Silvestri gas
Venerdì, 03 Gennaio 2020 10:53

Regionali/ Lo scenario delle candidature. I nodi sono tutti da sciogliere. Centrosinistra a rischio scissione con la candidatura di Emiliano e il centrodestra ancora in stand-by sul nome di Fitto. Invece, il M5s non ancora pervenuto.

Archiviata la pausa delle festività di fine 2019 ed inizio 2020, in Puglia i “nodi” per le elezioni regionali della prossi­ma primavera sono ancora tut­ti da sciogliere. Infatti, sia nel centrosinistra che nel centrode­stra lo scenario delle candida­ture a governatore è ancora al­quanto confusa. Ma anche tra i pentastellati la scelta del nome da candidare a presidente della Regione si presenta ancora incerta.

A sciogliere per primo il “nodo” del candidato presiden­te sarà quasi certamente il centrosinistra pugliese con la cele­brazione delle primarie il pros­simo 12 gennaio, quando i tre concorrenti del governatore us­cente, Michele Emiliano, vale a dire il consigliere regionale Fa­biano Amati e l’ex europarlam­entare Elena Gentile, entram­bi targati Pd, ed il sociologo ba­rese Leonardo Palmisano del­la sinistra radicale, si sfider­anno nella conta ai gazebo per chi deve accaparrarsi la guida della coalizione di centrosinis­tra alle regionali pugliesi di fine maggio.

Ma il problema principale all’interno del centrosinis­tra locale non è certo quello di chi, tra i quattro nomi in cor­sa, riuscirà a vincere le prima­rie, bensì se queste ultime ri­usciranno a compattare tutte le diverse anime del centrosin­istra pugliese oppure no, con­siderato che il governatore us­cente si presenta largamente favorito nella corsa non tan­to per l’appoggio che ricever­ebbe dai tradizionali elettori di centrosinistra, quanto da quel­li di un fronte politico trasver­sale che verrebbero convoglia­ti ai gazebo soprattutto dai “grandi” elettori delle liste civ­iche di Emiliano.

Insomma elet­tori, questi ultimi, in gran parte fondamentalmente di centrode­stra che, per l’occasione, si re­cherebbero al voto delle prima­rie per scegliere il candidato presidente del centrosinistra, vanificando quindi ogni sper­anza di vittoria da parte deg­li altri tre concorrenti che in­vece possono sostanzialmente contare soltanto sul sostegno di elettori quasi esclusivamente di centrosinistra.

Una situazi­one che di fatto rende difficile, se non addirittura impossibile, la partita delle primarie per Amati, Gentile e Palmisano, che con detto handicapp competono probabilmente solo per legitti­mare la ricandidatura del gov­ernatore uscente, che invece è - come è noto da tempo - contes­tata e criticata da larghe fasce di elettorato “puro” di centros­inistra. Allora il vero rischio per il governatore uscente, Emiliano, non è di certo quello delle pri­marie, ma quello delle second­arie, dove una parte del cen­trosinistra tradizionale potreb­be abbandonarlo, costituen­do un polo civico con un can­didato governatore alternativo che sia attrattivo di molti elet­tori tradizioni di centrosinis­tra.

Ed a sostegno di tale pro­getto in Puglia potrebbero es­serci già i “renziani” di “Ita­lia Viva”, che hanno il loro rif­erimento nell’attuale ministro alle Politiche agricole del gov­erno “Conte 2”, la salentina Teresa Bellanova, ed una fet­ta non trascurabile del parti­to pugliese di Nicola Zingaretti, che soprattutto nel taranti­no, ma anche nelle altre restan­ti cinque province, conta nu­merosi adepti “anti-Emiliano” in maniera quasi viscerale.

Una situazione non molto diversa da quella che potrebbe verific­arsi nel centrosinistra pugliese si presenta nel centrodestra lo­cale, dove il nome annuncia­to per la candidatura a governatore, l’europarlamentare di Fdi, nonché ex ministro agli Af­fari regionali nell’ultimo gov­erno Berlusconi e già governa­tore pugliese negli anni 2000- 2005, Raffaele Fitto, risulter­ebbe indigesto ad una parte della sua stessa coalizione di centrodestra.

E più in partico­lare ad alcuni dirigenti leghisti pugliesi che, paradossalmente, in passato sono stati molto vi­cini allo stesso Fitto, come ad esempio il rutiglianese Nuccio Altieri ed il brindisino Rober­to Marti, che dall’eurodeputa­to di Maglie (Le) sono stati ad­dirittura, per così dire, “lancia­ti” politicamente ai tempi in cui Fitto era considerato la prote­si pugliese di Silvio Berlusconi.

Infatti, nonostante l’annuncio di qualche settimana fa da par­te della leader di Fratelli d’Ita­lia, Giorgia Meloni (alla quale - come è noto - è stata attribuita l’indicazione in Puglia del nome del candidato governatore dal tavolo di concertazione nazion­ale della coalizione di centrode­stra), del nome di Fitto per la guida della coalizione di cen­trodestra alle prossime region­ali, quest’ultimo resta ancora in stand-by perché i salviniani pugliesi hanno puntato i pie­di con il loro leader affinché in­sista con Meloni o per cambiare nome oppure per ridiscutere l’assegnazione del candidato governatore della Puglia al al­tro partito della coalizione.

E la Lega pugliese non fa neppure tanto mistero nel rivendicare a se l’indicazione del nome. Ma il leader della Lega, Matteo Sal­vini, evidentemente non è mol­to propenso a riaprire una trat­tativa nazionale già che ha visto il suo partito ottenere la guida della coalizione in ben quattro delle otto Regioni chi­amate prossimamente al voto. Per cui, prima di pronunciar­si sulle levate di scudi che al­cuni leghisti della Puglia han­no sollevato su Fitto, Salvini vorrà presumibilmente atten­dere di vedere i risultai delle regionali emiliano-romagnole e calabresi del prossimo 26 gen­naio.

E, a questo punto, anche lo stesso Fitto attende tali esiti anche se ha comunque, sia pur timidamente, cominciato una campagna elettorale in sordina contro quello che quasi sicura­mente sarà l’avversario vero da battere. Ovvero il governatore us­cente, Emiliano. L’unica certez­za che al momento si potreb­be affermare in Puglia è che alle regionali il candidato pres­idente del M5s, chiunque sarà, questa volta fungerà come un “vaso” d’argilla tra due di ferro.

E, come è noto, mentre i “vasi” di ferro anche nelle compe­tizioni elettorali si ammaccano soltanto, quelli d’argilla invece vanno in frantumi ed i cui coc­ci, però, sono assi più perico­losi quando si spargono. Infat­ti, alle regionali del 2015 i pugli­esi che si recarono al voto furo­no poco di più della metà deg­li aventi diritto (circa il 53%), alle prossime - con le premesse innanzi riportate - potrebbero essere invece ancor meno. An­che se, in verità, è ancora trop­po presto per fare previsioni di partecipazione al voto e pure di una possibile vittoria. Ma di certo ne vedremo ancora delle belle per le prossime regionali.

 

 

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