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Cagnano Varano, clamorosi retroscena dopo il duplice omicidio di sabato scorso.

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Non è più una questione di vendette, ma si litiga per il business- Faida Gargano, sangue per gli affari.

Non è sangue di pastori. «La faida del Gargano è diventata mafia a tutti gli effetti. Non si spara più soltanto per le pecore o per l´onore: questo è sangue di affari». Grossi affari, dicono gli investigatori: il controllo del mercato delle estorsioni in tutta la zona. E l´aggiudicazione di un maxi appalto, decine di milioni di euro. C´è un nuovo sfondo al duplice omicidio di sabato pomeriggio a Cagnano Varano: Michele Cursio e sua moglie Giuseppina Frattarolo non sono stati uccisi soltanto per una questione di vendetta. I loro due cadaveri non sarebbero soltanto una risposta di onore e di orgoglio nell´ambito della faida più sanguinosa d´Italia, quella che vede in guerra da una parte la famiglia Ciavarella e dall´altra la Dimonte-Tarantino: ventuno morti in ventisei anni, quattordici negli ultimi sei, l´ultimo cadavere, quello di Michele Di Monte, caduto a terra il dodici settembre scorso. Ecco, l´omicidio di Cursio e di sua moglie, esponenti della famiglia Ciavarella, non sarebbe soltanto una risposta all´assassinio di Di Monte. Cursio non è stato scelto a caso come vittima, dicono gli investigatori: era un esattore spietato della famiglia Ciavarella, l´uomo del racket, condannato a quattro anni per mafia e messo fuori qualche mese fa dalla Corte d´Appello, in attesa della sentenza definitiva. L´esecuzione sua e di sua moglie potrebbe essere un segnale chiaro, preciso, dato dalla mafia ai Ciavarella. Una questione di estorsioni o appunto un segnale nell´ambito dell´appalto milionario che le due famiglie si starebbero contendendo. La vendetta comunque ha il suo ruolo in questa storia. Conta, rappresenta «un´accelerazione al regolamento di conti» dicono gli investigatori e i Carabinieri del nucleo provinciale di Foggia che stanno coordinando le indagini. Cursio a settembre era stato controllato dalla Polizia nell´ambito dell´omicidio Di Monte: lo stub aveva però dato esito negativo, non era stato lui a sparare. Non era stato lui nemmeno, per lo meno questo sostiene la giustizia italiana, a ordinare gli omicidi di Daniele Scanzano (ammazzato a San Nicandro il 16 marzo del 2003), Antonio Daniele Graziano (giustiziato a Cagnano Varano il quattro maggio del 2003) e Antonio Vocino (San Nicandro, 3 settembre 2003). Per questo reato, infatti, Cursio è stato processato e assolto. In primo grado. Il pm che ha coordinato tutte le indagini sulla mafia del Gargano e in particolare sulla faida di San Nicandro, Domenico Seccia, non crede alla sua estraneità: per lui Cursio era tra i mandanti di quegli omicidi, «ci sono prove schiaccianti» dice, e per questo ha fatto ricorso in Appello.Probabilmente d´accordo con la tesi di Seccia sono anche i Di Monte e i Tarantino. I Di Monte soprattutto. Sono loro i sospettati numeri uno dell´ultimo omicidio: nelle ultime ore i Carabinieri hanno effettuato una serie di stub, per il momento però non c´è nessun fermo. La dinamica dell´omicidio invece ormai è chiara. Marito e moglie ieri stavano tornando a Cagnano Varano a bordo della loro vettura quando, sulla strada provinciale, percorso obbligato per tornare in paese, hanno incrociato una vettura e una motocicletta. Gli occupanti dei veicoli hanno cominciato a sparare e otto colpi di fucile a canne mozzate hanno raggiunto le due vittime. La donna è stata colpita al torace e al volto. L´uomo al volto. Due pallottole in faccia, come ammazza la mafia.


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