Silvestri gas

Un posto fisso per la caccia "regolare" in Capitanata può costare fino a 40mila euro l'anno, uno abusivo almeno 10mila in meno: si scrive 'caccia non consentita' e si legge bracconaggio, gestito dai clan foggiani che hanno messo le mani su un business lucroso, trovando nei campani i clienti più spregiudicati e facoltosi. Dalla provincia settentrionale della Puglia a quelle della Campania i chilometri sono pochi e acquistare un posto in capanno o bunker - nel Parco del Gargano così come nelle saline di Margherita di Savoia, vicino al lago di Lesina o sulle alture della Daunia - è per molti un buon antidoto alla noia domenicale.

Per capirlo basta fare un giro nei bar di paese e ascoltare accenti e inflessioni dialettali o affacciarsi alla porta e controllare le targhe dei grossi suv carichi di armi. Il problema del bracconaggio è tornato d'attualità dopo il freddo intenso che ha messo in ginocchio la Puglia a inizio anno e ha indotto Lipu (la Lega italiana protezione uccelli) e Wwf a chiedere alla Regione la chiusura anticipata della caccia consentita e maggiore vigilanza nelle zone martoriate dal gelo. L'ente ha prima illuso gli ambientalisti con un provvedimento di sospensione nel weekend della Befana e poi ha fatto parziale retromarcia, con l'interdizione limitata alla beccaccia e che rischia di determinare un contenzioso giudiziario.

Di certo, al momento, c'è che gli uccelli migratori che scelgono la Puglia per il clima più mite rispetto all'Est Europa sono allo stremo. Provati dalla mancanza di cibo e acqua, si spingono in territori più esposti e diventano facili prede, come è accaduto all'oca collorosso abbattuta pochi giorni fa sul lago di Lesina. Si tratta di un anatide originario della Siberia, di cui sopravvivono appena 50mila esemplari e che dovrebbe godere di protezione particolare, come la moretta tabaccata impallinata poche ore prima sul litorale di Zapponeta. Ma il condizionale è d'obbligo, perché tra il passaggio del Corpo forestale nell'Arma dei carabinieri e la soppressione delle Province, che ha di fatto esautorato la polizia provinciale, i controlli sull'attività venatoria sono ridotti al lumicino.

E se pure la Regione Puglia, con il Piano faunistico di agosto, ha stanziato un milione 800mila euro per attività che comprendono la gestione delle aree protette e i controlli, resta il fatto che nell'intrico di norme e competenze molto poco si riesce a fare per contrastare l'armata cacciatori. Già quelli iscritti agli Ambiti territoriali provinciali sono un piccolo esercito di 50.142 - 20.030 a Foggia, 13.159 a Bari, 6.167 a Lecce, 5.720 a Taranto, 5.066 a Brindisi - ansiosi di sparare soprattutto a volatili, ma anche a volpi e cinghiali. I residenti fanno la parte del leone, ma i posti a disposizione per gli extraregionali non sono pochi: 801 a Foggia, 526 a Bari, 243 a Lecce, 228 a Taranto e 202 a Brindisi.

Su tutto vige la regola della proporzione, con il territorio foggiano trasformato in riserva venatoria, considerato che dei 560.000 ettari di territorio agro-silvo-pastorale, appena 12.000 sono ambiti protetti, mentre più della metà (380.000) sono considerati superficie utile alla caccia. Aree immense e anche poco agevoli alla percorrenza, su cui la difesa del territorio è affidata a forze dell'ordine impegnate in mille altre attività e a sparuti gruppi di volontari.

Poche decine sono quelli della Lipu, altrettanti quelli del Wwf, e battono boschi e zone umide. Sono loro a scoprire bunker
ricoperti di sabbia e capanni circondati dalle canne. E sono loro a ricevere minacce esplicite, danneggiamenti alle auto e ai posti di osservazione. È accaduto in Capitanata, ma anche in Salento - dove gli irregolari (che cacciano senza permesso o in giorni di silenzio venatorio) si concentrano nell'oasi delle Cesine e nel Parco di Porto Selvaggio - ma anche sulla costa tarantina, in particolare verso le saline di Manduria, o in Valle d'Itria nella zona della Selva di Fasano.

Chiara Spagnolo
repubblicabari

 

 

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Pubblicato in Ambiente

«È' stato perentorio il rifiuto del Servizio Caccia della Regione Puglia alla richiesta del Comitato di Gestione dell'Ambito Territoriale Caccia (ATC) di Foggia di aggiungere agli 801 per­messi annuali di caccia alla "selvaggina migratoria" riservati ai cacciatori pro­venienti da fuori regione ben 8010 per­messi giornalieri con un conseguente notevole incremento della pressione venatoria.» Lo affermano in una nota Acli ambiente; Centro studi naturalistici e Wwf (che ricordano come l'ambiuto ter­ritoriale di caccia di Foggia «è stata costretta a revocare in autotutela la de­libera n. 65 e parzialmente la n. 64 del 30 agosto con le quali il Comitato di Ge­stione aveva nuovamente messo in atto l'operazione di conversione dei permes­si annuali in giornalieri senza curarsi che lo scorso luglio, accogliendo l'istan­za delle tre Associazioni, la Regione Pu­glia aveva già imposto su analoga ope­razione lo stop all'ATC.» «Per ottenere da parte dell'ATC la soppressione delle citate delibere, la Re­gione Puglia si è questa volta riferita al disposto del Regolamento Regionale n. - 3/99 sugli ATC che prevede la possi­bilità di scioglimento e successivo com­missariamento "per gravi violazioni delle leggi vigenti, del regolamento, del­le direttive regionali e provinciali"», di­cono Acli, Csn e Wwf che «avevano anche sottolineato che purtroppo l'opera­zione tentata dal Comitato di Gestione dell' ATC era stata avallata dal Presi­dente della Provincia di Foggia». «Una tirata di orecchi da parte della Regione Puglia, infatti, è stata data anche alla Provincia di Foggia alla quale, allegate al provvedimento di questi giorni, sono state inviate le precedenti disattese note di diniego relative alla questione della conversione dei permessi annuali in giornalieri per i cacciatori extraregio­nali. La motivazione di tale accanimen­to da parte dell'ATC, va ricercata negli enormi interessi in gioco. Concedere più interessi giornalieri consente, in­fatti, di "far cassa" considerevolmente. Una nuova vittoria quindi quella delle Associazioni che si aggiunge alle limi­tazioni dei ripopolamenti con lepri co­muni a tutela della lepre italica», sostengono le tre associazioni che aggiungono: «Gli ambientalisti hanno ripetu­tamente evidenziato che rilasciare per­messi giornalieri invece di quelli an­nuali vuol dire in definitiva moltiplicare il prelievo venatorio della fauna migratoria fino a quasi quadruplicare, a seconda delle specie, il numero di animali potenzialmente abbattuti. Sen­za contare che i cacciatori giornalieri sono cacciatori "spara e fuggi" con bas­sissima ricaduta sulla presenza turi­stica». Acli Ambiente, Centro Studi Natu­ralistici e WWF Foggia «nell'esprimere soddisfazione per l'esito di questa vi­cenda, confermano il proprio impegno per una gestione dell'ATC rispettosa delle normative vigenti nonché quello contro l invasione di cacciatori di altre province pugliesi».

Pubblicato in Ambiente

È stato perentorio il rifiuto del Servizio Caccia della Regione Puglia alla richiesta del Comitato di Gestione dell’Ambito Territoriale Caccia (ATC) di Foggia di aggiungere agli 801 permessi annuali di caccia alla “selvaggina migratoria” riservati ai cacciatori provenienti da fuori regione ben 8010 permessi giornalieri con un conseguente notevole incremento della pressione venatoria. L’ATC infatti, evidenziano ACLI Ambiente, Centro Studi Naturalistici e WWF Foggia, è stata costretta a revocare in autotutela la delibera n. 65 e parzialmente la n. 64 del 30 agosto con le quali il Comitato di Gestione aveva nuovamente messo in atto l’operazione di conversione dei permessi annuali in giornalieri senza curarsi che lo scorso luglio, accogliendo l’istanza delle tre Associazioni, la Regione Puglia aveva già imposto su analoga operazione lo stop all’ATC.
Per ottenere da parte dell’ATC la soppressione delle citate delibere, la Regione Puglia si è questa volta riferita al disposto del Regolamento Regionale n. 3/99 sugli ATC che prevede la possibilità di scioglimento e successivo commissariamento “per gravi violazioni delle leggi vigenti, del regolamento, delle direttive regionali e provinciali”.
Le Associazioni avevano anche sottolineato che purtroppo l’operazione tentata dal Comitato di Gestione dell’ATC era stata avallata dal Presidente della Provincia di Foggia. Una tirata di orecchi da parte della Regione Puglia, infatti, è stata data anche alla Provincia di Foggia alla quale, allegate al provvedimento di questi giorni, sono state inviate le precedenti disattese note di diniego relative alla questione della conversione dei permessi annuali in giornalieri per i cacciatori extraregionali.
La motivazione di tale accanimento da parte dell’ATC, evidenziano ancora le tre Associazioni, va ricercata negli enormi interessi in gioco. Concedere più interessi giornalieri consente, infatti, di “far cassa” considerevolmente.
Una nuova vittoria quindi quella di oggi delle Associazioni che si aggiunge alle limitazioni dei ripopolamenti con lepri comuni a tutela della lepre italica. Gli ambientalisti hanno ripetutamente evidenziato che rilasciare permessi giornalieri invece di quelli annuali vuol dire in definitiva moltiplicare il prelievo venatorio della fauna migratoria fino a quasi quadruplicare, a seconda delle specie, il numero di animali potenzialmente abbattuti. Senza contare che i cacciatori giornalieri sono cacciatori “spara e fuggi” con bassissima ricaduta sulla presenza turistica.
ACLI Ambiente, Centro Studi Naturalistici e WWF Foggia nell’esprimere soddisfazione per l’esito di questa vicenda, confermano il proprio impegno per una gestione dell’ATC rispettosa delle normative vigenti nonché quello contro l’invasione di cacciatori da altre province pugliesi. Le Associazioni si riferiscono alla totale e libera mobilità venatoria per la caccia ai migratori, garantita dalla attuale normativa regionale ai cacciatori residenti in Puglia. Questa possibilità fa della Provincia di Foggia una mega riserva di caccia. L’invasione di doppiette in provincia di Foggia potrebbe arrivare in linea teorica a circa 23000 fucili quanti sono i cacciatori residenti in Puglia. Sono dati inquietanti fuori da ogni possibilità di pianificazione e programmazione di seria gestione venatoria.

ACLI Ambiente, Centro Studi Naturalistici, WWF Foggia

 

 

 

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