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La rabbia del sindaco di Peschici. Tavaglione “ora ci paghino i danni”

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«Il capo della protezione civi­le deve dimettersi per quanto accaduto. Avevo ragione a so­stenere che nel nostro Paese la protezione civile non funziona visto che non è in grado neppu­re di produrre una pratica e ignora persino i regolamenti co­munitari».Franco Tavaglione, sindaco di Peschici, sembra ripiombato in quella torrida e terribile gior­nata del 24 luglio. Quando lin­gue di fuoco chilometriche deva­stavano la costa, distruggeva­no campeggi, ristoranti. Miglia­ia di turisti e bagnanti fuggiva­no dal fuoco e tre persone in­trappolate morivano tra 1e fiamme. Gridava Tavaglione che la Protezione civile era arri­vata con ore di ritardo dal pri­mo allarme lanciato. Un ritar­do che sembra ora perseguitare il Gargano. «Qui ci sono gravi responsabilità a Roma ma an­che a Bari. Alla Protezione civi­le regionale, se è intervenuta nell'istruttoria e alla Regione Puglia che non ha seguito con la dovuta attenzione questa im­portante richiesta. Un governo regionale che non ha saputo cu­rare gli interessi del proprio ter­ritorio», sostiene Tavaglione. Il sindaco, che convocherà il Con­siglio comunale per ottenere mandato a chiedere il risarci­mento danni a1 Governo, ha sa­puto della bocciatura della ri­chiesta per via ufficiosa. «Noi come Gargano e come territorio di Peschici vogliamo sapere: perché è stata tenuta nascosta questa risposta negativa della Commissione Europea. Qual è questo incendio di giugno che è stato inserito per ottenere fon­di. Come mai nessuno conosce­va il regolamento della commis­sione. Cosa ha fatto la Regione Puglia in questi mesi? Anche a Bari nel governo Vendola qual­cuno dovrebbe dimettersi», so­stiene i1 sindaco sventolando la lettera del dirigente europeo che ha bollato la richiesta italia­na come irricevibile. L'ultima stilettata è per il ministro per l'ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. «Invece di impiegare il suo tempo a vedere come com­missariare l'ente parco del Gar­gano per motivi politici, avreb­be dovuto preoccuparsi di otte­nere questa sovvenzione».


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