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Market’s place contro i rincari

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Grande successo per i punti di vendita di imprenditori agricoli che commercializzano prodotti di stagione e soprattutto locali. Il caso Taranto come apripista

A detta degli esperti, ma anche dei molti consumatori che almeno un paio di volte a settimana vi si recano, saremmo di fronte ad un vero e proprio cambio di passo nell’acquisto dei prodotti agroalimentari, con riverberi positivi sull'andamento dei prezzi e sulla qualità delle merci. Parliamo dei cosiddetti Farmer's market, cioè di quei punti vendita caratterizzati dalla presenza di imprenditori agricoli che commercializzano prodotti di stagione e soprattutto locali, e che a breve potranno sbarcare direttamente all’interno delle nostre città, consentendo risparmi compresi almeno tra il 20 e il 30%.
Il fenomeno, ricordano da più parti, non è italiano, anzi, proprio all’estero starebbe facendo segnare un forte incremento, a partire dagli Usa – ricorda la Coldiretti – grazie ad un tasso di incremento del 30% negli ultimi 5 anni, arrivando a sfiorare le 4mila unità, spesso anche all’interno di grandi aree metropolitane; o in molti Paesi del Vecchio Continente, a partire da Francia e Gran Bretagna, dove, in quest’ultimo caso, il fatturato locale dei 450 Farmer's market ha raggiunto un giro d’affari annuo di 264 milioni di euro, riuscendo a coinvolgere circa 15 milioni di consumatori. In Italia lo sviluppo dei Farmer's market prende le mosse nella Finanziaria 2007, in particolare grazie all’articolo 1 comma 1065 della legge 296 del 2006. Per la loro entrata a regime si attende però il via libera a un decreto del Ministero delle Politiche Agricole (non ancora pubblicato sulla Gazzetta ufficiale), con natura non regolamentare per la promozione e lo sviluppo dei mercati riservati agli imprenditori agricoli. Già passato al vaglio della Conferenza Stato-Regioni, il testo del Mipaaf contemplerà vari aspetti, tra cui la possibilità di realizzare i mercati sia su aree pubbliche che private, e l'autorizzazione dei Comuni (su richiesta di differenti soggetti, tra cui le associazioni di categoria), «sulla base di un disciplinare di mercato che regoli le modalità di vendita allo scopo di valorizzare la tipicità e la provenienza dei prodotti». Nei Farmer's market potranno operare imprese con sede nel territorio regionale e fornite dei requisiti di cui all’articolo 4 della 'Legge di orientamento'. I prodotti dovranno provenire dalle aziende interessate o dalle imprese dei soci imprenditori agricoli nel caso di società, “anche ottenuti a seguito di attività di manipolazione o trasformazione”. E tutto ciò grazie anche ad una forma di tassazione inserita in ambito agrario, a condizione che le merci vendute provengano in maniera prevalente dall’azienda di proprietà dell’imprenditore agricolo.
In ogni caso, al momento è già attivo nel nostro Paese un drappello di agricoltori che, in vari capoluoghi dello Stivale, opera nell’ambito di questi di mercati. Una delle prime esperienze di Farmer's market permanenti, ricorda la Coldiretti, risale al maggio 2005 e la si deve all’opera di un gruppo di agricoltori che hanno aperto un’attività nel centro di Taranto, che offre prodotti stagionali del territorio, come frutta, verdura, miele, formaggi, uova, vino e olio prodotti nelle aziende. Positivo il giudizio della Coldiretti: «favorire nelle città l’apertura di mercati gestiti direttamente dagli imprenditori agricoli risponde – spiega il presidente Sergio Marini – alla crescente domanda dei consumatori di ridurre le intermediazioni, combattere la moltiplicazione dei prezzi, assicurarsi prodotti di qualità, limitando allo stesso tempo l'inquinamento ambientale». Con questi nuovi strumenti di vendita, ricorda, si potrebbe raggiungere fino al 15% del mercato alimentare, e questo perché «c'è un segmento crescente di mercato che, su scala mondiale, vuole acquistare prodotti freschi, naturali, del territorio, che non debbono percorrere grandi distanze con mezzi inquinanti e subire i lunghi tempi di trasporto prima di giungere sulle tavole».


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