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Apricena, a proposito di “quel mutuo fantasma”

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Ricordate la vicenda del «mutuo fantasma»? Era il giugno del 1994, quando sono finiti alla sbarra, con l’accusa di bancarotta fraudolenta, il presidente, Angelo Raffaele Bonanno, ed il direttore generale, Vincenzo Cardella, della ex Banca Popolare di Apricena (incorporata, nel 1989, dalla Popolare di Milano).
L’accusa riguardava la «distrazione» di un mutuo di circa 4 miliardi e mezzo delle vecchie lire, erogato, nel 1985, all’industria marmifera “F.lli Masselli” di Apricena dal Mediocredito Regionale della Puglia per nuovi investimenti produttivi. Il finanziamento prese altre vie e, di fatto, causò il fallimento della “Masselli Marmi”, che, all’epoca, dava lavoro a circa 130 dipendenti.  
A far venire a galla l’intricata vicenda fu Michele Masselli, socio della “Masselli Marmi”, le cui denunce, prima archiviate e poi accolte, indussero gli organi inquirenti di Lucera a spiccare ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei vertici della ex Banca Popolare di Apricena. Iniziò, quindi, il processo penale, che ha avuto un cammino a dir poco singolare. Nel maggio del 1999, arrivò la prima sentenza del tribunale di Lucera nei confronti del presidente della ex Popolare di Apricena, Angelo Raffaele Bonanno, condannato a 4 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta ed altro. Nei confronti di Vincenzo Cardella, nel frattempo deceduto, venne, invece, pronunciata sentenza di non luogo a procedere per intervenuta morte del reo. Questa sentenza venne poi annullata (nel 2001) dalla corte di appello di Bari per un vizio di forma. A partire dal 2002, si celebrò il nuovo giudizio di primo grado, che sfociò, nel marzo del 2003, in una seconda condanna di Angelo Raffaele Bonanno ad anni 3 e mesi 6 di reclusione, per gli stessi fatti. Anche questa seconda sentenza del tribunale di Lucera venne annullata, nel gennaio del 2006, dalla corte di appello di Bari per un altro vizio di forma. Le carte processuali ritornarono, per la terza volta, a Lucera per la celebrazione del giudizio di primo grado.  Siamo nel 2007, a distanza di ben tredici anni dall’avvio delle indagini preliminari. Dopo un celerissimo processo (durato appena 8 mesi), il Collegio penale  di Lucera (presieduto da Filomena Mari; giudici a latere: De Palma e De Franco) lo scorso 3 dicembre ha pronunciato la sua terza sentenza sulla vicenda. Questa volta, però, di assoluzione nei confronti dell’ex presidente della Banca Popolare di Apricena, Angelo Raffaele Bonanno, nonostante che il pubblico ministero di Lucera, Pasquale De Luca, avesse chiesto la condanna del predetto ad anni 4 e mesi 6 di reclusione. Indignato e costernato l’imprenditore apricenese Michele Masselli. «Che la giustizia in Italia sia molto imprevedibile, lo sappiamo tutti. Ma che un tribunale pronunci, sulla stessa vicenda, prima due sentenze di condanna e poi una terza sentenza di assoluzione, non è facile da accettare. Cos’è cambiato rispetto al 1999 ed al 2003? Le carte processuali sono le stesse», dichiara Michele Masselli. Ed aggiunge, citando un passaggio della relazione del Primo Presidente presso la corte di Cassazione, Nicola Marvulli, pubblicata in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2006: «Oggi la magistratura, a causa dell’inadeguatezza dell’amministrazione della giustizia, più non gode dell’antico prestigio, quello che era il prestigio della casta: e del resto, in qualsiasi democrazia, il prestigio non è più correlato all’esercizio di una funzione, ma al modo con il quale questa si esercita». Le motivazioni della predetta sentenza del tribunale di Lucera saranno depositate entro novanta giorni. «Mi auguro» conclude Michele Masselli «che la Procura di Lucera proponga subito appello. Nell’interesse della Giustizia e della sua credibilità».


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