Martedì, 28 Gennaio 2020 10:40

Manfredonia/ L’ira dei pescatori “assurdo comunicare ogni spostamento” alla Capitaneria, altrimenti scattano multe e sospensioni

«Perché noi della pic­cola pesca ogni qualvolta ci spostiamo en­tro il bacino portuale per una ragione qual­siasi, come andare alla pompa per fare gasolio o avvicinarci all’officina, dobbia­mo comunicare lo spostamento in Capi­taneria di porto e invece lo stesso obbligo non c’è per un qualsiasi altro natante come ad esempio barche da diporto e assimi­lati?».

E’ l’interrogativo che si pongono i pescatori del «gruppo pescatori e armatori di Manfredonia» che osservano come sia già in atto nell’ambito del porto storico dove si trova la flotta peschereccia e alcuni pontili per barche da diporto, un impianto di sorveglianza impiantato dall’Autorità di sistema portuale che tiene sotto controllo ha 24 l’intera struttura portuale. «Perché costringere noi pescatori a operazioni ag­giuntive che intralciano il nostro lavoro?

Ogni qual volta si sbaglia scattano pesanti multe e punti tolti alla licenza di pesca». Le motopesche obbligate a questo onere sono 120, il grosso della flotta che si aggira intorno a 180 natanti: 60 le grandi barche che non sono soggette a dichiarare gli spo­stamenti perché dotate di blue-box un si­stema di controllo satellitare.

Le piccole barche non ne sono dotate per via dei costi ritenuti eccessivi. Il «Gruppo pesca­tori e armatori di Manfredonia» ha quindi chiesto un incontro con il comandante del­la Capitaneria di porto. «Una richiesta avanzata con regolare lettera protocollata quasi un mese fa ma che non ha avuto riscontro» lamentano: «è da qualche anno oramai che la categoria dei pescatori è sottoposta ad una incessante e pesante azione di controlli da parte dell’autorità marittima che ha reso questa attività par­ticolarmente difficile.

Comprendiamo la necessità di applicare normative che mal si adattano alla pesca dei nostri mari, ma riteniamo che è possibile trovare delle in­tese che facilitino il nostro lavoro e quello della Guardia costiera almeno per alcune formalità che non incidono sul contesto complessivo».

Purtroppo il mondo della pesca pare co­me abbandonato a sé stesso. Basti pensare che il cuore di tutto un apparato produttivo di grande interesse economico (il valore annuo del solo pescato si aggira intorno ai venti milioni di euro) e dunque sociale, quale è il mercato ittico, è fermo da oltre due anni, una struttura modernamente concepita chiusa perché non si riesce a individuare un affidamento gestionale.

Una insensatezza che non trova spiega­zioni plausibili che penalizza fortemente un settore in uno dei suoi momenti più qualificanti e fondamentali, quello cioè del­la prima commercializzazione del prodotto con riflessi anche sulle misure sanitarie.

Michele Apollonio

Pubblicato in Ambiente
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