Sabato, 09 Marzo 2019 09:23

Mattinata/ Stop a demolizione del resort disposta dal Comune nel 2018

Il Consiglio di Stato di Roma ha respinto l’appello del Comune di Mattinata e confermato la sospensione dell’ordine di demolizione di alcune opere edilizie effettuate in un resort situato lungo la costa mattinatese. Con ordinanza del marzo 2018 il funzionario responsabile dell’urbanistica del Comune Do­menico Trotta, dispose la demolizione di alcuni manufatti ri­tenuti irregolari. La struttura turistica, difesa dagli avvocati Nino Matassa e Rosa Volse, fece ricorso al Tar Puglia per ottenere l’annullamento, previa sospensione, dell’ordine di demolizione impartito dal Comune garganico. La commissione straordinaria (regge il Comune da un anno dopo lo scioglimento del consiglio comunale per sospette infil­trazioni malavitose) deciso la costituzione in giudizio del Comune. I giudici del Tar «at­tesa la particolarità delle que­stioni dedotte in giudizio, ca­ratterizzata anche dalla pre­sentazione di domande di condono edilizio non ancora esaminate»; e ritenuto neces­sario «addivenire alla defini­zione del ricorso mantenendo la situazione immutata», ave­vano accolto la domanda di misure cautelari della strut­tura turistica e sospeso ossia l’ordine di demolire i manufatti, fissando per la trattazione di merito del ricorso l’udienza del prossimo 10 luglio. Il Comune non ha condiviso la decisione né atteso l’udienza della prossima estate che deciderà nel merito della questione; con delibera commissariale presentò quindi ricorso al Consiglio di Stato contro l’ordinanza cautelare del Tar Puglia sulla sospen­sione della demolizione. Ma adesso anche i giudici romani del Consiglio di Stato hanno mantenuto in piedi il provvedimento cautelare del Tar. Nella camera di consiglio, dopo aver ascoltato gli avvocati Raffaele Irmici e Michele Dionigi per il Comune, e l’avv. Nino Matassa per la struttura turistica, i giudici hanno «rilevato che la complessità della situazione di fatto relativa alla natura e all’entità dell’opere edilizie effettivamente eseguite sen­za titolo idoneo esige lo scrutinio nel merito alla pubblica udienza già fissata innanzi al Tar; e che, di converso, allo stato, non è dato rilevare il grave pregiudizio recato dalla permanenza in loco di dette opere». Il Consiglio di Stato ha pertanto respinto l’appello proposto dal Comune, confermando la sospensione dell’ordine di demolizione così come disposta dai giudici nella fase cautelare di primo grado.

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