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L´opinione: Il calcio precario dei mediocri

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In tutta Italia si stanno sciogliendo i gruppi ultras, quelli che per anni sono stati l´anima del calcio.Nel bene e nel male. E´ tutto un pullulare di comunicati che vanno in questa direzione, dall´Alto Adige fino alla punta estrema della Sicilia.

Il colpo di grazia l´ha dato il decreto anti-striscioni, che prevede norme fin troppo radicali e punitive. E´ stata la spallata definitiva a un pianeta calcio in stato comatoso e, di fatto, ormai abbandonato dal pubblico.

Si sarebbe dovuta scegliere, viceversa, la strada del dialogo almeno con le componenti sane del movimento ultras. Che, numericamente, sono prevalenti rispetto a quelle considerate deviate. Si sarebbe dovuto farlo, in nome di quella concertazione che i politici sembrano applicare solo a se stessi ovvero al mantenimento delle loro poltrone. Un gesto utile e opportuno per tentare un salvataggio estremo del calcio italiano.

Si è scelto di non procedere in questo senso. E così sia. Ora ciascuno, da una parte e dall´altra, si dovrà assumere le proprie responsabilità. Un fatto è certo, gli stadi saranno sempre piu´ vuoti.

Nelle strategie che dovrebbero sovrintendere alla salvezza del prodotto calcio, una delle principali economie del nostro paese, dominano così la precarietà e l´improvvisazione. Non esistono regole né, tanto meno, obiettivi chiari e condivisi.

Da anni si naviga a vista. In tutto, meno che nella bieca conservazione delle poltrone. Che tornano ad essere occupate sempre dagli stessi. Ultimo in ordine di tempo a risalire in sella sarà Abete. Domani, con votazione unanime (un tempo si sarebbe detto bulgara), sarà eletto nuovo presidente della Figc. E così il vecchio continua ad avanzare. Un punto sul quale le componenti federali finiscono per trovarsi sempre d´accordo.

Le cronache della terza serie parlano di somma incompetenza a livello dirigenziale, che fa purtroppo il paio con una grande arroganza. Si susseguono errori a catena e violazioni delle regole. E però latita ogni forma di dialogo con la base.

Ciò non fa che minare ulteriormente la credibilità di un´impalcatura che scricchiola ormai in modo pauroso. Nulla è peggio dell´arroganza che si mescola all´incompetenza, impedendo di vedere gli sbagli che si stanno per commettere. Che è, poi, la conditio sine qua non per procedere alle correzioni di rotta opportune.

Così il calcio è stato ridotto a uno sport precario. Eccetto che nelle teste pensanti che lo guidano e che, da lustri, sono sempre le stesse. Quelle che, nel libro dei sogni, avrebbero oggi il compito di riparare lo sfascio dilagante.

Come possa tanta mediocrità riuscire in un´impresa titanica rimane un mistero glorioso.

Sergio Mutolo – www.calciopress.net