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«ABBIAMO IL DOVERE DI PREPARARE DEI GIOVANI MIGLIORI DI NOI» [AUDIO]

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 Intervista a Giuseppe D'Avolio, nuovo dirigente scolastico del Polivalente "Fazzini" di Vieste

 

 

Barba bianca, a contorno di un viso abbronzato. Sguardo sincero, sorriso amichevole. Giuseppe D'Avolio, sessant'anni, originario di Vico del Gargano, è il nuovo dirigente scolastico del Polivalente "Fazzini". Succede a Andrea Cariglia, ora passato all'Ipssar "Mattei". D'Avolio è stato per molti anni docente al Liceo Classico "Virgilio" di Vico per poi assumere, da ultimo, la dirigenza dell'Istituto Tecnico "Del Giudice" a Rodi Garganico.

Oltre all'attiva scolastica ha svolto una lunga militanza politica nella sinistra garganica ed è stato anche amministratore comunale.

Da Vico e Rodi a Vieste, quale impressione ha avuto al primo confronto con la realtà scolastica del "Fazzini"?

«Al primo impatto ho ritrovato l'affetto, di cui spero di esserne degno, di quanti ho conosciuto qui quando nel coso degli anni Ottanta sono stato eletto nel comitato di gestione dell'Usl. Ma soprattutto sono stato tra i fondatori del Distretto scolastico per cui sono stato nella giunta e ne sono stato presidente per oltre dieci anni. Abbiamo fatto tante cose insieme alla comunità di Vieste… Colgo l'occasione per abbracciare i maestri, gli studenti, i professori che sono stati veramente nel portare il Distretto scolastico ad essere quello più importante a livello nazionale. Tra l'altro fui nominato vice presidente dei Distretti scolastici a livello nazionale. Ecco, questo affetto, questa stima l'ho ritrovata moltiplicata… Non so [D'Avolio si lascia cogliere da un attimo di commozione, ndr]… se saprò esserne degno. Me lo auguro e m'impegnerò per essere all'altezza del compito. Vieste è una capitale europea che deve vedere uomini di cultura che si mettono a disposizione, che si donano per i giovani. La collaborazione con i dirigenti degli altri Istituti, con cui sono in ottimi rapporti, sarà tale da creare progetti in rete sia per Vieste che per le altre scuole del Gargano nord. Ne ha bisogno il territorio ed abbiamo le competenze e le relazione giuste per farcela».

 

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A quali principi ispirerà la sua attività di dirigente scolastico del "Fazzini"? Quali gli obiettivi che si è prefissato?

«Fra i principi, innanzitutto la trasparenza. Tutti devono sapere e si devono assumere responsabilità. Gli studenti sanno che studiando si è liberi. Se la scuola è superficiale sarà maledetta dagli studenti perchè li ha abituati a non studiare, a non lavorare. Ritengo, invece, che qui ci sia una gioventù capace di pensare, di essere responsabili all'interno di un territorio benedetto da Dio ma purtroppo ancora troppo spesso non compreso da chi lo abita. Abbiamo il dovere di preparare dei giovani migliori di noi, In questo senso la scuola deve essere sempre aperta ai giovani. Come più volte ribadito in ambito europeo, noi abbiamo un futuro se riusciamo a creare un'economia capace di competere a livello internazionale. Questo è possibile solo e soltanto se la società della conoscenza prende piede attraverso competenze di base che devono essere una garanzia per tutti. Ecco la funzione della scuola: assicurare a tutti le "otto competenze di base". Creare una scuola al servizio del territorio significa innanzitutto impegnare ogni giorno il giovane a fare i conti con gli interessi concreti della sua vita. E gli interessi si difendono se ogni giorno si viene a scuola e si studia per 5-6 ore, si torna a casa e si fa il proprio dovere studiando altre 3-4 ore. Allora è bello vivere il tempo libero, come giovani capaci di essere liberi, pensando».

Quale messaggio si sente di dare ai genitori soprattutto come attenzione e partecipazione alle attività della scuola?

«I genitori sono, come dire, i veri proprietari della scuola. Noi siamo al loro servizio e per questo siamo pagati. Loro hanno diritto ad una scuola di qualità perchè se noi roviniamo i loro ragazzi noi roviniamo il Gargano e la sua società. Si rovinano i ragazzi quando lisi abitua ad essere superficiali, a lasciar correre, a non denunciare il malessere che c'è intorno. Dietro la "cultura" del non fare, del lasciar correre, passa la "cultura" di chi incendia, di chi distrugge, di chi impedisce di poter vivere in serenità. Abbiamo dunque il dovere di creare una cultura della prevenzione, una cultura di chi sa che innanzitutto deve saper tutelare il territorio, conoscendolo soprattutto per quello che potrà essere.  Per questo ci sono i libri, internet, la ricerca, c'è la scuola in cui s'impara non soltanto a sapere ma a saper fare ed anche, fondamentalmente, a saper essere. Il messaggio che deve entrare nelle famiglie, attraverso la partecipazione attiva, è che se c'è un tesoro che abbiamo a disposizione sono i nostri figli. E questo tesoro vale più di qualsiasi reddito, Non si parcheggia un figlio, lo si segue. Chi deve operare innanzitutto siano noi docenti che hanno come punto di riferimento non lo stipendio, che fra l'altro è il più basso d'Europa. La nostra ricchezza non è tanto avere uno stipendio migliore ma vedere i nostri ragazzi essere migliori di noi. Questo lo stiamo facendo con tante difficoltà, anche in assenza di infrastrutture. Così non è concepibile che Vieste con un liceo scientifico, con un liceo classico da far rinascere, con un istituto tecnico per il turismo, tutti questi ragazzi nel 2007 non debbono ancora avere una palestra. Ci sono delle priorità. L'Amministrazione provinciale deve fare delle scelte. Se si punta sullo sviluppo di una comunità in termini di sviluppo culturale allora è bene che ci siano le strutture, fatte in maniera degna, non come spesso accade… Le inaugurazioni sono belle, ma poi? Ho imparato negli anni che le vere inaugurazioni hanno senso quando si arriva al collaudo delle strutture e non prima solo per fare scenografia».

Quali attenzioni sono necessarie per la scuola?

«Per le varie necessità della scuola ci devono essere vicini i genitori, l'Amministrazione comunale. Noi siamo al servizio del progetto complessivo della scuola sul territorio. Non va dimenticato che, come da indicazioni dell'Unione Europea, bisogna portare l'85% della popolazione ad avere un titolo di studio superiore, una quota da cui qui da noi siamo lontanissimi viste le indicazioni di "Lisbona 2000 "che vorrebbe si raggiungesse quell'obiettivo entro il 2010. Spesso qui da noi la scuola non viene vista come il momento in cui, nel corso della vita, si realizza la diffusione e l'approfondimento culturale. Bisogna diffondere l’attitudine al "long life learning", di imparare cioè lungo tutto l'arco della vita, anche perchè i saperi sono in continua mutazione ed evoluzione. Rinnovarsi è una necessità e rinnovarsi significa anche godere del piace di vivere».

Antonio Troia


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