Giovedì, 14 Novembre 2019 15:48

Vieste, SQUADRA STATO al gran completo. Grassi: “mafia mette a rischio libertà di voto e libertà economica”. In tanti martedì sera per il decennale dell’Antiracket. Il prefetto: E’ in gioco la democrazia”

Antiracket lezione di Vieste a Foggia. Grasso: “roba da psicanalisti, in nessuna’altra parte d’Italia ho visto le cose del capoluogo”

Squadra Stato al completo martedì sera a Vieste in occa­sione del decennale della prima e finora unica associa­zione antiracket di Capitanata, quella della città garganica presieduta da Nicola Rosiello..

Ospiti di primissimo piano e una sala gremitissima per l’iniziati­va “La Squadra Stato”, aperta dal sindaco di Vieste, Giuseppe Nobiletti. “L’associazione antiracket ha rappresentato un me­gafono alle richieste di aiuto nei confronti delle istituzioni affin­ché intervenissero.

La Squadra Stato su Vieste sta avendo de­gli ottimi risultati e nonostante cambino gli interpreti, i risultati e la voglia di raggiungere l’obiettivo è sempre la stessa. Dopo l’esperienza fatta nell’associazione antiracket, per me e per gli amici della maggioranza, ha preso il via un percorso di ammini­strazione ispirato ai principi dì legalità e trasparenza.

Fin dal no­stro insediamento abbiamo improntato la nostra attività ammi­nistrativa sulla legalità, basti pensare alle tante iniziative alle quali abbiamo aderito: l’adesione alla SUA provinciale, la gestione dei parcheggi passata al Comune, gli sgombri di diversi immo­bili comunali, il protocollo d’intesa con la Prefettura per le nuove attività, il protocollo d’intesa con la Procura della Repubblica per gli abbattimenti".

Durante il convegno sono stati illustrati gli ottimi risultati conse­guiti dall’associazione antiracket di Vieste, un modello da espor­tare negli altri comuni della provincia, soprattutto a Foggia dove le estorsioni sono un fenomeno diffuso e il tentativo non è anda­to a buon fine.

Parole pesanti come macigni dal prefetto di Foggia, Raffaele Grassi, reduce dai commissariamenti per infiltrazioni mafiose dei Comuni di Manfredonia e Cerignola (dopo Monte Sant’An­gelo nel 2015 e Mattinata nel 2018) e da diverse interdittive antimafia.

“I diversi Comuni sciolti per mafia in Capitanata devono far riflettere sulla necessità che i cittadini si riapproprino del libero esercizio del diritto di voto, che deve essere per l'appunto libero e non condizionale. Si tratta di un valore costituzionale, è in gioco la democrazia, che va assolutamente salvaguardata", ha sottolineato Grassi.

“La pubblica amministrazione deve essere oculata nelle sue scelte, onde evitare di affidare dei lavori a imprese contigue ad organizzazioni mafiose. Deve farlo a tutela del suo buon andamento e anche questo è un valore costituzionale che va garan­tito. Gli imprenditori e i commercianti, più in generale l'intera co­munità, devono avvertire il dovere civico e giuridico di denun­ciare. Anche la libertà economica, che viene compressa da que­sta prepotenza mafiosa, è un bene costituzionalmente garanti­to. Si avverte la necessità di trovarsi su un terreno di leale collaborazione tra istituzioni e cittadini.

Lo Stato sta esercitando la propria azione con determinazione, con la consapevolezza che la mafia foggiana deve essere sconfitta. Prima o poi lo sarà, è un obiettivo. Sono numerosi i segni evidenti della forza della squa­dra dello Stato, che però chiede una rinascita e rivoluzione cul­turale, che sostenga i percorsi di legalità più avanzati. Bisogna privare del consenso le mafie, perché vivono di consenso.

Vi­vono e mangiano grazie al consenso, sia esso tacito sia esso espresso. E anche l'omertà e la rassegnazione sono consenso. Se si desidera affrancarsi dalla cappa della mafia è necessario avere la schiena dritta. Mai come in questo momento c'è biso­gno della schiena dritta, se si è in molti la paura scompare e il co­raggio prende il sopravvento".

“Quello che ho visto a Foggia io non l'ho mai visto in nessuna al­tra parte d'Italia, dal processo Medioevo alle difficoltà nel con­vincere gli imprenditori. Quando vengo a Foggia ho bisogno di uno psicanalista”, ha affermato tra il serio e il faceto Tano Gras­so, presidente nazionale del FAI.

“Il modello dell’antiracket che abbiamo a Vieste può sopravvivere ad una sola condizione: so­pravvive se si espande, se esce da Vieste e riesce ad entrare a Foggia. Voi colleghi di Vieste non potete non farvi carico di re­plicare questa esperienza a Foggia. Oggi è possibile riuscirvi, anche perché abbiamo un procuratore come Vaccaro che ci cer­ca. Non siamo noi a doverlo cercare".

Grasso ha anche portato come esempi positivi due imprenditori presentì tra il folto pubbli­co. “Il primo è il foggiano Alessandro Zito (dell’impresa di ce­ramiche AZ, ndr), uno dei pochi a denunciare in quella città. L’al­tro è Lazzaro D'Auria, imprenditore agricolo con terreni tra Cerignola e San Severo e un centinaio dì dipendenti.

E’ un impren­ditore di successo e noi abbiamo bisogno di modelli vincenti. Se proponi modelli sfigati gli altri non denunciano, D'Auria è protet­to dallo Stato ma continua a svolgere il suo lavoro con risultati eccellenti”. L’uomo era vessato dal clan foggiano Moretti, che gli chiese 200mila euro a partire dal 2015. “Siamo dei cretini se ci facciamo scappare questa contingenza fortunata della Squadra Stato, formata da queste persone”, ha concluso Grasso.

Lucia Piemontese

L’attacco

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