Martedì, 12 Novembre 2019 14:32

Vieste/ OGGI IL CONVEGNO “LA SQUADRA STATO 2009-2019, DIECI ANNI DELL’ASSOCIAZIONE ANTIRACKET VIESTE”

 

 

Vieste/ I primi 10 anni dell’Antiracket, “ragazzi uccisi o arruolati, abbiamo tutti fallito”

Quando nel 2009 l’associazione antiracket nacque a Vieste la consapevolezza della pericolosità e della efferatezza della criminalità organizzata del Garga­no era assai circoscritta. La sanguinosissima guerra di ma­fia tra i clan Raduano e Perna (scoppiata dopo l'omicidio del boss Angelo Notarangelo) era ancora di là da venire, la "quarta mafia” non era un fenomeno di rilievo nazionale, lo Stato non l’aveva ancora messa nel mirino della propria azione di contrasto, i consigli comunali sciolti in Capitanata per infiltrazioni erano inimmaginabili. Ma loro c’erano già: 29 imprenditori della capitale pugliese delle vacanze, disposti a metterci la faccia e dare una mano a chiunque scegliesse di denunciare le estorsioni subite.

Per celebrare il primo decennale dell’Associazione FAI An­tiracket Vieste oggi nella città garganica si discuterà di si­curezza, legalità e lotta alla mafia nell’evento intitolato “La Squadra Stato”, che si svolgerà a partire dalle ore 17:00 presso la sala Conferenze dell'Hotel Aranci sito in Piazza S. Maria delle Grazie, 10. Per l’occasione ci sarà un parterre di primissimo piano: il commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura Anna Maria Porzio, il vescovo Franco Moscone, il prefet­to Raffaele Grassi, il procuratore capo della DDA Giusep­pe Volpe, il procuratore di Foggia Ludovico Vaccaro, il pro­curatore aggiunto della DDA Francesco Giannelia, il pre­sidente onorario del FAI Tano Grasso, il presidente FAI Lui­gi Ferrucci, il sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti e il pre­sidente FAI Vieste Nicola Rosiello.

“L'idea di questa iniziativa è nata spontaneamente, in un viaggio fatto con gli altri esponenti dell'associazione”, spiega Rosiello. “L'abbiamo intitolato così perché noi ci sentiamo Squadra Stato. Si pensa sempre alle forze di po­lizia, invece siamo anche noi la Squadra Stato, noi che ab­biamo come unica arma a nostra disposizione la denuncia. Noi che abbiamo tutti il dovere di collaborare con lo Stato”.

Quanto è rimasto isolato, dopo 10 anni, il modello della pri­ma associazione antiracket di Capitanata?

“Il nostro esempio non penso che sia rimasto isolato. Siamo una realtà che è molto cresciuta: partimmo che eravamo 29 imprenditori del settore turistico, oggi ne siamo più di 50. Ci sono operatori turistici ma anche imprenditori di altri com­parti, come pure liberi professionisti, commercianti, altri pri­vati cittadini. Ci siamo rafforzati con altri elementi ed altri se ne aggiungeranno in futuro. Siamo tuttora l’unica associa­zione antiracket della provincia, perché quella di Foggia è commissariata. Il nucleo originario era formato da impren­ditori che avevano preso coscienza della realtà, poi partiro­no le prime denunce e la costituzione di parte civile nel processo Medioevo”, continua il presidente Nicola Rosiello. “All'epoca non era necessario denunciare per entrare nel­l’associazione, mentre oggi sì.

E' necessario, bisogna met­terci la faccia. Chi vorrà avere consapevolezza del proble­ma sarà seguito da noi, gli saremo sempre accanto e non sa­rà mai solo. Le cose sono molto cambiate in questi 10 anni: prima avevamo una criminalità che attaccava le strutture tu­ristiche e in generale le attività economiche del territorio; og­gi il quadro è mutato. Non bisogna mai abbassare la guar­dia, neanche quando c’è un periodo di tranquillità.

Ci sono imprenditori che non hanno il coraggio di denunciare, ma c’è consapevolezza del problema. Noi abbiamo riconosciuto che c’è un problema e una cosa è affrontarlo da solo, stan­do alla mercè delle minacce, e un’altra cosa è farlo affian­cati dalle persone di questa associazione antiracket. Quan­do si va a toccare la pancia dell'imprenditore è la pancia deil'imprenditore che deve rispondere ed urlare”. Dal prefetto ai giudici della DDA barese sono attese personalità impor­tantissime oggi a Vieste, un riconoscimento per l'operato dell’associazione.

“La presenza di tutti questi ospiti è un bellissimo regalo, nes­suno si è tirato indietro. È importante. Per noi si tratta di un cammino iniziato 10 anni fa, ne! 2009. Pian piano si è in­staurato il rapporto con lo Stato, che ci accompagna in que­sto percorso”. Uno degli aspetti più allarmanti emersi con le ultime operazioni antimafia a Vieste è l’arruolamento di gio­vanissimi, disposti ad uccidere e consci di poter morire. Da qui l’inizio di una attività socio educativa promossa dal­l'amministrazione Nobiletti nelle scuole, per evitare di non intervenire in tempo.

“Anche noi svolgiamo un'azione nelle scuole, un’opera di sensibilizzazione sin da quando siamo nati”, commenta Ro­siello. “Lo facciamo per parlare delle nostre esperienze ai ragazzi, per gettare un seme nel cuore dei bambini. La co­sa più triste è vedere coinvolti ventenni.

Ci si rende conto che questi ragazzi, che magari hanno commesso delitti, un decennio fa erano bambini di 10 anni. Siamo tutti sopra la stessa barca e dobbiamo lavorare tutti per migliorare. Non ci dobbiamo sottrarre alle nostre responsabilità. Quello che è successo alle nuove generazioni è soprattutto colpa nostra, ovvero di tutte le agenzie educative, dai genitori alle scuo­le. Abbiamo fallito. Anche nel caso capiti ad un solo ragaz­zo è comunque un fallimento per tutti noi”.

 

l'attacco

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