sistematica e continuativa perché la ove non funzionasse il richiamo all’etica ed al senso civico ci sia il rigore nell’applicazione di una legge dello Stato.

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Carissime amiche e colleghe,


ognuna di noi è parte attiva del tessuto economico della nostra provincia. E ognuna di noi sta vivendo le sue difficoltà, le sue ansie, i suoi timori rispetto a questa tragica esperienza relativa alla Pandemia del Covid19, ma anche le sue speranze.

Le nostre agricoltrici e imprenditrici agroalimentari sono al lavoro, non senza problemi. A questo proposito rivolgo a loro un affettuoso ringraziamento; dobbiamo a loro, alle loro produzioni e trasformazioni, se non ci sono problemi di approvvigionamento nei market e se noi tutte possiamo avere una tavola ricca di eccellenti prodotti.

Tante nostre imprenditrici del commercio, della ristorazione, del turismo, delle produzioni culturali, dei servizi, dell’industria e dell’artigianato invece sono ferme e stanno pensando a cosa fare ora per non dover affrontare nuovi problemi domani.

Sono certa, che non si stanno piangendo addosso. Eppure i motivi per farlo non mancherebbero. Ma, chi ha deciso di scommettere su se stessa difficilmente si lascia abbattere dallo sconforto.
Migliaia di donne, ogni giorno stanno pensando a come riposizionare sul mercato la propria attività, cogliendo gli spunti che quest’emergenza ci fa leggere.

Ecco, è a tutte le donne che fanno impresa che va il mio pensiero e il mio supporto. Ho avuto il piacere di confrontarmi telefonicamente con alcune di voi. Abbiamo parlato, ci siamo ascoltate, sfogate ma, alla fine, nessuna ha deciso di mollare.

La nostra terra, lo sapete come tante in Italia, sta soffrendo oltre alla tragica situazione sanitaria anche la piaga della criminalità.

E proprio in un momento così difficile la criminalità organizzata sta studiando nuove strategie. Le nostre imprese non dovranno mai essere al fianco dell’illegalità. Dobbiamo avere la forza ed il coraggio, e sono sicura che ne abbiamo, di denunciare qualsiasi tentativo di infiltrazione.
Il nostro Comitato per la Promozione dell’Imprenditoria Femminile della CCIAA di Foggia non ha messo in quarantena le sue capacità intellettive e morali.

Ci siamo e insieme ce la faremo. I nostri uffici sono a vostra disposizione per qualsiasi tipo di supporto o consiglio richiesto.

Possiamo, ognuna per il suo ruolo  e per le sue conoscenze e competenze essere di sostegno e d’aiuto. È questo che siamo abituate a fare e lo faremo per il nostro futuro, per la nostra economia, per la nostra libertà.

Un saluto affettuoso a tutte e ciascuna

                                                                                                                   La Presidente

                                                                                                                   Daniela Eronia

                                                                                                          

Per ogni cosa potete contattarci all’indirizzo e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

o al numero di telefono del Comitato 0881/797262

Sarà nostra cura richiamarvi riservatamente

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In questo periodo ognuno di noi è chiamato a fare la sua parte per cercare di aiutare chi è più in difficoltà o a supportare con donazioni Ospedali coinvolti nell’emergenza COVID-19. A rafforzare il grande impegno di tutti i parlamentari ed europarlamentari Lega che hanno donato abbondante parte degli stipendi agli Ospedali che stanno combattendo questa grande battaglia, noi consapevoli della nostra imponente struttura provinciale capillare che vede la copertura in quasi tutti i Comuni della Capitanata abbiamo il dovere di non risparmiarci assolutamente nell’aiuto di chi oggi vive momenti di difficoltà con assoluto bisogno di aiuti e beni di prima necessità. In quest’ottica da qualche giorno tutti i Segretari cittadini ed Amministratori Lega sono chiamati a raccolte fondi e alimentari in sinergia totale con Amministrazioni locali, Protezione Civile e Associazioni di Volontariato presenti sul territorio che avranno poi il compito di distribuire quanto raccolto. Tutti siamo chiamati al massimo sforzo per far sì che questa battaglia si vinca insieme. Non ci siamo mai girati dall’altra parte e a maggior ragione non lo faremo questa volta. 

Daniele Cusmai, Segretario Provinciale Lega Foggia 

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I detenuti fuggiti il 9 marzo scorso dal carcere si sono resisi poi protagonisti della rapina di un veicolo da un’autocarrozzeria della città. Dopo il relativo arresto avvenuto in provincia di Bari lungo la SS 100 dopo un lungo inseguimento, i quattro erano stati poi trasferiti alla Casa Circondariale di Napoli.

Su ordine della Procura della Repubblica di Foggia, èstato eseguito dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale CC di Foggia una misura cautelare applicativa del carcere emessa dal GIP del Tribunale di Foggia nei confronti di 4 detenuti facenti parte del nutrito gruppo di evasi dal carcere di Foggia del 9 marzo scorso.

I 4, tutti italiani, con un’età compresa tra i 22 e i 46 anni, dopo aver partecipato con gli altri detenuti alla nota fuga di massa dal penitenziario della città, rapinarono subito dopo all’esterno nelle vicinanze del carcere il dipendente di un’autocarrozzeria della zona, sottraendogli in particolare un’autovettura utilizzata per la fuga in direzione di Bari.

Intercettati lungo la SS 100, i 4 cercarono inoltre di opporsi all’inseguimento operato da personale della Polizia di Stato, ponendo in particolare in essere una guida pericolosa a zig zag per evitare di essere fermati, sino al relativo arrestoin flagranza di reato.

Ora, invece, per competenza territoriale, il GIP del Tribunale di Foggia, su richiesta della locale Procura della Repubblica, in relazione a tali fatti ricostruiti nel dettaglio dagli investigatori, ha emesso una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere nei loro confronti.

Già detenuti tutti e 4 nel carcere di Napoli, dove nel frattempo erano stati trasferiti dal DAP, gli è stato notificato a cura dei militari del Nucleo Investigativo CC di Foggia in collaborazione con la Polizia Penitenziaria del carcere partenopeo il provvedimento restrittivo in questione, con le gravi accuse di evasione in concorso, nonché rapina e resistenza a pubblico ufficiale aggravate dall’aver commesso il fatto in più persone, aggravando così la relativa posizione detentiva.

Il GIP del Tribunale di Foggia, nel relativo provvedimento restrittivo, motiva le esigenze cautelari riguardanti il pericolo di reiterazione delle condotte delittuose perpetrate dai quattro detenuti parlando di incapacità di autocontrollo da parte degli stessi, delle gravi modalità della condotta, nonché della spiccata pericolosità desumibile dai loro precedenti penali.
Intanto proseguono le indagini degli inquirenti per ricostruire in dettaglio le circostanze relative all’evasione di massa dei detenuti dal carcere di Foggia.

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Sono almeno una trentina le baracche distrutte nell'incendio divampato la scorsa notte all'interno dell'insediamento abusivo in cui vivono molti migranti a Borgo Mezzanone, accanto al Cara che si trova a pochi chilometri da Foggia. Non si registrano feriti. Sul posto hanno operato sette squadre dei dei Vigili del Fuoco che hanno lavorato fino all'alba per domare il rogo. Stando a primi accertamenti, l'incendio sarebbe di natura accidentale.

Non è la prima volta che nella baraccopoli di Borgo Mezzanone si verificano incendi. L'ultimo, in ordine di tempo, è avvenuto lo scorso 4 febbraio quando morì una donna africana rimasta gravemente ustionata nel rogo provocato dall'esplosione di una bombola del gas.

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Tra gli effetti indiretti dell’epidemia di coro­na virus c’è quello che si è catapultato sull’economia del Paese. Ciascu­na area “piange” una situazione di grave crisi, ma soprattutto di sconforto perché convinta che la ripresa - quando ci sarà - non sarà di certo indolore per le aziende e l’occupazione più in generale.

Un settore trainante dell’eco­nomia della provincia di Foggia è il turismo, quello mare e sole con il Gargano, locomotiva in­discussa del comparto in Puglia (la sola Vieste nello scorso anno ha registrato 400 mila presenze in più delU’unione del trio salentino Ugento, Gallipoli, Otran­to), ma anche con altri segmenti che caratterizzano il terziario co­me il turismo religioso e spiri­tuale, quello botanico, quello dei piccoli centri dei Monti Dauni ed ancora quello enogastronomico.

Siamo di fronte ad un turismo “plurimo” ma è evidente che l’at­tenzione è rivolta soprattutto a quello estivo perché è in quei cento giorni che si fanno i grandi numeri,che l’industria alberghiera e l’indotto gira a mille, che si crea prodotto interno loro con significative ricadute per l’occu­pazione.

Come attrezzarsi per la prossima stagione, ammesso che l’epidemia da corona virus fac­cia un passo indietro e che si possa tornare a girare libera­mente? Le associazioni di cate­goria stanno studiando varie so­luzioni, ma appare evidente che qualsiasi previsione sbatte con­tro una realtà che oggi dice altre cose.

Qualche esperto sostiene che, se dovesse esserci una ri­presa anche nel settore turistico, la stessa sarà tutta caratterizzata dai “last minute” con offerte che dovranno per forza di cose pun­tare in particolare sui movimen­ti domestici (all’interno della stessa provincia e della regione o al massimo con le province li­mitrofe). Per qualche operatore anche una prospettiva del gene­re sarebbe comunque beneaugurante, proprio per non dichia­rare il default. Speriamo bene

Filippo Santigliano

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Un 30enne è stato denunciato a Foggia perché sorpreso mentre, a bordo della propria auto, rientra­va in città da un comune della pro­vincia di Torino. Il giovane è accu­sato di inosservanza dei provvedimenti dell’autorità.

Tante le de­nunce scattate durante lo scorso fine settimana. Sempre nel capo­luogo dauno sono state scoperte in strada alcune coppie di fidanza­ti che non hanno resistito alla ten­tazione di vedersi. Altri ragazzini, sorpresi a bivaccare sulle scale di una scuola. Ma ci sono anche tre 70enni e due 60enni trovati da una volante mentre sorseggiava­no birra.

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