Martedì, 27 Agosto 2019 15:02

Mattinata/ Madonna di Monte Sacro, si cambia. C’è un’altra ricostruzione dell’affresco: l’ha “scritta” lo studioso locale Antonio Latino.

Sull’abbazia benedettina della Santissima Trinità di Monte Sacro, uno dei siti archeologici medievali più importanti della Capitanata, interviene lo storico locale Antonio Latino: «Uno tra gli aspetti ancora oscuri, lasciati a ipotetiche indagini suc­cessive dagli archeologi tedeschi al termine delle missioni del National Museum di No­rimberga, svoltesi a cavallo degli anni ‘80 - ‘90, riguarda 1’affresco del nartece della Chie­sa». Già nel corso del primissimo reportage fotografico realizzato dal tedesco Arthur Haselof nel 1907, l’affresco murale si presentava molto rovinato, degrado aumentato progres­sivamente durante l’ultimo secolo del mil­lennio trascorso. Gli studiosi, italiani e stra­nieri, che si sono interessati dell’Abbazia hanno sempre parlato e scritto di una Vergine seduta in trono reggente in braccio il figlio, affiancata da santi appartenenti all’ordine benedettino. Ma l’identificazione dell’affresco è rimasta solo e sempre nel campo delle ipotesi. Qualcosa in più lo si è appreso dal volume “L’abbazia dimenticata” (Liguori editore). Nel 2006 la ricercatrice Italo-tedesca Sabina Fulloni scrive: «La Vergine sul trono può essere identificata quale Theotokos (Dei genitrix) secondo la canonizzazione del Concilio di Efeso confermata dal Concilio di Cal­cedonia. L’iconografia derivante, secondo cui la Vergine impone il Figlio di Dio, simbolo universale della Chiesa, può essere ricondotta al VI secolo e trova degli esempi ben noti nelle catacombe di Commodñla e negli affreschi - palinsesto di Santa Maria Antiqua a Roma, dove è rappresentata la Vergine con Bambino in atteggiamento regale, seduta su un trono riccamente ornato ai cui lati si inseriscono figure di santi o angeli». Partendo dall’indicazione riportata nel te­sto di Sabina Fulloni, che accenna a si­militudini con gli affreschi della catacomba di Commodilla, “senza citare nello specifico il pannello dei Santi Felice e Adaucto, ho ve­rificato - afferma Antonio Latino - la sovrapponibilità dell’immagine con i lacerti di affresco del nartece della nostra Abbazia di Monte Sacro. A questo punto ritengo di poter formulare l’ipotesi, suffragata da mie con­siderazioni, che quella di Monte Sacro fosse proprio una copia del pannello ipogeico della catacomba romana». E Latino conclude sostenendo che «po­tremmo supporre che nel corso di una delle tante peregrinazioni giudiziarie fatte dagli abati in terra di Roma, l’immagine fosse stata copiata o trasferita sulla parete nord del porticato della chiesa abbaziale nostrana. Motivo della scelta proprio il fatto che l’immagine riproducesse i due Santi patroni di Monte Sacro su cui a quel tempo si ve­neravano quelle reliquie. Secondo il nostro modesto parere la riproduzione mancava dell’immagine della benefattrice Turtura, committente dell’opera ipogeica romana. Altro elemento di similitudine che ci lascia propendere in questo senso è la finitura del piede del santo di sinistra, sul Monte Sacro con un sandalo, riconducibile al piede del santo a destra nell’immagine romana».

Francesco Bisceglia

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