Domenica, 15 Marzo 2020 09:53

Manfredonia/ Con la pandemia ennesima mazzata per il settore della pesca già in crisi. Oltre 200 pescherecci all’ancora, soffrono anche i commercianti e i vivai

La pandemia da coronavirus si è ripercossa pesantemente sull’eco­nomia italiana; tutti i settori sono stati colpiti e tra questi quello della pesca, uno dei tramanti dell’economia di Manfredonia anche se da an­ni in profonda crisi.

Forte preoccupazione per le conseguenze che si prospettano, è stata espressa da Donato Fanizza, presidente dell’associazione Unci provinciale. «Le con­seguenze di questa crisi di cui non si conosce la durata» ha detto Fanizza «si abbattono pe­santemente sui settori pesca e agricoltura. In particolare su quello della pesca fortemente provato da criticità strutturali che hanno cau­sato la riduzione del numero delle imbarca­zioni da pesca e del numero degli addetti.

Nella fase attuale, il contagio fa paura dal punto di vista sanitario ma crescono i timori per le conseguenze economiche derivate dalle azioni di contenimento. Se l’epidemia dovesse con­tinuare, le conseguenze sarebbero devastanti per l’economia italiana e locale».

Quello della pesca è un settore portante dell’economia di un vasto territorio che fa capo al compartimento marittimo di Manfre­donia che si estende dal mare del golfo a tutto l’arco costiero del Gargano fino a Lesina e Capoiale. «L’Unci provinciale» ha aggiunto Fanizza «ritiene necessario dare risposte con­crete attraverso un provvedimento ponte che dia agevolazioni economiche o crei opportu­nità di welfare per fronteggiare le conseguenze della crisi sanitaria del Covidl9».

Sono oltre tre mila gli addetti ai vari ambiti del settore operanti nel Compartimento marittimo di Manfredonia. Le unità di pesca di stanza a Manfredonia, sono 200 che raddoppiano se si considera l’intero compartimento. Ci sono poi gli allevamenti per la produzione di pesci e molluschi. «Ma quando si parla del settore pesca» ha sostenuto il vicepresidente dell’Unci Lelio Delaurentiis «occorre considerare l’in­dotto: commercianti di prodotti ittici all’ingrosso e al minuto; trasformazione del pro­dotto ittico; ristorazione; officine navali; ne­gozi del settore navale; cantieri navali; tra­sporto prodotti ittici».

Le grosse distribuzioni, i commercianti non solo di Manfredonia ma dell’intera provincia, non hanno ritirato il pesce pescato che è pertanto rimasto inven­duto. Anche per gli allevamenti sia di pesci che di molluschi, ima trentina tra quelli ubicati in mare, al lago di Varano e a terra con alcune centinaia di addetti, la prospettiva non è rosea. In mancanza di vendita, il prodotto si am­massa negli impianti e rischia l’asfissia.

Una eventualità che aumenta con il sopraggiun­gere del caldo. «Il decreto “Io resto a casa” le cui finalità sono condivisibili, provoca pur­troppo» ha concluso Fanizza «effetti collaterali per i nostri operatori che hanno bisogno più che mai anche loro del supporto dello Stato: se restiamo in casa e non consumiamo, anche se ci riducono le tasse, l’economia non riparte».

Michele Apollonio

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