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Comunità Montana del Gargano bloccata, dirigenti in agitazione

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Le federazioni provinciali di Cgil-Cisl-Uil che hanno proclamato lo stato di agita­zione per "condotte persecutorie e an­tisindacali" da parte della presidenza  mantengono ferma la loro posizione. Infatti, neppure la riunione tra sin­dacati e presidente, tenutasi martedì scorso, è servita ad ammorbidire toni e contenuti. Anzi, Cgil-Cisl-Uil hanno fortemente contestato la posizione sia del presidente, Nicola Pinto, che del sindacato dei dirigenti degli enti lo­cali. Il prossimo incontro tra le parti si dovrebbe tenere, a quanto pare, a fine mese. Sempre più complicata, dunque, la situazione alla Comunità montana del Gargano. Nulla di nuovo per quanto riguarda l'attività dell'ente che resta bloccata, e ciò da mesi. Un'inerzia che non fa certamente bene a nessuno, an­cor meno alle tredici comunità gar­ganiche che fanno parte dell'ente mon­tano, le quali avrebbero bisogno di ben altro e non assistere ad una contrap­posizione che determina, come ricor­davamo, il blocco completo dell'atti­vità politica e amministrativa. Quando cesserà tutto ciò è difficile fare qualsiasi previsione. Restano dati oggettivi che riguar­dano la posizione del presidente dell'ente, Nicola Pinto, che oggi può contare su una conferma "certificata" dal voto dell'Organo rappresentativo di qualche settimana fa, ma non suf­ficiente, evidentemente, a dare con­tinuità all'azione amministrativa per via delle forti tensioni in atto. Il perchè è nell'anomala situazione determinatasi a seguito della mancata presa d'atto del Consiglio dell'Ente del­le nomine dei nuovi rappresentanti dei quattro Comuni (Monte, Rodi, Ri­gnano e Vico) che si sono insediati lo scorso maggio. Pinto ha tirato fuori un parere dell'Ufficio legislativo regiona­le che definisce corretta la sua posi­zione, nel momento in cui non mette ai voti la presa d'atto delle nuove nomine, in assenza del deliberato del Comune di Carpino che, a tutt'oggi, non ha in­dicato i propri tre rappresentanti in seno all'Ente. "Casus belli" che, pra­ticamente, ha fatto sì che l'Organo rap­presentativo restasse cristallizzato. La presa d'atto, infatti, avrebbe potuto de­terminare nuovi equilibri politici, non solo, ma anche esposto il presidente Pinto a una possibile non riconferma, in quanto a quel punto, sarebbero ve­nuti fuori gli appetiti di quanti aspi­rano al vertice dell'Ente. Se a tutto ciò si somma la tensione tra presidente e struttura burocratica il quadro è com­pleto.


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