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Vieste – DON GIUSEPPE CLEMENTE E’ IL NUOVO PARROCO DELLA «SANTA CROCE»

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C'era una grande folla, fra viestani ed una folta rappresentanza di peschiciani, domenica scorsa 28 ottobre per l'avvicendamento alla guida della Parrocchia della Santa Croce. Oltre alle autorità ecclesiastiche, guidate dal vescovo mons. Domenico D'Ambrosio, c'erano i due primi cittadini di Vieste e Peschici, Ersilia Nobile e Franco Tavaglione, con i rispettivi gonfaloni, a testimoniare il valore non solo strettamente religioso della cerimonia ma anche quello civile di due comunità che si trovano nell'occasione ancor più legate. (foto a destra: Marco De Leo). A suggellare questa intesa sacra e civile c'era dunque il passaggio del testimone fra il parroco uscente don Lorenzo Bua, da cinquant'anni alla guida della Santa Croce, ed quello entrante don Giuseppe Clemente, proveniente da un'attività pastorale di 35 anni alla Chiesa Madre di Peschici, dove era arrivato dopo appena venti giorni dall'ordinazione sacerdotale, ed anche di insegnamento a scuola e presso l'Istituto di Scienze Religiose di Manfredonia.

 

Sulla vicenda del suo passaggio alla guida della parrocchia viestana, don Giuseppe ha voluto fugare ogni dubbio. «Non vorrei che Vieste pensasse che sono venuto qui contro voglia. — ha tenuto a sottolineare — Quando il vescovo mi ha proposto questa parrocchia ho detto subito sì».
Non ha mancato però di rilevare le difficoltà per la comunità di Peschici nell'accettare la decisione del vescovo. «Peschici faceva fatica a pensare che io potessi andare via e nella rabbia talvolta si dicono cose che non è giusto dire. — ha spiegato — Io sono andato a Fatima la settimana scorsa proprio per caricarmi di serenità. Quando sono rientrato speravo e pensavo che tutto quel caos fosse finito e invece nel vedere che forse era peggiorato, ho avuto domenica scora, la sera, un attimo di paura nel pensare: come vado a guidare una comunità se non mi libero da questa amarezza? Pensavo anche al vescovo, non era giusto che io partissi senza che si chiarisse che da parte mia c'era un grande affetto verso di lui».

 

L'allontanamento di un parroco per una piccola comunità come quella peschiciana può essere vissuto come un traum, visto anche l'attaccamento della città di Sant'Elia al suo sacerdote. «Tutto quello che era successo a Peschici — ha infatti evidenziato don Giuseppe Clemente — lì l'hanno spiegata non come una ribellione al vescovo ma per far capire a me che dopo tanti anni era difficile per loro questo distacco, perché li ho voluti bene e loro volevano evidenziare che mi vorranno sempre bene anche se vado via. Questo mi ha ridato serenità e mi ha portato qui a lavorare, come ho fatto per 35 anni a Peschici, con entusiasmo, cercando di entrare in tutte le case. L'affetto che Peschici mi ha dimostrato nasce dal fatto che non mi sono chiuso in chiesa ma sono entrato in casa di ognuno dei miei parrocchiani, ma anche al di là della parrocchia Chiesa Madre… perchè ero diventato un punto di riferimento…. bontà loro. Posso assicurare che non mai trascurato nessuna famiglia in tutti i momenti, soprattutto in quelli difficili che hanno dovuto affrontare».
A testimonianza della ritrovata serenità, al termine della cerimonia religiosa c’è stato un lungo abbraccio fra don Giuseppe Clemente ed il vescovo. Nell’omelia il nuovo parroco, nel ringraziare il suo predecessore don Lorenzo Bua per la lunga e proficua attività svolta, ha voluto sottolineare un altro segno a testimonianza del legame che manterrà con Peschici.
Nella chiesa della Santa Croce c’è, infatti, una statua lignea di Sant’Elia profeta straordinariamente simile a quella del patrono di Peschici, unico caso sul Gargano.
Come dire, un cammino di testimonianza di fede che memore del passato si rinnova nel presente, per due popolazioni che si ritrovano sempre più accomunate.


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