Dopo la recente presentazione del libro di Vincenzo Ruggieri (“La popolazione di Vieste 1563-1584”) proseguono anche per il mese di novembre gli appuntamenti letterari. “Abbiamo un paio di appuntamenti importanti verso fine novembre – ha annunciato l’assessore comunale alla Cultura Graziamaria Starace – giovedì 21 l’incontro con Carlo Bonini e Giuliano Foschini che vengono a presentare il loro libro “Ti mangio il cuore” sulla mafia garganica.

Sarà un incontro con le scuole ma comunque aperto a tutta la cittadinanza. E’ un libro che è stato molto letto, un libro veramente molto crudo, ma reale. Poi il 30 abbiamo fissato un appuntamento con Laura Boldrini, ex presidente della Camera dei Deputati. Parleremo delle donne, della violenza sulle donne. Poi ancora avanti in dicembre ci saranno altri appuntamenti sempre dedicati alla cultura”.

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Era stato arrestato il mese scorso dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Foggia e dalla Polizia spagnola dopo l’emissione a suo carico di un mandato d’arresto europeo nell’ambito dell’operazione antimafia “neve di marzo” della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari.

 FOGGIA/GRAN CANARIA, SPAGNA

Nell’ambito della recente maxi operazione antimafia convenzionalmente denominata “Neve di Marzo” del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale CC di Foggia coordinata dalla Procura della Repubblica di Bari– Direzione Distrettuale Antimafia, tra i destinatari della relativa misura cautelare c’era anche il 33enne DELLA MALVA Danilo Pietro. L’uomo è stato in particolare arrestato il 23 ottobre scorso dopo essere stato rintracciato alle Isole Canarie in Spagna e precisamente nella città di Maspalomas, dopo una complessa attività di indagine.

La cattura del ricercato è stata possibile grazie all’emissione di un mandato d’arresto europeo nei suoi confronti su richiesta della DDA di Bari. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Foggia hanno quindi attivato il previsto canale di cooperazione internazionale tra Forze di Polizia europee tramite la Divisione SIRENE.

Dopo l’arresto avvenuto in Spagna, con l’invio all’estero anche di investigatori dell’Arma dei Carabinieri, la DDA di Bari ha anche emesso un ordine europeo di indagine al fine in particolare di eseguire una perquisizione domiciliare all’interno del domicilio di DELLA MALVA Danilo Pietro a Maspalomas,allo scopo così di trovare elementi utili alle indagini e, soprattutto, per dimostrare l’implicazione diretta del viestano in un’organizzazione criminale mafiosa dedita al traffico di sostanze stupefacenti.

L’esecuzione della perquisizione eseguita a Maspalomas dalla Polizia spagnola con l’assistenza dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Foggia ha quindi permesso di avere piena conferma dal punto di vista investigativo alle indagini di Carabinieri e DDA di Bari, a seguito - nello specifico - del sequestro di documentazione ritenuta dagli inquirenti importante e di conseguenza utile a dimostrare la sussistenza dei reati per cui si procede.

L’organizzazione criminale mafiosa disarticolata da Carabinieri e Magistrati, di cui DELLA MALVA Danilo Pietro è considerato dagli investigatori essere uno degli affiliati di maggiore rilievo, è ritenuta essere particolarmente attiva nel traffico di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashisc e marijuana. Presso l’Aeroporto di Roma-Fiumicino, alcuni giorni fa, i militari del Nucleo Investigativo con l’assistenza della POLARIA hanno quindi preso in consegna l’uomo dopo l’esecuzione della procedura di estradizione, che è stato poi tradotto in carcere a Rebibbia, dove tuttora si trova in regime di custodia cautelare.

Tale organizzazione criminale strutturata si inquadra nell’ambito di quella che viene oramai classificata comunemente la c.d. “Quarta Mafia”, localizzata in Provincia di Foggia, con influenza specifica nella cittadina di Vieste.

La stessa è caratterizzata dalla crudeltà dei metodi adottati dagli affiliati nella realizzazione degli scopi illeciti, dall’alto coefficiente di violenza e dall’uso spregiudicato di armi lunghe quali in particolare i micidiali fucili AK-47 kalshnikov o i fucili calibro 12 caricati a pallettoni. Nel vertiginoso business criminale del traffico delle sostanze stupefacenti, Vieste risulta essere il fulcro centrale dell’intera attività, in virtù principalmente del grande afflusso turistico che caratterizza la cittadina garganica.Un vero e proprio hub nello smercio di droga.

Anche questa volta però, addirittura con un’attività di investigazione transazionale, la risposta dello Stato è arrivata ed in questo caso con gli importanti arresti dell’operazione antimafia “Neve di Marzo” dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Foggia coordinati dalla DDA di Bari.

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Anas ricorda che dal 15 novembre al 15 aprile è in vigore l’obbligo di catene a bordo o pneumatici invernali su alcuni tratti delle strade del Gargano maggiormente esposte al rischio di precipitazioni nevose o formazione di ghiaccio durante la stagione invernale.

SS 272 ‘di S. Giovanni Rotondo’ dal km 11,100 al km 21,860 da Incrocio SP28  Pedegarganica a  San Marco in Lamis, la SS 272 ‘Di San Giovanni Rotondo’ dal km 33,350 al km 56,600 e dal 24,450 al 29,750 da San Giovanni Rotondo a Monte Sant'Angelo, la SS 693 ‘Dei laghi di Lesina e Varano’ dal km 42,350 al km 60,400 da Carpino a Vico del Gargano, la SS 750 ‘Della Foresta Umbra’ dal km 0,000 al km 6,350, la SS 89 ‘Garganica’ dal km 76,040 al km 15,300, la SS 89 ‘Dir/B Garganica’ dal km 0,000 al km 11,832.

L’obbligo è segnalato su strada tramite apposita segnaletica verticale. Durante il periodo di validità del provvedimento i ciclomotori e i motocicli potranno circolare solo in assenza di neve o ghiaccio sulla strada e di precipitazioni nevose in atto. Il provvedimento è emanato nel rispetto delle vigenti norme del Codice della Strada che disciplinano la circolazione stradale.

Anas, società del Gruppo FS Italiane, raccomanda prudenza nella guida e ricorda che l`evoluzione della situazione del traffico in tempo reale è consultabile anche su tutti gli smartphone e i tablet, grazie all`applicazione “VAI” di Anas, disponibile gratuitamente in “App store” e in “Play store”. Inoltre si ricorda che il servizio clienti "Pronto Anas" è raggiungibile chiamando il numero verde gratuito 800.841.148. 

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Passano agli archivi le semifinali d’andata di Coppa Italia Eccellenza giocate nel pomeriggio di ieri. Nella semifinale di andata tra l’Atletico Vieste e il Bisceglie i giochi sembrano ancora aperti: al “Riccardo Spina”, l’Atletico Vieste e Unione Calcio Bisceglie chiudono sull’1-1, con le reti di Lorusso, per gli ospiti, nel primo tempo, e di Ranieri, per i locali, nella ripresa.

Nell’altra semifinale, invece, il Corato si prende una netta rivincita dopo il 2-2 subito al ‘Bianco’ di Gallipoli in campionato, domenica scorsa, rifilando tre reti ai giallorossi di mister Salvadore.

Le partite di ritorno sono in programma per il prossimo 28 novembre.

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Personale della Sottosezione della Polizia Stradale di Vieste nel corso dei  posti di controllo effettuati ha proceduto al controllo di 270 veicoli, 295 persone, alla contestazione di 135 violazioni al C.d.S. che hanno determinato la decurtazione di  185 punti dalle patenti di guida.

Con l’impiego di precursori per lo “screening” veloce dei conducenti per verificare la positività derivante dall’assunzione di sostanze alcoliche e stupefacenti e, con l’utilizzo di etilometri, per l’accertamento della guida in stato di ebbrezza alcolica

due automobilisti, che presentavano  sintomatologie da assunzione di bevande alcoliche quali alito fortemente vinoso, occhi lucidi e forte euforia sono stati sottoposti ad accertamenti preliminari con precursore che davano esito positivo. In seguito  al successivo controllo,  con apparecchiatura etilometro, risultavano tassi alcolemici di 0,98  e 1,33   grammi per litro; nei loro confronti, quindi, si è proceduto al ritiro della patente di guida ed  al  deferimento all’autorità giudiziaria  per guida in stato di ebbrezza.

Per  altri  3 soggetti, sorpresi alla guida con un tasso alcolemico superiore a  0,5 e non superiore a 0,8 , oltre alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 531,00 a euro 2.125,00 si è proceduto alla sospensione della patente di guida.

Ritirate, inoltre,  3 patenti di guida , 5 carte di circolazione e sottoposti a sequestro  5 veicoli  privi di assicurazione, denunciata, inoltre,  una persona per il reato di favoreggiamento

Rilevate e punite le violazioni per mancato  uso  delle  cinture di sicurezza e sistemi di ritenuta ( art. 172 ) e utilizzo del telefono cellulare durante la guida ( art. 173 ).

Il menzionato personale della Polstrada di Vieste, unitamente a personale della squadra di P.G. della Sezione Polizia Stradale di Foggia, il giorno 8 Novembre u.s.  ha  eseguito, nel Comune di Peschici,  un controllo amministrativo all’interno dei locali di un ex officina meccanica nella quale veniva  esercitata abusivamente un’attività di autoriparazione da parte di una persona priva di titolo abilitativo.

All’interno del locale sono state  rinvenuti, e sequestrati,  oltre 100 litri di rifiuti pericolosi consistenti in olio minerale esausto prodotto durante la riparazione degli autoveicoli, 40 pneumatici usurati e 14 batterie esauste.

Al momento del controllo  vi erano  in riparazione  2 autoveicoli di privati cittadini che si erano avvalsi di tale “officina” non autorizzata; i  proprietari,  come previsto dalla normativa vigente,  sono stati sanzionati  per essersi avvalsi, nella riparazione del proprio veicolo, di un meccanico non autorizzato,.

Tutta la strumentazione meccanica presente all’interno dei locali oggetto dei controlli è stata sequestrata ai fini della confisca.

In data 12.11.2019, in un canneto ubicato in agro di Vieste, personale della locale Polizia Stradale ha  rinvenuto e sequestrato un bilancino di precisione e gr. 26 di sostanza stupefacente, del tipo “marijuana”,  custodita in un contenitore di plastica trasparente.

La detenzione della sostanza, anche in relazione alla quantità, si presume fosse destinata alla cessione ai fini di spaccio.

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La mia famiglia è originaria della pro­vincia di Foggia, i miei genitori era­no lucerini e mi sento profondamen­te radicata a questo territorio’’, ha detto la commissaria straordinaria del Governo per il coordinamento delle iniziative anti­racket ed antiusura, la prefetta Anna Ma­ria Porzio.

“ Tutte le realtà sono belle e brutte allo stesso tempo. In occasione delle mie vacanze in Puglia ho visto una regione molto migliorata e cambiata, ma ho provato una tristezza profonda quan­do, spostandomi, sono arrivata in provincia di Foggia. Qui si avverte in maniera for­te la presenza della criminalità organiz­zata, una presenza mefitica. State viven­do, però, quel momento eroico che altri hanno vissuto prima di voi: alla consape­volezza si aggiunge il coraggio e al co­raggio la forza dell'essere collettività”.

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L’attacco

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Lunedì è stato emblematico l’abbraccio del procuratore aggiunto della DDA di Ba­ri Francesco Giannella nei confronti del procuratore capo di Foggia Ludovico Vaccaro, a conferma di una consonanza di una si­nergia mai proficue come ora. Ma Giannella ha anche ricordato le indagini sugli omicidi e le im­portanti operazioni messe a segno negli ultimi mesi. “Sono emersi due gruppi contrapposti a Vieste, Raduano e Perna-Iannoli.

Il movente degli omicidi è ormai quasi rappresentato sol­tanto dalla spartizione dei traffici di stupefa­centi. Il Gargano è stato letteralmente inonda­to di tonnellate di droga, ad esempio prove­niente dall'Albania e che sbarca su queste co­ste. Un traffico che si accresce nel periodo esti­vo, quando Vieste pullula di turisti. La politica di occupazione del territorio da parte dei clan lo­cali avviene attraverso la violenza".

Dagli arresti dei fratelli Iannoli a quello del boss Marco Raduano, al sequestro di beni e di atti­vità commerciali, tanti i risultati ribaditi dal ma­gistrato. “Le indagini sulla strage di San Marco in Lamis, in realtà ad Apricena, sono ancora in corso. Ci auguriamo di riuscire ad assicurare alla giustizia anche gli altri componenti del commando armato, come abbiamo fatto col manfredoniano Giovanni Caterino.

Quanto al tentato omicidio del 14 ottobre avvenuto a Vie­ste (vittima il pregiudicato Giovanni Cristalli, ndr) abbiamo già assicurato provvisoriamente alla giustizia Michele Notarangelo e Michele Pinto. Ieri (lunedì, ndr) a Monte Sant’Angelo si è ucciso dì nuovo. E' vero che ne succedono di tutti i colori in questo territorio ma la risposta del­lo Stato c'è ed è forte e coesa".

Giuseppe Volpe, procuratore capo della DDA e Procura di Bari, ha ricordato di essersi occu­pato della mafia di Capitanata: “Dal processo Iscaro-Saburo sui Romito e i Libergolis al pro­cesso Cartagine, che interessava la mafia cerignolana. E' passato alla storia il maxiprocesso di Palermo, ma nel processo Cartagine a fron­te di soli 60mila abitanti di Cerignola in primo grado furono erogati ben 15 ergastoli, ovvero solo 4 di meno di quelli del maxiprocesso di Pa­lermo.

Ma chi ne ha sentito parlare? Nessun ri­salto fu dato a quel processo dalla stampa na­zionale". I risultati importanti degli ultimi sono stati frutto non solo delle sinergie con la Procu­ra di Foggia ma anche del team messo in piedi alla DDA di Bari. “Ho potenziato il numero dei sostituti che si occupano di Foggia e affidato il coordinamento della DDA a Giannella, Ciò, in­sieme ad altre azioni, ha consentito di creare una squadra forte, che ha prodotto tre sostituti in DNA: sui 20 totali ben tre vengono da Bari”. Volpe ha evidenziato l'enorme “problema del traffico di droga sulle rotte internazionali”.

“Og­gi abbiamo 5 squadre investigative in comune con altrettanti Paesi esteri presso la Procura barese, ad esempio con Albania e Olanda, dove abbiamo arrestato un manfredoniano. Abbia­mo però bisogno dal potere centrale di un aiu­to, che non sempre arriva. Foggia ha un pro­blema molto serio di organico, così come il Tri­bunale e la Procura di Bari. Non mancano solo i magistrati ma anche il personale di cancelle­ria, di cui abbiamo bisogno come il pane.

C'è un silenzio pernicioso su questi temi. Non possia­mo andare avanti se non abbiamo i mezzi, a fronte di una criminalità organizzata che si muo­ve ormai su tutto il pianeta ed è sempre più so­fisticata. Non possiamo raggiungere i risultati che vorremmo senza l'aiuto del potere centra­le. Abbiamo visto un aiuto dopo la strage di San Marco in Lamis, ma ora rinnovo l'appello affin­ché lo Stato intervenga per dotare gli uffici giudiziari coi mezzi di cui abbiamo assolutamente bisogno”. Vaccaro ha commentato le ultime bombe e uccisioni mafiose.

“Episodi come que­sti rappresentano la tentazione di lasciarsi scoraggiare e fanno pensare ad un fallimento. Ma così non è e noi non ci lasciamo scoraggiare. I progressi sono stati compiuti e sono tanti. Si sta lavorando, i problemi sono radicati e non si risolvono da un momento all’altro. E soprattutto, come dimostra la partecipazione a questo convegno, c’è una reazione della società civile. La Squadra Stato, intesa come Stato apparato, si allarga sempre più allo Stato comunità.

Sentia­mo sempre più che la gente è in noi. Certi epi­sodi imbrattano e danneggiano il nostro territo­rio, ma noi siamo più forti e vinceremo questa battaglia. L’omicidio di Ricucci va capito e inter­pretato, merita la massima attenzione. Lavoria­mo in maniera coesa, stiamo riconquistando il nostro territorio e con l’aiuto di tutte le persone ce la faremo. L’associazione Antiracket di Vie­ste è l’avanguardia di questa provincia, un esempio bellissimo che deve diffondersi. Nel­l’ultimo processo, Decima Azione, le vittime non si sono ancora costituite parte civile. E’ un per­corso ancora lungo per la consapevolezza, il coraggio, le denunce e le testimonianze. Da so­li non possono farcela, è indispensabile l'azio­ne delle associazioni antiracket”.

Lucia Piemontese

L’attacco

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Antiracket lezione di Vieste a Foggia. Grasso: “roba da psicanalisti, in nessuna’altra parte d’Italia ho visto le cose del capoluogo”

Squadra Stato al completo martedì sera a Vieste in occa­sione del decennale della prima e finora unica associa­zione antiracket di Capitanata, quella della città garganica presieduta da Nicola Rosiello..

Ospiti di primissimo piano e una sala gremitissima per l’iniziati­va “La Squadra Stato”, aperta dal sindaco di Vieste, Giuseppe Nobiletti. “L’associazione antiracket ha rappresentato un me­gafono alle richieste di aiuto nei confronti delle istituzioni affin­ché intervenissero.

La Squadra Stato su Vieste sta avendo de­gli ottimi risultati e nonostante cambino gli interpreti, i risultati e la voglia di raggiungere l’obiettivo è sempre la stessa. Dopo l’esperienza fatta nell’associazione antiracket, per me e per gli amici della maggioranza, ha preso il via un percorso di ammini­strazione ispirato ai principi dì legalità e trasparenza.

Fin dal no­stro insediamento abbiamo improntato la nostra attività ammi­nistrativa sulla legalità, basti pensare alle tante iniziative alle quali abbiamo aderito: l’adesione alla SUA provinciale, la gestione dei parcheggi passata al Comune, gli sgombri di diversi immo­bili comunali, il protocollo d’intesa con la Prefettura per le nuove attività, il protocollo d’intesa con la Procura della Repubblica per gli abbattimenti".

Durante il convegno sono stati illustrati gli ottimi risultati conse­guiti dall’associazione antiracket di Vieste, un modello da espor­tare negli altri comuni della provincia, soprattutto a Foggia dove le estorsioni sono un fenomeno diffuso e il tentativo non è anda­to a buon fine.

Parole pesanti come macigni dal prefetto di Foggia, Raffaele Grassi, reduce dai commissariamenti per infiltrazioni mafiose dei Comuni di Manfredonia e Cerignola (dopo Monte Sant’An­gelo nel 2015 e Mattinata nel 2018) e da diverse interdittive antimafia.

“I diversi Comuni sciolti per mafia in Capitanata devono far riflettere sulla necessità che i cittadini si riapproprino del libero esercizio del diritto di voto, che deve essere per l'appunto libero e non condizionale. Si tratta di un valore costituzionale, è in gioco la democrazia, che va assolutamente salvaguardata", ha sottolineato Grassi.

“La pubblica amministrazione deve essere oculata nelle sue scelte, onde evitare di affidare dei lavori a imprese contigue ad organizzazioni mafiose. Deve farlo a tutela del suo buon andamento e anche questo è un valore costituzionale che va garan­tito. Gli imprenditori e i commercianti, più in generale l'intera co­munità, devono avvertire il dovere civico e giuridico di denun­ciare. Anche la libertà economica, che viene compressa da que­sta prepotenza mafiosa, è un bene costituzionalmente garanti­to. Si avverte la necessità di trovarsi su un terreno di leale collaborazione tra istituzioni e cittadini.

Lo Stato sta esercitando la propria azione con determinazione, con la consapevolezza che la mafia foggiana deve essere sconfitta. Prima o poi lo sarà, è un obiettivo. Sono numerosi i segni evidenti della forza della squa­dra dello Stato, che però chiede una rinascita e rivoluzione cul­turale, che sostenga i percorsi di legalità più avanzati. Bisogna privare del consenso le mafie, perché vivono di consenso.

Vi­vono e mangiano grazie al consenso, sia esso tacito sia esso espresso. E anche l'omertà e la rassegnazione sono consenso. Se si desidera affrancarsi dalla cappa della mafia è necessario avere la schiena dritta. Mai come in questo momento c'è biso­gno della schiena dritta, se si è in molti la paura scompare e il co­raggio prende il sopravvento".

“Quello che ho visto a Foggia io non l'ho mai visto in nessuna al­tra parte d'Italia, dal processo Medioevo alle difficoltà nel con­vincere gli imprenditori. Quando vengo a Foggia ho bisogno di uno psicanalista”, ha affermato tra il serio e il faceto Tano Gras­so, presidente nazionale del FAI.

“Il modello dell’antiracket che abbiamo a Vieste può sopravvivere ad una sola condizione: so­pravvive se si espande, se esce da Vieste e riesce ad entrare a Foggia. Voi colleghi di Vieste non potete non farvi carico di re­plicare questa esperienza a Foggia. Oggi è possibile riuscirvi, anche perché abbiamo un procuratore come Vaccaro che ci cer­ca. Non siamo noi a doverlo cercare".

Grasso ha anche portato come esempi positivi due imprenditori presentì tra il folto pubbli­co. “Il primo è il foggiano Alessandro Zito (dell’impresa di ce­ramiche AZ, ndr), uno dei pochi a denunciare in quella città. L’al­tro è Lazzaro D'Auria, imprenditore agricolo con terreni tra Cerignola e San Severo e un centinaio dì dipendenti.

E’ un impren­ditore di successo e noi abbiamo bisogno di modelli vincenti. Se proponi modelli sfigati gli altri non denunciano, D'Auria è protet­to dallo Stato ma continua a svolgere il suo lavoro con risultati eccellenti”. L’uomo era vessato dal clan foggiano Moretti, che gli chiese 200mila euro a partire dal 2015. “Siamo dei cretini se ci facciamo scappare questa contingenza fortunata della Squadra Stato, formata da queste persone”, ha concluso Grasso.

Lucia Piemontese

L’attacco

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Per i fascisti aveva posto i temi della ragion di stato e della tirannide, cari a Mussolini, già nel Medioevo. Oggi è diventato un simbolo identitario e un emblema di apertura.

C’è una regione in Europa in cui sono nate una compagnia aerea battezzata «Federico II Airways», una banca «Federiciana» e una società di vigilanza privata, la «SveviaPol»; ci sono anche una megacentrale elettrica chiamata «Federico II» e pure una rete tv, «TeleSveva». Persino un’operazione di polizia è stata denominata «Federico II». Dove? Qualcuno potrebbe rispondere: «Ovvio! In Svevia», visto che il personaggio citato è detto «di Svevia», regione storica della Germania meridionale, legata alla casata di Federico - gli Staufen (o Hohenstaufen) - dal 1079 fino al 1268. Quindi è nel Sud della Germania che oggi il nome di Federico II è trendy? Macché, capita in... Puglia. Fino a qualche anno fa quei velivoli avevano la base a Foggia, la «polizia sveva» era in Salento, la Banca Federiciana a Barletta; la centrale «Federico II» svetta tuttora nel Brindisino, TeleSveva trasmette da Andria e l’operazione anti-cosche si è svolta nel 2012 nel Leccese. Invece in Svevia nessuno ha mai intitolato a Federico II qualcosa di così estraneo alla sua figura storica.

Il Federico dei pugliesi

Perché Federico è diventato, tra virgolette, «pugliese»? Qualcuno sosterrà: per forza, nel XIII secolo era definito «puer Apuliae». Ma siamo sicuri che l’Apulia di allora coincidesse con quella di oggi? In realtà era chiamato Apulia tutto il Sud d’Italia, esclusa la Sicilia; mentre la Puglia odierna è stata disegnata solo nel 1947. Siamo certi che fosse stato chiamato «puer Apuliae» per simpatia? Secondo il medievista barese Raffaele Licinio era una specie di insulto indirizzato allo Svevo da cronisti tedeschi legati a Ottone IV di Brunswick, suo rivale nella corsa alla corona imperiale. Come per dirgli: «Sei un figlio del Sud, che cosa vuoi in Germania?». Secondo Hubert Houben, medievista nell’ateneo salentino, era invece davvero un epiteto positivo. Ciò non toglie che volesse dire «figlio del Sud Italia» e non «della Puglia». Resta dunque da capire che cosa sia successo. Perché studiare un personaggio nel suo tempo è fondamentale. È altrettanto importante studiare sviluppi e sedimenti popolari del mito. Il senso comune pugliese nei confronti dello Svevo è emblematico del modo in cui, proprio attraverso una particolare percezione del passato, si crea un’identità collettiva.

I nomi federiciani

Torniamo dunque ai nomi «federiciani» usati in Puglia. Anche numerosi vini e birre sono intitolati allo Svevo. Dal 2005 esiste il marchio «Puglia Imperiale». Tantissimi Comuni hanno dedicato vie o piazze all’imperatore. Sono un centinaio, sugli elenchi telefonici pugliesi, gli alberghi, i ristoranti, le pizzerie, i bar, le scuole, le imprese, le aziende agricole, le associazioni culturali che hanno scelto le parole «Federico II», «Federico», «Svevia», «svevo», «sveva», «svevi», «federiciano», «federiciana», «puer Apuliae», «Stupor mundi»; incluse carrozzerie per auto, pompe funebri, agenzie assicurative, gelaterie, ristoranti, persino tra quelli aperti da pugliesi all’estero, come la pizzeria «Federico II» a Vienna. Per non parlare di un’enorme produzione libraria in chiave localistica su vari fronti: esoterico, neotemplare, dilettantistico e via elencando, frequentemente centrate su Castel del Monte. Infine lo Svevo è trasformato - non solo in Puglia, a dire il vero… - in precursore dell’Illuminismo e del principio della tolleranza, in anticipatore del pacifismo e del laicismo, persino dell’ambientalismo e dell’animalismo: tutte etichette estranee all’epoca e alla mentalità di un imperatore pienamente immerso nel suo tempo. E nel resto del Mezzogiorno? Si avverte, certo, un clima di vaga e sobria amicizia nei confronti dello Svevo. Ma in nessun’altra regione meridionale si incontrano la passione pugliese o l’uso di massa di aggettivi federiciani. Ora guardiamo in Germania. Oggi i tedeschi comuni - cioè quelli che non fanno parte dell’accademia o di circoli di appassionati - sono legati a Federico II? No, nonostante due recenti mostre su di lui, che hanno avuto discreto successo, qualche commemorazione e qualche gemellaggio con istituzioni pugliesi. Anzi, senza offesa, i tedeschi (e gli austriaci) quasi non se lo ricordano. Né viene percepito come uno dei padri della Germania contemporanea; semmai è confuso con i più noti Federico I Barbarossa, il nonno, o col settecentesco Federico II di Hohenzollern, Federico il Grande.

La questione identitaria

Una domanda resta aperta. Perché l’imperatore normanno-svevo è un pilastro della «pugliesità»? Senza dubbio la scarsa condivisione di un’identità unitaria regionale, da Foggia a Lecce, ha indotto a cercare alcuni comuni denominatori: uno di questi è l’imperatore. Però qualcuno deve aver suggerito ai pugliesi quelle affinità con lo Svevo, visto che fino agli anni Venti del secolo scorso era sconosciuto. Chi è stato? Fu determinante la politica culturale del regime fascista. Infatti la macchina della propaganda, soprattutto nel Mezzogiorno, aveva già scoperto nei primi anni del regime alcune «affinità» tra Mussolini e Federico. Lo segnalò proprio lo storico tedesco Ernst Kantorowicz in una lettera mandata dall’Italia al poeta Stefan George il 30 aprile 1924: i fascisti avevano proclamato Federico padre della loro «Italia imperiale» e «precursore del Duce». Tanto che lo storico londinese Martin Ruehl ricorda che, durante il Ventennio, «gli storici dell’Italia fascista hanno glorificato Federico principalmente come l’antagonista dei papi e della teocrazia, foriero di un’unificazione dell’Italia e primo teorico della “ragion di stato” tirannica». Si stava così coltivando il terreno che porterà al «grande equivoco» di Federico II puer Apuliae. Secondo lo storico pugliese Vito Bianchi, «si stabiliva un rapporto speculare fra l’immagine della regione e quella di Federico II. Così, nel 1934, la Puglia era dotata di un simbolo storico straordinario, enigmatico e potente, come se lo Svevo fosse la personificazione di un’intera regione».

Il cambiamento di segno

Sono passati molti decenni dall’«operazione Federico». I pugliesi hanno prima subìto l’invenzione negli anni Venti e Trenta, poi hanno digerito l’onda lunga della «federicomania», che ha continuato a dilagare anche senza il supporto della propaganda politica. È accaduto grazie a una forma di simpatia e di affetto nati artificialmente, ma trasformatisi nel Dopoguerra in senso comune, in «dato di fatto» identitario. Guarda caso, è stato un premier pugliese, Giuseppe Conte, a citare nell’agosto scorso Federico II, definito «un sovrano illuminato», durante il discorso in cui ha tagliato i ponti con il leader della Lega. Insomma, per assurdo ma non troppo, in Puglia, se Federico II non fosse esistito, sarebbe stato quasi necessario inventarlo. E va riconosciuto che il suo mito, per quanto artificioso, svolge oggi un ruolo positivo, al contrario di altre strumentalizzazioni della storia che purtroppo in Europa hanno provocato, e provocano tuttora, divisioni e conflitti.

Marco Brando
corrieremezzogiorno

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L’IPEOA E. Mattei di Vieste  partecipa dall’11 al 16 novembre alla 30ª edizione del Concorso Internazionale AEHT (EuropeanAssociation of Hotel and Tourism Schools) che si  tiene a Split, in Croazia. L’organizzazione conta la presenza delle migliori scuole di ristorazione e Hotellerie d’Europa ed ha come obiettivo quello di facilitare la comunicazione e lo scambio tra le scuole alberghiere e turistiche, migliorare la conoscenza di altri sistemi di formazione, favorire lo sviluppo di progetti, nel quadro di programmi educativi europei.

La nostra scuola   è rappresentata dagli allievi  Vincenzo Rubino, Federica Loreto e Vivian Garofalo, appartenenti ai tre diversi indirizzi professionalizzanti (settore di Sala e Vendita, Cucina ed Enogastronomia, Accoglienza Turistica) che si misureranno su due fronti: quello linguistico (in tutte le fasi della gara ai ragazzi sarà consentito di esprimersi unicamente in lingua inglese) e quello professionale, mettendo in pratica le proprie abilità nel settore.

Il regolamento della gara prevede che i concorrenti di ogni squadra siano studenti provenienti da scuole e paesi diversi: motivo in più, questo, per favorire lo sviluppo di abilità comunicative e relazionali.

Si tratta, afferma il dirigente scolastico prof.ssa Ettorina Tribò, di un’occasione unica  per gli allievi, i docenti e l’intera comunità scolastica di crescita  professionale  e umana tramite il confronto con le migliori scuole d’Europa, anche tramite l’internazionalizzazione sviluppare i talenti dei nostri alunni e portarli all’eccellenza per soddisfare le richieste sempre più qualificate delle aziende del settore.

Vi invitiamo a seguire sul sito dell’Istituto all’indirizzo www.ipssarvieste.edu.it e sulle sue pagine  social il diario di questa fantastica esperienza.


 Federica Loseto

federica loseto


Vivian Garofalo

vivian garofalo


 Vincenzo Rubino

vincenzo rubino

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