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Una volta si usava “il solitario”…

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C'è una linea sottile che separa il romanticismo dalla stupidità. Sul muro dell'ex depuratore di Vieste, i segni di una evidente dimostrazione.

Dove sono finiti gli anelli, i mazzi di rose, le cene a lume di candela? Dove sono finite le interminabili (e rigorosamente scritte a mano) lettere d'amore? Dove sono finiti gli uomini che, in ginocchio, rivolgevano alla propria amata la melodiosa domanda "Mi vuoi sposare"? Dove sono finite le lacrime che bagnavano quel tremolante "Si"?

Tutto sparito! Spazzato via!

I giovani di oggi sono figli dell'immediato: si affidano all'immagine ignorando l'immaginazione, non usano più di 160 caratteri in ciò che scrivono, non curano i dettagli… e poi non si accorgono delle gaffe che fanno, e che fanno fare all'intera comunità.

Da qualche giorno, sui muri dell'ex depuratore ubicato nella penisola  di San Francesco, è apparsa una mega dichiarazione d'amore: "T sposerò xkè" (frase tratta da una canzone di Eros Ramazzotti) è quanto appare agli occhi di chi volge il proprio sguardo verso uno degli scorci più belli dell'intero Gargano.

Sulla bruttezza estetica di quel murales non ci sono dubbi; ma chi sarebbe pronto a scommettere sulla buona riuscita di quel messaggio? Chi sarebbe disposto a sposare qualcuno la cui dichiarazione l'ha formulata sul muro di un depuratore?


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