Lunedì, 03 Dicembre 2018 09:41

Mattinata/ “In nome del padre”: armi e progetto di fuga dal carcere: il pm chiede 8 condanne a 28. Coinvolti anche 3 viestani

Il pm ha chiesto 8 con­danne per complessivi 28 anni di reclu­sione, con pene oscillanti da 16 mesi a 7 anni, nel processo abbreviato in corso davanti al gup del Tribunale di Foggia a 8 dei 9 garganici (il nono ha chiesto di patteggiare) coinvolti nell’inchiesta «Nel nome del Padre». Sono accusati a vario titolo di detenzione illegale di armi; ten­tata evasione di due detenuti dal carcere di Foggia; e favoreggiamento della la­titanza di un mattinatese. Il blitz di Procura e Guardia di Finanza dello scorso 28 febbraio fu contrassegnato dall’emissione da parte del gip del Tri­bunale di Foggia 11 ordinanze cautelari in carcere ed ai domiciliari nei confronti di 9 persone. Il filone principale dell’in­chiesta (quelli minori riguardano il pos­sesso di tre fucili e il favoreggiamento della latitanza del principale imputato) è quello relativo al presunto progetto di evasione di due detenuti dal carcere di Foggia, in programma a Capodanno 2018 e sventato dalla Guardia di Finanza e dalla polizia penitenziaria, che seque­strarono due fili diamantati introdotti in carcere. Quei fili seghettati dovevano es­sere utilizzati - dicono Procura e inve­stigatori - per segare le sbarre della cella dov’erano rinchiusi due garganici, che poi avrebbero dovuto raggiungere il mu­ro di cinta della casa circondariale e ca­larsi nel carrello di una autogru in loro attesa all’esterno del penitenziario. Il processo con rito abbreviato in corso da­vanti al gup Domenico Zeno è stato aggiornato a metà dicembre per le arringhe difensive, sentenza nei primi mesi del 2019. Il pm Ileana Ramundo, in conside­razione dello sconto di un terzo della pena previsto dal rito, ha chiesto la condanna a 6 anni di Antonio Quitadamo, 43 anni di Mattinata, soprannominato «Ballino», ritenuto elemento di spicco del clan Ro­mito (4 anni e 4 mesi per la detenzione di due fucili, 1 anno e 8 mesi per il tentativo di evasione); e di 1 anno e 4 mesi di Hechmi Hdiouech, 34 anni di Vieste, per tentata evasione: i due garganici erano rinchiusi a fine 2017 nella casa circondariale di Foggia e avrebbero dovuto eva­dere a Capodanno 2018, secondo l’ipotesi accusatoria. Il pm ha poi chiesto 6 anni e 8 mesi di reclusione per Danilo Pietro Della Malva, 32 anni di Vieste (5 anni per la detenzione di tre fucili; e 1 anno e 8 mesi per concorso in tentata evasione); 7 anni per il padre Giuseppe Della Malva di 54 anni, anche lui viestano (4 anni e 4 mesi per la detenzione di due fucili; e 2 anni e 8 mesi perché avrebbero favorito in passato la latitanza di Quitadamo). Il pm ha in­fine chiesto la condanna a 1 anno e 8 mesi del manfredoniano Aronne Renzullo, 41 anni; e quella di 1 anno e 4 mesi a testa per il padre Luigi Renzullo di 70 anni; la mattinatese Marisa Di Gioia di 32 anni (moglie di Quitadamo); e Leonardo Ciuffreda, quarantunenne originario di San Giovanni Rotondo e residente a Monfalcone, in provincia di Gorizia. Questi ul­timi 4 imputati rispondono solo di con­corso in tentata evasione. Gli 8 imputati, difesi dagli avvocati Michele Arena, Paolo D’Ambrosio, Michelangelo Ba­sta, Francesco Santangelo, Angelo Pio Gaggiano e Salvatore Vescera, respin­gono le accuse e hanno chiesto il rito abbreviato. Il nono imputato è Anna Fi­lomena Pacillo di 36 anni, moglie di Aronne Renzullo: per lei, l’avv. Basta e la Procura hanno patteggiato una condan­na ad una pena minima subordinata alla sospensione della pena, su cui deve pro­nunciarsi il gup. L’accusa poggia su intercettazioni - al­cuni detenuti rinchiusi nella casa cir­condariale del capoluogo dauno avevano la disponibilità di un telefonino e i fi­nanzieri intercettarono le conversazioni - il cui riscontro sarebbe rappresentato dal rinvenimento e sequestro di due fu­cili a Vieste a metà dicembre del 2017; e dal sequestro alla fine dell’anno scorso dei «fili diamantati» nascosti in una bor­sa introdotto in carcere a Foggia e che doveva essere consegnata ad un detenu­to: venne sequestrata dalla Polizia pe­nitenziaria che rinvenne nelle cuciture i due fili diamantati.

Pubblicato in Cronaca
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