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La miniera dimenticata di San Giovanni Rotondo

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E' una storia dimenticata, ne conservano memoria solo i più anziani tra i sangiovannesi. E' la storia della miniera di bauxite di San Giovanni Rotondo. Estratto da sempre in forma artigianale, dal 1939 iniziò lo sfruttamento industriale del giacimento.Alla vigilia della seconda guerra mondiale, era il luglio del 1939, la Società Anonima Montecatini ricevette in concessione per 50 anni una zona di 786 ettari, poi diventati oltre 1600, per realizzare un impianto di estrazione della polvere rossa, elemento principale per la produzione dell'alluminio. In poco tempo il giacimento di San Giovanni divenne uno dei più importanti della industria estrattiva italiana, portando un relativo benessere nella città di San Pio. La storia della miniera si intreccia per tutto il dopoguerra con la storia della città e della sua comunità. I minatori furono "elemento determinante nel tessuto sociale" di San Giovanni Rotondo, ed ebbero grande parte nel riscatto economico di un territorio povero, ancora lontano dalla notorietà internazionale e dal movimento economico determinato da Padre Pio. La storia della miniera di san Giovanni Rotondo è uguale alla storia di tutte le miniere. Storia di fatica, di lotte sindacali, di vittime sul lavoro. Ventisette i minatori che persero la vita tra il 1940 ed il 1963. dieci anni dopo l'ultima vittima della polvere rossa l'Anonima Montecatini decise di chiudere l'attività. Era il 14 maggio 1973. Per le ultime decine di minatori ancora in attività – dei quasi mille dei primi anni – fu un colpo durissimo. Occuparono i pozzi, e vi rimasero chiusi per dieci giorni. Non ci fu nulla da fare. L'attività estrattiva era finita, la miniera chiusa. Oggi rimangono i segni della miniera, ormai reperti arrugginiti di archeologia industriale. Alla storia della miniera il giornalista Maurizio Tardio, in collaborazione con Gennaro Tedesco, ha dedicato il documentario 'Polvere rossa'.


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