Domenica, 10 Febbraio 2019 18:00

Repubblica sbaglia ancora scoop, Landella querela il quotidiano

“Ancora una volta, purtroppo, il quotidiano La Repubblica manifesta faziosità politica ed una gravissima e dolosa disattenzione per la verità dei fatti, oltre che una totale mancanza di rispetto per le più elementari regole del giornalismo. Mi vedo dunque costretto a sporgere formale querela nei confronti del direttore responsabile del quotidiano e di Giuliano Foschini, autore dell’articolo pubblicato questa mattina sul dorso pugliese del giornale, con conseguente richiesta di risarcimento per i danni arrecati alla mia immagine ed a quella delle persone oggetto della diffamante ricostruzione giornalistica.
Innanzitutto è opportuno precisare che il lavoro condotto dal quotidiano non sembra avere nulla di giornalistico, dal momento che non consegna al lettore alcun elemento di novità rispetto alla vicenda giudiziaria sulla quale è ancora atteso il pronunciamento del Tribunale del Riesame. Ciclicamente Foschini compie una specie di riassunto delle puntate precedenti, sistematicamente privo di qualunque novità, utile solo a ricordare l’esistenza di un’inchiesta, quasi come se svolgesse la funzione di promemoria. Ma il compito di un quotidiano non dovrebbe essere quello di fornire notizie?
Nel caso del pezzo pubblicato questa mattina, inoltre, vi sono alcuni imbarazzanti errori, che si tramutano – a questo punto sono portato a credere in modo doloso – in una vera e propria attività diffamatoria. Nel titolo dell’articolo pubblicato sulla pagina web di Repubblica Bari, ad esempio, c’è scritto; “Foggia, intercettazioni dell’appaltopoli al Comune. La Procura: ‘Arrestato il suocero del sindaco’”. Il titolo di Repubblica trasforma quindi del tutto falsamente una richiesta in un fatto, con il lettore che, indotto in errore, sarà portato a credere che l’arresto ci sia stato mentre in realtà quella delle misure cautelati è per l’appunto soltanto una richiesta della Procura della Repubblica, peraltro respinta dal Giudice per le Indagini Preliminari. Ma gli errori e le diffamazioni non finiscono qui. Perché nell’articolo Foschini scrive, con riferimento alla richiesta di misure cautelari nei confronti di mio suocero bocciata dal GIP e contro la quale la Procura ha promosso ricorso, che il Giudice per le Indagini Preliminari ha ritenuto non esserci elementi sufficienti per accogliere la richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica. Una ricostruzione profondamente falsa, poiché il GIP ha escluso la sussistenza di gravi indizi di reato. In altri termini, secondo La Repubblica gli elementi probatori non sarebbero sufficienti per disporre la misura cautelare, mentre la realtà è che secondo il GIP non ci sarebbero neppure gli indizi di reato. Chiunque mastichi un po’ di cronaca giudiziaria sa bene quale sia la differenza tra le due definizioni. Dunque delle due l’una: o Giuliano Foschini non è in possesso delle più elementari competenze per occuparsi di materie così delicate, oppure la sua è una condotta dolosa, messa in atto per diffamare consapevolmente la mia famiglia ed arrecare a me un danno di immagine politica. E per non farsi mancare proprio nulla, Foschini chiude il suo articolo con un altro errore dozzinale, parlando della insubordinazione di 'un altro assessore, Raimondo Ursitti, che all’epoca aveva la delega al Bilancio'. Peccato che il consigliere comunale Ursitti non abbia mai ricoperto la carica di assessore comunale nei cinque anni del mio mandato sindacale. Anche qui mi chiedo: siamo alla totale incapacità di esercitare la professione giornalistica o alla costruzione di un doloso disegno diffamatorio? Un disegno diffamatorio che viene amplificato dalla rete, dal momento che l’articolo de La Repubblica da ore è diffuso nelle chat di Whatsapp e pubblicato da forze politiche e consiglieri comunali sulle loro pagine Facebook.
La reiterata ostinazione del quotidiano La Repubblica nell’affrontare questa vicenda senza fornire notizie ma solo ricostruzioni false e diffamatorie, mi induce a pensare che l’obiettivo vero non sia quello di informare i lettori, ma di colpire il sindaco in carica, provando artatamente a condizionare negativamente il suo consenso e la sua carriera politica, tra l’altro proprio alla vigilia delle elezioni primarie che il centrodestra ha indetto per scegliere il proprio candidato sindaco per le amministrative del maggio prossimo. Se La Repubblica intende schierarsi contro di me abbia il coraggio di farlo alla luce del sole e chiaramente, senza diffamazioni o calunnie che feriscono e che colpiscono vigliaccamente la serenità di intere famiglie. Abbia il coraggio di farlo apertamente, spiegando ai propri lettori perché, improvvisamente, nutre questa straordinaria attenzione per la città di Foggia dopo anni in cui ha letteralmente ignorato l’attività dell’Amministrazione comunale ed i tanti risultati che abbiamo raggiunto. Se La Repubblica vuole essere la quinta colonna dei miei avversari politici lo faccia dichiaratamente e la smetta di usare bugie e falsità come arma per indebolire o interrompere la mia carriera politica”.

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