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Vieste, Azione Giovani “olivicoltura occorrono nuove strategie per il rilancio del settore”

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Prima dell’ avvento del turismo il settore trainante dell’ economia viestana era l’ agricoltura, ed in particolar modo l’ olivicoltura. Nei loro libri gli storici locali parlano del periodo della raccolta delle olive, come un evento tanto agognato, anche perché era un modo per trovare occupazione.
Nei nostri giorni, invece, il periodo della raccolta delle olive è un “impiccio” anche per quelle famiglie che producono olio per uso privato, le quali il più delle volte raccolgono olive ancora verdi e a causa del forte squilibrio fra costi di produzione e ricavi ( il valore di mercato non rispecchia quello organolettico ed alimentare dell’ olio extravergine d’ oliva Ogliarola ), ricorrendo sempre più a manodopera straniera. Riteniamo che l’ Amministrazione Comunale di Vieste debba intervenire, anche in virtù del fatto che il Governo Prodi ha letteralmente fallito nelle politiche agricole ( e non solo… ) gestite dal Ministro Paolo De Castro, l’ ultimo esempio è il riconoscimento da parte dell’ Ue della denominazione Tokai al caratteristico vino ungherese, a discapito dell’ omonimo, ma caratteristicamente diverso, vino friulano Tocai, per non parlare poi della tormentata vicenda delle quote-latte o dell’ ulteriore riforma della PAC in cui l’ Italia è stata severamente emarginata. Si deve avviare un discorso di tipo culturale che coinvolga la valorizzazione dei prodotti tipici ( non solo olio, ma anche Caciocavallo Podolico, Capretto Garganico, agrumi, e le tante altre risorse del paniere enogastronomico garganico ), la cura e il recupero degli uliveti, i trattamenti, i costi, eccetera. È necessario promuovere la cosiddetta filiera corta e vendita diretta per raggiungere un giusto equilibrio nei prezzi, per eliminare le discrepanze tra mondo produttivo e consumatori, per offrire garanzie di genuinità e di qualità. Per far ciò si potrebbe organizzare una grande manifestazione di importanza nazionale ed extranazionale, da pubblicizzare già in Estate, nella quale manifestazione si potrebbe tra l’ altro: premiare il miglior uliveto, effettuare dei corsi sull’ utilizzo dell’ olio in cucina, evidenziare il binomio territorio e mare e quindi come l’ olio Ogliarola sposa il pesce del Mare Adriatico, offrire informazioni concernenti la legislazione in materia e quella che favorisce gli investimenti dei Giovani in agricoltura. Ormai il settore olivicolo è sempre più simile alla viticoltura, si è cioè specializzato, ed è perciò che riteniamo necessario “sburocratizzare” l’ iter per l’ assegnazione del marchio “Dop Dauno”, sarebbe importantissimo per le piccole aziende a conduzione famigliare. Tradizionalmente a livello locale il settore turistico ha, per certi versi, “discriminato” quello agricolo, noi riteniamo che per garantire un valore aggiunto al mondo produttivo si debba puntare su olio di qualità e prodotti tipici, territorio e percorsi turistici. Si prenda esempio dalle politiche intraprese a riguardo nella Tuscia laziale con l’ olio extravergine d’ oliva di Canino, o nella Riviera del Ponente Ligure con l’ olio extravergine d’ oliva Taggiasca. Lì hanno capito che l’ olio non si vende da solo, bisogna vendere l’ intero territorio e le strade del prodotto, le vie dei sapori possono essere un ottimo veicolo per valorizzare le risorse agricole, e perché no, della pesca, per rilanciare le tradizioni e il patrimonio ambientale, per offrire qualcosa in più al turista-consumatore.

Il Presidente
Gaetano Zaffarano.   


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