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S. Menaio, allaccio fogne chiuso il contenzioso con una sentenza della Cassazione

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Con la sentenza emessa dalla Corte Suprema di Cassazione (a sezioni unite) si chiude, definitivamente, il con­tenzioso tra il Comune di Vico del Gargano e circa cinquecento proprietari di immobili ubicati a San Menaio i quali avevano ri­tenuto illegittimo il pagamento (poco meno di mille euro), richiesto dall'amministra­zione comunale per l'allaccio alla nuova rete fognante.La Corte di Cassazione ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali, liquidate in complessivi 3600 euro, oltre le spese generali e gli ac­cessori previsti dalla legge. I fatti.L'ex sin­daco di Vico del Gargano, Pierino Ami­careli, emanò un'ordinanza che subordi­nava l'allaccio alla fognatura da parte dei proprietari di immobili a San Menaio e a quanti esercitano un'attività commerciale, al pagamento di una somma dovuta per recuperare il cinquanta per cento del costo delle opere della rete fognaria, anticipato dal Comune, e che gli amministratori ave­vano ritenuto giusto far carico sui bene­ficiari del servizio. Il pagamento venne ef­fettuato dalla stragrande maggioranza dei proprietari, tant'è che nelle casse comunali entrarono circa un milione e duecentomila euro.Ricorso al Tar.Poco meno di seicento, invece, coloro che scelsero la strada del ricorso, prima al Tar Puglia, poi al Con­siglio di Stato, infine, in Cassazione.II Tri­bunale amministrativo regionale riconob­be che non c'era alcun obbligo da parte dei proprietari del pagamento della quota di allaccio alla nuova rete.Sindaco e maggio­ranza ricorsero al Consiglio di Stato perchè – spiegarono -la sentenza del Tar è "ingiusta e lesiva degli interessi dei cittadini di Vico del Gargano, ma anche per correggere un'azione amministrativa e contabile ere­ditata dalla precedente giunta e maggio­ranza".II Consiglio di Stato -Accolse il ri­corso del Comune riconoscendo, così,fob­bligo del versamento della quota di euro 973,21 (per i proprietari di abitazioni), men­tre per i gestori di esercizi commerciali e ricettivi, stabilimenti balneari, il costo era stato definito secondo altri parametri. Il Consiglio di Stato valutò anche infondata l'eccezione di "improcedibilità -per soprav­venuta carenza di interesse" – presentata dai legali dei proprietari al momento della discussione in sede dibattimentale perchè – scrivevono i magistrati – nel dispositivo della sentenza- ciò "è possibile esclusivamente a seguito di una modificazione della situa­zione di fatto o di diritto esistente al mo­mento della domanda, tale da rendere certa e definitiva l'inutilità della sentenza".
Inoltre, infondata anche quella che i pro­prietari avevano valutato come "irragio­nevole differenziazione fra l'ammontare del contributo fissato per le utenze della frazione di San Menaio e il diverso am­montare del contributi fissato per il ca­poluogo del Comune". Invece, per il Collegio giudicante "Il com­plesso normativo vigente, non solo fa sì che Comuni possano prevedere legittimamente un contributo per l'allacciamento degli sca­richi alla fognatura pubblica", ma anche che possano essere richiesti pagamenti dif­ferenziati e diversi, da luogo a luogo". Infine, diversamente da quanto sostenu­to dai legali dei proprietari, il "contributo per oneri di urbanizzazione non può – spie­gavano i magistrati- conglobare il rimborso delle spese di impianti e lavori, che il Co­mune, a costruzione ultimata, deve esegui­re per collegare il fabbricato alla rete fo­gnaria o agli altri servizi pubblici dei quali il proprietario intende fruire, in quanto tali interventi non sono qualificabili opere di urbanizzazione, non trasformando il ter­ritorio, ma si inseriscono successivamente, nell'ambito di un'edificabilità già conse­guita, per consentire il godimento delle re­lative infrastrutture".
Francesco Mastropaolo


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