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Intervista al giornalista e scrittore Marcello Veneziani

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«LA CIVILTA’ DEL PANE NON E’ UNA RELIQUIA MA UNA RISORSA»

Quale immagine c’è oggi del Gargano al livello nazionale?
«A livello nazionale credo che il Gargano abbia avuto negli ultimi anni un calo d’interesse rispetto al Salento e ad altre zone della Puglia. Il Gargano ha avuto una forte affermazione a livello nazionale negli anni ‘60 e ‘70. Ora è tempo che ripensi un po’ le coordinate per rilanciarsi. Ne ha tutte le possibilità e tutte le grandi risorse. Oggi è visto in parte come una forma, come dire, di deviazione ad un itinerario religioso, soprattutto quello di San Giovanni Rotondo ma anche quello di San Michele qui a Monte. In secondo luogo, per quanto riguarda il mare, invece, c’è forse oggi qualche riserva, qualche calo d’interesse, ed è su questo che bisognerebbe un po’ riflettere per recuperare».
Il rapporto del Gargano con la politica è lo stesso di tutto il meridione, un po’ statico, fissato su certi canoni, o il Gargano è un po’ più vivo, più vivace in quest’ambito?
«Mah, non so a livello politico ora che risultati significativi siano emersi qui sul Gargano. Ho l’impressione di un’area sicuramente vivace, ma che sicuramente subisce un po’, diciamo, la posizione periferica del meridione rispetto ai problemi centrali nazionali. Questo è un fenomeno che dura ormai da vent’anni, e se consideriamo che fino a vent’anni fa, o anche meno, buona parte della classe dirigente italiana era di provenienza meridionale e alcuni pugliesi, pensiamo a Formica Tatarella, e molti altri, abbiamo ora l’impressione di una caduta  in una zona di serie B rispetto ad altre regioni, altre aree Quindi c’è un problema effettivo di sottorappresentazione della Puglia in ambito nazionale».
L’economia del Gargano è passata dalla agricoltura al turismo. Parlando del pane come riferimento per una dimensione sociale in certi ambienti, noi che siamo passati dall’agricoltura, quindi da  un rapporto diretto con il pane, a trattare un’economia diversa, ad avere a che fare con i turisti e quindi con il companatico, questa evoluzione è seguita anche a livello di cultura e sviluppo sociale o siamo rimasti con la stessa mentalità e solo con un vestito nuovo?
«Sarebbe bello portare a questa nuova mentalità molti degli arnesi reali del passato. Questo è il senso vero della tradizione, che non è una reliquia ma una risorsa, e di conseguenza se si riuscisse a portare il fascino che aveva la civiltà del pane nell’attuale società sarebbe sicuramente una carta in più da giocare. Sarebbe un motivo di attrazione ulteriore per tutto il sud e per il Gargano in particolare e darebbe sicuramente un tono ed un senso a quell’idea di cavalcare la modernità attraverso un’idea più vivace della tradizione».
Per la conoscenza che ha della classe politica di destra e di centrodestra pugliese, in questi ultimi anni si è forse un po’ troppo avvicinata a una Dc vecchio stampo, dando  un’immagine di sè che forse non è più nuova e innovativa come era qualche anno fa?
«Ho l’impressione che siamo a livello nazionale alla fine di un ciclo. Ho l’impressione che i soggetti che hanno incarnato questo ciclo stiano un po’ cedendo il passo a formazioni che in parte sono nuove e in parte ricordano l’antico e di conseguenza c’è indubbiamente un ritorno di fiamma democristiano in vari settori e non soltanto nell’area del centrodestra. Questo avviene quando c’è un deficit nel presente allora in qualche modo riemerge il passato. Bene o male la Dc ha governato per quasi 50 anni di conseguenza liberarsi da questa impronta è molto difficile».
In queste ore si parla di nuovo di formazioni di centro, nè di destra nè di sinistra. C’è così l’idea di Follini dell’»Italia di mezzo». C’è spazio per queste nuove formazioni o sono solo velleità estemporanee?
«Credo che nel caso di Follini siano  fenomeni di passaggio perché o il processo coinvolge i grandi soggetti della politica o se si pensa che qualche mosca cocchiera, come Follini, possa determinare le condizioni per un ritorno al centro… la vedo un po’ difficile. E d’altra parte mi sembra comunque positivo che l’Italia abbia acquisito la mentalità del sistema bipolare, quindi dell’alternanza. Il vero problema è che non è stata riempita di contenuti questa nuova forma di bipolarismo in Italia, e di conseguenza la tentazione del centro può riemergere periodicamente ma, non saranno i Follini a determinarla».
La Puglia ha guardato a centrosinistra con Vendola. E’ uno sguardo momentaneo o un progetto di lungo termine?
«Penso che sia uno sguardo momentaneo. Ho l’impressione che, come a Bologna l’esperienza del sindaco Guazzaloca fu momentanea rispetto alla reale proiezione della città che è verso sinistra, così allo stesso modo penso che si possa dire della Puglia che è una regione tradizionalmente assestata su posizioni moderate e conservatrici, che per una serie di fattori ha scelto Vendola magari pentendosi anche nel momento in cui l’ha fatto o subito dopo. E’ stata una scelta dovuta anche alla grande efficacia politica e comunicativa di Vendola. Ma poi governare è tutta un’altra cosa».
Si riconosce nella Puglia di oggi?
«A livello politico mi riconosco alla lontana, ma mi riconosco nella Puglia reale. Mi riconosco nel pane, nei cittadini e in alcune caratteristiche dell’indole pugliese e in alcuni tratti. Mi sento profondamente pugliese anche se non mi sento profondamente rappresentato da questa Puglia».