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Il rebus Agropolis

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Dopo il fallimento e il rifiuto del Comune di San Giovanni si cercano soluzioni. Monte S. Angelo, il centro in abbandono e nessuno sa cosa fare.

Sempre più difficile la soluzione per Agropolis. l'azienda agrituristica di proprietà della Comunità Montana del Gargano. Da circa tre anni il complesso immobiliare è chiu­so vigilato giorno e notte da guardie pri­vate che all'ente montano costano, men­silmente, diecimila euro.
I COSTI – Mentre, sarebbe stata quan­tificata in circa otto milioni di euro la cifra necessaria per i lavori di ristrutturazione, cioè, circa la metà della somma che costò la sua realizzazione.
Fino a qualche mese fa erano in atto trattative con il Comune di San Giovanni Rotondo, che si era detto disponibile ad accettare la proposta di donazione del com­plesso.
Con lo scioglimento del Consiglio a se­guito delle dimissioni della maggioranza dei consiglieri, la patata bollente Agro­polis resta nelle mani dell'Ente proprie­tario.
CONFLITTUALITÀ – Le prospettive, a questo punto, non sono per nulla rosee, anzi, almeno per il momento, per gli am­ministratori è, forse, l'ultimo dei problemi, visto lo stato di conflittualità in atto e la spada di Damocle che pende sul futuro della Comunità montana che, ricordiamo, potrebbe cadere sotto la scure di un prov­vedimento di soppressione.
Comunque, la consapevolezza che non c'è più tempo da perdere riteniamo che ce l'abbiano un po' tutti, anche se il fatto che, finora, non si sia trovata una via d'uscita non depone a favore di nessuno. Certa­mente, è mancata la giusta determina­zione per evitare che si arrivasse a toccare il fondo.
Sfumata, almeno fino a questo momento l'ipotesi San Giovanni Rotondo (nella mi­gliore delle ipotesi se ne parlerà il pros­simo anno, subito dopo l'elezione di sin­daco e consiglio comunale), ma i tempi, a quel punto, sarebbero elefantiaci e, per­tanto, non giocherebbero a favore del re­cupero di Agropolis.
BANDO PUBBLICO – Si potrebbe pen­sare all'emanazione di un bando pubblico per individuare il soggetto al quale af­fidare la gestione di Agropolis, ma nessuno potrebbe garantire che sia, questa, la soluzione possibile. Collegato al recupero di Agropolis c’è l'altro problema, quello dei circa trenta dipendenti, da anni disoccupati e che ve­dono sempre più allontanarsi la prospet­tiva di un ritorno ad occupare il posto di lavoro. Fino allo scorso anno l'azienda agri­turistica era stata gestita da Vincenzo Trotta, imprenditore di Monte Sant'An­gelo, il quale s'era aggiudicato i beni mobili (per un importo di trecentoventimila euro) messi all'asta dal giudice Egiziano Di Leo del tribunale di Foggia, delegato al fal­limento della "Gestione Agropolis s.r.l". Anche Trotta, però, dopo qualche mese, ha dovuto rinunciare a quella che è subito sembrata essere un'impresa al di sopra delle sue possibilità. Senza parlare della Opus s.r.l., società di cui si sono, letteralmente, perse le tracce, e la cui gestione, durata poco più di un anno, è stata a dir poco disastrosa. Il percorso gestionale di Agropolis non è stato, dunque, proprio tranquillo, se solo ricordiamo le mai sopite polemiche legate alla gestione "allegra" dell'Azienda che, a parere di tanti, è stata la causa che ha portato il giudice del tribunale di Foggia, Egiziano Di Leo, a pronunciare la sentenza di fallimento della Agropolis s.r.l".
FALLIMENTO – Una vicenda, questa del fallimento, ancora tutta da scrivere per i troppi passaggi, non sempre chiari e ben definiti, che si sono succeduti e sui quali nessuno, almeno fino a questo momento, ha inteso mettere il classico dito, per mo­tivi inspiegabili


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