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Pranzi “d’oro” per i funzionari regionali.

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E’ cominciato, davanti al Giudice Monocratico del Tribunale di Bari – ed è stato subito rinviato a seguito delle prime eccezioni preliminari – il processo ad una quarantina di dipendenti regionali, perlopiù segretari di assessori o in servizio presso i gruppi consiliari dell’Ente,  accusati di truffa e falso.

Secondo la ricostruzione accusatoria, impiegati e funzionari sono accusati di aver gonfiato i rimborsi spese rivenienti dalle missioni necessarie a raggiungere dalle loro abitazioni, ogni giorno, le rispettive sedi di lavoro. Quattro mesi fa, come si ricorderà, è stato il giudice delle indagini preliminari, Anna Rosa De Palo, a decidere il rinvio  a giudizio dei quarantatre impiegati e funzionari, a seguito delle laboriose indagini svolte dal Nucleo di Polizia Tributaria presso la Procura del capoluogo pugliese, coordinati dal Sostituto Procuratore, Giuseppe Carabba. Secondo l’accusa, i dipendenti provenienti dalle sedi distaccate di Foggia, Brindisi, Lecce e Taranto – impegnati in attività di missione per motivi di lavoro – pur avendo diritto ad un rimborso per pranzi e cene in alcuni ristoranti del capoluogo, avrebbero gonfiato le relative fatture con pasti completi, effettuati però solo in parte o per niente. Loro, insomma, anticipavano le spese di circa 20 euro per pasti e trasferte, che in seguito venivano regolarmente rimborsate dagli uffici finanziari della Regione sulla scorta dei documenti presentati. Documenti che però, come detto, molte volte attestavano spese fasulle, come risultato dai controlli incrociati della polizia tributaria. A far partire l’indagine sono state alcune segnalazioni anonime, ma ben informate, che hanno prima insospettito e poi messo in allarme gli inquirenti fin dalla fine del 2001, quando infine partì un’indagine che mise a soqquadro un po’ tutti i gruppi politici. Infatti le Fiamme Gialle, fin dai primi passi dell’inchiesta, provvidero a sequestrare  intere pile di documenti giustificativi di spese ed atti amministrativi presentati dai cosiddetti “missionari” regionali. In particolare l’attenzione degli investigatori fu attirata dai blocchetti di fatture attestanti le spese per i pasti in alcuni ristoratori di San Pasquale, non lontano dall’Estramurale Capruzzi o dal lungomare, che emettevano decine e decine di fatture numerate progressivamente, sottoscritte dallo stesso impiegato. Per di più nello stesso giorno. Ed infatti i controlli incrociati degli inquirenti avrebbero permesso di accertare il trucco ben congegnato, che alla fine ha condotto sul banco degli imputati quarantatrè dei sessantatrè impiegati indagati in un primo momento, assieme ad uno dei quattro ristoranti finiti anch’essi inizialmente sotto la lente della Guardia di Finanza. Secondo gli accertamenti svolti e sulla scorta della documentazione acquisita agli atti dal Pubblico Ministero, il danno all’Erario ammonterebbe ad oltre 1 milione di euro, tanto da convincere la Regione Puglia molto probabilmente a costituirsi parte civile per il risarcimento del danno, mentre anche la Sezione Regionale della Procura della Corte dei Conti avrebbe aperto un altro filone di indagine per accertare altre eventuali irregolarità contabili. Infatti, proprio a seguito dell’inchiesta penale riguardante il personale distaccato in altre sedi della regione fuori dal capoluogo, la passata giunta di centrodestra decise un unico rimborso mensile “forfetario” per le spese di trasferta. A partire dalla prossima udienza, dunque, toccherà al giudice monocratico presso il Tribunale, Eustacchio Marasco, entrare nel vivo del processo per accertare i fatti già contestati in apertura del dibattimento dal Pubblico Ministero, che ha già convinto il Gip a rinviare a giudizio più di quaranta funzionari regionali pugliesi.


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