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In 10mila lasciano il Sud per il Nord Italia, l’allarme dei piccoli comuni

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Dal Sud, e soprattutto dai centri minori del Mezzogiorno d'Italia, si continua a emigrare. Gli ultimi dati a disposizione sono impressionanti: secondo una ricerca effettuata dal Coordinamento nazionale dei Piccoli Comuni, nel 2007 sono stati 10.000 i cittadini dei centri minori del Meridione che hanno scelto di trasferirsi nel Nord."E' un'ulteriore dimostrazione, qualora ce ne fosse ancora bisogno, del fatto che in Parlamento si discute di tanti argomenti e ci si dimentica dei reali bisogni delle persone e delle vere esigenze dei cittadini. E' la presa in giro del teatrino della politica", sentenzia il sindaco di Carlantino, Vito Guerrera. Disoccupazione, spopolamento e invecchiamento della popolazione continuano a esporre i piccoli comuni al rischio "estinzione". La rabbia e lo sconforto dei sindaci sono causati, in particolar modo, dall'ingiustificato ritardo, da parte del Senato, nell'approvazione della legge nazionale per i piccoli comuni, ultimo tentativo per salvare le micro-comunità urbane. Una legge inizialmente condivisa da tutti, che poteva risolvere diversi problemi per evitare l'abbandono dei piccoli comuni ma che, dopo l'approvazione da parte della Camera lo scorso aprile, è ferma a Palazzo Madama senza un apparente motivo. In questi ultimi mesi, al presidente del Senato Franco Marini, sono giunte centinaia di mail e decine di delibere di consigli comunali che chiedevano una rapida calendarizzazione della legge. Quattordici paesi, 56.865 abitanti (Lucera ne conta 34.873, il 62 per cento del totale), di cui 10.966 over 65 e 10.576 compresi nella fascia d'età 15-29 anni, solamente 770 immigrati, 1273 nuclei (dato stimato) con un familiare colpito da handicap grave, 11.869 poveri (dato stimato). Sono soltanto alcuni dei numeri contenuti nel Piano Socio-Sanitario di Zona inerente Lucera e i 13 centri dei Monti Dauni Settentrionali. Quelli più duramente colpiti dal terremoto del novembre 2002. Quelli più falcidiati da fenomeni di dissesto idrogeologico. I problemi, per questi comuni, sono tanti. A cominciare da quelli che riassumono tutti gli altri: l'invecchiamento della popolazione e la desertificazione demografica. Sono oltre 14 mila i disoccupati, inoccupati e precari censiti dal Centro territoriale per l'impiego di Lucera. Un esercito. Questo dato, però, si riferisce a 11 dei 14 comuni compresi nel piano: Lucera, Alberona, Biccari, Carlantino, Celenza Valfortore, Mottamontecorvino, Pietramontecorvino, Roseto Valfortore, San Marco La Catola, Volturino e Volturara. Secondo l'indicazione di stima che viene fornita dagli addetti ai lavori, il 60 per cento di quelle 14.800 persone è di Lucera. Il dato assoluto, comunque, conferma la gravità della questione occupazionale nell'area preappenninica, con particolare riferimento a quella Settentrionale, più isolata, dove disoccupazione e desertificazione demografica si incrociano drammaticamente ai problemi causati dall'ultimo terremoto e dal dissesto idrogeologico che interessa tutto il territorio. Se davvero non si vuole lasciare che l'immenso patrimonio d'identità, rappresentato dai centri minori del preappennino, continui a erodersi per poi scomparire, è necessario che l'attenzione di Provincia-Regione e Governo nazionale diventi strutturale e non legata – di volta in volta – all'esplosione di proteste ed emergenze.


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