Martedì, 31 Marzo 2020 17:52

Perché ripristinare la bacheca con gli annunci funebri nelle vie del centro di Vieste.

Riceviamo e pubblichiamo.

Egregio direttore,

Per la moderna società affaristica viestana protesa, non solo verso un vitalismo produttivistico e consumistico, ma anche verso il controllo delle emozioni e della affettività, l'idea della morte - simbolo supremo dei limiti all'agire umano - quasi non esiste, è rimossa. Relegati i funerali in forma privata, nel chiuso dei cimiteri, dimenticato spesso il cordoglio pubblico, nei manifesti funebri di frequente si dispensa dalle visite passando subito ai ringraziamenti. La morte ha assunto a Vieste, i tratti di un evento indifferibilmente presente, ma accuratamente negato, rimosso o, ancor più gravemente, travestito da una incomprensibile e impietosa quotidianità. Così il sentimento di familiarità con la morte, tramandata a noi ultimi antichi, in questa Vieste, si è affievolita sempre di più. La "morte romantica", le ritualità e il culto che ne contraddistingue il sentimento è scomparso. La morte è diventata, oramai in tantissimi casi, a Vieste, quasi un tabù e al morente è negata finanche la verità sulla sua condizione di persona che sta per abbandonare questa vita. Anche i riti funebri si sono svuotati della loro carica drammatica e simbolica. Non di rado, sorridente ti scontri con chi ha perso la persona cara scendendo dalle nuvole. La stò facendo lunga? Vengo al dunque: quello che si chiede è che il rispetto e il senso della comunità che viene espresso anche dal semplice manifesto mortuario, resista. In fondo, la nostra cittadina è un condominio. Tutti ci conosciamo. Oggi per sapere chi è morto bisogna recarsi nelle strade periferiche, dove nove volte su dieci capiti solo in macchina. E allora perché non ripristinare, come è consuetudine anche nelle città più grandi, la bacheca con gli annunci funerari in una delle strade centrali? Vorrei, che Lei, egregio direttore, gentilmente rimbalzasse questa mia breve, all’assessore delegato o direttamente al sindaco. Mi è stato riferito che esiste un regolamento di arredo urbano cui bisogna attenersi. Quello che si chiede è una semplice bacheca in una strada di “passeggio”. Lungi dal pretendere la medesima disciplina, (appunto disciplina) che vige per le affissioni di manifesti, locandine pubblicitarie e spazi vari sui cigli delle strade. Quelli sì, ben in vista, danno l’idea del nostro arredo cittadino e soprattutto del nostro spessore culturale (sic!...). Mi si può chiosare, che è fin troppo evidente, che il lutto rigido è ormai considerato uno stato sproporzionato, che si deve abbreviare e cancellare nel più breve tempo possibile. Mi permetto, allora, di ribattere: che indubbiamente la nostra società ha spensieratamente indebolito il grande tema della morte, argomento che ha alimentato per millenni, come abbiamo studiato, lo sviluppo delle civiltà, ma attenzione, rimuovendo il pensiero della morte, arrivando finanche a banalizzarla, innegabilmente svalutiamo il dono che è la vita.

cordialità.

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