Ieri mattina, i Carabinieri della Compagnia di San Giovanni Rotondo hanno tenuto una conferenza affrontando il tema del Bullismo e dei rischi connessi all’uso della rete presso l’Istituto Comprensivo Balilla Scuola Primaria di San Marco in Lamis (FG). L’incontro si è svolto con alcune classi dell’Istituto, precisamente con gli alunni di 3^ e 5^ elementare.

Oggetto centrale della conferenza è stato il delicatissimo tema del Bullismo, fenomeno che ormai da tempo prevale nelle scuole e tra i bambini. Attraverso numerosi fumetti e diversi video animati, è stato spiegato ai bambini il modo in cui il bullismo si diffonde e sono stati dati consigli su come combatterlo e contrastarlo. Inoltre, si è parlato del web e dei social network, un mondo parallelo utile per facilitare la comunicazione tra persone ma, allo stesso tempo, pericoloso se usato in modo errato e senza le opportune precauzioni.

Sono stati, dunque, esortati i bambini più volte a dialogare tra loro, a parlare con gli insegnanti e con i genitori, ad aiutarsi l’un l’altro facendo gruppo e, qualora necessario, a contattare l’Istituzione, la quale è sempre presente e vicina al cittadino. Partecipazione attiva dei bambini che, con le loro numerosissime domande e con non pochi spunti di riflessione, hanno reso il dibattito interessante. L’incontro si è concluso positivamente con l’apprezzamento degli alunni e dei docenti dell’Istituto per il lavoro svolto quotidianamente dall’Arma.

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Nella serata di ieri, verso le 21.00, giungevano alcune richieste di intervento al 112 da parte di alcuni cittadini terrorizzati che segnalavano la presenza di un uomo che percorreva a piedi la centralissima via Cappuccini di San Giovanni Rotondo, inveendo contro i passanti e sbattendo con forza una mazza contro i pali della luce che incontrava lungo il cammino.

Immediatamente la pattuglia dei Carabinieri raggiungeva il luogo segnalato notando l’uomo che, alla vista deimilitari, nascondeva il bastone sotto il giubbotto.

Immediatamente bloccato e perquisito, veniva trovato in possesso di un grosso tubo in metallo di 60 cm.

Per tale motivo, un ventottenne del luogo è stato denunciato per porto di oggetti atti ad offendere.  

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  • Il progetto dell’Unità di Epatologia servirà ad effettuare uno screening per l’infezione da virus dell’epatite C (HCV) nei pazienti che si ricoverano per qualsiasi patologia
  • Se necessario, i pazienti così individuati saranno sottoposti ad un trattamento antivirale
  • Lo scopo è raggiungere l’obiettivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) di eliminare l’epatite C entro il 2030

L’Unità di Epatologia dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza ha varato un progetto per l’eliminazione dell’epatite C (HCV) nella popolazione generale. L’obiettivo è informare, sottoporre a screening, ed eventualmente prendere in carico per il trattamento i pazienti che vengono ricoverati nel corso del 2020.

I pazienti ospedalizzati possono essere portatori non noti dell’infezione da virus dell’epatite C. È stato infatti dimostrato che la percentuale di soggetti consapevoli di essere infetti risulta in alcuni contesti socio-economici non superiore al 20%. Strategie rapide e costo-efficaci possono favorire sia la diagnosi che l’accesso al trattamento dei pazienti elegibili. All’ammissione al ricovero per qualsiasi altra patologia, i soggetti provenienti dalla popolazione generale potranno essere sottoposti a screening.

«Il nostro progetto si colloca nella prospettiva di raggiungere a livello del territorio pugliese gli obiettivi prefissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità entro in 2030 – sottolinea Alessandra Mangia, medico responsabile dell’Unità di Epatologia e coordinatrice dell’iniziativa –. Miriamo ad identificare l’infezione nel 90% dei soggetti infetti e a trattarla nell’80% dei soggetti con diagnosi di positività».

In Italia, l’infezione colpisce soggetti di età più avanzata rispetto ad altri paesi europei per cui è più facile che durante un ricovero, per motivi non strettamente correlati ad una patologia del fegato, si scopra, quando deliberatamente cercata, un’infezione che nella maggior parte dei casi decorre asintomatica per svelarsi solo in presenza dei sintomi di una malattia ormai avanzata. Nel nostro Paese lo screening dell’infezione è stato finora dedicato a categorie a rischio ed in particolare a soggetti esposti a trasfusione di sangue o plasma-derivati prima degli anni ’90. Tuttavia, per raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’OMS, è necessario incrementare l’individuazione dei nuovi casi nella popolazione generale.

«Il progetto – ha spiegato il direttore sanitario Giovanni Battista Bochicchio –, si articolerà in 4 fasi: fase preliminare di tipo educazionale, informativa, successivi test di laboratorio e infine, se necessario, la presa in carico del paziente. Il test per l’anticorpo antiHCV e la valutazione di laboratorio verranno effettuati dall’Unità di Medicina Trasfusionale e Laboratorio Analisi Cliniche diretta da Lazzaro di Mauro. Con un quotidiano confronto pianificato, in collaborazione con il team del Laboratorio Analisi, quello dell’Unità di Epatologia identificherà i soggetti che presenteranno un’infezione attiva. Lavorando in stretta collaborazione con i reparti di tutto l’Ospedale, l’Epatologia prenderà anche in carico, con carattere non urgente, quei pazienti che non abbiano un’infezione attiva ma risultino solo positivi per l’anticorpo antiHCV».

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I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di San Giovanni Rotondo hanno arrestato due stranieri, un macedone (A.N. 35enne) ed un albanese (H.A. 34enne), da anni residenti a San Giovanni Rotondo per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Da qualche giorno giungevano notizie circa il loro coinvolgimento nella gestione dello spaccio di droga a San Giovanni Rotondo. Pertanto, veniva predisposto un servizio di osservazione e pedinamento finalizzato a riscontrare le notizie acquisite.

Così, nel pomeriggio, venivano individuati all’interno di un ristorante intenti a pranzare. Una volta usciti dal locale, i due soggetti salivano a bordo di una macchina guidata dal macedone e si dirigevano in una zona isolata del paese. Venivano, a questo punto, immediatamente bloccati dai carabinieri che stavano monitorando i loro spostamenti. Durante la successiva perquisizione, all’interno dell’auto venivano rinvenute tre cipolline termosigillate contenenti sostanza stupefacente del tipo “cocaina”. Tale rinvenimento confermava i sospetti sui due, per cui si decideva di approfondire gli accertamenti e nonostante la mancata collaborazione dei due, i quali cercavano di ingannare i militari operanti inventandosi domicili fittizi nella zona di San Giovanni Rotondo, venivano individuate le loro reali dimore.

Le successive perquisizioni in quelle abitazioni consentivano di recuperare altra sostanza stupefacente dello stesso tipo, parte della quale già confezionata in dosi ed anche una piccola parte di altro tipo di sostanza tipo “marijuana”, oltre a tutto l’occorrente per il confezionamento in dosi quali buste in plastica, sostanza da taglio e tre bilancini di precisione.

Addosso ad uno di loro veniva rinvenuta un’agenda con su scritti nomi, quantità e somme di denaro, riconducibili naturalmente all’attività di spaccio.

Ad entrambi veniva sequestrata un’ingente somma di denaro (duemila euro circa), ritenuta provento della loro attività illecita.

L’operazione si concludeva con il rinvenimento ed il conseguente sequestro presso l’abitazione del macedone di armi bianche (una katana e tre grossi pugnali), mai denunciate alle autorità come invece previsto dalla normativa vigente.

Gli accertamenti analitici eseguiti da personale del Laboratorio Analisi Sostanze Stupefacenti del Comando Provinciale dei Carabinieri di Foggia permettevano di quantificare la sostanza stupefacente sequestrata, circa trenta grammi di “cocaina”, da cui era possibile ricavare 119 dosi e circa un grammo di “marijuana” da cui era possibile ricavare 4 dosi.

I due soggetti arrestati, dopo le formalità di rito sono stati condotti presso la Casa Circondariale di Foggia a disposizione dell’A.G. competente.

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Decorsa notte, i Carabinieri di San Giovanni Rotondo hanno arrestato per tentato furto aggravato e danneggiamento un 29enne residente a San Marco in Lamis, gravato da numerose vicende giudiziarie, anche per reati specifici.

Nella notte perveniva al 112 una telefonata dal proprietario del Cine-Teatro Palladinodi San Giovanni Rotondo che segnalava la presenza di una persona all’interno del locale in orario di chiusura.

La pattuglia dei Carabinieri in perlustrazione per le vie cittadine, giunta sul posto, notava segni di effrazione sulla porta di ingresso dello stabile. Immediatamente i militari parcheggiavano la macchina e scesi dal mezzo constatavano che la porta era stata danneggiata ed era rimasta socchiusa. Introdottisi all’interno, i militari notavano un soggetto che si aggirava guardingo il quale, accortosi della presenza dei militari, tentava di fuggire utilizzando la porta interna del cinema adibita a uscita di sicurezza.

Veniva, però, immediatamente raggiunto dai Carabinieri che dopo averlo bloccato, lo perquisivano rinvenendo, occultato, all’interno della giubbino, un cacciavite di grosse dimensioni, utilizzato per aprire la porta d’ ingresso. L’arrestato veniva sottoposto su indicazioni del Sostituto Procuratore presso il Tribunale di Foggia, agli arresti domiciliari.  

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Ci sono i milioni della Ndrangheta in un albergo di San Giovanni Rotondo. Gli uomini dei Mancuso di Limbadi hanno fatto shopping per riciclare i soldi della cosca calabrese nel turismo del Gargano. E hanno perseguitato per mesi uno stimato architetto, di cui la Procura di Catanzaro voleva l’arresto in carcere, cercando di riavere i 3,2 milioni che i mafiosi avevano prestato dieci anni prima allo zio per consentirgli di riprendersi «Villa Eden», un quattro stelle che sorge di fronte al santuario di San Pio, dalle ceneri di un fallimento.

Non è - questa - l’unica storia pugliese raccontata nelle oltre 13mila pagine dell’inchiesta con cui, a metà dicembre, il procuratore Nicola Gratteri ha ottenuto i 330 arresti dell’operazione «Rinascita Scott». I clan calabresi, secondo l’inchiesta del Ros dei Carabinieri, avrebbero infatti tentato l’assalto a numerose attività economiche non solo nel Foggiano, ma anche del Barese, attraverso facce apparentemente pulite e professionisti molto noti spesso all’oscuro di tutto.

San Giovanni Rotondo, dunque. Qui, nel 2004, una fiduciaria del Liechtenstein, la Ciskiel di Vaduz, ricompra dall’asta fallimentare l’hotel Villa Eden. Dietro la società c’è Ennio Alessio Mizzau, fratello di Paolo che con la moglie Rosa Carmen Montalto nel 2001 aveva aperto l’albergo a quattro stelle grazie a un finanziamento da 5 milioni di euro erogato da Banca Apulia e Banca Monte di Foggia. I soldi per l’operazione di riacquisto, 3 milioni e 200mila euro, secondo l’indagine erano stati versati in una banca svizzera da un imprenditore di Bergamo, Attilio Bianco, per conto di due pregiudicati, Salvatore Valenzise e Giovanni Vecchio, riconducibili ai Mancuso. Una scrittura privata autenticata da un notaio, chiusa in una cassetta di sicurezza della banca svizzera, sarebbe l’unica prova della transazione.

L’anziano Ennio Mizzau nel frattempo è deceduto. E oggi l’albergo, dopo una serie di passaggi societari, è tornato nelle mani della Montalto, dopo una breve parentesi nelle mani del figlio Pio Daniele, progettista tra l’altro dei nuovi ascensori del Vittoriano a Roma. E da lui la cosca voleva la restituzione dei soldi. Usando, peraltro, modi molto spicci.

La Procura di Catanzaro ipotizza per tutti l’accusa di associazione mafiosa e concorso in autoriciclaggio, e aveva chiesto - oltre che il sequestro dell’albergo - il carcere per l’architetto e la madre, e i domiciliari per il padre, oltre che per i tre uomini della cosca accusati pure di sequestro di persona a scopo di estorsione per le continue pressioni sull’uomo. Tuttavia il gip, Barbara Saccà, ha riconosciuto i gravi indizi di colpevolezza per il riciclaggio solo a carico di Bianco, Valenzise e Vecchio. A carico di Pio Mizzau mancherebbe invece la «consapevolezza» di aver riutilizzato denaro di mafia: «È più logicamente sostenibile - è scritto in ordinanza - che l’architetto Mizzau, nel momento in cui fu nominato amministratore unico delle società create per recuperare al patrimonio familiare l’albergo “Villa Eden”, si comportò da prestanome e non da reale dominus della situazione».

In quanto al sequestro di persona, il gip ha riqualificato l’accusa in minacce: «Oggi ti conviene andare a denunciarmi alla caserma dei carabinieri - diceva all’architetto uno degli emissari della cosca -, credimi o tu o chi per te (...). Se tu oggi non vieni qua da Dominici a portarmi i soldi che mi avete rubato (...) il Natale me lo faccio in via della Lungara», cioè a Regina Coeli.

L’architetto Mizzau è dunque, allo stato, vittima dei calabresi. Tuttavia metà di quei soldi arrivati su un conto svizzero nel 2003-2004, conferma il gip, provenivano effettivamente dalla cosca dei Mancuso. E per provare a recuperarli, Valenzise (parente dei mancuso) si era rivolto al boss Saverio Razionale, un sorvegliato speciale che da San Gregorio d’Ippona aveva portato a Roma gli interessi imprenditoriali della cosca: «Mi hanno raccontato - mette a verbale un pentito parlando di Razionale - che ha anche assegni in Vaticano, nel senso che ha un conto anche in banche del Vaticano. E a Roma ha pure un’impresa edile».

Oltre che amici più o meno insospettabili come un consulente dei Parioli che si presta a fare da tramite nel recupero. «La gente più importante della Calabria, la gente importante - dice Razionale spiegando chi sono Valenzise e soci - che Milano è sua, a Roma di meno, proprio i padroni di Milano sono. Vengono un giorno qua e mi portano queste carte... “Oh Saverio, vedi tu che c’è questa cosa... è da dieci anni... Se si può chiudere in qualche maniera, chiudila tu».

Massimiliano Scagliarini

gazzettamezzogiorno

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Sono 13 gli ospedali in Puglia (su 335 in tutta Italia) che hanno ricevuto dalla Fondazione On­da,Osservatorio nazionale sul­la salute della donna e di ge­nere, il riconoscimento dei Bol­lini Rosa (fino a un massimo di 3), per il servizi del biennio 2020-2021.

Massimo riconosci­mento, con 3 bollini su 3, per l'Irccs Istituto Tumori Giovan­ni Paolo II di Bari e per l'O­spedale Casa Sollievo della Sof­ferenza di San Giovanni Roton­do. Ottimo risultato, con 2 bollini su 3, anche per il Po­liclinico di Bari, l'Ospedale Santa Maria (Bari), l’Ospedale San Paolo (Bari), la Casa di Cu­ra Monte Imperatore di Noci (Ba), l'Ospedale della Murgia Fabio Perinei di Altamura (Ba), gli Ospedali Riuniti di Foggia, l'Ospedale SS. Annunziata di Taranto, l'Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti (Ba), e la Casa di Cura Città di Lecce Ho­spital. Un bollino è stato asse­gnato, infine, allo Stabilimento Ospedaliero Di Venere di Bari e al D'amore Hospital di Taranto.

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Licenziata dai Frati Mi­nori Cappuccini della Fonda­zione Voce di Padre Pio, ma reintegrata dal Tribunale di Foggia, sezione Lavoro, con una ordinanza del giudice Monica Sgarro. Protagonista della vicenda, che forse avreb­be ispirato una novella per il Decamerone a Boccaccio, Ma­ria Grazia Dragano, difesa da­gli avvocati Marcello D’Apon­te, Stefano Martone ed Otta­vio Pannone. La sua colpa, a detta della Fondazione - così grave da renderla meritevole di perdere il posto di responsabile commerciale - sarebbe stata quella di avere indotto una sua collega A.S. ad andare a Roma il 15 dicembre 2018 per consegnare alla Casa ge­neralizia un esposto sulla re­lazione sentimentale che la collega stessa aveva intreccia­to con frate S., il quale ha oc­cupato incarichi di primissi­mo piano in seno alla Fonda­zione.

L’iniziativa di Dragano - se­condo la tesi presentata in Tribunale dai Cappuccini - sarebbe stata determinata dal rancore che nutriva verso il sacerdote a causa dello strin­gente controllo sul suo lavoro che il frate aveva deciso di at­tuare. Il magistrato Sgarro non ha, però, ritenuto che le argomentazioni difensive inoltrate dalla Fondazione Vo­ce di Padre Pio fossero ade­guate a giustificare il licenzia­mento. La decisione si poggia su varie argomentazioni.

La prima è che la scelta della donna che aveva una relazio­ne con il frate di denunciare tutto ai superiori del medesi­mo a Roma sarebbe stata una sua iniziativa autonoma, in nessun modo riconducibile all’intervento di Dragano. «Non emerge - recita un pas­so dell’ordinanza - l’esistenza di un vizio del consenso o di una causa di incapacità di in­tendere e di volere di A.S. tale da incidere negativamente nella sua libera determinazio­ne sia di recarsi a Roma sia di presentare la denuncia in or­dine alla relazione sentimen­tale intercorsa con frate S.».

Neppure ha convinto il ma­gistrato la tesi presentata dai legali della Fondazione se­condo la quale quest’ultima non sarebbe assoggettabile alla disciplina dello Statuto dei lavoratori in quanto priva dello scopo di lucro. Al con­trario, rileva il giudice Sgarra, «essa è legittimata dal suo Statuto e dalla visura camera­le a svolgere attività commer­ciali ed accessorie. Può gesti­re la commercializzazione di tutti i prodotti (libri, video, cd , statuette, immagini, foto) di­rettamente o per il tramite di terzi.

Può, inoltre, partecipare a società di capitali». Maria Grazia Dragano si appresta, dunque, a tornare nel suo uf­ficio. Ritroverà la sua collega A.S., ma non il frate che aveva una relazione con quest’ulti­ma e che, nel frattempo, si è dimesso dal consiglio di am­ministrazione.

Fabrizio Geremicca

corrieremezzogiorno

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Il corpo di San Pio è stato traslato nella vecchia chiesa di Santa Maria delle Grazie. Vi resterà per tutto il periodo invernale prima del ritorno nel nuovo santuario progettato da Renzo Piano. La traslazione in occasione del¬la partenza della madonna dì Czstochowa rimasta a San Giovanni per circa 10 giorni.
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  • La cerimonia di premiazione giovedì 28 novembre a Milano
  • I medici candidati sono stati segnalati direttamente dalle donne che hanno o hanno avuto il tumore al seno
  • 5 i criteri di valutazione: disponibilità ad interagire; ascolto attento ai bisogni; comunicazione chiara; empatia dimostrata e sostegno ricevuto

 

Luigi Ciuffreda, medico dell’Unità di Chirurgia Senologica dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, è tra i 3 finalisti della sua categoria che si contenderanno, giovedì 28 novembre a Milano, il premio Laudato Medico intitolato ad Umberto Veronesi ed organizzato da Europa Donna, l’associazione di promozione sociale nata a Milano proprio da un’idea dell’illustre oncologo milanese.

I medici candidati al riconoscimento – suddivisi nelle 4 categorie di chirurgo, oncologo, radiologo e radioterapista – sono stati segnalati direttamente dalle donne che hanno o hanno avuto il tumore al seno e che hanno espresso on line il loro giudizio unicamente sulla qualità della relazione e sull’umanizzazione delle cure, in base a 5 criteri di valutazione: disponibilità ad interagire; l’ascolto attento ai bisogni; la comunicazione chiara; l’empatia dimostrata e il sostegno ricevuto.

«Ringrazio l’IRCCS Casa Sollievo per avermi dato la possibilità di esercitare la professione di medico nella mia città natale – ha spiegato Luigi Ciuffreda – . Un grazie va anche al primario Roberto Murgo per avermi orientato fin dal mio arrivo come specializzando e per avermi supportato in tutte le fasi della mia crescita personale. Ringrazio anche i colleghi medici e gli infermieri del reparto che hanno contribuito a costituire una bella famiglia, all’interno della quale le pazienti vengono accolte con amore e dedizione.

Una donna con diagnosi di tumore al seno – sottolinea il chirurgo – è generalmente confusa e terrorizzata di perdere tutto ciò che di più caro ha al mondo. Io provo sempre a tranquillizzarla mettendola a proprio agio e mi sforzo sempre di essere chiaro, comunicativo ed empatico. Deve essere consapevole che la guarigione è possibile con un percorso terapeutico più o meno complesso, durante il quale troverà sempre la disponibilità, il supporto e l’affetto dei propri cari e di tutto lo staff ospedaliero.

 

L’umanizzazione delle cure che teorizzava Umberto Veronesi, a cui mi ispiro, non è molto diversa da ciò che disse il fondatore di Casa Sollievo della Sofferenza, Padre Pio, ai cardiochirurghi riuniti nel convegno inaugurale dell’Ospedale, nel 1956: “voi avete la missione di curare il malato; ma se al letto del malato non portate l’amore, non credo che i farmaci servano molto”».

La cerimonia di premiazione si svolgerà alle 10.30 di giovedì 28 novembre, giorno del compleanno di Umberto Veronesi, presso la Sala Conferenza del Palazzo Reale, in Piazza del Duomo 14, a Milano.

Interverranno: Emanuele Monti, presidente Commissione Sanità Regione Lombardia; Cristina Tajani, assessore alle Politiche del Lavoro, Attività Produttive, Commercio e Risorse Umane del comune di Milano; Rosanna D’Antona, presidente Europa Donna Italia; Paolo Veronesi, presidente Fondazione Umberto Veronesi; Rodolfo Passalacqua, responsabile scientifico di HuCare, direttore Oncologia ASST Istituti Ospitalieri di Cremona; Goffredo Freddi di Fondazione MSD.

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