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Convocata dal Presidente Regionale, Col. Michele Bettuelli, i presidenti delle Sezioni di Puglia e Basilicata, si sono dati appuntamento, nei giorni 24 e 25 settembre, presso il Distaccamento Aeronautico Jacotenente in Foresta Umbra, per i lavori dell’annuale Assemblea Regionale dell’A.A.A. in rappresentanza degli oltre 5000 soci di Puglia e Basilicata, iscritti nelle 42 Sezioni.

I lavori dell’Assemblea sono stati caratterizzati da una forte partecipazione che ha coinvolto quasi l’unanimità dei presenti. La relazione del Presidente Bettuelli ha toccato i temi della coesione e partecipazione attiva alla vita del grande sodalizio Aeronautico.

“Lo stop imposto dalla pandemia da Covid se da un lato ha messo in quarantena l’intero programma dell’Anno sociale 2020, non ha toccato lo spirito di comunione delle sezioni di Puglia e Basilicata che si preparano a celebrare il nuovo calendario degli eventi proposti e programmati per l’Anno sociale 2021”.

L’importanza dell’Assemblea è stata certificata dalla prestigiosa presenza degli ospiti: il Comandante Generale della Prima Regione Aerea e Comandante delle Forze Aeree da combattimento Francesco Vestito.che ha sottolineato l’alta preparazione dei piloti e del personale, la dotazione di sofisticati e innovativi mezzi per la sicurezza dei cieli e il mantenimento di pace in vari teatri del mondo.

Il Comandante della base aerea di Amendola, Col. Pilota Stefano Castenuovo, che ha tracciato un quadro operativo e strategico dell’Aeroporto alle porte di Manfredonia, una base aerea fra le più avanzate al mondo, sede operativa degli F35 e Predator. La visita alla zona operativa di Jacotenente è stata caratterizzata da un breve briefing del Comandante la 131° Squadriglia Radar, Capitano Elia Paniccia, all’ ultima generazione di Radartredimensionale e, per i nostalgici, una passeggiata melanconica negli stretti corridoi del vecchio bunker.

La prima giornata si è conclusa con una elegante cena sociale presso il rinnovato Rifugio Elda Hotel con la partecipazione del Vice-sindaco di Vico del Gargano, l’Assessore Tiziana Casavecchia, il Sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti, il Vice-sindaco e Assessore Rossella Falcone. La deposizione di una corona al monumento dei Caduti presso il Distaccamento da parte del Presidente Regionale Col.Bettuelli e del Comandante di Jacotenente, Ten.Col.Antonio Di Paola, il dibattito sulla relazione dell’Assemblea ha concluso i lavori con l’arrivederci al prossimo anno sociale 2021.

Foresta Umbra-Distaccamento Aeronautico Jacotenente

Michele Angelicchio                          

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Nell'impatto tra un'autovettura e una motocicletta, ha perso la vita il conducente di quest'ultima. Si tratta di un giovane di 31 anni, di Vico del Gargano, deceduto in ospedale.

Non destano preoccupazione le condizioni del conducente del veicolo, un 26enne trasportato all’Ospedale di S. Giovanni Rotondo.

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Un nuovo manto azzurro perfettamente rispondente agli standard di fruibilità e sicurezza, un campo totalmente rinnovato e finalmente pronto a essere calcato dalle sportive e dagli sportivi di Vico del Gargano: sono stati ultimati i lavori di adeguamento e manutenzione dei campi da tennis del paese.

“Siamo oltremodo soddisfatti dell’esito degli interventi”, ha dichiarato Raffaele Sciscio, assessore allo Sport del Comune di Vico del Gargano. “I lavori sono stati finanziati in seguito alla presentazione e all’approvazione di un progetto che ha partecipato al bando della Regione Puglia per l’adeguamento degli impianti sportivi comunali, Azione 6, Avviso E”, ha specificato l’assessore Sciscio. “Per il completamento dell’opera sono stati investiti 67.414 euro, di cui il 75% erogato dalla Regione Puglia e il 25% rinveniente dal cofinanziamento del Comune di Vico del Gargano”, ha aggiunto Raffaele Sciscio.

“Si tratta di un’opera importante perché restituisce a tutti i vichesi una struttura che alimenta la passione e la pratica dello sport”, ha dichiarato il sindaco Michele Sementino.

“Quello effettuato sui campi da tennis è solo uno dei tanti interventi di adeguamento degli impianti sportivi che il Comune di Vico del Gargano ha già messo in atto o ha già programmato per il futuro”, ha spiegato il primo cittadino. “Tra quelli già realizzati”, ha proseguito l’assessore Sciscio, “vi sono l’adeguamento della palestra comunale a servizio dei plessi scolastici e il palazzetto di via Aldo Moro.

E’ già pronto un progetto di adeguamento del campo sportivo comunale di Monte Tabor, sul quale si concentrerà il prossimo intervento su cui puntare per ampliare, potenziare e adeguare ai nuovi standard di sicurezza e fruibilità la dotazione infrastrutturale sportiva del paese, a vantaggio di tutta la popolazione e, in special modo, di quella più giovane”.

Pubblicato in Sport

in particolare voglio ringraziare i cittadini vichesi che hanno dato fiducia ai nostri candidati e quelli che li hanno sostenuti.

Il loro voto è servito a scrivere una pagina importantissima per la vita civile e democratica della nostra Regione che ha confermato il governatore Emiliano alla guida di questa bellissima terra che si chiama Puglia.

A lui e a tutti i consiglieri auguro buon lavoro; come circolo del partito democratico vichese saremo sempre al loro fianco.

Siamo orgogliosi del risultato vichese che vede Isabella Damiani prima eletta nel nostro paese; a lei va il mio ringraziamento più grande per la passione, l’energia e l’impegno civile che da sempre mette a disposizione per la causa democratica.

La Puglia ce la fa, recita lo slogan della campagna elettorale del nostro Presidente, ed io sono sicuro che sarà così. 

Il futuro è già in corso.

Nicolino Sciscio

Segretario Circolo PD Vico del Gargano

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I Carabinieri della Stazione di Vico del Gargano hanno denunciato per furto aggravato un 42enne rodiano, con precedenti di polizia, che aveva asportato dal bancone di un bar del centro vichese le monete lasciate dagli avventori come mancia per i dipendenti.

Scoperto l'ammanco, il titolare del bar aveva inizialmente pensato alla “goliardata” di qualche amico, che gli avrebbe restituito il maltolto per poi riderne insieme, ma il passare del tempo gli aveva fatto comprendere che non si fosse trattato di uno scherzo, bensì di un vero e proprio furto, e a quel punto era scattata la denuncia.

Ai Carabinieri è quindi bastato guardare le immagini registrate dal sistema di videosorveglianza dello stesso esercizio per individuare e denunciare il responsabile, peraltro cliente abituale del bar.

Il ladro, comunque, si era dimostrato meno sprovveduto di quanto non si possa pensare.

Mentre si trovava da solo al bancone a bere un caffè, approfittando di un momento in cui il titolare ed i suoi collaboratori erano impegnati nel servire altri clienti più distanti, aveva preso il salvadanaio contenente i 200 euro delle mance e, nascostolo alla meno peggio sotto la maglietta, si era allontanato, per poi tornare poco dopo a riporlo al proprio posto, questa volta pieno però di sassi, evidentemente sperando che la sostituzione, a parità di peso, potesse essere scoperta solamente giorni dopo, quelli sufficienti a che il sistema di videoripresa non rendesse più possibile la visione delle immagini, ormai sovraregistrate.

A tradirlo, la distribuzione inaspettatamente anticipata da parte del titolare del bar ai propri collaboratori di quei piccoli segni di ringraziamento lasciati dai clienti per la cortesia ricevuta, che alla fine aveva suscitato più amarezza che rabbia.

Il 42enne, oltre alla denuncia per il furto, è stato anche proposto per l’emissione nei suoi confronti del foglio di via obbligatorio con divieto di ritorno nel comune di Vico del Gargano.

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Mentre la cronaca nazionale ancora si trova a dare conto di episodi di violenza che vedono protagonisti gruppi di giovani che, a volte armati e sotto l'effetto di stupefacenti, rimangono coinvolti in risse con gravi conseguenze, i Carabinieri della Compagnia di Vico del Gargano, per scongiurare che le località turistiche del territorio non siano teatro di violenze ed illegalità, svolgono, in particolare nei fine settimana, numerosi servizi di vigilanza per la sicurezza della comunità garganica, per verificare il rispetto delle norme anticovid, contrastare il fenomeno dell’uso e dello spaccio degli stupefacenti, individuare gli illegali possessori di armi, arginare l’uso smodato di alcolici e accertare l’applicazione delle norme “salvavita” del Codice della Strada, che consentono di prevenire gli incidenti stradali e limitarne le conseguenze.

I Carabinieri, a tutela di turisti e residenti, anche nell’ultimo week end hanno vigilato in particolare sui luoghi dove si snoda la “movida”, e cioè dove è più forte il pericolo che gli eccessi portino ad un minor autocontrollo, dove gli abusi di alcolici ed il consumo di stupefacenti possono far degenerare anche delle banalità in episodi cruenti, anche per l'allarmante fenomeno, crescente tra i giovani, di portare con sè coltelli ed oggetti contundenti.

I Carabinieri di Vico del Gargano e delle Stazioni di Peschici e Rodi Garganico, sia divisa che in abiti civili, hanno quindi perlustrato le rispettive località marine dove, dopo aver individuato gli atteggiamenti sospetti di alcuni ragazzi, li hanno controllati, denunciandone poi cinque, già con precedenti di polizia, trovati in possesso di armi e droga.

Uno di questi è stato trovato in possesso di un coltello a serramanico con 9 centimetri di lama, mentre dalle tasche di un secondo è spuntato addirittura un “tirapugni” di metallo. Immediati il sequestro delle “armi” e la denuncia per entrambi. Addosso ad altri tre ragazzi, invece, sono state trovate dosi di marijuana e cocaina, mentre una donna, con precedenti di polizia, è stata sanzionata per ubriachezza molesta.

Nell’ambito della sicurezza stradale, inoltre, nello stesso fine settimana i Carabinieri hanno elevato 35 contravvenzioni, con conseguente detrazione di punti dalle patenti di guida, riguardanti l’obbligo di indossare le cinture di sicurezza ed il casco protettivo.

La posizione dei soggetti denunciati verrà valutata anche ai fini dell’eventuale sottoposizione al provvedimento del foglio di via obbligatorio dalle località dove sono stati controllati.

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Vico del Gargano può ospitare una grande opportunità di sviluppo per tutto il territorio: un corso ITS Agroalimentare della Regione Puglia.
L'80% dei diplomati ITS trova lavoro a un anno dal conseguimento del diploma!

Questo corso ITS, intitolato Local Food Digital Marketing, si pone l’obiettivo di formare Tecnici Superiori con specifiche conoscenze delle eccellenze agroalimentari del territorio di appartenenza e competenze professionali per l’implementazione di strategie di web marketing per la valorizzazione.

Al termine del percorso formativo verrà conseguito un diploma di quinto livello e molte altre certificazioni, quali ad esempio inglese IELTS e informatica, spendibili nel mondo del lavoro.

Come GAL Gargano siamo consapevoli dell'occasione straordinaria di usufruire di un corso di alta formazione professionale gratuita nel proprio territorio. Un’opportunità di crescita per chi gestisce imprese agroalimentari e vuole acquisire conoscenze e competenze per lavorare nel mondo della commercializzazione e del marketing.

INFO E ISCRIZIONI

BANDO

Per maggiori informazioni e per assistenza nelle procedure di iscrizione potete contattare il numero 320.3869243

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Un corso gratuito della durata di 2000 ore (1200 ore di lezione e 800 di stage in azienda), con lezioni distribuite nell’arco di un anno e mezzo: a fine ottobre, ma le iscrizioni sono già aperte, Vico del Gargano sarà sede del corso gratuito per “Tecnico superiore in localfooddigital marketing”. Si tratta di un’opportunità formativa e occupazionale importante, poiché diverse aziende hanno dato disponibilità ad assumere i corsisti in seguito allo svolgimento degli stage. Non ci sono limiti d’età per poter partecipare.

L’unico requisito richiesto è quello di aver già conseguito il diploma di scuola secondaria superiore. Al termine del corso, si conseguono un diploma di quinto livello (vale a dire superiore al diploma di maturità e inferiore a una laurea triennale) e diverse certificazioni, tra cui quelle relative a “lingua inglese”, informatica e privacy specialist. Il corso è organizzato dalla Fondazione ITS Istituto Tecnico Superiore Agroalimentare Puglia.

La domanda di iscrizione debitamente sottoscritta e corredata dei documenti richiesti nel bando (info e modulistica https://www.itsagroalimentarepuglia.it/corsi-its/10-ciclo-corsi-its-2020-22/tecnico-superiore-in-local-food-digital-marketing/#tab-id-2-active), dovrà pervenire all’indirizzo PEC (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) o in busta chiusa (consegnata a mano o spedita per posta ordinaria, non farà fede la data di spedizione), entro e non oltre le ore 18:00 del 9 ottobre 2020 al seguente indirizzo:Fondazione ITS Agroalimentare Puglia
S.C. 138 C.da Marangi n. 26 - 70010 Locorotondo (BA).

Il corso si pone l’obiettivo di formare Tecnici Superiori con specifiche conoscenze delle eccellenze agroalimentari del territorio di appartenenza e competenze professionali per l’implementazione di strategie di web marketing per la valorizzazione. L’esperto sarà in grado di sviluppare contenuti per il Digital storytelling di prodotti agroalimentari ottimizzando l’indicizzazione sui motori di ricerca e realizzando piani di social media marketing.

  Gli esperti formati saranno in grado, sulla base degli obiettivi aziendali e delle peculiarità dei prodotti agroalimentari, di individuare la soluzione di e-commerce più idonea alla promozione e vendita del prodotto. Sarà inoltre in grado di gestire piattaforme di commercio elettronico per il food, monitorare le fasi di vendita e scegliere gli strumenti digitali più efficaci e utili allo scopo.Il Tecnico Superiore potrà svolgere la propria professione in qualità di dipendente e/o consulente di Aziende di produzione, trasformazione e distribuzione di prodotti agroalimentari. Inoltre, l’Esperto potrà operare la propria professione in enti territoriali, consorzi di tutela, fondazioni e imprese nonché agenzie di comunicazione e marketing.

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È un fatto noto, che non abbisogna di essere ulteriormente richiamato alla memoria, come la storia dell’uomo sia sempre stata caratterizzata dall’alternarsi di periodi di carestia – spesse volte provocati dalla mancanza (o dall’eccessiva abbondanza) di precipitazioni (e in ogni caso da fenomeni prevalentemente naturali che, tuttavia, finivano per acuire le carenze delle tecniche agricole utilizzate) – seguiti da temibili “pestilenze”.

Nella maggior parte dei casi si trattava di fenomeni interconnessi, giacché alla fame, che colpiva primariamente (e prevalentemente) gli strati più poveri della popolazione, e al conseguente indebolimento dell’organismo per mancanza dei nutrienti fondamentali, subentravano forme di morbilità (per le quali si utilizzava il generico termine “pestilenza”) dal carattere epidemico che falcidiavano un numero assai considerevole di individui.

Non è scopo di questo articolo soffermarsi sul tema, di portata evidentemente troppo ampia, relativo al “nesso di causalità” unente la mortalità della popolazione, le carestie e le conseguenti “pestilenze” che afflissero la Capitanata nel corso dei Secoli.

Piuttosto, ciò che costituisce certamente un obiettivo di più facile perseguibilità, potrà essere utile soffermarsi sulle testimonianze – ove sufficientemente precise e passibili di essere contestualizzate in un quadro più ampio – che possano con sufficiente grado di precisione squarciare le tenebre che avvolgono lo svolgimento di tali drammatici fatti con riferimento prevalente a realtà locali.

Non è da porsi in dubbio, difatti, come la maggior parte degli autorevoli studi che sono stati condotti sull’argomento, abbia avuto quale oggetto principale l’analisi del fenomeno con riguardo ai centri principali del Meridione d’Italia – in primis, ma non esclusivamente, Napoli, capitale Viceregnale e successivamente del Regno delle Due Sicilie – o, in ogni caso, i centri maggiori delle singole ripartizioni territoriali.

Tuttavia, con lo scopo di introdurre un argomento che sarà sviluppato nel corso di un più ampio saggio in via di approntamento, avente a oggetto lo studio delle principali fonti sul tema (i cc.dd. libri mortuorum, vale a dire i volumi conservati presso le principali parrocchie cittadine ove venivano annotati, per anno, i morti accertati), non sarà inopportuno richiamare alla memoria una testimonianza “diretta”, rimasta sino a ora del tutto inedita, contenuta nel “Libro delle Conclusioni del Revermo Capitolo di Vico dopo esser stata eretta questa Chiesa in Collegiale, che fu li 10 Settembre 1749”, conservato presso l’Archivio della Collegiata di Vico.

Prima di far ciò, tuttavia, sarà utile fornire alcune macro coordinate, di portata più generale, atte a meglio inquadrare la tematica oggetto del presente scritto.

Come è stato ben evidenziato – uno studio particolarmente utile, sebbene non recente, è quello di G. Da Molin, Carestia ed epidemia del 1763-’64 in Capitanata, in Rivista di Storia dell’agricoltura, XVIII.1, 1978, pp. 69-112 e, ancora, con specifico riferimento alla storia locale,quello di G. Mattei, contenuto nella ben notaStatistica. Vico, in Giornale degli Atti della Reale Società Economica di Capitanata, III, 1837-1838, p.47 (ora anche in C. de Leo, La Società economica di Capitanata e la storia di Vico del Gargano.

Un inedito ottocentesco di Gianvincenzo Mattei, Foggia, 1998, p. 48)segnalatomi dall’amico Nicola Parisi–la carestia e la conseguente crisi sanitaria, i cui prodromi si ebbero già nel corso dell’anno 1763 (sebbene dal 1760 alcuni segni rivelatori già si palesavano agli occhi dei più attenti osservatori dell’epoca), lasciarono profondi segni sull’andamento demografico della popolazione, ben registrato, quantomeno per i centri di maggiori dimensioni, grazie alle testimonianze offerte dai già ricordati libri mortuorum.

Gli studi condotti sul tema, più in particolare, hanno reso palese l’oscillazione verso l’alto del prezzo del grano (come vedremo appresso), oltre alla penuria di generi sostitutivi (specialmente leguminose e granaglie in genere).

D’altro canto, è bene pure ricordare come la produzione agricola della Capitanata fosse caratterizzata da una forte tendenza alla monocultura – prevalentemente cerealicola – oltre che da colture estensive, su cui incideva, tuttavia, lo spetto del sistema “doganale” imposto sull’area pianeggiante del Tavoliere dagli Aragonesi (e fatto oggetto di profonde critiche da Michelangelo Manicone).

Il congiunto di condizioni climatiche sfavorevoli,il periodico succedersi di accidenti naturali, l’impiego di mezzi e tecniche agricole ancora arretrate, la penalizzazione delle pratiche agricole rispetto a quelle di allevamento sull’area del Tavoliere, faceva sì che ciclicamente si ripresentassero periodi di carestia – Pompeo Sarnelli, per esempio, nella Cronologia de’ Vescovi et Arcivescovi Sipontini edita in Manfredonia nel 1680, ricorda, con queste parole, una “invasione” di locuste e bruchi avvenuta nell’anno del Signore 1663: «Nel 1663. sentì la Puglia il flagello di Dio, imperocché in essa … Venne la locusta, e’l bruco senza numero … Plaga tanto più acerba che ferisce l’huomo nella gola; conciosiacché quest’insetti divorano i seminati ancora in erba, infettano le acque, e volano in tanta moltitudine, che privano gli occhi humani della veduta del Sole …» –a cui conseguiva un automatico ripresentarsi di patologie a carattere epidemico che decimavano la popolazione più debole.

D’altronde, gli stessi toni carichi di disperazione e rassegnazione, testimoni della millenaria lotta impari che contrapponeva l’uomo al corso inesorabile della Natura, si ritrovano anche nella testimonianza che verrà ora trascritta, avente a oggetto la “Grande Fame” che strinse la Capitanata, e non risparmiò del tutto Vico,tra il 1763 e il 1764.

Prima di fornire una succinta analisi della fonte de quo, conviene riportarne per intero il testo, così come si trova scritto nel Libro delle Conclusioni del Revermo Capitolo di Vico dopo esser stata eretta questa Chiesa in Collegiale, che fu li 10 Settembre 1749, foglio 37v. (l’indicazione sconta di un non perfetto riordinamento cronologico dei fogli che compongono il Libro):

«Memoria per i successori, e tutti

Nell’anno 1764 = dalli 14 febbraio sin alli 17 giugno fù una penuria tale di grano e di altri viveri, che il grano giunse à vendersi à docati sei il tomolo ed il rotolo del pane à ga (grana, n.d.r.):15 = e li legumi cioè le fave à carlini trentasei il tomolo, e ga: 15 la misura e l’altri legumi à carlini 24 e l’orzo à carli(ni) trenta il tomolo e ga :15 = la misura = e perché non si ritrovava grano li poveri stavano senza pane dieci, e quindeci giorni, e si cibavano di citrangoli e limongelle, e di erbe anche comuni alle bestie per essersi consumate l’erbe usuali agli uomini = e fù penuria tale mai intesa, né accaduta nell’anni passati, per quanto si aveva notizia dà più vecchi; à qual penuria successe una gran mortalità, in Napoli, che ne morirono dà settantamila, e nell’Abruzzo si spopolarono le terre senza restavvi (?) abbitanti, e nella Puglia in Foggia, in Lucera, e S. Severo vi fù una gran mortalità di paesani, e di altra gente che era conscesa (?) dalla montagna per mendicare = Ma la Montagna nostra ne fu riserbata mediante la protezione di S. Michele ed in Foggia il grano suo giunge à vendersi à docati dieci il tomolo, ma poi colle barche si portò da paesani il grano dà Viesti, e lo vendevano a docati quattro e mezzo il tomolo».

La testimonianza è particolarmente significativa, giacché permette di trarre, sia pure attraverso un incedere drammatico, significativi dati che contribuiscono a gettare nuova luce sulle interazioni – con specifico riguardo, naturalmente, al calamitoso evento di cui si discorre –osservabili all’interno di quel microcosmo costituito dalla comunità vichese e dai Paesi a essa limitrofi.

I dati relativi al prezzo del grano, sol per citare una prima serie di “numeri”, risultano in linea con quelli offerti da altri testimoni dell’eventoin altre zone del Mezzogiorno, oscillando essi, in ogni caso, tra i 5 e i 6 ducati al tomolo (cfr., sul punto, lo studio della Da Molin, op. cit., p. 73 e nt. 17), con un prezzo, come significativamente si apprende dalla fonte citata, chetra il febbraio e il giugno 1764 si attestava allo zenit di 6 ducati il tomolo (si tenga presente che 1 ducato poteva suddividersi in circa 100 grani e che, inoltre, 1 tomolo corrispondeva a circa 55,31 litri).

Come diretta conseguenza dell’alto prezzo del grano, ciò che è ben testimoniato dall’anonimo estensore della testimonianza, si era registrata una impennata nel costo del pane, che giunse a pagarsi, per un rotolo (corrispondente a circa 0,89 kg), 15 grana.

I costi proibitivi del principale cereale di consumo, il cui acquisto, quando ancora possibile, era divenuto troppo esoso per la maggioranza di coloro che lo utilizzavano per il sostentamento quotidiano(attraverso la trasformazione dello stesso in farina e poi in pane), aveva costretto a spostare l’attenzione su derrate di minor pregio, fave e altri legumi, i cui prezzi, tuttavia, erano saliti in conseguenza della maggior domanda.

La “catena causale”ora illustrata – scarsità di grano, aumento del prezzo di quest’ultimo e conseguente incremento nel costo del pane – aveva prodotto i propri effetti primariamente sulle classi meno agiate, tanto che «… li poveri stavano senza pane dieci, e quindeci giorni, e si cibavano di citrangoli e limongelle…», finendo essi per far ricorso al consumo di erbe «… anche comuni alle bestie per essersi consumate l’erbe usuali agli uomini».

La fonte esaminata, pur a fronte dei dati offerti, tace sul numero di cittadini periti a causa della carestia e della conseguente mortalità che ne era scaturita. Si sofferma, piuttosto, su quanto era accaduto nella Capitale del Regno – informando il lettore del fatto che a Napoli i morti erano stati 70.000 (numero che, in verità, anche in ragione della virulenza dell’epidemia di tifo esantematico che si era diffusa nella Città, non sembra lontano dalla realtà) e che l’intero Abruzzo risultava essere privo ormai di popolazione – e nei maggiori centri di Capitanata, soggiungendo:«… e nella Puglia in Foggia, in Lucera, e S. Severo vi fù una gran mortalità di paesani, e di altra gente che era conscesa (?) dalla montagna per mendicare». Tale ultima aggiunta, che pare, in verità, poco significativa, è in realtà di notevole importanza.

E infatti, dalla differenza nel termine impiegato – “paesani” e, poi, “altra gente” – deve necessariamente inferirsi come presso Foggia, San Severo e Lucera la moria aveva colpitocittadini vichesi che ivi dovevano trovarsi stabilmente per i più vari motivi. Diversamente interpretando la fonte, infatti, non si spiegherebbe, appunto, l’uso del termine “paesano” in contrapposizione alla locuzione “altra gente”, quest’ultima, come pure deve dedursi, costituita da quanti erano discesi dalla montagna – per tale dovendosi intendere l’Abruzzo – in cerca di miglior sorte (e sembra doversi qui leggere la spiegazione che l’estensore offre in merito alla precedente asserzione relativa allo spopolamento degli Abruzzi).

Ma ecco che, quando sta per concludersi, la fonte offre forse la miglior prova di quella impermeabilità verso l’esterno (e speculare permeabilità all’interno), che per molti aspetti doveva caratterizzare i rapporti tra i centri viciniori di Capitanata rispetto alle vicende del Regno.

E infatti, l’anonimo Chierico alla cui penna è dovuta l’estensione della testimonianzaqui esaminata, soggiunge: «Ma la Montagna nostra ne fu riserbata mediante la protezione di S. Michele ed in Foggia il grano suo giunge à vendersi à docati dieci il tomolo, ma poi colle barche si portò da paesani il grano dà Viesti, e lo vendevano a docati quattro e mezzo il tomolo».

Queste poche righe sono ricche di informazioni. Si apprende, primariamente, come per intercessione dell’Arcangelo Michele la Montagna Sacra – vale a dire il Monte Gargano – fosse rimasta indenne dalla carestia, tanto che in Foggia si era potuto vendere il grano ivi prodotto a ben 10 ducati il tomolo, quindi a un prezzo persino superiore a quello correntemente praticato in quel periodo (come detto, pari a 6 ducati il tomolo).

Peraltro, l’industria dei vichesi aveva fatto sì che essi potessero, per mezzo di barche, smerciare grano proveniente da Vieste, a un prezzo, 4.5 ducati il tomolo, inferiore tanto al prezzo massimo registrato in molte parti del Regno quanto, e vieppiù, al prezzo cui veniva compravenduto il grano proveniente dal Monte Gargano.

Non ci è dato sapere da dove provenisse il cereale trasportato dai nostri concittadini: se, come lascia intendere la fonte indicando la provenienza da Vieste, esso fosse di produzione locale o, diversamente, come invece parrebbe doversi dedurre leggendo la Statistica del Mattei (che lo considera di provenienza “germanica”), fosse esso stesso di ulteriore importazione.

Certamente, e ciò conferma la vitalità del tessuto mercantile vichese, vi erano cittadini in grado di commerciare per via di mare (utilizzando con ogni probabilità l’attracco portuale di San Menaio)notevoli quantità di grano, tanto da poterlo smerciare in un periodo di crisi a prezzi decisamente inferiori a quelli usualmente imposti.

In ogni caso, e al di là delle preziose informazioni sopra succintamente ricordate, non si apprende dalla fonte quale dové essere il concreto impatto sulla popolazione della “Grande Fame” che colpì Vico tra il 14 febbraio e il 17 giugno 1764.

Sappiamo solo che la penuria di grano (e di “viveri di rifugio”) venne fronteggiata dalla popolazione più debole attraverso il consumo di agrumi (grazie, come testimonia il Mattei, alle gratuite largizioni che ne fecero i proprietari dei giardini) ed erbe normalmente utilizzate come nutrimento per gli animali.

D’altro canto, la testimonianza stessa non fornisce il sia pur minimo ragguaglio circa il numero dei concittadini periti a causa della carestia. La spiegazione a tale atteggiamento potrebbe essere duplice. Da un lato, la natura di mero “ragguaglio”attribuibile all’escerto del Libro, che a fronte dell’importanza dell’evento non supera la lunghezza di sedici righe.

Dall’altro, ciò che appare più probabile, le conseguenze della fame dovettero essere ben più limitate rispetto a quanto stava accadendo nei maggiori centri abitati di Capitanata (e nel resto del Regno), ciò che peraltro è confermato dal Mattei il quale, in proposito,così si esprime: «La notissima carestia del 1764 … fu poco sentita da questa popolazione».

Ciò potrebbe dedursi, d’altronde,dalla stessa fonte. In primo luogo, il periodo assai limitato di durata nel tempo della carestiain loco–poco più di cinque mesi, dal 14 febbraio al 17 giugno 1764 – non avendosi altre testimonianze riguardanti Vico che ineriscano all’anno 1763 e ai mesi successivi al giugno 1764.In secondo luogo, la possibilità di utilizzare alimenti comunque ricchi di nutrienti – segnatamente gli agrumi – che certamente devono aver contribuito a ridurre gli effetti perniciosi della mancanza di grano. Non da ultimo, i rifornimenti di cereale provenienti dalla vicina Vieste.

È certo, comunque, come le precedenti congetture, che evidentemente hanno il conclamato limite intrinseco alla natura della fonte da cui provengono, potranno essere confermate o confutate da un attento esame, che si è in procinto di principiare, da condurre suilibrimortuorum, che potranno divenire l’unica silenziosa testimonianza di un capitolo di storia locale caduto nell’oblio del tempo.

Avv. Antonio Leo de Petris

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 Dagli ultimi dati indire emerge che l’80% dei diplomati ITS trova lavoro a un anno dal diploma. Quest’anno giovani e meno giovani del Gargano, in possesso di diploma di scuola secondaria superiore, avranno la possibilità di frequentare a Vico del Gargano un corso ITS Agroalimentare sul Local Food Digital Marketing. Il corso è gratuito, non sono previsti limiti di età e ha una durata di circa 2 anni: 1200 ore di aula e 800 ore di stage in azienda.

Si tratta di percorsi formativi professionalizzanti in cui la maggior parte delle docenze sono tenute da professionisti esperti del mondo del lavoro che trasmetteranno ai corsisti non solo il sapere ma anche il saper fare.

Il corso nasce dalle esigenze espresse dalle imprese della provincia di Foggia e si pone l’obiettivo di formare Tecnici Superiori con specifiche conoscenze delle eccellenze agroalimentari del territorio e competenze professionali per l’implementazione di strategie di web marketing per la valorizzazione.

L’esperto sarà in grado di sviluppare contenuti per il Digital storytelling di prodotti agroalimentari ottimizzando l’indicizzazione sui motori di ricerca e realizzando piani di social media marketing. Gli esperti formati saranno in grado, sulla base degli obiettivi aziendali e delle peculiarità dei prodotti agroalimentari, di individuare la soluzione e-commerce più idonea alla promozione e vendita del prodotto; sarà inoltre in grado di gestire piattaforme di commercio elettronico per il food, monitorare le fasi di vendita e scegliere gli strumenti digitali più efficaci e utili allo scopo.

Il corso in attivazione a Vico del Gargano vede la partnership di oltre 30 aziende provenienti da tutto il territorio nazionale, e anche dall’estero, che hanno dato disponibilità di accogliere i corsisti in stage e valutarne la successiva assunzione.

Al termine del percorso formativo i corsisti conseguiranno un diploma di quinto livello rilasciato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca oltre ad altri attestati, quali inglese e informatica, spendibili nel mondo del lavoro.

Per iscriversi al corso basta andare sul sito www.itsagroalimentarepuglia.it e selezionare il corso “Tecnico Superiore in Local Food Digital Marketing” con sede a Vico del Gargano.

Per maggiori informazioni e per supporto alle procedure di iscrizione contattare la referente Sabrina Pupillo al numero 3203869243 o all’indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

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