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Kalena, Quale sarà il suo futuro?

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Il caso dell’abbazia di Peschici al centro del dibattito durante un Convegno Nazionale sulle aree protette svoltosi a Rodi Garganico.

«Sviluppo sostenibile in aree protette. Indicatori e modelli per lo studio e la valorizzazione del paesaggio»: è il tema del convegno organizzato dall’Università di Bari che si è tenuto nell’Auditorium “Filippo Fiorentino” dell’Itcg di Rodi Garganico. I lavori hanno preso il via con i saluti del presidente della Provincia, Carmine Stallone, di Alessandro Bianchi, presidente onorario dell’AIIA (Associazione Italiana Internal Auditors), e Vincenzo Mennella della seconda sezione AIIA; di Primiano Schiavone (in rappresentanza del Parco del Gargano). Subito dopo le relazioni introduttive del presidente della Comunità montana del Gargano, Nicola Pinto, Giuseppe Maratea, assessore alla cultura dell’ente montano garganico e Pasquale Dal Sasso-Università degli Studi di Bari, il convegno ha fatto perno sulla relazione generale e presentazione del volume «Profilo Italia». Ha chiuso Giuseppe Marinelli dell’Università degli Studi di Bari. Un convegno importante perché in esso, con grande sorpresa, si è parlato, dopo un anno di “assordante silenzio istituzionale”, del caso Kàlena.E’ stato il prof. Giuseppe Maratea, assessore alla cultura della Comunità Montana, a focalizzare il suo intervento sull’Abbazia di Peschici (FG), “caso emblematico” dell’attuale insostenibilità dello sviluppo in area Parco del Gargano. Per dovere di cronaca, è di pochi giorni fa la notizia che il comune di Peschici non ancora ha inoltrato al ministero la richiesta di esproprio deliberata dal consiglio Comunale un anno fa. C’è un’altra novità: i proprietari hanno ripresentato il progetto che prevedeva la trasformazione dell’abbazia in ostello della gioventù. La prima chiesa, quella più antica segnalata dal famoso storico dell’arte Emile Berteaux, diventerebbe la hall e la seconda chiesa, quella costruita di cistercensi, una sala convegni. Ormai manca solo il permesso dell’attuale soprintendente ai beni AA.SS. di Bari, che finora è stato sordo alla mobilitazione per salvare l’abbazia, oltre che completamente inadempiente nei suoi compiti istituzionali di vigilanza su un monumento nazionale. A questo punto chiediamo: «Quale sarà il futuro per Kàlena?».