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LA NOTTE DI TUTTI I SANTI I MORTI TORNANO IN VITA SUL GARGANO

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La notte di tutti i Santi a Rignano Garganico, San Marco in Lamis e San Giovanni Rotondo la si festeggia a cena con i… defunti. Stando, infatti, ad una antica credenza popolare, tuttora rispettata dai garganici più anziani, la sera tra l’1 e il 2 novembre di ogni anno i morti ritornerebbero dall'oltretomba per dedicarsi a tavolate imbandite in loro onore, stracolme di ogni genere di delizia culinaria.

Pane, olive "interrate", scarpedde, musciska, caciocavalli, caciotte, salumi, patate lesse, melograni, melocotogne, diavolacci, pastarelle, taralli e vino a volontà facevano e fanno da contorno a ricchi piatti di fumanti orecchiette e strascinate al sugo. Questo accadeva e accade sia nelle famiglie più ricche, che in quelle più povere. Tale usanza, dicevano, è tutt'oggi in voga, anche se, col passare dei lustri e con l'acculturamento progressivo della popolazione, sta lentamente scomparendo. L'idea di "ringraziare" i morti e offrire loro in segno di suffragio beni culinari, aveva ed ha un duplice scopo: per prima cosa lo si faceva per conquistarsi la benevolernza delle "anime" dei defunti, al fine di scongiurare eventuali "ritorsioni" notturne; poi per essere più vicini ai propri cari scomparsi (e magari, per i più fortunati, rivederli in persona). Le "ritorsioni", se non si preparava e non si prepara il banchetto serale, stando a quanto raccontano gli anziani del posto, possono essere di vario tipo: si poteva e si può ricevere una tirata o persino il taglio dei capelli, uno schiaffo o uno sputo in pieno volto, la distruzione di soprammobili o di oggetti ornamentali. C'è pure chi parla di intasature improvvise delle fogne. Ma la paura più grande è che i defunti si presentino a chiedere cibo nel pieno del sonno, con tutti i rischi e i danni per coronarie poco resistenti. Se a ciò aggiungiamo dicerie e favole di paese, il quadro si fa più ampio e grottesco. Si narra, infatti, di chi, approfittando del momento, abbia chiesto ai defunti perfino i numeri per vincere al lotto (nella chiave moderna al Superenalotto), di anziani finiti in ospedale per curare seri danni al cuoio capelluto (la tirata dei capelli), di denti rotti da schiaffoni troppo violenti. Tale usanza e tali timori sono stati raccolti di recente in una apposita pubblicazione su tradizioni, usi e costumi del paese, edita dalla Regione Puglia e curata dagli alunni della Scuola Media "Don Bosco" del posto. Nel volume si parla anche di un'altra tradizione riscoperta di recente: "L'aneme de 'lli murte". Il pomeriggio di tutti i Santi, giovani e adulti (oggi lo fanno solo i ragazzini), si riunivano e si riuniscono in gruppo per girare le vie del paese allo scopo di raccogliere quante più prelibatezze possibili. In passato, ci si incamminava, soprattutto tra la prima e la seconda guerra mondiale, a dorso d'asino e con una bisaccia, intonando canti e strofe in dialetto garganico. Quello che si raccoglieva, in genere dolci, frutta e prodotti dell'orto, lo si divideva in serata tra tutti. Era un modo come un altro per far festa e passare qualche ora di spensieratezza assieme. Oggi biscotti, pane, fave e patate hanno fatto posto a caramelle, cioccolatini e gommose di ogni colore e gusto (quelli più furbi chiedono solo centesimi di Euro o Euro interi, utili per la ricarica del telefonino), e l'anima dei morti è divenuta sempre più l'anima di Halloween. Ancora, i cari scomparsi sono stati lentamente soppiantati da streghe e pinocchi malefici di Holliwoodiana memoria, a dimostrazione che la Tv e il Cinema stanno inesorabilmente globalizzando in negativo la vita dei più giovani, a danno soprattutto delle tradizioni e delle usanze locali. Sul Promontorio, per fortuna, anche quest'anno saranno imbandite tavole e preparate delizie per chi non c'è più. E chissà se qualcuno riuscirà ad azzeccare la cinquina o la sestina al Superanalotto!

 

Angelo Del Vecchio


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