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Aldo Ragni, primarie comunque

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Gentile Direttore,

alla vigilia dell’assemblea costituente di Milano il Suo giornale ha ospitato alcune mie riflessioni sul Partito Democratico

Ho letto e sentito diversi commenti alle stesse rispetto ai quali  mi pare di poter dire che sia stato lo stesso Walter Veltroni a fornire alcune indicazioni molto chiare nel suo discorso di insediamento dell’assemblea costituente.

Due in particolare.

La prima è che il Partito Democratico ha assunto la decisione di sottoporre al vaglio delle primarie la designazione per tutte le cariche elettive: sindaci, parlamentari, presidenti di provincia e di regione.

La seconda è la decisione di accelerare la strutturazione del Partito Democratico sul territorio in questo modo: il 24 novembre in ogni provincia gli eletti nelle assemblee costituenti regionale e nazionale eleggono il Coordinatore provinciale; entro il 30 novembre dovranno essere costituiti i gruppi consiliari del Partito Democratico in tutti i livelli istituzionali; il 23 dicembre si eleggeranno i coordinatori cittadini richiamando il popolo delle primarie.

Sulla scelta del segretario provinciale mi pare che il metodo scelto, sul quale ho già avuto modo di esporre le mie perplessità, escluda che il coinvolgimento sia limitato ai soli delegati facendo intendere una sorta di designazione.

Ma ciò che mi affascina di più in questo momento è questa idea del “partito dei cittadini” dove più che le tessere conterà la partecipazione.

La sfida che abbiamo ora di fronte, quindi, è quella di rendere la maggior parte di quegli oltre tre milioni e mezzo di cittadini dei partecipanti all’attività del PD riconoscendo anche ai non iscritti il diritto di decidere sulle sorti del nuovo partito.

Detto questo, io penso che non ci sia alcuna contrapposizione tra il partito dei cittadini ed il tesseramento.

Perché resta comunque un punto delicato sul quale non c’è stata chiarezza: quale sarà la sede dove si discute e si prendono le decisioni? È evidente che non tutto può passare dalle primarie.

Vi confesso che questa idea di un partito senza gli iscritti mi sfugge, mi pare un non sense.

Ma tornando alle primarie l’elezione con voto diretto e popolare del leader nazionale del PD ed i leader regionali è stata una grande prova di democrazia che forse ha funzionato meglio del previsto.

Ed è proprio per questo che si è scelto di ricorrere alle primarie per l’indicazione a tutte le cariche elettive più rilevanti.

Questo capitolo ci riguarda molto da vicino visto che in primavera in Capitanata si terranno le elezioni provinciali.

Tradotto significa che il Presidente della Provincia non sarà ricandidato a quella carica solo perché presidente uscente.

Il coordinamento provinciale del PD ed il suo leader avranno quindi come primo punto all’ordine del giorno la preparazione dell’appuntamento amministrativo della prossima primavera.

Dirà il Partito Democratico di Capitanata con la stessa chiarezza utilizzata a Milano da Veltroni che il candidato presidente del centrosinistra sarà scelto attraverso le primarie? 

 

Aldo Ragni


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